Colony Open Air - Day 1
22/07/17 - PalaBrescia, Brescia


Articolo a cura di SpazioRock

Articolo a cura di Giulia Franceschini e Luca Ciuti

 

E per la serie "il festival più chiacchierato dell'estate", il premio non può che andare al Colony Open Air. Le vicessitudini del controverso festival sembrerebbero aver avuto inizio in tempi non sospetti, nonostante l'organizzazione sia sempre stata attenta a rendere partecipe il pubblico in tempo reale (o almeno questa è stata la percezione) e senza troppi filtri dei cambiamenti e delle novità. I marcia indietro sono stati diversi, tra cambi di location e line up, ma di certo non si può dire che i ragazzi del Colony non siano stati determinati nel volersi portare a casa questa due giorni, la miglior risposta alla pioggia incessante di polemiche che si è abbattuta su questo nome.

 

Il cartellone presenta una line up che in Italia non si vedeva da lungo tempo, e questo risulta essere l'assoluto punto di forza del festival. Mettici un'area ristoro, un bel giardino con qualche albero e una collinetta bucolica, un esercito di metallari (prevalentemente italiani, ma anche stranieri), e il gioco è fatto. Al di là dei mille inconvenienti e delle controversie, quello che conta è che senza dubbio sono stati due giorni di buona musica e di aggregazione, entrambe cose di cui l'ascoltatore italiano medio di metal ha assolutamente fame, soprattutto guardando con un po' di amarezza e sana invidia a cosa succede oltralpe in questo stesso ambito.

 

La giornata inizia molto presto con gli Skanners, combo italiano, proveniente da Bolzano e attiva già da qualche decade, che apre le danze con un heavy metal davvero accattivante. L'esibizione viene penalizzata dai suoni confusi e da una platea piuttosto esigua. Con i loro brani di maggior rilievo come "Welcome To Hell" e "We Rock The Nation", danno prova del loro sound e della loro presenza esplosiva, ma soprattutto di essere assolutamente all'altezza della line up della giornata, che vedrà calcare lo stesso palco band che hanno fatto la storia del genere.
Con gli In.Si.Dia. proseguiamo il filone di thrash italiano. Il Colony è casa per la band, che intrattiene il pubblico con una scarica di violenza vera e propria.

 

Provenienti dalla NWOBHM, gli Hell vengono scritturati nel 2011 da Nuclear Blast, e per la prima volta registrano e pubblicano un album di grande successo a cui segue una seconda release nel 2013. La componente teatrale risulta essere centrale per la band, che però al Colony viene penalizzata dal fatto che non avessero la scenografia completa a supporto. Il frontman David Bower fa la differenza: essendo un attore di teatro, con anche trascorsi nella BBC, viaggia sul palco con un fare che incanta.

 

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Con gli Asphyx ci spostiamo di genere andando a sfiorare, per la prima volta durante il festival, sonorità più vicine al death. Il pubblico inizia a crescere come numero e come intensità, e finalmente si vedono i primi accenni di esaltazione. La band, dalla sua, fa il proprio dovere sul palco, scaldando ulteriormente il pomeriggio bresciano già rovente.

 

L'urgano nipponico Loudness si abbatte sul pubblico presente al Colony. L'apertura è affidata a "Crazy Nights", la più grande hit della band, che prosegue per altri 50 minuti con un set assolutamente convincente. La band è la solita macchina da guerra: i musicisti sul palco davanti a noi sono precisi e infallibili. Né loro né il pubblico si risparmiano sia con i pezzi storici che con i brani più recenti.

 

È ora il momento di assistere allo show di una delle band di maggior rilievo della giornata. I Death Angel salgono sul palco del Colony proponendo un set purtroppo breve, ma decisamente intenso, dando grandi gioie ai metalhead radunati sotto al palco. Sono energia e precisione allo stato puro, che però non vengono messe in risalto dai suoni impastati che rimbalzano sulle pareti del PalaBrescia (un problema persistente e penalizzante per la giornata).

 

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Del Day 1 la band che spicca per i suoni migliori e per la resa generale dello spettacolo più convincente ed equilibrata sono i Demolition Hammer. Il loro thrash d'assalto invade senza provocare feriti, davvero notevole l'impatto sonoro e dei musicisti sul palco.
Con gli Exciter ci spostiamo verso lo speed. La formazione canadese recupera in questa occasione l'esibizione saltata al Colony. Il risultato è uno show tiratissimo e carico di energia, soprattutto con l'esplosione finale di "Heavy Metal Maniac" e "Long Live The Loud".

 

L'apparizione della combo finnica Wintersun in terra nostrana è un evento decisamente imperdibile, soprattutto per chi li aspetta da "Time I". Dopo tre tentativi falliti, l'intro viene diffusa nel PalaBrescia e, con la band già in postazione, Jari fa il suo ingresso. Quasi nudo senza la sua chitarra, può concentrarsi esclusivamente sul palco e sul pubblico. L'acustica della location, purtroppo, non valorizza affatto la particolarità dei suoni dei Wintersun, che aprono con un brano tratto dal nuovissimo "The Forest Seasons", passano per "Winter Madness", la meravigliosa e imponente "Sons Of Winter And Stars" e chiudono con "Time".

 

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Direttamente dagli States, i Sacred Reich, gruppo di culto degli anni '80, porta sul palco del Colony del puro thrash metal della Bay Area di ottimo livello. Con "Surf Nicaragua" e "Independent", alcuni degli anthem della loro discografia, accendono il pubblico.
Arriviamo agli headliner del Day 1 al Colony. I Kreator propongono uno show molto professionale, con una componente visiva importante, che risente però dell'assenza di schermi e pedane a completamento. La band sul palco conduce il set con esperienza, ma poca violenza, mentre ora il pubblico ora è davvero consistente. La più grande nota negativa è aver assistito a uno show certamente efficace, ma impostato. La scaletta è basata quasi completamente sui dischi post 2000. Dalla prima fase della carriera dei Kreator vengono estratti solo tre brani, tre classici come "Pleasure To Kill", "People Of The Lie", "Total Death", scelta che fa storcere il naso ai fan accorsi al Colony, soprattutto se sommata al taglio finale di scaletta che non ha permesso agli astanti di godersi "Flag of Hate" 

 

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