Testament - Brotherhood Of The Snake European Campaign
01/12/17 - Live Music Club, Trezzo sull'Adda (Milano)


Articolo a cura di Matteo Poli

Si dice che quando i Titani si scontrano tra loro, la guerra ribalterà sottosopra cielo, terra ed i 4 elementi; qualcosa di simile è accaduto ieri notte a Trezzo, a ruota della data di Bologna, dove tre veri Titani del Thrash si sono avvicendati sul palco del Live Club: Death Angel, Annihilator e gli headliner Testament; tre giganti dell'Old School, due rappresentanti della Bay Area e la punta di diamante dello speed technical thrash canadese. Chi oserebbe sopravvivere a tanto?


Già dalle otto, quando per la prima volta si spengono le luci, si avvertono tensione e aspettativa che si sfogano in un ruggito liberatorio da mille bocche, quando i Death Angel salgono sul palco e iniziano "Father Of Lies", una delle highlights dell'ultimo loro lavoro "The Evil Divide". È comprensibile, riflettiamo, mentre ci investono le prime note ed il pubblico si agita come un animale invasato: oggigiorno, in tempi di crisi del settore musicale, è frequente vedere diversi grandi nomi avvicendarsi sullo stesso palco ma di rado l'accostamento è così azzeccato. Insieme ai Testament, i Death Angel sono membri imprescindibili della stessa mitica scena musicale e gli Annihilator - come ricorda lo stesso Waters durante il suo set - vantano il loro primo tour negli States proprio con i Testament: praticamente una famiglia. Il clima di positività e festa si avverte nell'aria, anche perchè gli headliner festeggiano i trent'anni dalla pubblicazione del mitico "The Legacy". Un nostos, una specie di ritorno a casa.

 

42deathangel2017botommasobarlettaQuesto ci passa per la testa, mentre la sala intera si agita sotto i colpi dei Death Angel: ragazzi davvero in splendida forma, sia a livello esecutivo che nell'attitudine. Forse la migliore performance della serata dal punto di vista dei movimenti di palco. Confessiamo di avere un debole per Mark Osegueda, il frontman, che - oltre ad avere un splendido screaming - è davvero un generatore di energia a 360 gradi; poi è scioccante vedere come gli anni sembra non scorrano su Rob Cavestany, sinistramente identico nell'aspetto a quando aveva diciotto anni... Vita sana? Veganesimo? Origini filippine? Metodo Dorian Gray? Difficile decidere. Il pubblico è sensibilmente emozionato e assai variegato: si va dal metallers d'antan col giubbotto di jeans trapuntato di toppe epocali e dal capello appena un poco grigio, al giovane hipster curioso, al papà con i figli adolescenti (chissà se hanno insistito loro o lui, per venire...), ad attempate signore in abito da sera, borchie e spille da balia, a un emo, forse capitato lì per caso. Basta un accenno al riff principale di "The Ultraviolence", passando per la versione elettrica di "Claws In So Deep", per aumentare il battito cardiaco ad ogni fan storico riportandolo alla fine degli Ottanta; non dispiace neppure attraversare gli ultimi lavori con brani di fuoco come "The Dreams Call For Blood" e la travolgente "The Moth" che chiude il breve ma intensissimo set. Mezz'oretta di cambio palco ci fa valutare il gradimento della sala, che è altissimo; carpiamo qua e là commenti e sono tutti - TUTTI - ultrapositivi, il che è assai raro.

 

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Gli Annihilator hanno consolidato negli anni un seguito italiano agguerrito, costituito da una moltitudine di giovani rimasti sedotti dal sound unico di questa band, ma anche da uno zoccolo duro di fan non più giovanissimi e non meno roventi d'amore per loro. L'aspettativa è ora quasi tangibile, e quando si diffondono dalle casse le prime note arpeggiate di "Crystal Ann" un boato fragoroso si libra sull'auditorio; compare Jeff Waters sul palco con la flyin V in spalla, altro boato, più forte: è lui mister Annihilator, da sempre gran timoniere della band nella buona e meno buona sorte. "One To Kill" ci arruola subito nell'armata dell'Annullatore costringendoci a ballare e dimenarci; quasi senza accorgercene si trapassa ad uno dei classici: WATERS: «King of the..??»; PUBBLICO: «KILL!!!!» che ci travolge oggi come quindici anni fa, affettandoci tra le note del suo riff mozzafiato; "No Way Out" ci riporta ad anni recenti e, mentre scorre, non possiamo non ammirare la precisione, la competenza e il grande affiatamento di Jeff e di tutto il gruppo, che cattura dal primo all'ultimo individuo presente nel locale, personale compreso. Esibizione davvero incendiaria che, se si aggiudica a pari merito coi Testament la palma di migliore della nottata, supera gli stessi headliners in calore e coinvolgimento: merito, forse, dell'azzeccata selezione di brani.

 

33annihilator2017botommasobarlettaFatto sta che a non pochi al Live Club tremolano i precordi ascoltando classici intramontabili come "Alison Hell" e la sublime (e tecnicamente assai impervia, data la folle velocità) "Human Insecticide". Su "Set The World On Fire", l'unico momento per così dire tranquillo del set, viene anche un poco di magone a ripensare ai tempi di allora, i primi Novanta, oggi così bistrattati. "Twisted Lobotomy" ci riporta però al grandissimo presente di una band che non smette mai di stupirci. Ci concediamo anche una surreale risata con la digressione di Waters su uno dei più grandi misteri che circonda il nome del combo. Come si pronuncia? WATERS: «...Annichiletor? ...Annailetor?...Annaialetor? ...Anniliter? ...Annileiter? ...Anal Eaters?». Ai posteri l'ardua sentenza, Waters non scioglie l'enigma e ci annienta definitivamente con una indiavolata "Phantasmagoria" che difficilmente non lascerà segni duraturi in noi. Grandi, grandi, grandi.

 

Ancora una piccola pausa per respirare il freddo pungente della notte trezzina; auscultiamo il pubblico e non lo troviamo per nulla provato dall'ora e mezza ad altissima tensione già trascorsa, anzi ardente di curiosità per gli headliner di questa singolare nottata thrash. I Testament si sono meritati davvero di essere primi, dopo tanti concerti a duemila all'ora su e giù per i palchi di tutto il mondo. Sono divinità: metal gods, e l'agitazione si mescola al timor sacro. Archiviati per sempre gli anni in cui furono bistrattati da orde di critici col monocolo, che li liquidavano come "cloni" dei Metallica, oggi i Testament sono un innuendo per qualsiasi metalfan degno di questo nome, al pari dei Metallica, dei Judas Priest e delle altre divinità del pantheon.

 

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Sono passati trent'anni giusti giusti dal loro esaltante esordio discografico, e sono ancora qui a dimostrarci quello di cui sono capaci. E anche per autocelebrarsi un poco, che diamine: una ricorrenza è una ricorrenza, e va festeggiata. Così, appena si abbassano le luci, ognuno sa che questo sarà un viaggio di ritorno a casa, come dicevamo sopra: con i Testament è come tornare in famiglia. Bando ai sentimentalismi, i thrasher ci regala subito l'assalto frontale di "Brotherood Of The Snake", e la sensazione è che ci si trovi in presenza di un rituale iniziatico, col battesimo dei neofiti. Esageriamo? La fede è fede. "Rise Up" costringe ad alzarsi in piedi, convoca gli adepti al rituale, li dispone al sacrificio. Cerchiamo di non emozionarci ed essere freddi, razionali: ma c'è poco da fare, subito "The Pale King" ci rapisce portandoci con sé nella sua selvaggia corsa. En passant, notiamo come i pezzi più recenti non sfigurino - e anzi esaltino - i vecchi classici, forse più ancora dei brani anni '90 come "Low" e la pur godibile strumentale "Urotsukidôji": una vena felicemente riconquistata, almeno dal validissimo "The Formation Of Damnation" e mai più perduta, come testimonia l'ottimo impatto di brani come "More Than Meets The Eye", "Stronghold" e "Centuries Of Suffering", già divenuti anathems scanditi a gran voce da tutti. Alla band, d'altronde, non è mai mancata la capacità di coniugare una tecnica impeccabile con refrain trascinanti ed indimenticabili.

 

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Si susseguono così tanti strepitosi evergreen e non possiamo non commuoverci di fronte alla passione del singer Chuck Billy, uscito vivo da un orribile seminoma una quindicina d'anni fa e sempre meraviglioso, nonostante i postumi del male: è bello vederlo lì, a sgolarsi e a mimare gli assoli di chitarra e dimenarsi in tutta la sua altezza e rispettabile peso di nativo americano della tribù Pomo. "Souls Of Black" sublima ancora una volta le nostre anime nere in un fluido potente e satanico; ancora una volta "Into The Pit" ci costringe a scaraventarci nel pogo forsennato di corpi roventi e sudati; ancora una volta "The New Order" ci convoca perentoriamente al cospetto del Metallo che, neanche a farlo apposta, è qui: il mondo non può controllare il proprio destino. Si abbassano le luci, respiriamo, siamo ancora vivi. Wow. Ma è solo un istante, "Practice What You Preach" e "Disciples Of The Watch" ci inchiodano al nostro posto: dove credevamo di andare? Il rituale deve ancora compiersi. Mille teste indiavolate si dimenano.

 

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Ancora buio. È finita? Neppure per sogno. I Testament hanno ancora una pillola mortale per noi, che ci riporta all'inizio della loro storia: "Over The Wall" suggella un'esibizione grandiosa ed emozionante che non delude le aspettative. Ci permettiamo solo un appunto: comprendiamo l'importanza di celebrare la carriera; riconosciamo una competenza musicale assoluta alla band, che nella sua più recente incarnazione vanta mostri sacri del calibro di Gene Hoglan alla batteria e Steve Di Giorgio al basso. Ma abbiamo trovato un po' eccessivo l'assolo di ogni singolo membro; sì perchè, secondo noi, questo ha un po' smorzato la tensione costruita con abilità dalla bellezza e perizia della loro musica; anche il pubblico lo ha un poco patito, nonostante l'amore che tutti gli tributiamo, e lo si è notato dall'insofferenza serpeggiante durante l'assolo del pur abilissimo Di Giorgio. Ma la moderazione, si sa, non è di casa nel metal. Unica piccolissima crepa, per una nottata riuscita che ci lascia con il sapore della furia, del fuoco, degli abissi.

Sapore di casa.

 

DEATH ANGEL SETLIST

Father Of Lies
The Dream Calls For Blood
Claws In So Deep
The Ultra-Violence (riff iniziale)
Thrown To The Wolves
Mistress Of Pain
The Moth

ANNIHILATOR SETLIST

Intro Crystal Ann (rec.)
One To Kill
King Of The Kill
No Way Out
Set The World On Fire
W.T.Y.D.
Twisted Lobotomy
Alison Hell
Human Insecticide
Phantasmagoria

TESTAMENT SETLIST

Brotherhood Of The Snake
Rise Up
The Pale King
More Than Meets The Eye
Centuries Of Suffering

Alex Skolnick Solo

Electric Crown 

Into The Pit

Low

Stronghold
Throne Of Thorns
Eric Peterson Solo
Eyes Of Wrath
Gene Hoglan Solo
First Strike Is Deadly
Steve Di Giorgio Solo
Urotsukidôji
Souls Of Black
The New Order


Primo encore

Practice What You Preach
Disciples Of The Watch


Secondo encore
Over The Wall

 




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