Heidenfest 2012
24/10/12 - Estragon, Bologna


Articolo a cura di Eleonora Muzzi
Bologna, Estragon.

Novembre si avvicina, è giunta la consueta data dell'Heidenfest, fratello del Paganfest, che porta in giro il meglio del folk, viking e pagan metal a livello mondiale, e per la prima volta dopo tre anni vede la partecipazione di una band italiana. Accolti dalla ormai arcinota location dell'Estragon, luogo da anni deputato a questo genere di concerti, ci prepariamo ad una serata a dir poco energica, considerando le band che compongono il bill del festival itinerante, oggi giunto alla sesta data.

Salgono sul palco i giovani e italianissimi Krampus, di cui purtroppo possiamo vedere solo una parte dell'esibizione a causa di un'intervista i cui tempi si sono protratti più del previsto. Dai cinque minuti che siamo riusciti ad assistere, abbiamo avuto un'impressione più che positiva, di una band giovane e ancora alle prime armi ma con ottime possibilità di intraprendere una bella carriera nel mondo della musica. Per lo stesso motivo perdiamo parte dell'esibizione dei Trollfest, ma grazie alla loro carica e al loro stile esilarante anche gli ultimi minuti sono sufficienti per godersi qualche attimo di totale follia e idiozia in musica. La capacità dei norvegesi di intrattenere il proprio pubblico ma anche l'ascoltatore casuale è incredibile, sono poche le band che riescono a raccogliere un numero di fan così nutrito e accanito. Seguono i Varg, che dismesse le armature ma non il trucco (dopotutto, il lupo perde il pelo ma non il vizio) salgono sul palco pronti a falcidiare il pubblico già bello acceso che attende sotto al palco. Nonostante i primi minuti non siano dei migliori, anche pensando a esibizioni precedenti a cui abbiamo assistito, i Nostri si riprendono in fretta e il pubblico reagisce muovendosi e agitandosi. Si crea un mosh pit piuttosto ampio date le scarse dimensioni del locale che perdura più o meno ininterrotto fino alla fine del loro tempo sul palco.

Ci aspettavamo un solito cambio palco con il solito sottofondo musicale mentre aspettiamo che i Korpiklaani salgano, e invece il fonico di chiare radici finniche ci delizia con un po' di humppa, ovvero il liscio finlandese, e piú precisamente con gli Elakelaiset, band che ripropone i grandi successi musicali del pop e del rock (e anche del metal) in chiave appunto humppa, con risultati a dir poco esilaranti. Sono circa le 21:20 quando finalmente i Korpiklaani salgono sul palco dell'Estragon e la folla si scatena. Al contrario dell'esibizione dello scorso Metal Camp, quando l'ubriachezza estrema del frontman Jonne ne ha minato fortemente la riuscita totale, in questa sede siamo di fronte ad una band in piena forma che che non si risparmia per nemmeno un minuto. Se in un primo momento le regolazioni dei suoni non sono state loro propizie, la situazione che creava brutti contrasti a causa dei bassi troppo alti è stata rapidamente corretta in corso d'opera e nonostante l'acustica non fosse delle migliori ci siamo potuti godere il classico concerto in salsa Korpiklaani: divertente e a tratti esilarante, soprattutto sui pezzi più vecchi, quelli che piú hanno smosso il pubblico. L'ora a loro disposizione passa in un attimo e in men che non si dica gli addetti stanno già smontando il palco per far posto ai Wintersun, alla loro seconda discesa in Italia, la prima in otto anno. Il loro turno comincia attorno alle 23, con la lunga intro strumentale che apre il nuovo CD "Time I" e continua con "Sons Of Winter And Stars". I fan sono estasiati. La perizia tecnica dei quattro finlandesi ricrea gli stessi suoni dell'album, quasi stessero suonando in playback. La setlist procede con "Land Of Snow And Sorrow" e "Battle Against Time", la prima canzone ad essere estratta dal debut, seguita da "Death And The Healing", momento in cui si alza un gran coro a cantare assieme a Jari. Si continua con "Time", cui viene tagliata la lunga coda strumentale, e dopo un breve momento di pausa "Beyond The Dark Sun". Si chiude il concerto con "Starchild", come ormai di consueto. Con soli due album sul mercato, i quattro finlandesi riescono a costruire una scaletta equilibrata, concedendo equo spazio ad entrambe le opere.

Grazie ad una bill ben assortita, un pubblico molto reattivo e un’organizzazione da manuale, la serata si chiude spaccando il minuto della mezzanotte, orario di coprifuoco cittadino per i concerti, e tutti escono dal locale col sorriso sulle labbra, poichè le cinque band che si sono succedute sul palco hanno regalato uno spettacolo impareggiabile, ognuno a modo suo.


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