Soundgarden - European Tour 2012
04/06/12 - Arena Fiera, Rho (MI)


Articolo a cura di Alessandra Leoni
Il temporale che si presenta davanti sin dalla mattina presto desta non poca preoccupazione, dato che la giornata si preannuncia essere una di quelle uniche e da vivere con una certa attesa. I Soundgarden tornano in Italia dopo quindici anni, anzi, sedici anni, e si scatena un cataclisma? Non è il migliore degli inizi.


Fortunatamente, a mezzogiorno, una volta giunta all'Arena Fiera di Rho, la distesa di cemento è già stata asciugata da un timido sole e da una calura opprimente, anche se le nuvole grigie rimangono all'orizzonte. Un sospiro di sollievo sorge spontaneo e si dà un'occhiata rapida alle band in supporto alla band di Seattle di Chris Cornell e soci, che si susseguiranno sul palco dalle tre e mezzo circa in avanti. Complice anche un sound non ottimale, per non dire bilanciato male, i Triggerfinger e The Gaslight Anthem non godono di un'esibizione memorabile o particolarmente brillante. Nel frattempo, l'occhio attento si rende conto che c'è poca gente, considerata la location, ma queste considerazioni verrano esposte a fine articolo. Si prosegue con i The Afghan Whigs, energici e sicuramente più incisivi delle due band precedenti, anche se la migliore performance spetta ai Refused, folli, acidi, aggressivi, con un frontman, Dennis Lyxsén assolutamente scatenato ed inarrestabile nel suo giocare con il microfono, nelle sue danze improbabili e nel suo urlare senza sosta.


Si arriva con una certa agilità e rapidità al clou della serata, ovvero i Soundgarden. Nella scenografia estremamente scarna, solo l'impianto luci contribuisce ad arricchire la nutrita scaletta che i Nostri hanno proposto in due ore di esibizione. Chris, Kim, Ben e Matt salgono sul palco e l'attacco è di quelli emozionanti con "Searching With My Good Eye Closed". Un altro sospiro di sollievo va al bilanciamento del suono, a questo giro ottimale, che rende giustizia alla performance dei Nostri, compatti, essenziali e granitici, che suonano a testa bassa, in maniera filata. La dichiarazione d'intenti di Cornell, fatta tra un brano e l'altro è chiara ed inequivocabile: "Faremo solo brani vecchi, perché sono gli unici che abbiamo". E così è, tributando giusti applausi ed acclamazioni a "Spoonman", "Loud Love" o "Outshined". L'unico brano recente, ad onor del vero, in attesa del nuovo full-length nei prossimi mesi, è "Live To Rise", incluso nella colonna sonora del film "The Avengers". Chris Cornell all'inizio poteva suonare forse un po' cauto, più controllato nel cantare (complice le performance non ottimali nei giorni prima in Germania), ma con il prosieguo del concerto si lancia più sicuro, stregando la platea con la sua voce inconfondibile, ammaliando gli accorsi - un po' statici all'inizio, poi più attivi e vivaci brano dopo brano - con "Badmotorfinger" e "Superunknown", con picchi verso "Rusty Cage" e "4th Of July". Un brivido in più percorre la sottoscritta in "Black Hole Sun" e nelle canzoni eseguite come encore: "Jesus Christ Pose" e "Slaves & Bulldozers", che vanno a concludere un evento sicuramente atteso con trepidazione per sedici anni, ripagato con gli interessi per chi era presente a questa performance di alto livello da parte di Cornell e compagni, che non sembrano soffrire il passare del tempo, a parte qualche capello grigio in più sulla testa di Kim Thayil. Già, si parlava dei presenti, decisamente pochi - alcune stime dicono circa 5.000 persone - dato il luogo dell'evento, forse complice anche il giorno, un lunedì, e il ricco calendario di concerti e di eventi previsti per il mese di Giugno. La crisi c'è e si vede anche forse e soprattutto in questi frangenti, dove una delle prime voci ad essere tagliata dal bilancio di chi è in difficoltà è senz'altro quella che fa riferimento al divertimento ed all'intrattenimento. Peccato, perché come sempre non si può sapere se queste reunion prestigiose siano destinate a durare nel tempo, o siano destinate a svanire alla prima debolezza.




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