Trivium + As I Lay Dying + Caliban + UABB
12/11/12 - Live Club, Trezzo sull'Adda (MI)


Articolo a cura di SpazioRock
Report a cura di Matteo Lucchetta

Serata marchiata da grandi nomi della scena metalcore internazionale quella di lunedì 12 Novembre al Live Club di Trezzo sull’Adda.
 
Il locale è pronto con già un discreto quantitativo di persone all’interno quando, verso le ore 19, si aprono le danze con i texani Upon A Burning Body, formazione attiva dal 2005 e dedita ad un deathcore decisamente violento e moderno. Il loro show è convincente soprattutto dal punto di vista della presenza scenica e dell’impatto sonoro, con la voce del singer Danny Leal che si staglia potente e piena su un tappeto di breakdown e ritmiche serratissime accendendo nel pubblico l’irrefrenabile istinto mosh. Non brilleranno certo in originalità ma i cinque ragazzi di San Antonio sanno il fatto loro e l’apprezzamento del pubblico lo ha senz’altro dimostrato.
 
Tempo per un rapido cambio palco e soundcheck ed è la volta dei tedeschi Caliban, veterani del genere sin dall’ormai lontano 1999, la band presenta una proposta molto legata ai canoni del metalcore classico e decisamente più “old school” se paragonata alla band d’apertura. Il loro show scorre senza convincere appieno, di certo complici i suoni piuttosto confusi e non molto bilanciati, con le chitarre ad un volume decisamente troppo basso tanto da venire in diversi frangenti letteralmente sovrastate da voce e batteria. Eccellente la prestazione di Andreas dietro al microfono, un cantante in grado di alternare in maniera impeccabile lo scream più acuto e stridente al growl più profondo e gutturale, elogio che di certo non può essere fatto alle clean vocals del chitarrista Denis Schmidt, a mio avviso il vero tallone d’achille della formazione in sede live in quanto colma e stracolma di effetti, autotuning ed artifizi che ad ogni attacco si ha come l’impressione che qualcuno da dietro le quinte spinga il pulsante play ad una qualche base preregistrata. Con qualche pecca i Caliban chiudono comunque la propria esibizione tra gli applausi del pubblico che si dimostra in ogni caso soddisfatto e ben scaldato in vista del proseguo della serata.
 
Freschi della pubblicazione del nuovissimo “Awakend” è la volta dei californiani As I Lay Dying, altro nome di punta della scena e band con un seguito ed un trascorso decisamente importanti. Lo show si apre sulle note della violentissima “Condemned”, il riffing è potente e preciso come da tradizione e grazie a dei suoni ben fatti (anche se non ancora al top) ed un’esecuzione impeccabile la setlist viene eseguita con una risposta straordinaria da parte del pubblico, tra circle pit, wall of death e pogo incessante incitato a gran voce dal mastodontico frontman Tim Lambesis. La performance dei musicisti è praticamente perfetta, Jordan dietro le pelli è preciso ed energico, la coppia di asce formata da Nick Hipa e Phil Sgrosso macina note su note con grande esperienza ed il bassista Josh Gilbert tiene le redini con un gran tiro e delle clean vocals sempre intonate e naturali. La scaletta è decisamente ristretta a causa del tempo riservato agli headliner, ma non mancano gli inni della band come “Nothing Left”, “Through Struggle”, “The Sound of Truth” nonché una manciata di brani tratti dal nuovo album, su tutte il singolo “A Greater Foundation”. Gli As I Lay Dying convincono, dimostrando ancora una volta di essere una formazione con grande esperienza e meritevole di essere annoverata tra le teste di serie della scena metalcore internazionale.
 
Ore 22.45 circa: ecco che sulle note dell’intro “Capsizing The Sea” tratta dall’ultimo “In Waves” inizia la performance di una delle band più note ed amate della scena metal degli ultimi anni, ovvero i Trivium, guidati come sempre dal carismatico cantante/chitarrista Matt Heafy. Chi ha avuto modo di vedere la band live più volte a distanza di anni avrà certamente notato quanto questa sia cresciuta in termini di capacità esecutiva, presenza scenica ed attitudine, soprattutto grazie ora al ritorno allo scream dello stesso Heafy. Il combo californiano esegue una scaletta molto lunga che va a toccare tutte le tappe discografiche a partire dall’esordio “Ember to Inferno” fino ad un buon numero di brani dall’ultimo lavoro, i quali risultano assolutamente convincenti in sede live. Si passa così attraverso i vecchi cavalli di battaglia legati al periodo prettamente metalcore della band come “Like Light to the Flies” e  “A Gunshot to the Head of Trepidation” , un piccolo accenno al controverso “The Crusade” con “Entrance of the Conflagration” per poi passare alle sette corde sulle bellissime “Into the Mouth of Hell We March” e “Down From the Sky” tratte dal penultimo album “Shogun”. I Trivium sono una band che nel corso della carriera è riuscita ad abbracciare una fetta di pubblico decisamente eterogenea e potendo contare su un parco brani molto ampio e variegato a livello di sonorità riesce ad accontentare tutti, sia chi apprezza la vena più aggressiva sia quella più melodica e catchy. Scendendo nei particolari della performance di stasera un plauso va fatto in primis al frontman Matt Heafy, il quale ha dimostrato di essere un musicista completo e capace nel gestire la voce e la pulizia dell’esecuzione alla chitarra, in sostanza tecnica, feeling e presenza decisamente inattaccabili. Decisamente sottotono il chitarrista Corey Beaulieu, il quale svolge onestamente il proprio lavoro risultando però in alcuni frangenti poco convincente e quasi svogliato. Ottimo il contributo del nostrano Paolo Gregoletto che, con tanto di maglia della nazionale italiana, si mantiene sempre ad un ottimo livello, sia per quanto riguarda l’esecuzione al basso sia nei cori di supporto ai due cantanti principali. Un piccolo appunto va fatto sul nuovo acquisto Nick Augusto alla batteria (altra farina del nostro sacco), il quale arranca leggermente sui primi pezzi (complici forse alcuni problemi al drumset) per poi riprendersi agilmente e portare a termine una prestazione che si assesta comunque su ottimi livelli. Con una buona ora e mezza di show i Trivium mettono la parola fine alla serata con un bilancio più che positivo, grazie ad una prestazione energica, d’impatto e ben eseguita, degli ottimi suoni (differenza rispetto alle altre bands enorme come da tradizione nel nostro paese) ed una setlist che ha saputo accontentare tutti, vecchi e nuovi fan.
 
Tirando le somme serata decisamente riuscita, affidata a band esperte e navigate che hanno offerto al pubblico quanto di meglio si possa ricercare oggi all’interno della scena, soprattutto per i nostalgici di un certo modo di fare metalcore che ormai sta andando evolvendosi ed influenzandosi sempre di più.
 



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