Motörhead - European Summer Tour 2014
24/06/14 - Ippodromo, Milano


Articolo a cura di Stefano Benzi

Quando penso ai Motörhead la prima cosa che mi viene in mente è una frase di James Hetfield dei Metallica che molti anni fa, raccolta durante un’intervista nella quale gli chiedevo le cose che lo avessero più influenzato: e mi citò proprio la band californiana di Lemmy. E gli dissi: “Lemmy sembra molto cattivo…”. La sua risposta sotto uno sguardo severo fu “Lemmy non sembra molto cattivo, Lemmy È molto cattivo”.

 

Punto.

E da quel momento ho cominciato a guardare la band ormai quasi quarantenne con occhi diversi e con grande attenzione: ho sempre adorato la loro grezza originalità, la loro essenziale costruzione sia musicale che lessicale della serie “It’s only fuc*ing rock ‘n’ roll”. Il tono rozzo, greve e volutamente volgare di molte canzoni che lasciano intendere che nei camerini del Motörhead deve essere successo di tutto, nei tempi d’oro in cui Lemmy pretendeva di fare la doccia dopo ogni show con almeno quattro o cinque donne disposte ad accontentarlo in tutto.

Sul palco dell’Ippodromo di San Siro si presenta una band che non vuole essere la caricatura di se stessa, come spesso mi è capitato tristemente di riscontrare, ma non può nemmeno essere la rappresentazione di quello che è stata. Uno show che di cattivo non ha nulla, ma nemmeno di improvvisato: così come d’altronde di fronte al palco non ci sono i rockster degli anni ’70 ma diversi padri di famiglia, alcuni con prole al seguito. Lemmy si concede per 70’ contati, non uno di più. Tredici canzoni, la stessa identica scaletta suonata alla fine di aprile al festival di Coachella con la presenza di Slash a impreziosire il tutto, e nel corso del tour americano che presentava il loro ultimo lavoro, “Aftershock”.

 

Per una band che ha venduto 50 milioni di dischi e ha inciso 21 album in studio tredici canzoni - tredici - sono davvero il minimo sindacale. E il pubblico reagisce anche un po’ spazientito quando dopo “Overkill” Lemmy saluta e se ne va.

 

motorhead_livereport_2014_01

 

La cosa peggiore però sono stati i suoni: pessimi per tutta la prima parte del concerto. Batteria appena percettibile, voce di Lemmy assolutamente al di sotto degli strumenti fino a “The Chase Is Better Than The Catch”; ci vogliono parecchi ritocchi per rendere almeno il suono della band dignitoso e meritevole di 46€ (immancabili diritti di prevendita inclusi) e la seconda parte del pur breve spettacolo davvero godibile.

“Lost Woman Blues”, tratta dall’ultimo album, è una delle cose più belle con le sue due sezioni slow e fast; l’assolo di batteria di Mikkey Dee è più lungo di una qualsiasi delle canzoni proposte dalla band sul palco e per fortuna il cielo minaccioso urla e lampeggia ma non piange. Perché di acqua ne promette tanta.

Lemmy si limita a stuzzicare il pubblico “Sorry for the World Cup” dice con l’aria di chi non gliene frega assolutamente nulla: forse nemmeno al pubblico. Infatti fa una certa impressione il rock ‘n’ roll festoso di “Going to Brazil” mentre qualcuno dal Brasile è invece costretto a tornare anzitempo.

La voce cartavetrata di Lemmy dà il meglio alla fine quando la gente vuole i classici e note spaiate o malintesi sui ritmi contano poco: sparate a velocità siderale “Killed by Death” e “Ace of Spades” la band saluta e rientra in pochi secondi per concedere, bontà sua, anche “Overkill”.

 


Il commento di uno dei fan all’uscita è… “A ogni giro mi sembra di vedere la solita tigre nel solito circo un po’ più rimbambita dell’anno prima”.

Sarà, ma quella tigre che da quarant’anni suona, incide, gira il mondo, influenza il mercato della discografia e fior di musicisti merita un po’ di rispetto. Anche se lo show è corto, anche se i suoni potevano essere molto meglio, anche se Lemmy a quasi 69 anni non può permettersi follie tra le groupies e sbronze da palco ma un sobrio concerto di 70’ minuti, tredici canzoni e due sorsi di acqua naturale non fredda.

Mi sarebbe bastato un giorno da Lemmy dei tempi d’oro… e sarei nella tomba.

Setlist:
01. Damage Case
02. Stay Clean
03. Metropolis
04. Over the Top
05. Guitar Solo
06. The Chase Is Better Than the Catch
07. Lost Woman Blues
08. Doctor Rock (Drum Solo)
09. Just 'Cos You Got the Power
10. Going to Brazil
11. Killed by Death
12. Ace of Spades

Bis

13. Overkill




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