Mogwai - European Tour 2017
27/10/17 - Fabrique, Milano


Articolo a cura di Mattia Schiavone

Dopo il buonissimo ritorno sulla scena musicale con "Every Country's Sun", i Mogwai si sono imbarcati nel tour europeo di supporto all'album, pur orfani del batterista Martin Bulloch. Dopo una serie di show di grande successo in diverse città del continente è iniziata ieri la leg italiana del tour, e gli alfieri del post rock si sono esibiti a Milano, portando all'interno del Fabrique tutta l'intensità e il tepore caratteristici della propria musica.

 

 

 

Il locale è ancora mezzo vuoto quando entrano sul palco le Sacred Paws. Il duo britannico (tutto al femminile) è composto dalla batterista Eilidh Rodgers e dalla chitarrista Rachel Aggs, che si dilettano anche nel canto.

 

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Risulta molto difficile dare un nome al genere proposto dalle due, che pescano a piene mani dall'indie rock, dando comunque un ritmo indiavolato e tratti festaiolo a tutti i loro brani. La mancanza del basso (che è presente solo in pochi pezzi) è ben equilibrata dalla tecnica chitarristica di Rachel Aggs, in grado di donare ottimi ritmi alle canzoni, senza comunque dimenticare la funzione di accompagnamento. Le Sacred Paws hanno presentato i brani del loro esordio "Strike A Match" (pubblicato tra l'altro dall'etichetta dei Mogwai, la Rock Action), guadagnando sicuramente alcuni fan tra i presenti. Il pubblico ha infatti apprezzato il set del duo, che, nonostante le poche parole e la pochissima interazione con la folla, si è scatenato a dovere ricevendo diversi consensi. Unici nei dell'esibizione sono forse un po' di inesperienza e dei brani francamente molto simili tra di loro, ma siamo sicuri che in futuro le Sacred Paws potranno lavorare al meglio su questi piccoli difetti.

 

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Conclusa l'esibizione del duo, il Fabrique offre un ottimo colpo d'occhio. I fan attendono con impazienza l'arrivo dei Mogwai, fino a quando il palco si riempie del fumo di scena e le luci si spengono, seguite dal fragoroso applauso di benvenuto, al quale Stuart Braithwaite risponde alzando un calice di vino. La band decide di partire alla grande: primo pezzo in scaletta è infatti il capolavoro "Mogwai Fear Satan", forse per omaggiare l'album d'esordio della band, che proprio ieri ha compiuto vent'anni. Fin dalle prime note del brano, il pubblico ammutolisce e si divide tra chi fissa il palco con aria sognante e chi ondeggia a ritmo di musica. D'altronde è ormai risaputo quanto i Mogwai riescano a trasportare gli ascoltatori in una dimensione parallela, ma un inizio "in medias res", con volumi fin da subito altissimi (ma ottimamente bilanciati) e distorsioni lancinanti ha contribuito a coinvolgere la folla sin dai primissimi secondi, attraverso tutti gli alti e bassi dei vari brani. Occorre evidenziare come i fan abbiano ascoltato la band in un silenzio quasi religioso: nei passaggi più intimi e calmi dello show si sarebbe potuto sentire cadere un spillo, prima delle vere e proprie esplosioni sonore in grado di far vibrare cuori, aria e pareti. Protagonista della scaletta è l'ultimo arrivato "Every Country's Sun", dal quale vengono proposti molti pezzi, mentre gli altri brani vengono prelevati da quasi tutti gli album pubblicati in precedenza, riuscendo a dare un quadro completo della band e del genere proposto. Le caratteristiche dei Mogwai vengono infatti sintetizzate nella dolcezza di "Cody" e "Don't Believe The Fife", a cui viene alternato il muro di distorsioni al limite della cacofonia di brani come "Rano Pano" e "Old Poison". A metà strada troviamo tutti i pezzi in crescendo in grado di far sollevare in volo band e pubblico, le cui menti sono immerse in un viaggio verso luoghi sconosciuti a chiunque. Tra i brani più emozionanti a tal proposito è impossibile non segnalare "New Paths To Helicon, Pt. 1" e "2 Rights Make 1 Wrong".

 

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Tralasciando per un momento le innumerevoli sensazioni ed emozioni risvegliate dai loro pezzi, sarebbe ingiusto non parlare della grande preparazione musicale della band: Stuart Braithwaite, Dominic Aitchison, Barry Burns e l'ottimo turnista Alex Mackay, si scambiano continuamente strumenti e postazioni, donando quindi ad ogni brano la giusta atmosfera tra chitarre, basso, tastiere e sintetizzatori. Da lodare è anche la performance della batterista Cat Myers, chiamata a sostituire Martin Bulloch e autrice di uno show di altissimo livello. Dopo quasi due ore di concerto, la band saluta il pubblico milanese con la favolosa title track di "Every Country's Sun" e "We're No Here", che si conclude in un orgasmo di suoni, rumori, distorsioni e luci, attraverso il quale i cinque salutano e abbandonano il palco.

 

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C'è un motivo se moltissime band negli ultimi vent'anni si sono ispirate al sound creato e successivamente modellato dai Mogwai. Assistere ad un concerto della band permette di comprenderlo alla perfezione. Si tratta davvero di musica indescrivibile a parole e fortemente evocativa, soprattutto se suonata dal vivo e a volumi così alti. Riprendendo quanto detto nella traccia di apertura di "Mogwai Young Team", se le stelle avessero un suono, sarebbe quanto di più vicino a quello prodotto dagli innumerevoli amplificatori presenti sul palco dei Mogwai.

 

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Setlist Mogwai:

Mogwai Fear Satan
Party in the Dark
Cody
Ithica 27ø9
Battered at a Scramble
Crossing the Road Material
New Paths to Helicon, Pt. 1
Don't Believe the Fife
Rano Pano
2 Rights Make 1 Wrong
Remurdered
Old Poisons
Every Country's Sun
We're No Here




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