Paradise Lost + Pallbearer + Sinistro
28/10/17 - Phenomenon, Fontaneto D'Agogna (NO)


Articolo a cura di Pamela Piccolo
Un bill perfetto per un perfetto sabato sera di fine ottobre. La location? Anch’essa ineccepibile. Il Phenomenon, vuoi per la località in cui è situato, vuoi per l'atmosfera trasognata dei campi che lo circondano, può essere paragonato a una qualsiasi ripresa in esterni di “Blue Velvet” di David Lynch, ma il suo interno, tiepido e cordiale, ci ha condotto alle medesime sensazioni che provano i protagonisti di “Twin Peaks” una volta entrati nella più conosciuta Loggia Nera. 

Ad introdurci in profondità è la prima band in programma. I Sinistro sono un giovane quintetto con tre album all’attivo. Il quarto disco, dal titolo “Sangue Càssia”, verrà rilasciato da Season Of Mist il prossimo 5 gennaio. Provenienti da Lisbona, i Sinistro non sono certo un gruppo convenzionale. Prima di avviare il progetto attuale, i quattro componenti hanno militato in band punk e grindcore, mentre la frontwoman Patrìcia Andrade, attrice di teatro e doppiatrice, ha collaborato con band indie ed è stata una corista nell’album “Night Eternal” dei Moonspell. Impossibile non riconoscere, infatti, la sua provenienza dall’ambiente teatrale. La performance della Andrade è al centro di tutta la scena. Dotata di un timbro straordinariamente versatile, nonché sensuale, è una figura dai tratti onirici. Le sue movenze da burattino ben si confanno al tessuto ricamato dalle chitarre che spaziano dalla dark wave al doom allo sludge al post rock. 
 
Talvolta, i suoni dei componimenti della band sono funesti e psichedelici e, alle pennellate ambient, i Sinistro associano sensazioni liquide che incantano l’ancor poco pubblico della venue stregato dalla magnificenza in campo dei cinque portoghesi. Le liriche nella lingua d’origine amplificano l’intimità che la band mette in mostra e ci fanno apprezzare una nuova ondata musicale di difficile catalogazione proveniente da un’altra area del Mediterraneo. Il loro interesse per le forme d’arte esterne alla musica costituiscono quel surplus che rende la proposta dei Sinostro completa e ricca di semantiche sfumature. “La musica è comunicazione, il linguaggio una parte di essa”, dichiara in merito Patrìcia. 

sinistro
 
Dopo circa mezz’ora di performance ci spostiamo dalle calde lande portoghesi a quelle ancora un po’ più calde dell’Arkansas. Salgono infatti sul palco i Pallbearer, altra giovane band forte di tre album. Totalmente differenti da un punto di vista concettuale dai Sinistro, i Pallbearer sono una doom progressive metal band che in trenta minuti circa di esibizione dà sfoggio delle sue abilità tecniche con ritmi dilatati e strutture ambiziose come quelle di "Heartless".
 
pallbearer
 
Ora più che mai siamo pronti per l'atteso ritorno dei Paradise Lost. La cinematografica marcia iniziale si spezza quando Waltteri Väyrynen ci saluta e si siede dietro le pelli. La sala è gremita e i restanti quattro membri, silenziosamente, prendono posizione in quella che è l’atmosfera oscura creata dal gioco di luci taglienti e mai fredde del Phenomenon. Le chitarre di Aaron Aedy e Greg Mackintosh scandiscono l’inizio del cadenzato passo di “From The Gallows”, estratto dell’ultimo album di recente pubblicazione “Medusa”, per poi tornare indietro al 2012 con “Tragic Idol”, brano tratto dall’omonimo full-length, antifona di un ulteriore tuffo nel passato. Sta a “One Second” anticipare il pescaggio dalla migliore discografia della band con andirivieni tra ieri e oggi, naturalmente con una maggiore attenzione a “Medusa”.
  
La timbrica di Nick Holmes è la ciliegina sulla torta di una trama irriducibilmente gothic doom. La sua linea vocale calda e il cantato in growl rimbombano ancora oggi nelle nostre orecchie, estremamente compiaciute di tale spettacolo. I Paradise Lost conducono il ballo e i presenti non sono indifferenti, né si tirano indietro, a tale scelta. Si lasciano andare ad emozioni sgorganti da occhi, orecchie e ipotalamo. Ogni brano proposto dai britannici è un’immersione nell’introspettivo. Poesia e malinconica passione si intrecciano alle chitarre qua heavy e là doom, alla lineare sinuosità di Holmes e alla selvaggia presenza scenica di Aedy meritevole, anche da sola, delle massime valutazioni. I brevi assoli di Mackintosh e le tastiere di “Enchantment” sono altri elementi dell’insieme con cui i Paradise Lost trasportano gli ascoltatori in una dimensione parallela. Coinvolto fin dai primi secondi, il pubblico raggiunge l’apice della soddisfazione in occasione di brani come “Faith Divides Us - Death Unites Us”, “As I Die”, “The Longest Winter” e “The Last Time”. Il motivo? La resa dal vivo dei Paradise Lost soddisfa ampiamente le nostre aspettative. I suoni e i volumi quasi totalmente perfetti ci hanno fatto entrare in contatto con la nostra interiorità, con déi e demoni. 
 
paradiselost
 
L'unica data italiana del tour promozionale di "Medusa" ha visto band e folla in simbiosi, quasi come fosse stata la loro prima volta in trent'anni, per i Paradise Lost, di carriera. La delicata robustezza delle melodie della band hanno infine accompagnato il nostro crescente impeto interiore, tanto potente da avere fagocitato l'intera venue.

Qui potete vedere la fotogallery completa della serata.
 

Setlist Paradise Lost
 
From The Gallows
Tragic Idol
One Second
Gods Of Ancient
Enchantment
Erased
Medusa
An Eternity Of Lies
Faith Divides Us - Death Unites Us
Blood And Chaos
As I Die
Beneath Broken Earth
Embers Fire

Encore
No Hope In Sight
The Longest Winter
The Last Time



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