Slash&Myles Kennedy - European Tour 2012
26/10/12 - Teatro Geox, Padova


Articolo a cura di Francesco De Sandre

Dopo le tappe di Bologna e Roma, lo show di Slash approda a Padova in una serata piovosa. La data è sold-out da settimane, la pioggia non scoraggia assolutamente i fan che, accalcati ai cancelli sin dal primo pomeriggio, giungono al Teatro Geox da tutto il Nord Italia e non solo: nel parcheggio sono presenti auto targate Austria, Slovenia e perfino Croazia.


Apre le danze Ginger Wildheart con la sua omonima band composta da batterista, bassista, due chitarristi e una bionda corista: l’impatto col pubblico è esaltante, il palco del Geox sembra essere davvero troppo piccolo per questi scatenati rockers che saltano dappertutto, rischiando di scontrarsi più volte. Il sound  potente delle chitarre si fonde con l’apporto vocale della band: ogni singolo membro canta strofe e cori, dando vita a uno spettacolo glam-metal con sonorità davvero gradevoli. A scaldare i presenti ci pensano anche i Conspirators Todd Kerns e Frank Sidoris che si aggregano ai Ginger Wildheart sul palco, ora più gremito che mai, per eseguire un ultimo brano: tutti saltano, cantano, muovono le chiome a ritmo di rock, sullo stage va in scena una festa.


Dopo pochi minuti di pausa per sistemare microfoni ed attrezzature, ecco salire sul palco Myles, Todd, Frank e l’attesissimo Slash che, Gibson alla mano, si presenta col suo caratteristico look: pantaloni di pelle nera, occhiali da sole e l’ immancabile cilindro. Brent Fitz si accomoda alla batteria e si parte con “Halo”, poi “Nightrain” - che coinvolge i fan all’unisono - poi “Ghost”, la radiofonica “Standing In The Sun”, “Back From Cali”. Tutte d’un fiato quasi fosse un concerto punk. Myles è in forma e raccoglie tanti applausi, Slash granitico alla sua sinistra è un totem, ma subito si fa notare il vero trascinatore, il bassista Todd Kerns: è davvero scatenato, incita gli spettatori, lancia plettri a raffica, ingaggia una “lotta di chiome” col collega Sidoris durante l’attacco di “Standing In The Sun”, sorride alla folla. L’entusiasmo è alle stelle, Slash attacca con un brano dei suoi Snakepit, “Just Like Anything”, poi una breve pausa.


Finora ci siamo esaltati tantissimo, è innegabile, ma il delirio di massa inizia quando parte il riff di “Mr. Brownstone”, canzone attesissima ed interpretata alla grande da Myles che chiaramente avverte l’entusiasmo della folla, glielo si legge nella sua dolce espressione sorridente. “Rocket Queen”, poi, innalza il livello dell’esibizione: Myles, Todd e Frank indietreggiano verso la batteria, con lo sguardo rivolto in avanti, verso Slash, che si guadagna il palco. Adesso il pubblico è tutto suo: durante “Rocket Queen” assistiamo a uno show nello show: Slash esegue assoli a ripetizione mixando la carica della canzone al suo blues preferito, l’adrenalina sale e dopo qualche minuto di estasi si fa rivedere Myles che, sostenuto dal pubblico, conclude la canzone con le stesse parole con cui si conclude il celebre album dei Guns n’ Roses “Appetite For Destruction”: “Don't ever leave me / Say you'll always be there / All I ever wanted / Was for you / To know that I care”.

Piovono applausi a non finire. È il momento di “Carolina” e poi, dopo “Not For Me”, Myles si concede un po’ di riposo lasciando il microfono a Todd che impersonifica metaforicamente il Duff McKagan della situazione cantando “Doctor Alibi” e poi “You’re Crazy”, con una carica emotiva trascinante e divertente: è lui lo stallone che traina la folla.


Myles torna sul palco e da qui in avanti ogni canzone racchiude qualcosa di speciale, prima “No More Heroes”, poi la dolcissima “Starlight” che Myles canta appoggiato a Slash. La loro intesa è eccezionale, insieme danno la giusta combinazione di carica e sound. Come per non far dimenticare ai presenti di essere l’idolo della serata, Slash ottiene nuovamente i fari puntati mentre ci regala la sua storica versione del “Godfather Theme”, poi di nuovo tutta la band si riunisce sul palco per “Anastasia”, “You’re A Lie”, e l’immortale “Sweet Child O’ Mine” che scalda i cuori di tutti i presenti.


Un brano dai Velvet Revolver, “Slither”, e, dopo uno stacco di qualche minuto, tutti di nuovo sul palco per “By The Sword” ed infine l’immancabile “Paradise City”, cantata ancora una volta dall’intero teatro, è l’“arrivederci” più bello che questa superband possa regalarci. “See you soon” dice Slash, andandosene: speriamo sia vero, quel che resta sicuramente nei cuori degli spettatori è l’esibizione impeccabile di questa serata.


Con Myles e i Conspirators al suo fianco, Slash ci ha deliziati con un concerto esplosivo, carico di fascino ed emotività: l’eredità dei Guns rivive nei suoi riff, nella voce di Myles e nella compattezza della superband da lui creata, che ha saputo trasmettere al pubblico l’emozione che ci si aspettava.




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