Marilyn Manson - The Hell Not Hallelujah Tour
17/06/15 - Alcatraz, Milano


Articolo a cura di SpazioRock

A gambe elegantemente accavallate, un corvino Marilyn Manson è tornato a sedere sul trono di corrotto fasto che gli compete. E gli astanti, meccanicamente ipnotizzati, recitano un alleluia.

Facendo correre lo sguardo su coloro che affollano lo spazio tra muro e transenne, viene quasi da pensare a quanto David Lynch (i due hanno già collaborato), avrebbe adorato, ricambiato, la profusione di fiere anomalie messe a nudo da un simile frangente. Tutte aspiranti muse di ricercata dissoluzione, compongono l'originale folla avvezza ad unire il gotico al dilettevole.

Marilyn Manson può vantarsi infatti del talento di saper legare, con filo da sutura, almeno tre generazioni in nero. Per un suo concerto si attraversa l'Italia perché, come qui testimoniato, è un piacere da gustare almeno una volta nella vita. Il popolo di Brian H. Warner è tranquillo, conversa amabilmente, ride e raramente siede a terra, in ordinata e pressoché silenziosa attesa.

Il concerto è sold out, il locale offre ogni tipo di comfort, e BAM. Inizia lo spettacolo dei Pop Evil, ed è come venire travolti da un trattore dalle ruote borchiate.

 

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Il Reverendo fa il suo ingresso in stile: mise discreta e tradizionale trucco sul viso. Deep Six porta istantaneamente gli animi alle stelle. La scaletta proposta spazia da brani storici, quali Disposable Teens e The Beautiful People, a schegge di The Pale Emperor (ultima uscita). Basta distrarsi il tempo di una giravolta per rendersi conto che, in realtà, il nero è quindi esploso in fluo.

Brian dimostra di rispettare i suoi splendidi 45 anni, ponendo l'accento su di una voce ancora capace di provocare lacrime di gioia e ammirazione a profusione. Il pubblico ondeggia, indice e mignolo al cielo, e l'artista si nutre di lui.

Canta per un'ora e mezza circa, dando soltanto piccoli segnali di affaticamento, quasi impercettibili a occhi indifferenti. Infine, come un guerriero sul punto di calare il colpo di grazia su di un amico morente, canta Coma White. Appassionato e a mani nude.

 

 

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A fine dei giochi, e orecchie ovattate, servono almeno cinque minuti buoni di contemplazione del palco, ormai vuoto, per leccarsi le ferite delle frustate ricevute e convincersi che il meglio/peggio è passato. Almeno fino a Novembre quando verrà il turno di Firenze di accogliere re, e seguito, per una nuova sessione di ricercata perdizione.

 

Setlist

Deep Six

Disposable Teens

mOBSCENE

No Reflection

Third Day of a Seven Day Binge

Sweet Dreams (Are Made of This)
(Eurythmics cover)

Angel With the Scabbed Wings
(with Rape Me, Nirvana)

Tourniquet

Rock Is Dead

The Dope Show

Lunchbox
(with Come as You Are, Nirvana)

Antichrist Superstar

The Beautiful People


Encore

Coma White

 




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