Neck Deep - the Peace & the Panic Tour
30/10/17 - Zona Roveri, Bologna


Articolo a cura di Francesco De Sandre

C'è un concetto di musica Pop che, a qualche chilometro di distanza dal tranquillo Bel Paese, sta conoscendo dal 2010 una fase di crescente considerazione, che combacia con una fase di oggettiva qualità. Non solo Revival, dunque, per molte delle più valide formazioni che continuano ad affermarsi nel vasto panorama della musica Alternative, ma molta curiosità, stima e collaborazione, una vera e propria rete, tra musicisti, fan, e addetti del settore. Una rete che, qualche volta, ti rimbalza in giro per il mondo, e, per quanto siano vicini i tuoi sogni, ti fa quasi toccare il cielo. Il cielo è sereno a Bologna, il 30 ottobre 2017, quando chi ha sognato di fare della città, per una notte, l'epicentro del Pop Punk Made in UK, è riuscito a portarsi a casa un risultato dall'impatto emozionale davvero notevole. Per questo, possiamo ora raccontare una sincera storia di musica, in quattro atti.

 

Il concetto di Rock Show che mettono in atto a Zona Roveri è un po' quello espresso nello storico video targato Blink 182: si faccia più festa possibile. E una vera e propria festa Punk è quella che va in scena nel glorioso capannone di via dell'Incisore: a mettere subito le cose in chiaro ci pensano i Blood Youth, che all'ora di cena servono al folto pubblico già accorso sotto il palco - dicevamo di curiosità e stima in UK, Bologna non è da meno - il loro concentrato di Hardcore Punk. Lo spazio alla melodia, a loro dire, verrà lasciato agli altri performer.

 

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Il concetto di raduno è la base su cui poggia non solo la serata, ma l'intero tour dei Neck Deep, impegnati in Europa e nel mondo a presentare l'ultima fatica "The Peace and the Panic": hanno radunato a sé tre gruppi di amici. La loro, sommata alla crew e a tutti i membri dello staff, è una scena che viaggia e fa viaggiare, anche gli spettatori giunti da lontano per vedere i Real Friends (Illinois, unici protagonisti a stelle e strisce della vicenda) parlare, urlare di pace dei sentimenti e coraggio nell'esprimerli. È lo spirito del loro lavoro "The Home Inside My Head", rivolto anche a chi di casa esce di rado, ad esempio in occasione come questa.

 

Il concetto di autostima, così, si rafforza, e senza paura di sbagliare si cresce, ci si connette agli altri, si fa rete. E chi della rete ha fatto il proprio trampolino di lancio è Patty Walters, che di trampolini non ha necessità, su di un palco che diventa la sua piscina per un'abbondante mezz'ora di tuffi e smorfie. Felice? Rammaricato? Semplicemente, OK. È il suo ambiente naturale quello dove è sostenuto da centinaia di braccia giovani. "Hey Rachel" e "No Way Out" sono i brani prima dei quali gli As It Is si fermano per qualche secondo per salutare un'Italia che regala sempre molto affetto, "Dial Tones" - la conoscono tutti - chiude il set e "Never Happy, Ever After" si conferma album leggermente più apprezzato dell'ultimo pubblicato.

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La fusione del concetto di Rock Show con una meravigliosa parabola di amicizia e collaborazione - che tocca proprio in questo periodo il proprio apice - è incarnato dall'attrazione principale della giostra. È ciò che sta in mezzo a "The Peace" e "the Panic", la dolcezza di un abbraccio e la mitragliatrice di "Judgement Day", "Lime Street" e "Gold Steps". Così si presentano i Neck Deep, con tre singoli da tre album - al tritolo - in tre anni. Poi spazio al motivo del tour: seguono "Motion Sickness", "What Did You Expect" e "Parachute", con la parabola discorsiva di Ben Barlow sul cambiamento, necessario se non obbligatorio. Sono cambiati, i Neck Deep, da quando hanno lasciato il Galles per una vita intensa e carica di elettricità che a volte provoca la nostalgia di casa. Ecco quindi che dopo i due pezzi più dolci della discografia ("In Bloom" e "December") giunge il momento acustico di un inedito terzetto: "A Part Of Me" e e "Wish You Were Here" sono precedute da "Head To The Ground", antico brano partorito nella stessa situazione domestica da cui la band è uscita, ma che non abbandona completamente, guadagnandosi il cuore dei presenti. "Roots" e "Where Do We Go" chiudono una scaletta frutto del patto tra il fuoco della passione e quello dell'assedio. Un patto che rispettano tutti a Bologna: la festa è qui. Ed è ufficiale, c'è ancora speranza per la nostra gioventù.




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