Metallica - Black Album Anniversary Tour
13/05/12 - Stadio Friuli, Udine


Articolo a cura di Marzia Dal Gesso

In uno Stadio Friuli praticamente al completo, con 40.000 spettatori per una buona parte provenienti da Austria, Slovenia e Croazia, l’attesa per il ritorno in Italia dei Metallica con questo “Black Album Anniversary Tour” è alle stelle. A partire dalle 17.30 i francesi Gojira e, a seguire, i Machine Head, scaldano a dovere il pubblico presente mentre la gente continua ad arrivare. I fan accorsi sono tanti, appartenenti a diverse generazioni e fra di loro si possono distinguere “militanti” delle varie fazioni del Rock (si vedono t-shirt degli Iron Maiden, Deep Purple, Black Sabbath, Led Zeppelin oltre, ovviamente, a moltissime dei Metallica), ma non importa: sono tutti lì, tutti in trepidante attesa per quella che senza alcun dubbio è tra le band più amate dai metallari di tutto il mondo.


Alle 21.10, finalmente, si abbassano le luci e sul maxischermo a lato del palco appare Clint Eastwood e poi la famosa scena de “Il Buono Il Brutto Il Cattivo” di Sergio Leone dove Eli Wallach, sulle note immortali di “Ecstasy Of Gold” di Ennio Morricone, corre tra le lapidi e le croci del grande cimitero. È il segno inequivocabile che il concerto ha ufficialmente inizio, ed il pubblico lo sa. Scatta il delirio. Urla, applausi, boccacce e tutti con le mani alzate, tutti con le corna ed il pollice in fuori. Parte "Hit The Lights”, dal loro album d’esordio "Kill Em' All" del 1983 e, a seguire, la loro storica hit “Master Of Puppets”, potente, fantastica come sempre. Il palco è essenziale, con l’unica particolarità della presenza dello snake pit sul quale sfileranno spesso in mezzo al pubblico. Non serve altro. Al resto ci pensano loro.


Cattivi, precisi, implacabili: il sound avanza come un torrente di metallo fuso incandescente tra il pubblico esaltato. Lars Ulrich è l'anima della band: con il suo ritmo possente, ogni percussione è una mazzata. È lui che costruisce il binario su cui si muove il basso martellante di Rober Trujllo e le due chitarre di Kirk Hammet e di James Hetfield, e quest’ultimo stasera indossa un giubbino jeans tagliato e ricoperto di toppe fra le quali, sulla schiena, spicca quella dei Black Sabbath. Musicalmente e tecnicamente i Four Horsemen non sono secondi a nessuno: la loro forza sta nel loro sound, nella loro potenza devastante, nel muro di decibel che costruiscono e che spicca riconoscibile tra quelli prodotti dai vari altri gruppi metal che hanno sempre cercato di copiare la loro musica. Ma solo i Metallica suonano come i Metallica e questa sera a Udine lo ribadiscono. Trent’anni di storia e non hanno ceduto di un passo, stesso impatto, stessa potenza. Come per gli AC/DC, la loro forza sta nell'essere sempre loro stessi anche se a differenza di Angus Young e soci loro si sono evoluti cercando di portare avanti un'idea diversa dal "genere", anche a costo di qualche incomprensione con i fan. L'impressione comunque  è che i Metallica siano in forma strepitosa. Trent’anni di storia non hanno minimamente intaccato lo stile della loro musica e a Udine hanno dato il meglio di loro stessi, senza compromessi. Quando partono i loro cavalli di battaglia, migliaia di braccia tese verso l'alto ne scandiscono il ritmo.


Alle 21.48, con la proiezione di un filmato che ne ripercorre le tappe, dalla registrazione al tour che ne seguì,  è il momento del mitico Black Album: anno 1991, 300 date, 6 milioni di spettatori. Un trionfo, riportato qui a Udine e si stenta a credere che siano passati 21 anni. I Metallica sono esattamente come allora. Suonano come hanno sempre suonato. La scaletta però è invertita rispetto alla tracklist originale dell’album, così si parte da “The Struggle Within” a ritroso fino ad arrivare alle note di "Nothing Else Matter", forse la canzone più famosa del quartetto: un "lento", ma sempre con la batteria di Urlich a ricordare chi sono, e lo stadio si illumina di accendini e telefonini, e 40.000 voci la cantano all’unisono. Il concerto fila via liscio, senza momenti sottotono, senza dispersioni, senza lasciare nulla al caso, è tutto perfetto, è un messaggio al popolo del metal: “Il metal siamo noi e questo, come dice Ozzy Osbourne, è fottuto Rock'n'Roll!


“Enter Sandman” conclude nel delirio il set, ma dopo due ore di spettacolo c’è ancora energia nell’aria ed allora gli encore iniziano con una supersonica e devastante “Battery” suonata in maniera impeccabile, con Kirk Hammet che corre sul manico della chitarra e Robert Trjullio che percuote il basso seguendo la furiosa batteria di Ulrich, mentre Hetfield sembra divertirsi in questa corsa verso l'inferno. Partono i fuochi d'artificio e rumori di mitraglia: è una guerra, è rock allo stato puro. Dopo l’esplosione si abbassano le luci ed ecco"One". I toni per un attimo si ammorbidiscono un po', ma si torna presto a picchiar duro: i riff sono granitici, le luci laser tagliano il fiume di metallo che esce dagli amplificatori e danzano sulla furia di Hammet sulla chitarra.


Con la furente “Seek And Destroy” i Metallica salutano il loro pubblico e concludono definitivamente questa discesa in terra italica: Udine è stata conquistata. Sicuramente nessuno dei presenti sarà rimasto deluso dallo spettacolo appena goduto.


Setlist:
Ecstasy Of Gold (Ennio Morricone)
Hit The Lights
Master Of Puppets
Fuel
For Whom The Bell Tolls
Hell And Back


The Black Album:
The Struggle Within
My Friend Of Misery
The God That Failed
Of Wolf And Man
Nothing Else Matters
Through The Never
Don’t Tread On Me
Wherever I May Roam
The Unforgiven
Holier Than Thou
Sad But True
Enter Sandman


Encore:
Battery
One
Seek And Destroy




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