Ghost - Black To The Future Tour
23/11/15 - Live Club, Trezzo sull’Adda (MI)


Articolo a cura di Stefano Torretta

Un grigio cielo coperto di nuvole sopra Milano in tipico stile autunnale fa da sfondo ad un anonimo inizio settimana meneghino, con il solito trantran di scuola, lavoro e code in tangenziale. Per fortuna, al calare delle tenebre, l’atmosfera muta completamente. Il variopinto carrozzone dei Ghost è giunto in città, per la precisione al Live Club di Trezzo sull’Adda, per portare alle stanche masse la buona parola delle potenze infernali.

A scaldare il pubblico già in buon numero presente in sala vengono chiamati i Dead Soul. Il duo svedese, da lungo tempo legato alla band principale della serata, si presentano sulla scena in versione ridotta, con i soli Anders Landelius alla voce e Niels Nielsen alla chitarra, coadiuvati per l’occasione da un secondo chitarrista. Scenografia completamente assente, puntano tutto sullo stile musicale poco canonico da loro suonato. Non nuovi alle sperimentazioni, al cambiamento, hanno deciso di presentare durante il Black To The Future Tour una versione pesantemente elettronica dei propri brani. Non è certo un caso, quindi, che fin dalle prime note della loro setlist il pubblico venga investito da un compatto muro di suono composto da chitarre pesantemente distorte e da effetti preregistrati. Nonostante la poderosità della parte strumentale della loro esibizione, la voce di Landelius giunge perfettamente alle orecchie del pubblico, permettendo al cantante svedese di mettere in mostra tutta la propria capacità interpretativa di bluesman. Complimenti al responsabile del mixer, visto che una volta tanto la band d’apertura di un concerto non è stata penalizzata da un settaggio non perfetto. Luci basse, una leggera coltre di nebbia costantemente presente alle loro spalle, non ci vuole nulla di più per creare l’atmosfera migliore per contenere il mood altalenante tra cupa malinconia ed energica alterità elettronica proprio del duo svedese. I brani proposti provengono equamente da entrambi gli album finora pubblicati dalla band, mostrandoci tutte le sfumature stilistiche che i Dead Soul sono soliti toccare. La parte del leone la fanno sicuramente i brani del più recente “The Sheltering Sky”, già studiati in fase di scrittura per avere una veste più elettronica: “Shattered Dreams”, “Home By The Sea”, “Inbetween” ed il singolo “The Fool” colpiscono senza pietà gli spettatori mediante sfuriate di chitarra e loop ipnotici da synth. Proposta musicale sicuramente non facile da apprezzare, ma che non si può non lodare.

 

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Velocissimo cambio di palco (d’altronde la comodità di avere soli tre elementi sul palco è proprio questa) ed è tempo di Ghost. Anche Papa Emeritus ed i suoi Ghouls optano per una scenografia decisamente minimale, solo un fondale di grande effetto (una vetrata di una chiesa dove, naturalmente, non può non campeggiare il Diavolo!) e niente di più, in modo tale da lasciare totale mobilità alla band. Se gli svedesi tralasciano l’aspetto puramente scenografico, non si fanno però trovare impreparati sull’atmosfera ricreata grazie ed un sapiente uso delle luci capaci di inondare il palco di luciferini toni rossastri, come all’ingresso della band, o di delicati colori pastello psichedelici a supportare la cover di “If You Have Ghosts” di Roky Erickson, o i verdi capaci di vestire la band di una patina di putrefazione che ben si adatta con l’immagine proposta. I Ghost possono essere costumi e atteggiamenti irriverenti verso la religione, ma sono principalmente ottima musica. Ed anche in questa data del tour non hanno mancato di soddisfare il pubblico ed anche di stupirlo, come nel caso dell’ammaliante versione in acustico con tre chitarre di “Jigolo Har Megiddo”, magistralmente interpretata da un Papa Emeritus gigioneggiante. La parte del leone, inutile dirlo, la fanno i brani provenienti dall’ultimo “Meliora”, come la coppia d’apertura “Spirit” e “From The Pinnacle To The Pit” o la magistrale “Cirice”, inquietante quanto basta. L’album viene quasi completamente suonato per intero, tralasciando solo la conclusiva “Deus In Absentia”, soddisfacendo così tutti gli estimatori dell’ultimo parto creativo della band. Le versioni dal vivo godono di un trattamento che le rende ancora più pesanti rispetto quanto ascoltato su disco. Non sono da meno i brani provenienti dai precedenti lavori, principalmente “Infestissumam”, anche se in questo caso la componente heavy viene un po’ accantonata, spaziando verso lidi meno pesanti, con il surf di “Ghuleh/Zombie Queen” (che si fa ascoltare in una versione rielaborata rispetto a quella su disco) o quelli quasi glam della conclusiva “Monstrance Clock”. L’anima sfacettata dei Ghost riesce a soddisfare gli estimatori di un largo spettro di generi. Papa Emeritus predica poco, pochissimo e preferisce dedicarsi a cantare, trascinando immancabilmente il pubblico presente che pende, estasiato e soddisfatto, dalle sue labbra. La dicotomia musicale si rispecchia nella dicotomia di vestiario: se l’ottimo costume papale sfoggiato dal cantante nella prima metà della scaletta si inserisce bene nel filone heavy, quello da paggetto, un po’ affettato ed effeminato, è più legato all’altra anima dei Ghost, ma nella maggior parte dei casi stona un po’ troppo per colpa di quell’aria da figurina settecentesca dalle movenze equivoche che mal si coniuga con il mood generale della serata. Ma in tutta onestà si riesce a passare sopra questi piccoli intoppi quando ci si ritrova immersi nell’ipnotica musica della band. Quando gli ultimi echi del coro della conclusiva “Monstrance Clock”, cantato all’unisono da tutto il pubblico del Live Club, si spengono ed il palco si oscura, la soddisfazione tra gli astanti è palpabile. Ancora una volta la messa tenebrosa dei Ghost ha avuto luogo e tutti gli astanti, indistintamente, sono stati convertiti al vangelo infernale degli svedesi. Il suadente fascino del Maligno, ancora una volta, l’ha avuta vinta. Ma come si fa a non parteggiare per Lui, quando i suoi emissari sono così trascinanti ed affascinanti?

 

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Setlist Ghost

Spirit
From The Pinnacle To The Pit
Ritual
Con Clavi Con Dio
Per Aspera Ad Inferi
Majesty
Body And Blood
Devil Church
Cirice
Year Zero
He Is
Absolution
Mummy Dust
Jigolo Har Megiddo (Versione acustica)
Ghuleh/Zombie Queen
If You Have Ghosts



Encore:
Monstrance Clock

 




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