Muse - The 2nd Law Tour: Summer Stadiums 2013
29/06/13 - Stadio Olimpico, Torino


Articolo a cura di Costanza Colombo
"Mino Reitano aprì ai Beatles e noi apriamo ai Muse." È con questo spirito gagliardo, ma in parte rassegnato d'entrarci come il cavolo a merenda, che gli italiani Calibro 35 affrontano l'arduo compito d'accattivarsi un pubblico ancora sopito. Le gradinate sono pressoché deserte e il parterre è vuoto per metà mentre La band di Massimo Martellotta si esibisce in una performance di tutto rispetto, capace di vivacizzare a tratti coloro che si trovano già sotto al palco. C'è chi batte le mani a tempo e chi dorme ai bordi del prato, rilassandosi in attesa della vera ragione che li ha portati all'Olimpico. Ad ogni modo, i Calibro 35 si distinguono per notevole spessore tecnico, complice il flauto traverso del tastierista Enrico Gabrielli nell'esecuzione del repertorio di musiche simil colonne sonore di polizieschi anni '70 che li ha resi noti.

È poi il turno degli scozzesi Biffy Clyro che si presentano a torso nudo così da poter far sfoggio dell'abbondante galleria umana di tatuaggi. L'immagine che hanno offerto per il loro secondo live in quel di Torino è decisamente più grunge e alternative rispetto all'apparente compostezza ritratta negli ultimi video promozionali. È proprio grazie alla loro "Biblical" se il pubblico, ormai già più numeroso, inizia a reagire in maniera più costruttiva. È in effetti difficile restare indifferenti alla grinta con cui animano il palco.

biffy_clyro_livereport_2013_01Ennesima dimostrazione della loro duplice natura, i Biffy Clyro sono capaci di emozionare sia con una "Opposite" possibilmente ancora più dolce, rispetto alla versione in studio, che con la rabbiosa frenesia di "The Golden Rule". Seguono poi "Many of Horrors", "Bubbles", che riesce a strappare il primo boato alla folla e infine "Black Chandelier" e "Mountains". Il Simon Neil con la vena del collo, ingrossata dallo sforzo, mentre grida nel microfono, è molto diverso dall'immagine composta e amichevole che ha esibito mentre rispondeva con cortesia e sincera partecipazione alle mie domande durante la round table che si è tenuta prima dello show. Stesso vale per i gemelli James&Ben Johnson. Tanto di cappello dunque! Sotto al palco si vedono cartelloni recitanti il tradizionale incitamento alla band "Mon the Biffy!" segno che il trio scozzese ha già attecchito anche nel cuore dei fan italiani a cui adesso non resta che attenderne il ritorno a novembre.

È infine arrivato il momento della band di Matthew Bellamy & soci. Un primo assaggio della spettacolarità di quel che il trio inglese ha in serbo, per la loro seconda data consecutiva all'Olimpico, è concretizzata da un robot alto sui tre metri che si avvicina ai fan ormai trepidanti per scrutarli con tanto d'occhi "di bragia". Il tutto con in sottofondo l'apertura di "The 2nd Law". Dopodiché le ole della marea sulle gradinate, e l'incitamento della folla nel parterre, viene finalmente ripagato da un inizio pirotecnico, letteralmente. Dalle quattro colonne che coronano il palco si levano infatti lingue di fuoco che, al ritmo incalzante di "Supremacy", rendono rovente l'atmosfera. Si prosegue con altri pezzi celebri corredati da proiezioni sui maxi schermi al confine con la psichedelia come nel caso di "Panic Station" per la quale caricature di statisti (Obama, Berlusconi, ecc.) si dimenano grotteschi al ritmo dei sax di tre iguane in smoking. La tanto attesa "Resistance" esce un po' sottotono ma viene ampiamente riscattata da un'eccitante "Hysteria" evidentemente apprezzata dai fan. Verrà eguagliata, in termini d'entusiasmo, soltanto dalle seguenti: "Knights of Cydonia", "Madness", "New born", "Plug in Baby" e "Uprising".

muse_livereport_2013_02

Il resto è puro spettacolo di luci e fiamme. Da citare, le due apparizioni di altrettanti attori rispettivamente per "Animals" (uomo d'affari destinato a morire a fine passerella con una banconota stretta in pugno) e "Feeling Good" (litigiosa donna manager che finisce per 'attaccarsi' in maniera provocatoria al tubo d'una pompa di benzina opportunamente apparsa). Il cuore dello show è comunque "Guiding light" quando le luci accecanti si affievoliscono e per la quale il leader dei Muse richiede l'accensione degli schermi dei cellulari a mo' di accendini. Si crea così la giusta atmosfera per una lampadina aerostatica che appare da dietro le quinte per raggiungere il centro dello stadio. Là se ne aprirà il fondo in un'esplosione di coriandoli tra i quali comparirà un'acrobata di bianco vestito.

Solo a me tutto ciò ricorda il maiale tra le ciminiere dei Pink Floyd? Ebbene, prima di partire per questo mio debutto "Made in Muse" mi era stato detto, da chi ha avuto la gran fortuna di vedere entrambi i gruppi, che il loro show era secondo solo a quello di Waters&Co. e onestamente non posso che concordare. L'impressione generale è stata quella di un evento senza dubbio memorabile ma che forse inizia a scostarsi dall'idea di concerto cantato all'unisono coi fan per tendere ad un intrattenimento mozzafiato per cui si resta letteralmente ammutoliti, dimentichi appunto di condividere a squarciagola le canzoni per le quali si è fatta tanta strada.

Setlist Biffy Clyro:

Stingin' Belle
The Captain
Sounds Like Balloons
Biblical
Opposite
That Golden Rule
Spanish Radio
Many of Horror
Bubbles
Black Chandelier
Mountains


Setlist Muse:

The 2nd Law: Unsustainable
Supremacy
Supermassive Black Hole
Panic Station
Bliss
Resistance
Interlude
Hysteria
Animals
Knights of Cydonia
Dracula Mountain (Lightning Bolt cover)
Sunburn
Dead Star
Monty Jam
Feeling Good (Leslie Bricusse & Anthony Newley cover)
Follow Me
Liquid State
Madness
Time Is Running Out (Intro: House of the Rising Sun)
New Born
B-Stage
Unintended
Guiding Light
Undisclosed Desires


Encore:
The 2nd Law: Unsustainable
Plug In Baby
Survival


Encore 2:
The 2nd Law: Isolated System
Uprising
Starlight



Speciale
Trivium (Corey Beaulieu)

Speciale
Hardcore Superstar: "The Party Ain't Over 'Till We Say So"

Recensione
Robert Plant - Carry Fire

Speciale
PREMIERE: guarda "Shine", nuovo video dei SIMO

Intervista
Albert Lee: Albert Lee

Intervista
Enslaved: Ivar Bjørnson