Slipknot - Prepare For Hell Tour
03/02/15 - Mediolanum Forum, Assago (Mi)


Articolo a cura di Stefano Risso

Un’attesa di anni per uno dei concerti più importanti del 2015. Gli Slipknot, come ha puntualizzato Corey Taylor, tornando dall’inferno più carichi che mai, rinfrancati da un buonissimo album, “.5: The Gray Chapter” e da due nuovi membri, tornano a Milano con uno show che ne ha decretato l’ormai acclarata caratura di superstar del panorama rock/metal dei giorni nostri, potendo vantare un’esperienza dal vivo e un comparto scenico di prim’ordine, così articolato da costringere la crew agli straordinari sino a pochi minuti dall’inizio dell’esibizione.

Un inizio che noi ascoltiamo solo in lontananza, dislocati nella “pancia” del Mediolanum Forum in attesa del Clown, mr Shawn Crahan, per una video intervista che presto troverete sulle nostre pagine (clicca qui per vederla). Non ce ne vogliano quindi i King 810, ma della loro prestazione non possiamo riportare nulla, se non l’auspicabile soddisfazione di essersi esibiti davanti a un palazzetto molto carico in via di rimepimento (anche se non si raggiungerà il tutto esaurito). Un Forum forse troppo carico dal momento l’attesa dei mesi scorsi e la voglia di scatenarsi sulle note di “Sarcastrophe” hanno vinto sulle transenne di protezione davanti al palco, costringendo prima lo sgombero dei fotografi dal “pit” e successivamente (per l’esattezza al terzo brano, dopo “My Plague”) l’interruzione del concerto, con Taylor costretto non senza difficoltà a chiedere alla platea di fare un passo indietro per poter proseguire la serata. Cinque minuti di interruzione per convincere le reticenti prime file.

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Del resto, gli Slipknot dal vivo sono sempre uno spettacolo e sebbene la furia e la “sporcizia” dei primi tour in supporto a “Slipknot” e “Iowa” siano via via stemperate e  mitigate per sempre in miglioramenti scenici sempre più importanti, la prova data ieri sera, a partire dalle 21.30 per l’ora e mezza successiva, è stata di quelle che rimangono a lungo nella memoria. Per prima cosa il palco. In riferimento al titolo del tour, “Prepare For The Hell Tour”, una sinistra porta stilizzata con un demone sullo stipite troneggia su tutto lo stage, con un bell’effetto 3D che quasi “invita” gli spettatori a entrare, collegata con due rampe di scale al piano inferiore della struttura, dove operano i musicisti, Muri di amplificatori, impianto luci curato e lanciafiamme sparsi per tutta la superfice, oltre alle due classiche postazioni ai lati, destinate al Clown e all’altro percussionista Chris Fehn, sempre pronte a ruotare ed elevarsi come da tradizione e sempre più di contorno. Scenografia sì imponente ma anche tanta sostanza, con una band che gira a meraviglia. In questo senso i due nuovi innesti, al basso e alla batteria, si comportano degnamente senza far rimpiangere gli illustri predecessori (particolare nota di merito a Jay Weinberg al posto di Joey Jordison, una responsabilità non da poco).

Un’esibizione da lodare, sia per la scelta dei suoni, buoni sin dall’inizio, che per quanto riguarda la scaletta, pescando dal repertorio più recente e più datato con intelligenza, in modo da dare il giusto ritmo e dinamicità al concerto. Con cinque album alle spalle e molteplici hit in carriera sicuramente qualche brano illustre sarebbe stato escluso (ci sentiamo di “criticare” la scelta di non proporre un classico come “Eyeless”), ma crediamo che nessuno si possa dire insoddisfatto della scelta equilibrata, così da accontentare vecchi e nuovi “maggots”. Tanti nuovi maggots, viste le numerose mani alzate in risposta a Corey (“Chi vede gli Slipknot per la prima volta?”) durante il canonico siparietto durante “Spit it Out”, così entrato nella tradizione della band dell’Iowa da permettere a Taylor quasi di non spiegare neanche alla platea di sedersi, per poi saltare al comando di “jumpdafukup”.

 

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Un’ora e mezza circa di grande valore, che ci ha regalato una band sempre più esperta, spettacolare e rodata, che sa essere micidiale, divertente (gli strampalati balletti di Sid Wilson andrebbero bene anche con il motivetto di “Benny Hill”) e dannatamente coinvolgente. Del resto, se i nostri sono arrivati a questo livello (ah stavamo per dimenticarci, Chris Fehn e Jim Root avvistati su una Ferarri 458 Italia, blu, scappotata e con il logo Slipknot sulla fiancata, è stata la chicca della serata) è perchè dietro alle maschere c’è tanto cuore (come sentirete dire dal Clown nell’intervista) tanta perseveranza e tanta intelligenza. Con buona pace dei detrattori.




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