Litfiba - Trilogia 1983 - 1989 Tour
20/04/13 - Atlantico, Roma


Articolo a cura di Andrea Mariano
Un sold out composto da presenze umane cronologicamente trasversali: dai coetanei di Pelù e Renzulli al ragazzo di 16 anni accompagnato dai genitori, questi ultimi il più delle volte più infervorati ed emozionati dei figli stessi. Al di là di ogni becero fanatismo, al di là di ogni vaga antipatia o simpatia, i Litfiba in formazione Pelù - Renzulli - Aiazzi - Maroccolo - Martelli sono un evento che, incontestabilmente, desta quantomeno una certa curiosità nell'amante della musica rock e nel nostalgico new wave.

Giunti all'Atlantico con un certo anticipo, notiamo che fuori dai cancelli è già appostato un discreto numero di persone, le quali dalle 19:00 in poi riempiranno fino all'ultimo posto disponibile tutto il locale. Alle ore 21:30 in punto ecco spuntare i Nostri sul palco, un saluto veloce ai presenti e via alle danze con "Eroi Nel Vento". Ci appostiamo in zona mixer per avere un'acustica il più possibile ottimale, e benché non tutto sia perfetto (le tastiere di Aiazzi un po' troppo basse così come la batteria), l'impatto sonoro è decisamente impressionante, con l'accoppiata Renzulli - Maroccolo che crea una vera e propria mazzata sonora micidiale. Si prosegue velocemente con "Tziganata", ma poco dopo salta la corrente al mixer e lascia i musicisti muti. Mentre Maroccolo ride un po' come per dire "siamo partiti decisamente troppo carichi", Luca Martelli non si perde d'animo e prosegue come se nulla fosse a suonare la batteria, esibendosi in un assolo di alcuni minuti decisamente apprezzato dai presenti, oltre che esser dimostrazione di esser dinanzi a ben più di un semplice turnista, ma anzi di un vero e proprio musicista dalla fortissima personalità. Risolti i problemi tecnici, si riprende con la coda della canzone interrotta, e pur di mantenere il pubblico carico si prosegue con una versione assassina di "La Preda", qui riproposta col nuovo ritornello già presentato sul disco live uscito a fine marzo. Da "Transea" in poi i suoni diventano piuttosto bilanciati, salvo alcuni sporadici eccessi (la diamonica spacca timpani di Piero in "Ballata") che tuttavia non minano una resa sonora generale buona. Il sottoscritto ha apprezzato il recupero di "Pierrot E La Luna" e "Santiago", brani che nei primi concerti di questa tournée erano stati esclusi. Rmane invece una vera e propria perla rara Elettrica Danza", proposta solo il 30 e 31 gennaio all'Alcatraz di Milano

La band è in gran forma e decisamente più sciolta rispetto alle serate milanesi cui hanno registrato "Trilogia 1983 - 1989": Pelù che gira da una parte all'altra del palco, Maroccolo sorridente e che non smette di scherzare con le prime file, Luca Martelli decisamente divertito e capace di dare quel supporto martellante (perdonate il gioco di parole) che da molto tempo mancava, Aiazzi particolarmente attivo e che canta e ride, Renzulli che a stento riesce a mantenere la carica emotiva (più volte sembra sfogarsi alzando il volume della chitarra ed azionando il Cry Baby anche quando non servirebbe). Ciò che ha maggiormente impressionato i presenti è il muro sonoro sprigionato dai Litfiba: se su disco è stato catturato bene lo spirito dei concerti milanesi, ieri sera l'Atlantico è stato inondato da uno tsunami compatto ed impetuoso, ben più prepotente di quanto ci si potesse aspettare dall'ascolto su stereo.

Fatta eccezione per "Elettrica Danza" e "Ci Sei Solo Tu", la saletta ha rispettato quanto proposto nei concerti di gennaio, regalando una piacevole e confortante conferma ai possessori del pluricitato doppio CD e grande emozione a chi era all'oscuro di tutto. Ascoltare dal vivo "Ferito" finalmente col martellante ed ipnotico basso di Maroccolo e con l'arrangiamento originale, la schizofrenica "Cane", le atmosfere oniriche e taglienti di "Istanbul", avere la possibilità di assistere ad uno show di tale portata è un qualcosa che dovrebbe capitare più spesso. Soprattutto, è una occasione da non farsi sfuggire, dato che il futuro di questa formazione Litfiba è tutt'altro che scontato (ingenuo pensare che passino i prossimi anni a proporre esclusivamente il repertorio ottantiano).

"Lo dovevamo anzitutto a noi, e noi dobbiamo moltissimo a quel periodo che tanto ci ha dato" ha dichiarato Maroccolo qualche tempo a, riferendosi a questa serie di concerti. Ci permettiamo di aggiungere che così facendo hanno permesso alle nuove generazioni di assaporare sensazioni ed atmosfere che da molto, moltissimo tempo si erano estinte. Musicisti, esseri umani decisamente più maturi delle controparti degli anni '80, ma trasudanti lo stesso spirito e la stessa gioia di suonare un qualcosa che si sente, che si percepisce essere una parte di Sè. Ed il perenne sorriso di Gianni, le risate di Antonio, il trasporto sconcertante di Luca lo dimostrano con chiarezza e sincerità.



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