Rhapsody Of Fire - The Frozen Tour Of Angels 2010/2011
28/02/11 - Alcatraz, Milano


Articolo a cura di Davide Panzeri

Nove lunghi anni, tanto l’Italia ha dovuto aspettare per rivedere all’opera una delle band più famose e di successo del panorama metal nostrano. Nove interminabili e lunghissimi anni che hanno visto i Rhapsody Of Fire protagonisti di innumerevoli vicende e situazioni legali che li hanno coinvolti in pieno rendendoli di fatto impossibilitati a esibirsi dal vivo nel loro (e nostro) paese natale; dal cambio di monicker dovuto a problemi causati da un non ben noto gruppo rap statunitense che ne reclamava la paternità a contratti e doveri discografici e musicali verso la Magic Circle Music, capeggiata dal carismatico leader dei Manowar Joey De Maio, che ne bloccava in qualsiasi modo le esibizioni live che non fossero di supporto ai “Defenders of True Metal”.

La voglia che avevo di vederli dal vivo per la prima volta era qundi tantissima, l’hype che ho generato durante tutti questi anni, finalmente, era in procinto di essere estinto. Insomma, è anche grazie ai Rhapsody Of Fire che ho iniziato ad avvicinarmi al metal e alla sua cultura, e checché ne dicano i brutal/grind/death/quel-che-volete metallers, probabilmente anche la loro genesi è da attribuire a Turilli & co. Andiamo con ordine però, il menù della serata prevedeva altre due portate prima del piatto forte: i toscani Vexillum e gli austriaci Visions of Atlantis.

Entro all’Alcatraz alle 19:00 in punto e di lì a poco i Vexillum fanno la loro comparsa on stage. La band toscana era a me sconosciuta prima di questa sera e devo dire di esserne rimasto piacevolmente colpito. Forti di un power metal con evidenti venature folk (tutti i membri della band indossano kilt scozzesi), il loro show è un mix di energia, grinta e coinvolgimento di ottima fattura, la scaletta è incentrata ovviamente sul recente debut album “The Wandering Notes”, disco che vedrò di recuperare al più presto. Ottimo lavoro, tanta voglia di fare, passione vera e interessanti prospettive per il futuro (come diceva Renato Pozzetto ne “Il Ragazzo di Campagna”). Fossero nati una decina di anni prima saremmo qui a parlare di un'altra storia.

Alle 20:00 è invece il turno dei Visions Of Atlantis. Anche di loro non avevo notizie, mi sono quindi  detto: “meglio così, nuove band da ascoltare”. Purtroppo, per quel che mi riguarda, i Nostri sono risultati un po’ anonimi e insipidi. La nuova cantante Maxi Nil si mostra perfettamente integrata col resto del gruppo, che ce la mette tutta per fare un buono show. L’occasione è adatta a presentare l’ultimo album “Delta”, da cui i Visions Of Atlantis propongono diversi pezzi. Il pubblico sembra apprezzare lo show degli austriaci ma con moderato entusiasmo; manca quella scintilla, quell’amalgama che forse la band deve ancora trovare. Rimandati a settembre.

rhapsody_miCambio palco, dal retro sale lentamente il telone su cui è rappresentata la copertina dell’ultimo album dei Rhapsody of Fire “The Frozen Tears of Angels” ed è ovazione totale. L’agitazione è palpabile, l’aria che si respira è quella di un grande evento, sebbene la location non sia al completo (ho stimato circa 1300/1500 persone scarse - non una grande affluenza, probabilmente dovuta alle due date ravvicinate di Roma e Bologna), si spengono le luci e la voce di Christopher Lee avvolge i presenti. L’ora è giunta, i Rhapsody salgono sul palco. L’impatto è devastante: orchestralità, velocità e potenza pettinano chiunque è assiepato nelle prime file. Personalmente avrei scelto un’altra canzone come apertura, ma tutto sommato “Triumph Or Agony” ci sta. Il pubblico salta, agita le braccia e canta assieme a Fabio Lione. Ottima prova la sua; non so perché ma partivo un po’ prevenuto nei suoi confronti. Il nostro si è rivelato invece un bravissimo cantante anche dal vivo. Complimenti. “Knightrider Of Doom” e “The Village Of Dwarves” mi riportano indietro all’età di sedici anni circa, non riesco a non cantare i ritornelli e le strofe che mi sorprende conoscere ancora. Sentire canzoni che avevi dimenticato e cantarle tu stesso alla perfezione dopo nove anni è qualcosa di difficilmente descrivibile. Da pelle d’oca. La serata si fa tutta in discesa per la compagine di Staropoli (un appunto sulle sue tastiere: volumi troppo bassi e qualche imprecisione di troppo), che tra successi di vecchia data come “Land Of Immortals” e pezzi più recenti e pomposi come “Unholy Warcry”, arriva a sfiorare le due ore di durata. C’è spazio anche per i brani in italiano cantati a squarciagola da tutti i presenti, “Lamento Eroico” su tutti, per i belli quanto inutili assoli di basso e batteria rispettivamente di Patrice Guers e Alex Holzwarth e per l'ormai immancabile gioco del “canto io e voi ripetete con me” che serve giusto a far rifiatare la band. La chiusura dello show è affidata ovviamente all’acclamatissima “Emerald Sword”, tripudio sotto tutti i punti di vista.

La band ringrazia, si china, saluta e se ne va promettendo di non far passare altri nove anni per un prossimo concerto. Noi, felici e soddisfatti abbandoniamo il locale continuando a canticchiare assieme agli altri: ”For the kiiiiing, for the laaaaaand, for the mooooountaaaaaains…”.


Setlist

 

01.Dar-Kunor
02.Triumph Or Agony
03.Knightrider Of Doom
04.The Village Of Dwarves
05.Sea Of Fate
06.Guardiani Del Destino
07.Land Of Immortals
08.On The way To Ainor
09.Drum Solo (Tharos Holy Rage)
10.Dawn Of Victory
11.Lamento Eroico
12.Holy Thunderforce
13.Bass Solo (Dark Prophecy)
14.Unholy Warcry
15.March of Swordmaster
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16.Reign Of Terror
17.Emerald Sword




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