Iron Maiden - The Book Of Souls World Tour
06/05/17 - 3Arena, Dublino


Articolo a cura di Marta Scamozzi

Era prevedibile. I pifferai britannici, come al solito, non si sono limitati a svuotare Dublino. La coda infinita formatasi davanti all’Arena è la rappresentazione eterogenea di tutta Europa.

 

C’è chi ha cinquant’anni ed è venuto dalla Polonia per assistere al primo concerto “grande” della vita, con una manciata di amici e qualche pinta. C’è il nonno irlandese che tiene per mano la nipotina avvolta nel vestitino di “Killers”, mentre mamma e papà si sono allontanati per prendere qualche hot dog. Ci sono i sudamericani solitari che tengono strette in mano le bandiere aspettando impazientemente l’apertura delle porte per potersi fiondare addosso alle transenne a sventolare lo stendardo cileno davanti a Steve Harris. Insomma, nell’aria aleggia il solito senso di comunità assoluto e romantico che unisce i fan degli Iron Maiden. I loro concerti sono diventati un’occasione per incontrare amici che non si vedono da tempo, un po’ come i matrimoni e i funerali.

 

Quando le porte si aprono la fiumana di gente si dirige ordinatamente verso gli ingressi, ridistribuendosi per lo più intorno ai chioschi di birra all’uscita delle tribune. Piú che un concerto, sarà una festa.

 

Gli Shinedown riescono a metà nell’impresa di scaldare un pubblico acerbo: la loro performance è impeccabile, anche se non particolarmente coinvolgente. Mentre il denso parterre, intrappolato in se stesso, non può fare altro che saltare a ritmo di musica, gli spalti sono caratterizzati da un andirivieni continuo piuttosto fastidioso.

 

Alle otto e un quarto le luci si accendono nuovamente ed inizia la vera attesa. La procedura è sempre la stessa: la piacevole playlist sparata sul pubblico dagli altoparlanti viene interrotta d’improvviso dalla registrazione di “Doctor Doctor” degli UFO, accompagnata dal boato di un pubblico improvvisamente sull’attenti. Da anni, ormai, è risaputo: finita “Doctor Doctor” iniziano le danze.

 

Le luci si spengono, e dal buio del palco appare una sagoma nera, avvolta da un fumo vagamente illuminato. Una voce imponente riecheggia nell’arena e, rimbombando tra le pareti, avvolge il pubblico:

 

“Here is the soul of a man.

Here in this place, for the taking.

Clothen in white, stand in the light

Here is the soul of a man”.

 

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Improvvisamente, sul palco esplodono le luci. La sagoma nera balza nel centro del palco e viene circondata da cinque energici musicisti avvolti dai fuochi di una scenografia leggendaria. Le chitarre di Adrian, Dave e Janick si inseguono ininterrottamente, guidate dal maestoso basso di Steve Harris e dalla batteria di Nicko, mentre Bruce… già, Bruce. Bruce è l’unico pezzo del puzzle che non si incastra immediatamente. Passata l’enfasi per la prima metà della canzone d’apertura, “If Eternity Should Fail”, sorge spontanea una domanda: "Bruce, cosa sta succedendo?"

 

Gli acuti vacillano, i testi vengono mangiati, l’imponenza che caratterizza le corde vocali del frontman non tiene il passo con la perfezione della performance strumentale. Okay, Bruce Dickinson invecchia, le chitarre no. La stanchezza, il fatto di avere sessant’anni, avere sconfitto un tumore da due e pilotare gli aerei in tour sono elementi che, infine, svelano una grande verità: Bruce Dickinson è un essere umano. Chi si è goduto tre date maideniane del “The Book Of Soul” tour può chiaramente sentire la fatica delle corde vocali crescere data dopo data, e non può fare a meno di pensare che, forse, sarebbe stato lecito qualche mese di riposo in più. Bruce, ad ogni modo, non sembra curarsene più di tanto: si muove sul palco con l’agilità di un ghepardo, sotterrando simbolicamente la maggior parte dei frontman che portano sulle spalle la metà dei suoi anni.

 

Il concerto entra nel vivo con “Children Of The Damned” grazie al coinvolgimento del pubblico e, soprattutto, all’estrema emozionalità sprigionata dal palco. Segue la divertentissima “Death Or Glory”, diventata ormai uno dei momenti più simpatici del tour grazie alla danza di Bruce e le sue scimmie di peluche. Ottima è l’esecuzione di “The Red And The Black”: emozionante ed epico, il pezzo esemplifica appieno quel capolavoro di album che è “The Book Of Souls”. Si ritorna poi nel passato con “The Trooper” e “Powerslave” seguiti da “The Great Unknown”, new entry in scaletta, nonché altro fiore all’occhiello dell’ultimo album in studio. Il concerto si avvicina alla chiusura in un batter d’occhio. “The Book Of Souls” è anticipata da una leggera chiacchierata del frontman, che ha tra i molteplici talenti quello di affrontare tematiche profonde in modo burlone: “Quando tutto vi va storto, fottetevene. E ascoltate gli Iron Maiden”. La scenetta che condisce la trama della title track vede il frontman strappare il cuore dal petto di Eddie dopo una sanguinosa lotta e gettarlo nel calderone fumoso sopra la batteria, per poi lanciarlo a qualche fortunato fan tra il pubblico. La chiusura è lasciata a due classici: “Fear Of The Dark” e “Iron Maiden”, per le quali presentazioni e commenti sono superflui.

 

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Curiosa è la scelta dei bis. Il must “The Number Of The Beast” è seguito da due canzoni ricche di significato, che ben riassumono il senso di appartenenza che ha invaso il pubblico: “Blood Brothers” e “Wasted Years”.

 

Il concerto degli Iron Maiden a Dublino si può facilmente riassumere con una parola: mistico. Si esce dall’arena con la sensazione di aver assorbito qualcosa di importante che rende persone un pochino migliori per qualche ora, sensazione che tipicamente ci si trascina dopo i grandi concerti. Sei uomini ormai rodati, ma che corrono sul palco divertendosi e facendo divertire come se fosse ancora la prima volta, noncuranti degli anni ormai passati e dimostrando a noi comuni mortali che tutto è possibile.


"So understand
Don't waste your time always searching for those wasted years
Face up, make your stand
And realize you're living in the golden years"

 

ironmaidenthebookofsoultoureuropa2017575

 

Setlist:

01. If Eternity Should Fail

02. Speed Of Light

03. Wrathchild

04. Children Of The Damned

05. Death Or Glory

06. The Red And The Black

07. The Trooper

08. Powerslave

09. The Great Unknown

10. The Book Of Souls

11. Fear Of The Dark 

 ENCORE

01. The Number Of The Beast

02. Blood Brothers

03. Wasted Years 

 





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