L'approccio dello svizzero-americano Manuel Gagneux, anima degli Zeal & Ardor, si basa su due concetti: il cristianesimo è stato imposto agli schiavi americani e il black metal norvegese è cresciuto come forma di ribellione al monoteismo. 

Che cosa sarebbe dunque successo se gli schiavi americani si fossero ribellati e come suonerebbero degli spiritual satanici?
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Zeal & Ardor (Manuel Gagneux)
L'approccio dello svizzero-americano Manuel Gagneux, anima degli Zeal & Ardor, si basa su due concetti: il cristianesimo è stato imposto agli schiavi americani e il black metal norvegese è cresciuto come forma di ribellione al monoteismo. 

Che cosa sarebbe dunque successo se gli schiavi americani si fossero ribellati e come suonerebbero degli spiritual satanici?
Articolo a cura di Pamela Piccolo - Pubblicata in data: 25/12/16
Ciao Manuel e benvenuto su SpazioRock!

Ciao a tutti!

La musica che suoni negli Zeal & Ardor combina gli spiritual, come quelli cantati dagli schiavi americani in catene, e il black metal norvegese. Da dove nasce l’idea di unire questi differenti stili musicali?

È nata da me navigando su un forum online. Ho chiesto alle persone della piattaforma di nominare due generi musicali e ne avrei composto una canzone in 30 minuti. Si trattava di roba tipo techno e jazz o grindcore e samba. Un giorno qualcuno rispose ‘musica nera e black metal’. Non realizzai nulla, ma l’idea mi ha accompagnato e ho visto delle somiglianze su come il Cristianesimo sia stato forzato in Norvegia e su come sia stato imposto agli schiavi americani. Così ho continuato ad alimentare l'idea.

“Devil is Fine” è un album di 25 minuti ricco della miscela di musica elettronica, synth pop, soul e black metal che scorre uniformemente e in modo calibrato, nonostante i gospel afro-americani mixati a degli screaming sofferenti. Il tuo lavoro è in grado di accompagnare l’ascoltatore dai campi di cotone alla fredda Norvegia di Emperor e Burzum. Come si è sviluppato il tuo processo compositivo?

È ancora in fase di sviluppo. Non c’è un modo lineare con cui scrivo la musica, a volte inizio con una parte di chitarra, a volte con le parole. È sempre diverso per me al momento. Penso di essere migliorato negli ultimi mesi nel trovare cose che mi piacciono e che potrebbero adattarsi più velocemente al progetto. Aiuta anche il fatto di avere un gruppo di persone davvero brave nella band per cui scrivere.

Ritengo che “Devil is Fine” sia un concept album con un significato fortissimo dietro le sue lyrics. Qual era l’idea iniziale del disco? Volevi condannare l’epoca degli schiavi americani?

Non penso sia saggio condannare un’epoca, bensì imparare da essa. Suona molto ‘hippie’ ma è vero. Volevo principalmente mostrare le somiglianze e le differenze tra quei tempi e il presente. Il black metal e gli spiritual sono uno scontro che permette alla gente di elaborare immagini molto interessanti. L’utilizzo dell’elemento schiavitù è un modo per fare ammenda con quel periodo, non per una razza in particolare, ma per tutti. L’obiettivo è che il pensiero di quei tempi sia condiviso da tutti.
 
I rituali che reciti in “Children's Summon” sembrano richiamare il noefolk metal dei Tenhi in “Maaäet”. Sei d’accordo? Quali sono le tue fonti di ispirazione musicale?

Gli elementi rituali in “Children's Summon” provengono tutti da Goezia (pratica magica), non dal folklore nordico. Non ho mai sentito “Maaäet” finora, ma lo ascolterò! Ascolto un sacco di musica. È difficile dire cosa sia stato fonte di ispirazione, probabilmente un po’ tutto.

Il tuo primo doppio singolo estratto da "Devil is Fine”, che include la title-track e “Children's Summon”, è stato rilasciato lo scorso novembre. Come è stata la reazione del pubblico?

La reazione è stata sorprendentemente fantastica! Alle persone è sembrato davvero piacere, il che mi sorprende molto. È qualcosa che ho registrato nel mio seminterrato e che la gente per il mondo sembra stia ascoltando. Piuttosto sorprendente. Sono molto felice di andare in tour con questo materiale.

“Sacrilegium I”,  “Sacrilegium II” e “Sacrilegium III” sono tre episodi strumentali all’interno dell’album. Ti andrebbe di raccontarci qualcosa sulla loro sensazione evocativa?

Tutte e tre sono in qualche modo sacrileghe. La prima è una preghiera danneggiata, la seconda ha un intervallo Tritonus nascosto e la terza è una canzone sintetizzata su un album metal, che per la maggior parte delle persone è anche sacrilega. Le numero 2 e 3 sono solo pezzi per pianoforte che ho scritto durante le registrazioni. Sono abbastanza personali per me.
 
Ti consideri un buon narratore? Tu sei in grado di trasportare le persone in un nuovo universo con la tua musica!

Mi piacerebbe esserlo. Ho sempre ammirato i musicisti con quella capacità come Tom Waits, i Portishead e persino Coco Rosie. Non posso esser sicuro di esserlo, ma sicuramente ci proverò. Mi piace molto raccontare storie. Vedremo come andrà!

Hai appena rilasciato il primo video per la title-track “Devil is Fine”. Come è stato lavorare con Samuel Morris e Fabio Tozzo?

È grandioso lavorare con loro. Hanno compreso immediatamente cosa trattasse la canzone e hanno sviluppato il loro immaginario appropriato. Inoltre, entrambi hanno un occhio attento per la bellezza in luoghi strani, di cui sono un grande fan. È stato un gran sollievo lavorare con qualcuno con le stesse tendenze estetiche. 

Il 3 maggio 2017 ti vedremo al Circolo Magnolia in Italia. Poiché registri tutta la musica per conto tuo, cosa dobbiamo aspettarci dal tuo concerto?

È una sorpresa! Abbiamo lavorato duramente sul nostro live set e penso sarà valsa la pena aspettare. Quello che posso dire è che i musicisti sono incredibilmente bravi e che sono fortunato ad averli, così come i tecnici del suono e delle luci. 

Sebbene tu stia preparando un tour europeo per promuovere il tuo album di debutto, hai già dei progetti per il prossimo futuro?

Scrivo sempre nuova musica, è quello che faccio meglio. Non c’è ragione di fermarsi. Abbiamo già scelto lo studio e un produttore molto competente per il prossimo album. Sono molto contento della direzione stilistica che stanno prendendo le cose e felice di condividerle con chiunque potrebbe ascoltarle. 

Ti ringraziamo per il tuo tempo. Vorresti lasciare un messaggio ai tuoi fan italiani e ai lettori di SpazioRock?

Se esistete, non vedo l’ora di suonare per voi!



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