Slash Featuring Myles Kennedy & The Conspirators – World On Fire Tour 2015
24/06/15 - Summer Arena, Assago


Articolo a cura di Stefano Torretta

Ore 18:30. Tangenziale Ovest di Milano discretamente sgombra, uscita di Assago completamente libera. Non ci troviamo di fronte alle folle oceaniche da evento epocale capaci di mandare in tilt la viabilità milanese, ma la nutrita folla già in attesa una decina di minuti più tardi davanti ai cancelli della Summer Arena di Assago ci racconta di un rapporto tra il pubblico meneghino e il musicista inglese estremamente vivo e sentito. Le ampie zone d’ombra all’interno dell’Arena permettono a chi ha già raggiunto l’area concerti di trovare riparo dal sole in questa giornata di fine giugno dalle temperature comunque ampiamente al di sotto dei 30 gradi, occupando l’attesa gustandosi una birra ed un panino comodamente acquistati presso i numerosi stand disseminati nell’Arena. Ci troviamo di fronte ad una situazione distante anni luce da quella di tre settimane fa in occasione del Sonisphere.

Ore 20:15. Mentre un sole ormai calante ammanta il pubblico di tonalità vermiglie, i Rival Sons fanno la loro comparsa sul palco. Bastano pochi riff della iniziale “Electric Man” per mandare in visibilio ogni singolo spettatore. Con 45 minuti a loro disposizione e con una setlist che va a pescare in tutti e quattro gli album pubblicati dai californiani, la band dà ampio sfoggio delle proprie doti, deliziando il pubblico con un blues rock a tratti raffinato ed a tratti energico. Nonostante alcuni problemi di settaggio errato al mixer, l’operato dei Rival Sons risulta comunque estremamente gustoso. È difficile dire se il miglior pregio della band sia la voce del frontman Jay Buchanan o la chitarra di Scott Holliday. Le lodi espresse dagli addetti ai lavori ed i confronti con band del passato di elevata caratura (Led Zeppelin su tutti) sono più che meritati.

Setlist

Electric Man
Secret
Pressure And Time
Torture
Tell Me Something
Where I've Been
Open My Eyes
Keep On Swinging

 

report_foto_slash_milano_2015_02


Ore 21:30. Mentre gli ultimi riflessi dorati si spengono lungo l’orizzonte è tempo della portata principale della serata. Sparsi per il pubblico è possibile osservare un buon numero di cilindri calcati sulla testa degli appassionati più ferventi, e fanno la loro comparsa anche alcuni pseudo Myles Kennedy, agghindati con la tipica giacca di pelle marrone, forse alla ricerca di qualche groupie da consolare in mancanza dell’originale... de gustibus.

Todd Kerns, Frank Sidoris e Brent Fitz arrivano puntuali sul palco, seguiti a brevissima distanza da Slash, come sempre con cilindro ed occhiali a specchio. A chiudere Myles Kennedy al quale Slash lascia il posto d’onore. Nonostante l’apertura di concerto venga lasciata a “You're A Lie”, è con la successiva “Nightrain” che gli animi iniziano immediatamente a scaldarsi. Pubblico immediatamente in visibilio e partecipe a supportare il cantato di Kennedy. Slash, dal canto suo, preferisce, come succederà per gran parte della serata, rimanere defilato sulla destra del palco, anche durante molti degli assoli che lo vedono protagonista, lasciando il campo libero a Kennedy e a Kerns. Le canzoni si susseguono a ritmo sostenuto, andando a pescare dagli ultimi due album solisti. È tempo di omaggiare l’album omonimo del 2010 con una “Back From Cali” introdotta magistralmente da Slash a centro palco accanto a Kennedy. Brano estremamente riuscito che fa la gioia dei presenti grazie ad una prestazione vibrante di Myles Kennedy.

Sebbene i brani provenienti dalla carriera solista di Slash incontrino il favore incontrastato del pubblico, la vera svolta in fatto di partecipazione avviene con la doppietta “Mr. Brownstone” e “You Could Be Mine”, con la seconda che strappa ampi sorrisi a Kennedy (come avverrà anche in molte altre occasioni durante la serata) per la partecipazione estremamente sentita e compatta di tutto il pubblico durante i ritornelli. Avere Todd Kerns in squadra e non sfruttare le sue doti vocali sarebbe veramente criminale, quindi fuori Kennedy e dentro il sempre vivace bassista che non fa rimpiangere la prestazione di Lemmy su “Doctor Alibi” e non sfigura nemmeno quale novello Axl Rose durante “Welcome To The Jungle”. È proprio durante questo brano che, per eccesso di zelo, il buon Slash riesce a far saltare una corda alla propria chitarra, ma concludendo i vari assoli ugualmente senza problemi di sorta.

Arrivati ormai a metà del concerto vi è ancora spazio per emozioni e brani leggendari. Il ritorno di Kennedy in qualità di cantante vede l’esecuzione della delicata “Starlight”. Senza nulla togliere ai brani successivi, è con “Rocket Queen” che Slash abbandona la sua postazione defilata e sale prepotentemente in cattedra lanciandosi in assoli e variazioni della durata complessiva di oltre quindici minuti, quasi perso in una trance mistica in un mondo tutto suo a noi precluso, racchiuso al di là dei suoi occhiali a specchio. Virtuosismo o megalomania... ai posteri l’ardua sentenza. Il pubblico comunque apprezza l’operato del riccioluto chitarrista, rimanendo incantato più e più volte da quanto da lui proposto. Gli ultimi brani lasciano davvero il segno: “World On Fire”, cantata con la partecipazione del pubblico; “Anastasia”, dove Slash sfodera la sua chitarra a due manici per deliziare il pubblico con alternanze di parti acustiche ad altre decisamente più elettriche, mentre Kennedy si mostra sul palco con chitarra a tracolla per dare anche lui il suo contributo in sottofondo, e vedere i tre chitarristi ed il bassista tutti allineati a suonare è sicuramente un valore aggiunto ad un brano già diventato un classico nei cuori degli appassionati; “Sweet Child O' Mine”, dove il pubblico fa nuovamente la parte del leone nelle parti cantate; a concludere, l’unico brano proveniente dalla discografia dei Velvet Revolver, “Slither”. Un poker di brani capaci di strappare sensazioni diverse, ma sempre forti, nel pubblico. Pochissimi minuti di riposo dietro le quinte per i cinque musicisti, giusto il tempo per riprendersi da questa cavalcata finale, ed è tempo dell’ultimissimo brano, l’immancabile “Paradise City”, dove Kennedy gioca ancora una volta insieme al pubblico per rendere questa versione del classico intramontabile del Guns ‘n’ Roses un evento indimenticabile nei ricordi dei presenti.

Saluti (lunghi) di rito, ed un’altra tappa del tour è ormai archiviata. L’alchimia tra Slash ed i quattro artisti chiamati per dare vita alle sue composizioni da solista ormai ha raggiunto ottimi livelli, e lo spettacolo proposto ogni sera sul palco non manca mai di coinvolgere emotivamente gli spettatori, sia che si tratti di brani risalenti ai tempi dei Guns o che siano produzioni recentissime. La strada per casa è lunga (e le macchine che devono uscire dai parcheggi dell’Arena di Assago sono decisamente molte), ma è bello immaginare che molti l’abbiano percorsa fischiettando o canticchiando i propri brani preferiti tra quelli ascoltati nelle due lunghe, ottime ore di spettacolo proposte da Slash e soci.

 

 

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Setlist

You're A Lie
Nightrain
Avalon
Halo
Back From Cali
Wicked Stone
Mr. Brownstone
You Could Be Mine
Doctor Alibi
Welcome To The Jungle
Starlight
Beneath The Savage Sun
The Dissident
Rocket Queen
Bent To Fly
World On Fire
Anastasia
Sweet Child O' Mine
Slither

Encore

Paradise City

 




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