Red Hot Chili Peppers - Postepay Rock In Roma
20/07/17 - Ippodromo delle Capannelle, Roma


Articolo a cura di Salvatore Dragone
Fosche nubi si erano addensate sul gran giorno dei Red Hot Chili Peppers a Roma, ovvero la prima delle due tappe italiane della leg estiva del "The Getaway Tour" che ha fatto registrare il tutto esaurito già da diversi mesi. D'altronde non c'è da stupirsi: i peperoncini californiani sono sempre una garanzia, una di quelle band da vedere e rivedere a oltranza. Ogni concerto della band di Anthony Kiedis e compagnia cantante è una gioiosa festa ed è proprio questa l'aria che si respira nella capitale italiana già all'arrivo, prestissimo, dei primi fan che vanno ad appollaiarsi al caldo sperando in una prima fila. Una gioiosa festa. Sì, perché di fatto i live dei RHCP sono proprio questo: una catarsi liberatoria da tutti gli affanni e le preoccupazioni quotidiane, un invito al potere terapeutico del loro funk rock.
 
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Alle 21.30 le luci dei grandi cerchi led scenografici si accendono ad accompagnare l'entrata del trio Smith-Flea-Klinghoffer che, con la usuale e poderosa jam strumentale, apre le danze di un set esuberante tra passato (poco) e presente di una carriera trentennale colma di successi (ed eccessi). Nei loro occhi c'è il cosiddetto "fuoco sacro", quello suggerito dalla musica, distribuito dall'impianto audio in maniera a dir poco spettacolare. Difficilmente capita di sentire ogni elemento in maniera così netta e precisa: la batteria riempie quasi da sola l'intera scena, mentre Flea bombarda i presenti di note col suo basso pulsante. Una jam che è un tappeto rosso per l'attesissimo Kiedis che, con tanto di bandana in testa e canotta a quadri colorata, si lancia sul palco, raggiungendo finalmente i suoi compagni per la doppietta "Can't Stop" e "Dani California". Il muscoloso frontman salta da una parte all'altra, facendo volteggiare e rimbalzare a proprio piacimento una folla composta da più di 30mila teste che non disdegna di seguirlo ad ogni mossa. Se sulle sue doti di intrattenitore non c'erano mai stati dubbi, visti i precedenti era legittimo nutrire qualche perplessità sulla qualità della performance vocale. Invece, con gioioso stupore, abbiamo alzato le mani di fronte a una voce pulita e senza sbavature.

Alle spalle dei due, si agitano, quasi nascosti, il percussionista Chris Warren e il tastierista Nate Walcott così da arricchire il sound generale, già di per sé abbastanza completo. Verrebbe quasi da pensare che la band possa quasi farne a meno tanto è perfetta l'armonia tra i membri, la stessa che diventa palpabile nella bravura del completarsi l'un l'altro in un incastro perfetto. Senza accorgersene si passa da una hit all'altra, intervallate da qualche altra breve jam, tanto per permettere a Kiedis di riprendere fiato e, diciamolo, anche per sfoggiare le immense qualità tecniche e il ricercato gusto musicale di Smith, Flea e Klinghoffer. Su "I Wanna Be Your Dog" di Iggy Pop arriva il momento per il frontman di togliersi la maglietta e mostrare ai fan (o meglio alle fan che non aspettavano altro) il petto ancora tonico e costellato da quei tatuaggi che sintetizzano una carriera fantasmagorica. Non sarà questa l'unica cover della serata, seguono infatti "What Is Soul?" dei Funkadelic e la celebre (e immancabile) "Higher Ground" di Stevie Wonder. Curiosa invece la scelta di Klinghoffer nel cantare, accompagnato dalla sola chitarra, la canzone di Mina "Io Sono Quel Che Sono", già proposta nelle precedenti date italiane. Naturalmente in scaletta anche "Californication", "Aeroplane" e "Under The Bridge", cantate all'unisono con la folla trepidante, prima di congedarsi con "By The Way" per un break veloce dietro le quinte.
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L'adrenalina è frizzante nell'aria. Un divertente quadretto familiare appare per il bis finale: Kiedis duetta sulle note di "Goodbye Angels" insieme al figlio Everly Bear, un po' imbarazzato da quel mare sterminato di persone. La chiusura, come ci si aspettava, è una bomba: la storica "Give It Away" irrompe nei timpani del pubblico e regala un ultimo momento spensierato. E' il momento dei saluti: grazie come al solito, Red Hot Chili Peppers. Speriamo che sia solo un (breve) arrivederci. 
 
 
Setlist
 
Intro Jam
Can't Stop
Dani California
The Zephyr Song

Dark Necessities

The Adventures of Rain Dance Maggie (con Mauro Refosco)

I Wanna Be Your Dog (The Stooges cover)

Right on Time

Go Robot

Californication

What Is Soul?(Funkadelic cover)

Aeroplane

The Getaway

Sir Psycho Sexy

They're Red Hot (Robert Johnson cover)

Higher Ground(Stevie Wonder cover)

Under the Bridge

By the Way

 

Encore

 

Io sono quel che sono (Mina cover) (Josh solo)

Goodbye Angels

Give It Away

 



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