Kansas - The 40th Anniversary Tour
03/08/14 - Z7, Pratteln (CH)


Articolo a cura di Luca Ciuti

Dopo molte date nella solita Germania, cala il sipario sul tour per il quarantennale dei Kansas; lo Z7 di Pratteln oltre ad essere la data logisticamente più comoda per il pubblico italiano, è forse l'ultima occasione per vedere la prog band americana con alcuni dei suoi membri storici. Insomma, tanti buoni motivi per spararsi qualche ora di auto fra le valli svizzere e posizionarsi comodi comodi sotto palco per uno show unico nel suo genere. Chiamateli colpi di testa se volete, ma non date la colpa al caldo. Ecco com'è andata.

In questa strana estate ognuno si attrezza come può per esorcizzare una stagione sottosopra. C'è chi si chiude in un letargo profondo in attesa del primo bagno, rimandando la prova costume a momenti migliori. Ci sono rockers consumati di ritorno sulla direttrice Nord Sud, con le immagini di Wacken ancora davanti agli occhi. Poi ci sono quelli come noi, che muovono verso il cuore dell'Europa per tributare gli onori ad una vera leggenda del rock, di quelle che non capita di vedere tutti i giorni. Domenica 3 agosto la sveglia dei Kansas suona di primo mattino, alla faccia di un buongiorno a suon di bombe d'acqua. La band di Walsh manca in Italia dal 2005 e di questi tempi per chi ha fame di grande musica occorre bussare alla porta dei vicini elvetici. Perché a Basilea e dintorni, come nella vicina Germania, il tempo sembra non passare mai, nessuno si chiede chi erano mai questi Kansas, o semplicemente nessuno si dimentica, ci si innamora di una band e se ne sposa la causa vita natural durante.

Quello dello Z7 è un richiamo irresistibile, un pellegrinaggio che raduna gente da quasi tutta Europa (persino dall'Est) al cospetto di una band con molti adepti illustri (Dream Theater). L'atto finale per le celebrazioni del quarantennale, almeno nel Vecchio Continente. La notizia dell'abbandono da parte del leader Steve Walsh una volta concluso il tour, se da una parte ha generato smarrimento fra qualche fans, dall'altra ha caricato il concerto di Pratteln di evidenti significati simbolici: la data era di quelle storiche, impossibili da mancare.

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Chi desiderava vedere un'ultima volta la band all'opera ha avuto lo show che si aspettava, con una scaletta che ha passato al setaccio i capolavori “Leftoverture” e “Point Of Know Return” lasciando il restante spazio al repertorio degli anni d'oro. A rendere unica la proposta dei Kansas non è soltanto la presenza di un violino dinamico e sui generis, che domina non a caso la scena dalla sua posizione centrale, bensì quella pomposità quasi hollywoodiana unita alle melodie tipicamente a stelle e strisce, per un modello che vanta numerosi tentativi di imitazione. Sin troppo facile la citazione dei Dream Theater di “Six Degrees Of Inner Turbolence”, la cui title track mostra più di una affinità con l'incredibile “The Wall”, posta in apertura di set con “Mysteries And Mayhem”.
Sguardi tutti puntati su Steve Walsh, una voce che si mantiene in stato di grazia nonostante qualche lieve incertezza su “Dust In The Wind” mentre mostra tutta la naturalezza di un leader battendo il tempo e dimenandosi quando non suona. Un concerto dei Kansas è tante cose in una, epiche cavalcate in sequenza di violino e tastiere, per esempio, melodie ariose ben supportate dalla chitarra di Rich Williams e dello stesso violinista David Ragsdale che non disdegna di imbracciare la seconda ascia quando occorre. Particolare da non dare per scontato, un'acustica che è quanto di più vicino alla perfezione, vero marchio di fabbrica dello Z7 che ricopre di magia gli intrecci creati dai cinque musicisti.
Nei bis “Fight Fire With Fire”, oltre ad essere l'unica concessione fuori dal repertorio classico, ci ricorda come neppure Kansas abbiano saputo resistere al fascino degli anni '80, il pubblico non sembra preoccuparsene e canta come mai aveva fatto finora, persino più che nelle ballads, fra le quali spicca una versione di “Hold On” particolarmente intensa. Un pubblico che non conosce mezze misure, diviso fra una sorta di contemplazione religiosa e qualche isolato che si dimena ballando nei modi più improbabili. “Carry On My Wayward Son” è l'anthem che mette tutti d'accordo. Si accendono le luci mentre Walsh saluta ed esce frettolosamente di scena, quarant'anni di carriera in un viaggio lungo un'ora e mezzo, nella notte svizzera si accende la più bella luna d'estate che si possa immaginare; questa sera le stelle del Kansas hanno camminato ad altezza d'uomo, e noi non siamo altro che polvere al vento.

Setlist:
Mysteries and Mayhem / Lamplight Symphony
The Wall
Point of Know Return
Song for America
Hold On
Dust in the Wind
Cheyenne Anthem
Belexes
Icarus - Borne on Wings of Steel
Miracles Out of Nowhere
Down the Road
Portrait (He Knew)

Encore:
Fight Fire with Fire
Carry On Wayward Son



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