Ac/Dc - Rock Or Bust World Tour - Imola
09/07/15 - Autodromo, Imola


Articolo a cura di Andrea Mariano

Si ringrazia Luca Ciuti per il prezioso contributo.

 

Gli anni passano, le band vanno e vengono. Gli AC/DC restano, qualsiasi cosa accada.

Angus Young e soci sono una vera e propria istituzione nel campo del Rock, idolatrati da fan di tutto il mondo quasi come se fossero dei. Anzi, togliete il “quasi”. La prova tangibile di questa fede nei confronti della storica band l’abbiamo avuta ieri sera all’Autodromo di Imola: 92 mila (novantaduemila) persone giunte da tutta Italia – e non solo – per partecipare alla celebrazione del Rock, quello con la “R” maiuscola, quello che resiste nonostante il tempo faccia di tutto per intaccarlo.

Lunghe code per giungere sul luogo e attesa per il main event che gli speaker di Virgin Radio cercano di allietare con un po’ di battute e un dj set rock, ma un applauso scrosciante va ai Vintage Trouble, giovane band di Los Angeles che adempie egregiamente il compito di scaldare il pubblico, talmente bene che non solo hanno evitato lo spregevole lancio di bottiglie da parte del pubblico che fin troppo spesso ancora  attanaglia eventi del genere, ma anzi hanno fatto breccia tra le decine di migliaia di rocker presenti grazie al loro Hard Blues pregevole, energico e coinvolgente. Teneteli a mente, appuntate da qualche parte il loro nome, cercateli: non ve ne pentirete.

 

 

Sono da poco passate le nove di sera, i colori del cielo virano verso l’oscurità, il pubblico è bello carico, e sull’imponente palco inizia a muoversi qualcosa: un lungo filmato introduttivo viene proiettato sui megaschermi che coprono l’intera area dell’autodromo, con un razzo proveniente dallo spazio che si conficca prepotentemente sul suolo terrestre. Di li a poco gli alieni Ac/Dc aprono le danze con “Rock Or Bust”, un inizio letteralmente col botto: fuochi d’artificio e folla oceanica in visibilio, e “Shoot To Thrill” non fa altro che aumentare esponenzialmente l’adrenalina. La band sul palco è bella carica, in ottima forma: Brian Johnson è in forma eccellente, non fa troppa fatica a raggiungere tutte le note e a mantenere il ritmo, ma il mattatore della serata, unico ed incontrastato, è senza ombra di  dubbio Angus Young, su cui gli anni non si accumulano sul groppone, ma scivolano via: indemoniato, letteralmente indemoniato, con la sua celebre Gibson SG non sbaglia una nota, si diverte, fa divertire, esagera con gli assoli, le smorfie luciferine non fanno altro che esaltare i presenti.

Palco enorme, immenso, dove lo spettacolo del rock infiamma tutto e tutti con i pezzi più famosi come “Back In Black”, “Thunderstuck” ed una parte centrale realizzata a posta per esaltare anche i sordi: “Hells Bells, Baptysm By Fire” e “You Shook Me All Night Long” è un quartetto incredibilmente potente e possente, anche se ci è sembrato che tali brani siano stati leggermente rallentati rispetto alle controparti originali. Ci è inoltre parso piuttosto strano che quando i Nostri hanno estratto dal cilindro perle come "Sin City", buona parte del pubblico non abbia urlato a squarciagola come per i pezzi più famosi, segno che gran parte delle nuove leve presenti ad Imola ancora devono scoprire ed imparare per bene le gemme "nascoste" della band. Ciò non ha tuttavia minato l’epicità dell’evento, e quando la setlist principale si è conclusa con un’incandescente “Let There Be Rock”, Angus torna sul palco per deliziare i presenti con un assolo... di oltre quindici minuti. Si, quindici e passa minuti passati a copulare con la chitarra elettrica che culminano con le note dell’intramontabile Highway To Thell”. Gli Ac/Dc sanno domare il pubblico come pochi, e salutano il pubblico italiano con “For Those About To Rock” e fuochi d’artificio che hanno allietato anche gli automobilisti in viaggio sulla A14.

 

 

Dal punto di vista organizzativo, tutto è filato liscio: gestire una marea umana come quella di ieri non è semplice, ma non abbiamo riscontrato problemi o eccessiva pressione neppure nelle zone vicino il palco, solitamente piuttosto provanti a causa delle tante persone pressate in pochi metri quadri. Servizi igienici e stand gastronomici sono stati posizionati un po’ troppo lontano rispetto a dove eravamo noi, ma anche qui non abbiamo riscontrato particolari problemi per eventualmente raggiungerli. L'unica nota stonata in una serata perfettamente accordata? L'audio, ma non l'equalizzazione (suoni puliti e abbastanza bilanciati), quanto piuttosto il volume, troppo basso; se da un lato siamo contenti per esser tornati a casa senza un acufene tale da farci scambiare le nostre orecchie per delle vuvuzelas, dall'altro non capiamo perché, anche in posizioni piuttosto vicine al palco, non siamo stati spettinati dal muro di decibel che ci aspettavamo. Precisiamo che ciò non ha intaccato il coinvolgimento e la riuscita generale della serata, ma è comunque una sensazione piuttosto strana.

 

 

Gli anni passano, gli Ac/Dc restano. Qualche pausa per riprendere fiato c’è stata, l’interazione col pubblico è stata minima, ma ciò non ha inficiato la spettacolarità e il coinvolgimento: saranno anche in giro da tantissimi anni, ma gli Ac/Dc sanno ancora come intrattenere, divertire ed esaltare folle sterminate. Sanno farlo come pochi, pochissimi altri al mondo. Molti altri (e non solo le band più giovani) dovrebbero prendere un po’ di appunti da loro.

 

Setlist:

Rock or Bust
Shoot to Thrill
Hell Ain't a Bad Place to Be
Back in Black
Play Ball
Dirty Deeds Done Dirt Cheap
Thunderstruck
High Voltage
Rock 'n' Roll Train
Hells Bells
Baptism by Fire
You Shook Me All Night Long
Sin City
Shot Down in Flames
Have a Drink on Me
T.N.T.
Whole Lotta Rosie
Let There Be Rock

Bis

Highway to Hell
For Those About to Rock (We Salute You)




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