Metallica By Request - Rock In Roma 2014
01/07/14 - Ippodromo Delle Capannelle, Roma


Articolo a cura di Marco Somma

I metallari di mezzo mondo hanno in comune molte cose, oltre alle preferenze musicali. Un certo gusto nel vestire, un modo di esprimersi, un livello culturale medio ben più alto di quanto il loro aspetto rozzo possa suggerire… C’è anche qualche oggetto di discussione ricorrente. Le band che invecchiano, quelle nuove che non soddisfano o sembrano incapaci di raccogliere l’eredità dei grandi…

Poi c’è l’elemento che accomuna tutti. L’amante scomoda. Quella che ti porti dietro da tutta la vita, con lei hai passato alcune delle serate più intense, ore in macchina ad agitarti come un tarantolato, e che un giorno ti ha tradito, rivelandosi come qualcosa di più complesso di un mero strumento di piacere. Dotata di opinioni proprio, forse una coscienza e posizioni difficili da condividere. Da quel momento il rapporto si è fatto conflittuale, difficile ignorare tutto il piacere che ti ha dato, ma anche chiudere un occhio di fronte al “tradimento”.

Ad ogni modo lei è ancora oggi quella che ti solleva appena sfiora il tuo orecchio, che ti fa sentire vivo come poche cose al mondo, che ti fa macinare chilometri per incontrala, la sola a cui puoi chiedere di fare le cose che più ti piacciono… Insomma, quell’amante sono i Metallica by Request!

 

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Quello di Roma è stato un appuntamento davvero speciale per i fan: offrire ai propri sostenitori la possibilità di definire la scaletta di un concerto, quando si tratta di un nome come quello dei Metallica è una trovata vincente; almeno sotto il profilo del marketing. Scegliere la capitale per mettere in scena uno spettacolo del genere è stata poi la ciliegina sulla torta.

 

Non sono mancati i difetti ad una giornata comunque memorabile. Qualcuno ha paragonato l’organizzazione capitolina a quella di un branco di scimmie male ammaestrate. I motivi? La scelta dell’ippodromo come location si è rivelata ai limiti della follia. La forma del posto può solo essere definita inappropriata, parcheggi scomodissimi, con personale ridotto al minimo (di QI e numero), un solo ingresso per tutta la folla accorsa (più di trentamila persone). Gli spazi interni sfruttati in modo delirante, con il palco piantato in un angolo e un dedalo di transenne a rendere il tutto più simile ad un labirinto per topolini bianchi che ad un’area concerti… Si moltiplicano quindi le voci di scontento che accusano l’organizzazione nel nostro bel Paese d’essere opera di primati, anche se forse il problema non sono loro ma lo zoo in cui sono costretti a lavorare. Ma davvero con una delle più importanti band di tutti i tempi a disposizione vogliamo perderci nel sindacare sulla qualità dell’organizzazione?

La risposta è assolutamente no. Forse sarebbe il caso, perché la nostra passione ci lascia correre sul lavoro di chi poi ne approfitta, ma tant’è. La sola cosa che conta, passata la stanchezza e lo stress, sono la musica e l’adrenalina dei quattro cavalieri.


A scaldare il pubblico, non che ce ne fosse davvero bisogno, c’è una tripletta di nomi che vanno dai meno noti Kvelertak ai ben più famosi e storici Alice In Chains, passando per i sempre più popolari Volbeat. Le loro performance sono tutte all’altezza delle aspettative. C’è una bella atmosfera sul palco, qualche piccola inevitabile difficoltà tecnica, volumi altalenanti, ma nel complesso le band fanno il loro sporco lavoro e la gente sembra restituire l’entusiasmo. Il tutto intervallato dai faccioni degli headliner che ricordano al pubblico di scegliere i brani del bis.

 

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Dobbiamo aspettare le dieci per sentire le note che preannunciano la comparsa dei Four Horsemen. Una breve presentazione della formula “a richiesta”, l’estasi dell’oro risuona potente sulle nostre teste e il fiato si interrompe per qualche istante di vera trepidazione. Le scene del film di Sergio Leone fanno la loro comparsa sui mega schermi e la folla comincia subito a cantare sul tema del “Il Buono, Il Brutto E Il Cattivo”. Un momento che, se mi è concessa una nota personale, trovo sempre troppo lungo e non particolarmente in tono con lo spettacolo che dovrà seguire. Ma i maestri di cerimonia hanno scelto Morricone come loro opener e chi sono io per discutere?

 

Finalmente ci siamo. Hetfield e soci prendono posto sul palco e il mondo prende fuoco. L’apertura su “Battery” è micidiale. I volumi ancora non rendono giustizia ma il tiro è pazzesco; eppure il pezzo ha il sapore solo di un assaggio. “Master Of Puppets” ci porta nel vivo e anche le chitarre sembrano svegliarsi con un ringhio assordante. Il pubblico è in visibilio e i ‘tallica se ne rendono decisamente conto. “Welcome Home” per qualche proprietà implicita trova un canale di trasmissione diretto con lo spirito dei fan di vecchia data, forse anche più di quanto non farà “Fade To Black”. Kirk è stregato e ispirato al massimo nel suo assolo e sembra ritrovare l’estasi della composizione. “The Unforgiven” è per i paganti più giovani, si fa per dire, in una scaletta che sembra voler dimenticare tutto o quasi tutto quanto fatto dal Black album in avanti, con solo un paio di eccezioni. Tra queste l’inedita “Lords Of Summer”, un pezzo a metà tra “Reload” e l’ultimo “Death Magnetic”. Non serve dire che la risposta non è quella offerta alle pietre miliari del combo, ma qualcosa fa breccia, facendo ben sperare per il successo del disco a venire. Kirk tiene a spiegare che il brano deve essere ancora “limato”, certo non ha il piglio di un classico ma al nostro orecchio è difficile dire cosa manchi.

 

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Da qui in avanti non ce n’è per nessuno. Si tratta di un vero e proprio bombardamento a tappeto, che non lascia spazio ad un solo attimo di stanca o di riflessione. Le emozioni la fanno da padrone, se c’è chi ha notato certe imperfezioni nel tocco di Lars, è solo perché il caldo della giornata lo ha reso troppo sensibile e il consiglio è quello di ripiegare per un più rassicurante concerto da camera. Questo almeno è lo spirito che regna incontrastato.

Arriviamo cosi fin troppo presto alle battute finali, attraverso due ore di concerto galvanizzante. Qualche rimpianto per la totale assenza di estratti dalle produzioni più recenti, ci porta a constatare che il pubblico ha preferito andare sul sicuro rinunciando alla possibilità di ascoltare qualche perla nascosta. Ma la netta preferenza dei più verso i tempi andati è cosa nota e tutto sommato quest’overdose di vecchia scuola è stata un tonico per lo spirito.

Li rivedremo o almeno questo è quanto promette James prima di lasciare la scena.

 

Tolte le mille polemiche, i tradimenti che sotto sotto ancora bruciano, la pessima organizzazione e le improbabili questioni sulla caccia all’orso (chi ha orecchie per intendere intenda); rimangono le sole cose che contano. La passione e la buona musica e ai Metallica basta chiederli!


Setlist:
The Ecstasy Of Gold
Battery
Master of Puppets
Welcome Home (sanitarium)
Ride The Lightning
The Unforgiven
Lords Of Summer
…And Justice For All
Sad But True
Fade to Black
Orion
One
For Whom The Bell Tolls
Nothing Else Matter
Enter Sandman
Creeping Death
Fuel

Seek And Destroy




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