Arch Enemy - Will To Power European Tour 2018
17/01/18 - Alcatraz, Milano


Articolo a cura di Luca Ciuti
Gli Arch Enemy chiamano, Milano risponde, anche se la partita si gioca in un campo ristretto come il secondo palco dell'Alcatraz. Un pacchetto ben nutrito quello che ha visto gli svedesi capitanare il set formato in compagnia di Wintersun, Tribulation e Jinjer che conferma il recente trend di affluenza ai concerti: sarà la congiuntura positiva, sarà che quattro bands sono meglio di una, o forse il pubblico si è veramente sensibilizzato in tema di supporto agli eventi, fatto sta che la risposta è stata di tutto rispetto e avrebbe meritato senz'altro il palco grande del locale di Via Valtellina, se non altro per una maggiore comodità (non si stava stretti come sardine, ma poco ci mancava). Un pubblico giovane e inaspettatamente eterogeneo, anche a dispetto di un headliner non più di primo pelo, segno che anche il metal estremo quando vuole riesce a toccare le corde di un pubblico che non sia per forza "old school".
 
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Michael Ammott e soci questa lezione l'hanno imparata benissimo: sono bastati gli innesti di Jeff Loomis con la splendida Alyssa White-Gluz per rilanciarsi in grande stile dopo alcuni dischi non proprio venuti bene. Se i risultati in studio continuano a dividere il pubblico (chi scrive ad esempio li trova troppo piatti, anche se in netta ripresa rispetto alle ultime cose con la Gossow), on stage gli svedesi confermano di avere pochi eguali oggigiorno. Suonare a memoria può sembrare scontato per una band che annovera musicisti del calibro dei due axeman, meno lo è il fatto di riuscire a coinvolgere una platea tanto diversificata in un genere ostico come il death metal, per quanto rivisto e confezionato. Merito senz'altro della bella Alyssa, ormai frontwoman navigata tanto efficace sul lato estetico quanto abile nel dettare i tempi dello show; nessuna posa sexy, né facili ammicchi sessuali, la giovane canadese si guadagna i cori dopo appena due canzoni perché ci sa fare, è brava ed ha talento da vendere, se è vero  che l'occhio vuole la sua parte di attenzione, il suo look androgino parla direttamente al cuore dei fans a scapito di qualsiasi illazione.
 
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Sottopalco la macchina da guerra degli Arch Enemy scatena il solito valzer che supera il livello di guardia man mano che i bpm salgono, vedi "The Race" o "Dead Bury Their Dead". Circa metà set è coperto dai pezzi degli ultimi due lavori, ma come dicevamo gli Arch Enemy non vivono di luce riflessa per cui va bene così, anche se l'impeto emotivo sollevato dalla conclusiva "Nemesis" ci ricorda uno dei pezzi death melodico forse più belli e azzeccati di sempre. Un po' di basi in meno, maggior spazio a Jeff Loomis (che classe ragazzi) e ci troveremmo al cospetto di una band praticamente perfetta.
 
 
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E gli altri? Gli Wintersun restano ancora una eterna incognita nel panorama metallico del nuovo millennio, talento da vendere e intuizioni geniali proposte forse in modo discontinuo per poterli annoverare nel gotha delle band leader. Il pubblico, già in gran parte presente per l'esibizione dei finlandesi, ha tributato le dovute attenzioni a uno dei gruppi più chiacchierati e promettenti di questi anni ma che tuttavia deve ancora confermare quanto di buono fatto finora al di là del bellissimo "Time". Appena sei i brani in scaletta, due per ciascun album pubblicato dalla band che soffre forse la ristrettezza degli spazi (al Colony erano sembrati più a loro agio) ma che può avvalersi di un'ottima acustica. Lo strano mix di symphonic, death, black e folk esce in tutta la sua magniloquenza, fra grandi melodie cantate a squarciagola e imperiose cavalcate. Non ci sono grandi concessioni al di là della musica, per quanto il discusso mastermind Jari Mäenpää si muova con la dovuta padronanza. Resta un mistero come un gruppo con tali arrangiamenti possa fare a meno delle tastiere, lasciando una buona metà del sound a basi preregistrate. Mistero e dibattito aperto. Da rivedere in cornici diverse le altre due bands, gli ucraini Jinjer e gli svedesi Tribulation, act validi ma forse fuori contesto, peraltro penalizzate dalla scarsa affluenza durante le loro esibizioni. L'idea di anticipare gli orari se da una parte penalizza gli opening acts, dall'altra rappresenta di certo uno stimolo per il pubblico fuori sede. Forse qualcosa davvero si muove, ragazzi, la fame di concerti c'è, le bands valide pure, la morte del metallo è ancora di là da venire.
 
Setlist Arch Enemy:

Intro: Set Flame to the Night
The World Is Yours
Ravenous
Stolen Life
The Race
War Eternal
My Apocalypse
Blood in the Water
No More Regrets
You Will Know My Name
Bloodstained Cross
The Eagle Flies Alone
Reason to Believe
As the Pages Burn
Intermezzo Liberté
Dead Bury Their Dead
We Will Rise
 
Encore:
 
Avalanche
Snow Bound
Nemesis
Outro: Fields Of Desolation 

Setlist Wintersun:
 
Awaken From The Dark Slumber (Spring)
Winter Madness
Sons Of Winter And Stars
Loneliness
Battle Against Time
Time 



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