We Are Manchester - Noel Gallagher's High Flying Birds & More
09/09/17 - Manchester Arena, Manchester


Articolo a cura di Costanza Colombo
Dedicato alla memoria delle vittime dell'attentato terroristico del 22 maggio 2017 alla Manchester Arena


"They dreamt to their graves and they left us a spirit, they left us a vibe that Mancunian way to survive and to thrive" [This Is The Place, Tony Walsh]

 

#WELOVEMCR

 

C'era una volta Castrum Mamucium, eretto per fiera volontà del governatore gallico Giulio Agricola (79 d.C.) durante la sua celeberrima campagna britannica, sì chiamato per via della posizione strategica, incuneata al centro di un'insenatura tra il corso del Medloc e dell'Irwell. Le stesse pietre, ancora visibili in quel Castlefield, ai piedi della futuristica silhouette della Beetham Tower (l'edificio residenziale più alto d'Europa), presero poi il nome di Mancunium e, più recentemente, Cottonopolis, dato che il Lancashire, contea di cui MCR è capoluogo, ai tempi d'oro e carbone della rivoluzione industriale, produceva il 95% dei tessili derivati dal cotone a livello mondiale. Un alveare industriale rosso e nero di mattoni e fuliggine che, decennio dopo decennio, quelle api operaie, assordate dai macchinari fin dall'infanzia (al punto che il manc accent è un figlio bastardo e storpiato del Queen's English), il cui sudore oliò per generazioni gli ingranaggi del progresso a cui dobbiamo molte delle nostre moderne abitudini, hanno rivoltato dalle fondamenta in un processo di continua rinnovazione, sociale (qualcuno ha detto suffragette?), culturale (qualcuno ha detto DNA), tecnologica (qualcuno ha detto prima stazione ferroviaria & computers?) ed edile che pare ben lungi dal fermarsi, anzi. Basti pensare che, al giorno d'oggi si contanto più gru nel grigio cielo mancuniano che a forare la nebbia londinese.

 

A furia di reharsal sessions & gigs, le amplificazioni elettriche sublimate negli anni '80 e 90 da niente meno che Joy Division, Happy Mondays, The Smiths, Inspiral Carpets (di cui il buon Noel Gallagher era un roadie), Stone Roses e naturalmente Oasis, hanno ripulito magazzini e fabbriche da oppressione e routine e hanno restituito al mondo una brand new Madchester, ovvero la città con la più alta densità di venues, al metro quadro (nonché pluviometrica).

 

#WESTANDTOGETHER

 

Immaginate quindi che il cuore pulsante di questa pacifica rivoluzione sonora, quello che da decenni pulsa a tener vivace ed entusiasta questa capitale di cemento e asfalto, venga accoltellato proprio a metà tra un battito e l'altro. Questo è quanto è accaduto lo scorso 22 maggio al termine del concerto di Ariana Grande. A 22 di quelle api è stata strappata la vita e a molte altre, quelle che ancora lottano nel dolore delle loro private convalescenze, sono state tarpate le ali. I figli di questa città sono caduti ascoltando la loro musica, e sulle note di questa si sono rialzati, non poteva essere altrimenti. Fin dai tempi del memoriale temporaneo allestito in St. Ann's Square, quando dalla folla si levò spontaneamente una "Don't Look Back In Anger" mai tanto attuale e pregna d'emozione, ogni cittadino di MCR aspettava di poterla condividere, a squarciagola, raccolti attorno al palco dell'Arena. E chi meglio della voce che la canta da sempre nei nostri stereo avrebbe potuto intonarla in occasione della riapertura?

 

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In gioiosa attività fin dal 1995, come sottolineato dal comico locale Peter Kay, presentatosi sul palco vestito come un membro della security, la Manchester Arena venne costruita per offrire un degno palco alla northern soul, realizzando così la più grande arena al coperto d'Europa, nonché la più attiva, a suon di sold out, con qualcosa come 23 milioni di biglietti venduti and counting.

Ieri sera, oltre alle decine di migliaia di spettatori, a realizzare il più sentito di quei sold out, era ben presente anche il ricordo delle vittime, citate per nome, una per una, durante il toccante discorso d'apertura del sindaco Andy Burnham in carica da giusto un paio di settimane al momento dell'attentato. Prima che il giovane laburista desse il via alle danze, è stato esemplare dello spirito cittadino come, invece del consueto minuto di silenzio, Burnham abbia richiesto, e abbondantemente ottenuto one minute of massive noise.

 

#WEAREMANCHESTER

 

A spezzare il clima carico dell'inevitabile tensione, emotiva e non, suscitato dalle circostanze e dall'immane spiegamento di forze (inclusa nuova trincea di metal detector all'ingresso) è stata la criniera biondo platino dell'inglese Pixie Lott che, accompagnata da 4 ballerini di bianco vestiti, ha avviato la serata al meglio delle sue capacità nonostante il malfuzionamento degli auricolari. Comunque acclamata dalla frangia più giovane del pubblico, quasi suo coetaneo, soprattutto durante "All About Tonight". Le dà il cambio l'attore Russell Kane, mancuniano d'adozione, che a grandi falcate ha percorso il palco a più riprese a presentare artisti e sportivi coinvolti nella serata. Uno su tutti il poeta Tony Walsh (aka Longfella) che ha declamato con emozione il suo monologo "This Is The Place" diventato il mantra cittadino dalla prima manifestazione in Albert Square post attentato.

 

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Il primo grande momento di entusiamo musicale collettivo è suscitato dal veterano degli 80s Rick Astley, pure lui figlio del Lancashire operaio, universalmente noto per la stratorsferica hit del 1987 "Never Gonna Give You Up" che ha fatto scatenare l'intera arena già riscaldata a dovere col grintosissimo attacco di una notevole cover di "Everlong" dei Foo Fighters.

 

Presente, almeno col pensiero, anche Ed Sheeran, unico artista ad aver inviato un video-messaggio per l'occasione. Non sarebbe stato male che anche altri avessero seguito il suo esempio ma forse l'evento, al di fuori del ring road di Greater Manchester ha perso il suo smalto mediatico subito dopo il primo concerto One Love Manchester a cui erano accorse numerosissime personalità dello showbiz. Lo stesso Liam Gallagher, che aveva partecipato a sorpresa alla succitata iniziativa lo scorso 4 giugno, stavolta non solo ha deluso le aspettative di molti presenti ma è pure stato aspramente criticato per uno dei suoi tweet al vetriolo in cui ha accusato il fratello Noel, evidentemente commosso nelle ultime battute della sua performance, di essersi macchiato dell'ennesima trovata pubblicitaria. Magari stavolta sarebbe stato meglio seppellire l'ascia di guerra o almeno fare miglior uso di quei 140 caratteri, considerando che proprio il giorno prima, i fan si erano litigati i biglietti per il concerto di "Our Kid" del 16 dicembre proprio su quello stesso palco. Simili manifestazioni d'empatia avrebbero sicuramente aggiunto valore agli intervalli e cambi palco durante i quali sono passati soltanto videoclip musicali di varia natura (Pharrell Williams, Harry Styles ecc...).

 

Glissando, per amor di brevità, sulla performance, letteralmente pirotecnica, del rapper Bugzy Malone e quella della bella Nadine (conclusasi con il mio gigantesco e amichevole vicino di seduta che si volta e, confuso dai fumi del copioso alcol assunto, mi chiede "who the fu** is she?", ndr.) merita invece citare l'interessante proposta brit-rock degli acclamatissimi Blossoms (giovani eroi locali della vicina Stockport) sulla cresta dell'onda in UK grazie anche alla partecipazione ai principali festival estivi tra cui l'onore del main stage al Reading & Leeds festival 2017.

 

A preparare palco e animi al gran finale però tocca a un'altra band mancuniana: i Courteeners. Guidati dall'energetico frontman Liam Fray, chiamato a più riprese dalla folla in visibilio, non solo per le cascate di birra e prosecco che tipicamente scorrevano tra gli spalti, gli attuali paladini cittadini del indie rock, hanno deliziato i fan con i loro cavalli di battaglia tra cui la catchy "Are You In Love With a Notion?" e la vivacissima "Modern Love", quest'ultima estratta dal recente "Mapping The Rendezvous". Notevoli la rielaborazione delle riprese live in B&W sui maxischermi.

 

NOEL GALLAGHER'S FLYING HIGH BIRDS

 

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Ladies & Gentlemen, è infine arrivato il tanto atteso momento di Mr. Manchester (direttamente da Londra, come salacemente fatto notare dalla frecciatina di Kay a introdurlo). Che sia finalmente arrivato il momento del riscatto per l'ex Oasis? Contrariamente al fratello minore, Noel non aveva fino a ieri sera preso parte direttamente alla serie di iniziative e tam-tam mediatico promosso in favore delle vittime dell'attentato e questo aveva lasciato molti perplessi, almeno finché non era stato appuntato headliner della re-inaugurazione dell'Arena.

 

Dopo una prima doppietta a base di "Everybody Is On The Run" e "All Doors Locked", rispettivamente dall'eponimo disco di debutto "Noel Gallagher's High Flying Birds" e dal più recente "Chasing Yesterday", viene accantonata per un attimo la carriera solista per tornare ai fasti degli Oasis di "The Masterplan" con la dolcezza acustica di "Half The World Away" a modo sua dedicata alla monotonia di una certa vita cittadina..

 

"I would like to leave this city
This old town don't smell too pretty..."

 

Chissà che ieri sera Mr. Manchester, cantando la canzone preferita degli Oasis del suo amico Paul Weller (The Jam, ndr.), in compagnia di 16.000 voci, non si sia infine ricreduto. Consumata una doverosa parentesi elettrica per la ben più movimentata "In The Heat Of The Moment" si torna in acustico per la bellissima "Champagne Supernova", dedicata alla città e solitamente cantata da Liam come in chiusura di "(What's The Story) Morning Glory?". Sensazionale, anche soltanto per la reazione del pubblico, le braccia di tutti proiettate in un'oceanica folla umana a ondeggiare in un blu profondo costellato dalla versione smartphone delle fiammelle degli accendini. Smorzato il pathos con la più leggera, ma sempre favorita della working class indigena e non, "Little By Little" estratta da "Heathen Chemistry", si torna al capolavoro del 1995 per l'inimitata accoppiata "Wonderwall" & "Don't Look Back In Anger" che hanno riconciliato gli animi di tutti, probabilmente anche quello dello stesso Noel, la cui a tratti burbera maschera si era già incrinata durante le tracce in acustico per poi spezzarsi e rivelare una commozione impossibile da celare dopo aver ricordato come uno dei suoi successi radiofonici avesse di recente acquistato tutto un altro significato.

 

Il coro del pubblico all'unisono, iniziato tra le tanto consunte quanto amate winding roads di una "Wonderwall", sempre foriera di speranza, stavolta in una versione leggermente modificata in assenza di Liam, infatti continua ininterrotto ben oltre la soglia di quell'incantevole soglia mentale immaginata e sognata, e prosegue a ricordare il caminetto dove Peggy Gallagher (che ancora vive a Burnage) faceva mettere in posa i tre figli, naturalmente imbronciati, per la foto annuale, fino a ripetere una volta ancora quella preghiera cardine di "Don't Look Back In Anger":

 

"Take me to the place where you go
Where nobody knows if it's night or day
Please don't put your life in the hands
Of a rock'n'roll band
Who'll throw it all away"

 

Con buona pace di Sally, quella rock'n'roll band ha fatto la storia e, nel bene e nel male, ieri sera vi ha nuovamente contribuito. Difficile trovare un altro brano in grado di sostenere la conclusione dello show dopo una tale antifona ma lo spirito solista di Noel ha la meglio e, sacrificando la magnifica "Live Forever" (per lo sdegno del mio vicino, e non solo...), sceglie "Ballad Of The Mighty I" dedicata a tutti i presenti.

 

Uscendo poi dall'Arena, al cui personale va riconosciuto il merito di aver offerto un servizio eccellente, in parallelo ad una organizzazione impeccabile anche grazie al grande impegno delle forze dell'Ordine, presenza tutt'altro che invadente seppur massiccia, è impossibile non ritrovarsi in conflitto tra la felicità suscitata da quanto appena vissuto e lo stordimento emotivo del ripercorrere i passi di coloro che non sono usciti vivi dal concerto di Ariana Grande. A colmare ancora una volta quel silenzio interiore che soltanto certe tragedie riescono a scavare, ci pensa un nuovo coro della canzone ormai inno della reazione al terrore, elevando il significato di quello che è stato ben più che un concerto. La stessa emozione indelebile che si leggeva sui volti rigati dal pianto di alcune giovanissime fan e anche di un membro dello staff dell'Arena. Ma quelle parole, specialmente quel "at least not today" sono pure riuscite a strappare un sorriso di sollievo a chi, come la poliziotta con cui ho incrociato lo sguardo mentre stavo per varcare l'uscita, è stato felice che, stavolta, tutti siano potuti tornare a casa sana e salvi.


Setlist Noel Gallagher's High Flying Birds

Everybody Is On The Run
Lock All Doors
Half The World Away
In The Heat Of The Moment
Champagne Supernova
Little by Little
Wonderwall
Don't Look Back In Anger
Ballad Of The Mighty I

 

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