Joe Satriani - Unstoppable Momentum Tour 2013
01/06/13 - Pala Fabris, Padova


Articolo a cura di Luca Ciuti
Bruce Springsteen e Joe Satriani hanno davvero poco in comune. A parte la provenienza e le comuni origini italiane, i punti di contatto a livello musicale sono pressoché inesistenti. Per una curiosa coincidenza le rispettive strade si sono incrociate nel giro di ventiquattro ore nella nostra Padova e come se i due avessero unito le forze, per un weekend la città ha potuto fregiarsi del titolo di capitale del rock. Due concerti in sequenza, un autentico fiore all’occhiello per una città che può vantare un cartellone estivo denso di avvenimenti e che si conferma vero polo di attrazione per cultura e intrattenimento. Così dopo il bagno di folla del Boss di venerdì 31, è toccato a Joe Satriani animare un sabato sera solo apparentemente più tranquillo. Certo di fronte al bagno di folla occorso per Springsteen, l’esibizione del chitarrista poteva sembrare una cosa di nicchia, ma i numerosi fans accorsi non si sono fatti scoraggiare neppure dall’improvviso cambio di location verso il Pala Fabris. E’ davvero tanta la voglia di vedere all’opera l’uomo che ha insegnato a suonare la chitarra a mezzo star system, mentre il filo sottile che lega i due eventi sono le numerose magliette di Springsteen che girano all’interno del Palasport, quasi a segnare una sorta di continuità.
 
In mezzo a due mostri sacri come questi il lavoro sporco tocca al chitarrista Oli Brown, che attorno alle otto passate sale sul palco con il compito di scaldare gli amplificatori al buon Satriani. Giovane chitarrista britannico di estrazione rock blues, devoto al sound di Cream e Jimi Hendrix e al british blues, Brown è un eccellente chitarrista retrò che ha fatto incetta di riconoscimenti in patria. Accompagnato da una band di due elementi impiega poco ad entrare in sintonia col pubblico, vanta un’eccellente tecnica esecutiva e suoni curati alla perfezione. Emergono subito i difetti della sua proposta, fatta di composizioni costruite su pochi accordi ripetuti all’infinito su cui Brown disegna interminabili improvvisazioni. Una formula tanto affascinante quanto avara di emozioni, nonostante il gran lavoro della band.
 
Cambio palco tutt’altro che rapido, con i roadie impegnati a curare i suoni nei minimi dettagli, ed ecco che alle 22:15 si materializza l’inconfondibile silhouette di Satriani. Il suono della sua chitarra sovrasta sin troppo il resto della band  come se volesse mettere subito in chiaro le cose. Tanti gli estratti dalla sua ultima fatica in studio “Unstoppable Momentum”, altrettanti i classici di un’intera carriera, da “The Crush Of Love”, “Flyin’ In a Blue Dream”, “Cryin’”, “Satch Boogie”, “Always With Me, Always With You” e tante altre. Lunghe sequenze di brani intervallate da pochi ma riusciti tentativi di dialogare col pubblico, un po’ in italiano, visto che come dice lui “mi chiamo Giuseppe Satriani”, un po’ in inglese. In mezzo a tutto questo c’è uno show sorprendente per luci e coreografie, botta e risposta con la band e persino con la folla, ma soprattutto il trionfo di un talento che on stage è davvero infaticabile. E’ curioso vedere un’intera platea con gli occhi incollati alla sua Ibanez, come fossero degli adepti che cercano di capire cosa diavolo stia succedendo su quel manico infuocato. Satriani melodico, Satriani sperimentale, Satriani che suona sempre uguale a se stesso. Soprattutto, Satriani capace di tirare fuori melodie accattivanti in mille modi diversi, con il tremolo, con gli armonici o con un furioso sweep picking. “Surfing With The Alien” chiude il set, poi tre bis fra cui la celeberrima “Summer Song” mettono il sigillo su un weekend da incorniciare. Domani è domenica le orecchie fischieranno ancora e la mente sarà ancora in viaggio sulle emozionanti note di Mr. Joe Satriani.   



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