World Magnetic Tour
22/06/09 - Forum, Assago


Articolo a cura di Stefano Risso

Uno degli eventi musicali del 2009, date sold-out in ogni dove e biglietti volatilizzati nel giro di pochi minuti. I Metallica ritornano alla grande con un tour mondiale a seguito dell'enorme successo di “Death Magnetic”, un disco che ha riacceso (se mai ce ne fosse stato bisogno) l'interesse di legioni di fan, ridando nuova luce alla band dopo anni di delusioni. Ad accompagnare i Metallica due act fra i più quotati degli ultimi anni, i Lamb Of God e i Mastodon. Grandi effetti visivi, palco centrale rispolverato per l'occasione, tanta buona volontà, eppure qualche piccola crepa si è intravista... Buona lettura.


Nell'indifferenza generale aprono le danze i Mastodon, iniziando con “Oblivion”, l'opener del recente “Crack The Skye”. I nostri hanno dovuto subire una bizzarra legge del contrappasso, portando in dote uno dei dischi che segneranno profondamente il 2009, oltre al sound decisamente più ricco e ricercato della serata, ricevendo invece un'accoglienza del pubblico abbastanza fredda, giusto per usare un eufemismo. Dall'altro lato non è che i nostri abbiamo sudato sette camicie per invertire la tendenza dello show, non interagendo col pubblico (come da abitudine), suonando per i trenta minuti scarsi a disposizione, per poi salutare senza troppo entusiasmo. Del resto, quando fra il pubblico più “attempato” in sala si sentiva la domanda: “ma chi sono questi”?, credo che i Mastodon non potessero raccogliere di più. Per giunta penalizzati da un suono pessimo (indescrivibile nei primi minuti), e relegati solo in una porzione di palco, col risultato che ¾ dell'arena ha dovuto sorbirsi l'esibizione di lato o di spalle, in cui solo Bill Kelliher si è dimostrato più “mobile”, spaziando un po' per lo stage. Musicalmente niente da dire...

 

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Dal nuovo album sono state estratte la già citata “Oblivion”, e la title-track “Crack The Skye”, buttando un occhio al passato con “The Wolf Is Loose” e “Crystal Skull” da “Blood Mountan”, “Blood And Thunder” e “Iron Tusk” da “Laviathan”, arrivando all'album di debutto, “Remission”, con “March Of The Fire Ants”. Esecuzione strumentale impeccabile, che ha letteralmente fatto il vuoto con chi li ha seguiti sul palco, con un Brann Dailor strepitoso dietro le pelli, e una resa compatta, precisa, senza la benché minima sbavatura. Qualche piccolo appunto sulla prestazione vocale di Hinds, anche se a dire la verità, già sentire la sua voce è stato quasi un miracolo (ricordando i suoni dei primi minuti). Rimane l'amarezza, personale, nel vedere una band di caratura superiore relegata al ruolo di comparsa, senza la possibilità di esibirsi davanti al proprio pubblico... L'aria festosa della serata, tutta birra, ricordi ed headbanging, non si sposava proprio alla musica dei Mastodon, molto esigente e, permettetemelo, elitaria, troppo per un classico “Metallica fan”. Ma ricordandosi di Enrico IV... un tour coi Metallica val bene una comparsata, ahimè. Anche se la tendenza a snobbare i gruppi di supporto è prevalentemente una tradizione tutta italiana...


lambofgod_report_2009_00Per fortuna le cose migliorano con i Lamb Of God. La band di Richmond può contare su una resa sonora migliore, su un impianto luci più ricco e soprattutto di un pubblico molto più partecipe. Uno show molto differente da quello dei Mastodon, in cui l'energia e l'interazione col pubblico hanno svolto un ruolo di primo piano. Per prima cosa dobbiamo dire che la proposta dei Lamb Of God è fatta ad hoc per rendere al meglio in concerto, inoltre, il pubblico presente ha potuto assistere a qualcosa molto più vicino (musicalmente) agli headliner della serata, rispondendo alla grande. Il merito maggiore va comunque alla band, dei veri animali da palco, agevolati anche dalla disposizione sullo stage e dalla libertà nei movimenti. La batteria dell'ottimo Chris Adler è stata posizionata in un angolo, in modo da permettere ai nostri di sfruttare appieno il palco centrale. Forti di un album di successo come “Wrath”, di cui sono stati estratti l'accoppiata “The Passing/In Your Words”, la devastante “Set To Fail” e “Dead Seeds” (difficile trattenersi di fronte a brani così ben riusciti), è stata attraversata tutta la carriera, sciorinando sempre il solito groove caratteristico. Una prova tutta sostanza, senza errori, mettendo in mostra una preparazione tecnica di alto livello, e una presenza scenica molto efficace. Credo di non esagerare nel dire che, al netto di tutte le diavolerie sceniche degli headliner, la palma della migliore esibizione della serata spetta a loro, tenendo conto del tempo a disposizione, dell'energia trasmessa, della resa sonora e soprattutto, della prova assolutamente impeccabile.


metallica_report_2009_01_01Dopo una breve pausa comincia quella che potremmo definire una festa dell'intera “Metallica Family”. Età media dei presenti un po' alta rispetto allo standard dei concerti metal a cui siamo abituati, abbassata da tanti ragazzini con papà al seguito, facce sorridenti, e spalti che si riempiono completamente. Finalmente si abbassano le luci e parte la celeberrima “L'estasi dell'Oro” del Maestro Ennio Morricone e si comincia con “That Was Just Your Life”, in un gioco di laser che fanno solo intravedere i nostri nell'oscurità. Un attacco con l'opener del nuovo album, “Death Magnetic”, era quasi dovuto, e bisogna ammettere che questo è stato forse il brano nuovo che ha reso di più, con un James sul pezzo, seguito a ruota dal resto della band. Criticare i Metallica è ormai diventata una disciplina olimpica, però non posso non sottolineare il mio personale disappunto nel constatare, via via con il procedere dei brani, che a livello di scaletta i nostri avrebbero potuto scegliere meglio. Se da un lato c'è stata la sorpresa per un brano storico come “Disposable Heroes”, da manuale, dall'altro sono mancati pezzi da novanta come “Battery”, “For Whom the Bell Tolls” o “Blackened” (giusto per citarne alcuni), sacrificando i grandi classici del passato per una setlist più orientata verso le cose più recenti. Infatti come secondo brano è stato scelto “The End Of The Line”... Carino, ben suonato, ma non è proprio quello che ci si aspettava. Anche perché i suoni non soccorrono i Metallica, tormentando l'esibizione per tutta la durata. Dopo la già citata “Disposable Heroes”, ecco arrivare un'altra sorpresa (in negativo però), ovvero “The Memory Remains”, in cui James incita a più riprese il pubblico a canticchiare il motivetto del brano, sperando di coinvolgerlo il più possibile, nel tentativo di rendere meno “pesante” lo svolgimento del brano. Per fortuna si ritorna sui giusti binari con l'immancabile “One” (l'unico estratto da “...And Justice for All”), non privo di sbavature da parte di Kirk durante la prima parte. Ecco, “One” dà appunto lo spunto per parlare della prova dei nostri: superato l'impatto di trovarsi davanti a un pezzo di Storia della Musica, si analizza a mente fredda e si appura che purtroppo qualcosa non va. Non saranno più dei giovincelli, però era lecito aspettarsi ben altra energia, ben altro trasporto. È come se avessero suonato in modo “dimesso”, giusto per portare a termine il compito, senza emozionare più di tanto, come se il solo fatto di essere su di un palco di fronte a un palazzetto stracolmo e in delirio, li mettesse nella condizione di non sforzarsi troppo. Forse sono solo pignolerie da redattore, però non si possono non riportare le “piccole, grandi” sbavature ascoltate di tanto in tanto; protagonisti Lars, surclassato da chi lo ha preceduto (ma non c'era neanche da dubitarne), forse troppo impegnato in moine varie per badare alla precisione dei colpi, e Kirk, rielaborando i suoi assoli in modo abbastanza piatto.

 

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Si avanza con la scaletta con altri due inediti, “Broken, Beat And Scarred” e “My Apocalypse”, per giungere a un altro classico, “Sad But True”. Molto bella poi “Turn The Page” (cover di Bob Seger), anche se molti avrebbero preferito qualcosa di più energico, a cui segue il secondo singolo di “Death Magnetic”, “All Nightmare Long”. La “delusione” avanza con la ballata “The Day That Never Comes”, oggettivamente evitabile, per poi riconciliarci finalmente con “Master Of Puppets”. Uno di quei brani che ha segnato le vite (musicali) di tutti i presenti... davvero un momento di grande emozione. Tra una battuta e l'altra, arriva il turno di “Fight Fire With Fire”, “Nothing Else Matters” (anticipata da un assolo blues di Kirk abbastanza canonico), e di “Enter Sabman”, talmente popolare da essere diventata ballabile (provare per credere). Pochi istanti di attesa per la seconda cover, “Die, Die My Darling” (Misfits), “Trapped Under Ice” e la conclusiva “Seek and Destroy”, eseguita a luci completamente accese e con tanto di palloni gonfiabili scagliati sul palco e tra le prime file del pubblico. Saluti e ringraziamenti di rito e folla in visibilio. Che dire... Prestazione buona, ma non eccelsa, per una scaletta che ha lasciato l'amaro in bocca. A giudicare dall'entusiasmo della stragrande maggioranza del pubblico, sembra bastare così. Alla prossima.

 

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