Dream Theater - "A Dramatic Tour Of Events"
21/02/12 - Mediolanum Forum, Assago (MI)


Articolo a cura di Alessandra Leoni
I Dream Theater ritornano nuovamente in Italia, a distanza di sette mesi dall'ultima volta in cui si sono esibiti dalle nostre parti, e allora la curiosità era decisamente molta, poiché si trattava dei primi show in assoluto con Mike Mangini alla batteria. Se quella curiosità è stata in qualche modo ampiamente soddisfatta, ieri sera al Mediolanum Forum di Assago vi era perlopiù la curiosità di sentire l'ultima fatica dei Nostri, ovvero "A Dramatic Turn Of Events", proposto quasi in tutta la sua interezza in sede live.


Prima di tutto, è doveroso spendere qualche parola per il gruppo di supporto, i Periphery. La band del Maryland, è in attività dal 2005 ed è divenuta popolare soprattutto grazie ad internet ed alla stima dei fan dei Dream Theater - ai quali i Periphery hanno chiaramente detto di essere ispirati - e dei Meshuggah, altra band a cui gli americani si sono rifatti, definendosi un ibrido tra progressive metal e "djent", che non è altro che un termine per descrivere quel tipo di riff di chitarra sincopato utilizzato dai già citati Meshuggah e gruppi affini. Gli americani hanno a disposizione circa quarantacinque minuti prima di lasciare il palco ai Dream Theater, ma sono stati autori di una prova solida e convincente, data anche la buona quantità di tecnica sfoggiata, anche se per ora, forse, rimane un po' ancorata agli stilemi dettati dagli autorevoli musicisti svedesi. D'altronde, per ora gli americani hanno all'attivo un solo album ed un EP, ed al momento sono al lavoro su un secondo full-length. Tecnicamente, però, niente da dire ai tre chitarristi, al bassista ed al batterista dei Periphery. Buona anche la prova del cantante Spencer Sotelo, che alterna il cantato scream a quello pulito, sebbene all'inizio non si sentisse molto, forse per i suoni bilanciati non in maniera ottimale. Come prima prova di fronte al pubblico italiano, che peraltro li ha accolti in maniera piuttosto favorevole, tutto sommato i ragazzi sono stati bravi e sono stati molto abili nello scaldare gli accorsi per il gruppo successivo.


Arriva il momento dei Dream Theater e tutta l'attesa è rivolta verso due aspetti: il primo, già detto in precedenza, riguarda il nuovo album in sede live; mentre il secondo, che è sempre stato oggetto di discussione tra gli appassionati - fatto salvo per la discussa dipartita di Portnoy più di un anno e mezzo fa - è il cantato di James LaBrie.


Il primo aspetto viene presto chiarito: il concerto si apre con "Bridges In The Sky", uno dei brani migliori dell'ultimo full-length dei Nostri. Strumentalmente, ancora una volta preme sottolineare come i Dream Theater rimangano una garanzia di bravura e di qualità dopo tutti questi anni, soprattutto in sede live - dato che per quanto riguarda gli album in studio continuano e continueranno a dividere fan e critica - e sembra che con l'arrivo di Mangini la band si sia in qualche modo rinvigorita, trovando nuova linfa ed entusiasmo. Il buon batterista, peraltro, ha il suo piccolo grande momento tutto per sé, esibendosi in un funambolico assolo di batteria, verso la fine della prima parte della setlist. Comunque sia, va da sé che a concerto iniziato, anche il secondo aspetto chiamato in causa viene presto risolto: chi scrive ha avuto più occasioni di vedere i Dream Theater in azione negli ultimi anni. Partendo dalla data di Milano nel 2007, in cui il cantante canadese sembrava aver avuto serate decisamente migliori, la qualità complessiva delle sue performance è andata decisamente migliorando, per culminare nel concerto di ieri sera, dove la scaletta è stata decisamente eterogenea, tra le nuove canzoni, e quelle vecchie che probabilmente non ci si aspetta più, come "A Fortune In Lies" tratta dall'album di debutto dei Nostri, risalente al 1989. Non mancano neppure i brani migliori del passato più recente, come "The Root Of All Evil" o "War Inside My Head" e "The Test That Stumped Them All", tratti da "Six Degrees Of Inner Turbulence". LaBrie ad ogni modo ha decisamente stupito e stregato il pubblico con una "Surrounded" molto bella e toccante, riscuotendo molto entusiasmo da parte del pubblico, o anche nel piccolo set acustico, dove John Petrucci ha imbracciato la chitarra acustica, lasciando momentaneamente da parte la sua fida Music Man, per emozionare il pubblico con delle essenziali "The Silent Man" e "Beneath The Surface".


Un altro momento profondamente emozionante e che è doveroso ricordare è stato quello riguardante l'immancabile "The Spirit Carries On". Nella lunga introduzione fatta da Rudess e Petrucci, prima che si attaccasse con il brano, il vocalist della band ha fatto un breve discorso, spiegando che quella canzone, dato il Paese in cui si trovavano, avrebbe avuto un significato speciale: LaBrie ha ricordato il disastro della nave affondata presso l'isola del Giglio, la Costa Concordia, ed in particolare Giuseppe Girolamo, il musicista disperso, che aveva lasciato il proprio posto sulla scialuppa per poter far salire un bambino. Il batterista scomparso era un grande fan dei Dream Theater e la band l'ha voluto dedicare a lui, mettendo il suo nome in una delle prime strofe. Un gesto non da tutti e particolarmente degno di nota.


Il finale è di quelli che danno la carica, con la funambolica "Breaking All Illusions", sempre tratta da "A Dramatic Turn Of Events" e, dopo una breve pausa, con l'immancabile "Pull Me Under", dove LaBrie ha cercato il coinvolgimento del pubblico, lasciandolo cantare a piena voce. Non c'è molto altro da dire, se non che i Dream Theater si sono riconfermati come performer di qualità e di notevole caratura tecnica, da un punto di vista puramente strumentale. Se a tutto questo vi aggiungiamo un ottimo batterista - e non che Mike Portnoy non lo fosse, tutt'altro! - ed un cantante in costante miglioramento rispetto al passato, che riesce a dare il massimo sino alla fine e che con gli anni ha capito i suoi pregi ed i suoi limiti, tutto sommato, si può dire che i Dream Theater abbiano ancora parecchio da dire in sede live, anche a giudicare dalla quantità di gente che è accorsa, riempiendo praticamente tutti i posti sugli spalti disponibili e buona parte del parterre. Chapeau!




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