Anathema - Weather Systems Tour
30/04/12 - Alcatraz, Milano


Articolo a cura di Marco Belafatti
Articolo a cura di Marco Belafatti e Stefano Risso

Aprile sta per concludersi, ma il clima milanese non concede tregua. Se la mattina di lunedì, ultimo giorno del mese, sembra annunciare piogge torrenziali, sarà il primo pomeriggio il momento più “bagnato” della giornata. Tuttavia, nonostante le intemperie, un nutrito numero di fan sta già facendo la fila fuori dal locale per accaparrarsi le prime file e godersi appieno lo spettacolo che le due band in scaletta stanno per offrire. Del resto, non sembrano esserci condizioni atmosferiche più adatte per promuovere un disco come “Weather Systems”, ultimo parto di casa Cavanagh, che di meteorologia, diciamo così, “se ne intende”. Potrebbe spuntare un raggio di sole da un momento all'altro, ma in sua assenza è il buon Daniel Cavanagh a fare gli onori di casa, uscendo dal locale e interagendo di buona voglia con i presenti per i consueti autografi e scatti fotografici. Alle 19 l'Alcatraz apre i suoi cancelli e il pubblico si riversa sotto il palco preparandosi per lo show...

Il compito di aprire la serata tocca agli Amplifier, autori, con l’ultimo strepitoso “The Octopus”, di uno dei dischi più riusciti degli ultimi anni. Tanto che, alla domanda di Sel Balamir su quanti presenti avessero già visto la band in passato, le mani alzate erano come gocce nel mare. Segno che “The Octopus” ha decisamente fatto guadagnare fan e consensi. Il quartetto di Manchester non concede molto allo spettacolo, tutti di nero vestiti, i Nostri si sono concentrati principalmente su una fedele esecuzione dei brani proposti, impegnati a “smanettare” con le imponenti pedaliere a ripetizione... In anni di concerti difficilmente si sono visti musicisti così certosinamente alle prese con le proprie ricchissime strumentazioni. L’unico a dare un po’ di calore è il solo Balamir, parco nell’interagire col pubblico e sufficientemente mobile quando i brani (e la pedaliera) glielo consentivano. Del resto la musica degli Amplifier non è di quelle che ti colpiscono in viso, necessita di attenzione e pazienza, virtù che in sede live sono meno abbondanti rispetto a un ascolto tranquillo sulla poltrona di casa.

liverpoert_anathema_2012_03Fortunatamente il pubblico presente, non ancora numeroso (ma in aumento), è parso ben predisposto alle divagazioni space/prog rock degli Amplifier, che nella canonica tre quarti d’ora spaziano, è proprio il caso di dirlo, in tutta la discografia, partendo con i nove minuti scarsi di “Continuum”, come a voler mettere in chiaro quale sarà il tono del concerto, tra fraseggi ipnotici e aperture melodiche di grande effetto. Una buona prestazione in linea con le alte aspettative, in cui solo la voce di Balamir fatica sporadicamente ad arrivare, che raggiunge il climax una volta arrivati agli estratti di “The Octopus”: “The Wave”, “Interglacial Spell” e la magnifica “Interstellar”. Non da meno la chiusura affidata a “Neon”, dall’album di debutto, alla fine della quale i nostri salutano, smontando personalmente il proprio set per lasciare il posto agli headliner. Un’esibizione che sicuramente avrà convinto tutti, fan e semplici spettatori in attesa del piatto forte.

Giusto il tempo di cambiare la scenografia e gli Anathema fanno già capolino dalla tenda che separa il palco dal backstage, mentre le note di “A New Machine (Part 1)” dei Pink Floyd annunciano il loro ingresso. L'Alcatraz acclama a gran voce la formazione inglese, che entra in scena sul carezzevole finger-picking di “Untouchable, Part 1”, brano d'apertura dell'album recentemente pubblicato. Il sestetto appare in forma smagliante e incredibilmente affiatato: l'avvicendamento tra Les Smith e il portoghese Daniel Cardoso dietro alle tastiere garantisce nuova linfa ed energia, mentre la presenza della bionda Lee Douglas come seconda voce è ormai una garanzia di qualità. L'attenzione, tuttavia, è completamente focalizzata sui fratelli Danny e Vincent, veri e propri protagonisti della serata. Quest'ultimo, in particolare, appare in stato di grazia: la performance vocale priva di sbavature e l'ottima interazione con il pubblico lo rendono senza ombra di dubbio un frontman eccezionale. Il coinvolgimento diventa palpabile nel giro di pochi minuti, in particolare sulle note di “Untouchable, Part 2” e “Lightning Song”, entrambe cantate con trasporto dalla Douglas (la prima in duetto con Vincent) e impreziosite da un tappeto di note cristalline e in costante crescendo. “Thin Air” riscalda l'atmosfera con i suoi sussulti progressive, e prima di aprire una piccola parentesi dedicata a “Judgement” (uno degli album più apprezzati dal pubblico di casa) la band si emoziona ed emoziona gli astanti con “Dreaming Light”, una delle migliori ballad del loro repertorio, un'oasi di serenità che rischiarerebbe anche i cieli più bui. Sulle note di “Deep”, “Emotional Winter” e “Wings of God”, un Alcatraz ormai stracolmo si lascia andare alla malinconia dei pezzi cantandoli a squarciagola.

liverpoert_anathema_2012_02L'alchimia tra artisti e pubblico è perfetta e viene rovinata soltanto durante le pause tra un pezzo e l'altro da qualche fan della prima ora evidentemente insoddisfatto dall'evoluzione del sound dei propri beniamini. Spiace dover ammettere che, nonostante la band abbia ringraziato a più riprese il nostro paese per averle regalato la migliore serata del tour, gli italiani riescono sempre a distinguersi in negativo, almeno tra coloro che certe critiche le percepiscono dall'interno. La presenza di questi individui, fortunatamente, non ci impedisce di cantare ogni singolo pezzo, battere le mani, muoverci al ritmo delle note dei Nostri, che alternano brani classici (l'adrenalinica “Panic”, la sognante “Flying”, momento d'estasi per il chitarrista Danny) e canzoni più recenti, tra cui spiccano “A Simple Mistake”, punta di diamante di “We're Here Because We're Here”, e “The Storm Before The Calm”, una lunga progressione tra elettronica e post rock elegantemente scritta dal batterista John Douglas, abile e preciso dietro alle pelli per tutta la durata del concerto.

L'encore è affidato a tre grandi brani che, nella loro assoluta eterogeneità, chiudono uno spettacolo che rimarrà a lungo nella memoria di chi ha amato ogni disco e ogni evoluzione stilistica dei Nostri. Il vocoder di “Closer”, la spettacolare esibizione di Lee su “A Natural Disaster” e la rabbia di “Fragile Dreams” pongono il proprio sigillo su uno show di due ore praticamente perfetto. Lamentarsi, a nostro avviso, non serve a nulla; la bella musica bisogna apprezzarla e sentirla dentro di sé. Ad esempio, basterebbe osservare per un attimo i volti di queste persone (ancor prima che artisti) per rendersi conto che, anche senza i rocciosi riff di chitarra e le voci angosciate di un tempo, c'è sempre una grande, tangibile emozione dietro ai loro pezzi... E il fatto che il pubblico appaia sempre più numeroso e in sintonia non può che farci piacere ed esclamare con soddisfazione: “noi eravamo lì”.

Setlist Amplifier:

Continuum
Panda
Motorhead
The Wave
Interglacial Spell
Interstellar
Neon


Setlist Anathema:

Untouchable, Part 1
Untouchable, Part 2
Lightning Song
Thin Air
Dreaming Light
Deep
Emotional Winter
Wings of God
A Simple Mistake
The Storm Before the Calm
Universal
The Beginning and the End
Panic
Flying
Internal Landscapes


Closer
A Natural Disaster
Shroud of False
Fragile Dreams



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