Pain of Salvation
23/02/12 - Live Club, Trezzo Sull'Adda


Articolo a cura di Luca Ciuti
A poche settimane dal tour che li ha visti di spalla agli Opeth (QUI il reportage della data all'Alcatraz di Milano dello scorso 24 novembre) tornano in Italia i Pain Of Salvation per tre date nella prestigiosa veste di headliner. La location di stasera è quella del Live Club di Trezzo sull’Adda ma il calendario purtroppo non aiuta: un giovedì sera con il weekend è alle porte e il freddo che si fa ancora un po’ sentire, porterà ai cancelli solo poche centinaia di paganti, ma poco importa. Le premesse non hanno invalidato né deluso le aspettative dei fans più irriducibili accorsi per l’occasione:  quando si parla di Daniel Gildenlöw è vietato l’uso di parole come “convenzionale” o “prevedibile”. Da anni ormai la band si lascia dietro la solita coda di polemiche scatenata da quella parte di pubblico più ortodosso, almeno per quanto partorisce dallo studio, motivo in più per tastare il polso alla band per quanto concerne la componente live.
 
Concetti quelli appena esposti senz’altro spendibili anche per l’act di supporto, i semisconosciuti Cryptex. Originaria di Hannover, la band sale sul palco attorno alle 21 in formazione rimaneggiata a causa dell’influenza di uno dei suoi membri. “Per questa sera”, debutta il singer, “vi concederemo un repertorio acustico fuori programma”. Si improvvisa così in una spassosa jam in cui la band mostra tutto il suo talento alle prese con un personalissimo repertorio di folk progressive. Alla seconda canzone la band si è già alternata fra un miscuglio di stili e strumenti, armoniche, sintetizzatori, percussioni, basso elettrico e quant’altro, insomma non esattamente un ensemble di secondo piano, i Cryptex ci sanno fare e strappano sentiti apprezzamenti dal pubblico presente, prima curioso, poi rapito dalla breve esibizione del combo tedesco (mezzora scarsa).
 
Rapido cambio di set ed ecco i Pain Of Salvation. Tocca alle atmosfere stoner di “Softly She Cries” aprire le danze. Per chi come me non li vede da parecchi anni il colpo d’occhio è notevole: lo stage set è di tutto rispetto, ci sono due pedane sul retro del palco, luci stroboscopiche e la batteria posizionata a lato del palco. Gildenlöw, solito genio e sregolatezza, si presenta con la sua nuova improbabile acconciatura che lo fa assomigliare più a Dave Grohl che non a un musicista “post metal”. Le importanti defezioni patite negli ultimi tempi, non ultima quella del chitarrista Johann Hallgren, non hanno minimamente scalfito il genio di quest’uomo che continua per la propria strada come se niente fosse, sostenuto dalla solita instancabile vena creativa e da un senso dell’humour per certi versi inatteso. La performance di stasera mette definitivamente a tacere tutti quelli che nutrivano dubbi sullo stato di salute degli svedesi: accentuata come sempre la componente teatrale, impeccabile quella prettamente strumentale, grazie a un manipolo di polistrumentisti da urlo, ciascuno parte integrante dello show ed assolutamente a proprio agio sul palco. Gli svedesi impiegano poco a rapire gli ascoltatori, complice l’arrivo della storica “Ashes” che ci ricongiunge con le magiche atmosfere dei primi Pain Of Salvation. Arriva “Linoleum” e la band si scioglie, Gildenlöw intrattiene il pubblico con il più classico dei botta e risposta mentre “The Deeper Cut” evidenzia il grande lavoro ai cori del nuovo chitarrista e del resto della band. Atmosfere quasi western per “1979” e “To The Shoreline”, due dei cinque estratti dal nuovo “Road Salt Two”. In mezzo a tanta carne al fuoco si capisce che la chicca è nell’aria quando Daniel mette da parte per un attimo  la chitarra: “Questa non la suoniamo dal 2005”, ed arriva puntuale una toccante versione di “Iter Impius” fra lo stupore generale dei presenti. Il salto nel passato si conclude con “Stress” da “Entropia”, acclamata con un boato al solo cenno del suo intro di percussioni. Le sorprese non sono finite: La band si raccoglie in un angolo per “Healing Now”, gioiello acustico di rara intensità che dimostra ancora un voltà la bontà del nuovo materiale. “King Of Loss” e “No Way” chiudono la prima parte del concerto e dopo qualche minuto di pausa la band mischia ancora le carte: un rapido turnover di strumenti con Gildenlöw alla batteria ed ecco la cover di “Black Diamond” dei Kiss; la maratona finale di “The Physics Of Gridlock” fa da cornice al tripudio generale, mentre la toccante litanìa di “Sisters”, intensa e struggente più della versione su disco, sigilla un concerto di altissimo livello.
 
Cambiano gli attori in casa Pain Of Salvation, ma resta la profondità di una band che continua a stupire e sperimentare, capace di andare oltre il concetto di heavy metal con una credibilità fuori dal comune. Peccato che siano ancora troppo pochi ad accorgersene.
 
 
Setlist

01. Softly She Cries
02. Ashes
03. Linoleum
04. The Deeper Cut
05. 1979
06. To the Shoreline
07. Chain Sling
08. Iter Impius
09. Ending Theme
10. Stress
11. Healing Now
12. King Of Loss
13. No Way

Encore


14. Black Diamond (Kiss cover)
15. The Physics Of Gridlock
16. Sisters



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