Abbiamo fatto quattro chiacchiere con uno dei più grandi chitarristi viventi, membro fondatore di quella "modesta" hard rock band che sono gli Scorpions, e siamo rimasti incantati. Uli Jon Roth, oltre a fornire una panoramica estremamente completa ed esauriente su quello che sarà il prossimo release "Tokio Tapes, Revisited - Live In Japan", è riuscito perfettamente a trasmettere parte della sua essenza attraverso le righe che seguono. 

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Uli Jon Roth (Uli Jon Roth)

Abbiamo fatto quattro chiacchiere con uno dei più grandi chitarristi viventi, membro fondatore di quella "modesta" hard rock band che sono gli Scorpions, e siamo rimasti incantati. Uli Jon Roth, oltre a fornire una panoramica estremamente completa ed esauriente su quello che sarà il prossimo release "Tokio Tapes, Revisited - Live In Japan", è riuscito perfettamente a trasmettere parte della sua essenza attraverso le righe che seguono. 

Articolo a cura di Marta Scamozzi - Pubblicata in data: 29/11/16
---ENGLISH VERSION BELOW --- 
 
 
---ITA--- 
 
 
Ciao Uli, benvenuto su SpazioRock.it.! È davvero un onore parlare con te. A breve uscirà "Tokyo Tapes, Revisited – Live In Japan". Immagino che la cosa ti susciti parecchi ricordi…
 
Sì, decisamente. Molti ricordi. Sai, è  stato un mio amico ad avere l'idea di un tour in cui io suonassi solo materiale scritto con gli Scorpions. L’ha buttata lì quasi per gioco, ma è stata un'idea grandiosa: la gente ama questo tipo di musica e siamo rimasti in pochi a suonarla. È stato un tour il cui successo ha superato di gran lunga le aspettative e, inoltre, io mi sono divertito da matti.

Ho avuto il piacere di ascoltare l’audio. Ho notato che la tracklist è molto simile alla versione di  "Tokio Tapes" del 1978. Ad ogni modo, ho sentito  decisamente molta più sperimentazione, che si è manifestata in particolare con elementi orchestrali ed elettronici. Puoi provare a spiegarmi come è cambiata la tua musica in questi quarant’anni?
 
Di sicuro ho scoperto un range molto più vasto di colori; però non la chiamerei "sperimentazione". Alcune canzoni sono cambiate, certo; ma  la ragione principale è che odio fare le cose allo stesso modo tutti i giorni. Penso solo che alcune canzoni oggi vengano interpretate in modo diverso.
 
Quindi, le canzoni si evolvono nel tempo. Immagino che si evolvano anche le sensazioni che ti trasmettono. C’è qualche canzone che hai scritto con gli Scorpions, quindi una quarantina d’anni fa, in cui tu, oggi, ti identifichi particolarmente?
 
Non lo so. Non posso rispondere, davvero: non penso ai ricordi quando suono. Ogni canzone oggi ha un significato particolare; diverso da quello che aveva allora e, generalmente,  molto più leggero,  se capisci cosa intendo. Penso solo ad "adesso", a "in questo momento", a cosa suonerei "qui e ora". Non al "perché". Alcune sere preferirei suonare una canzone, altre sere un'altra... non ne ho una, diciamo, "preferita". Mi sento di dire che quelle selezionate in "Tokio Tapes, Revisited – Live In Japan" sono tutte le mie preferite. 
 
A questo proposito, vorrei che tu mi parlassi di "Polar Nights"; una canzone in cui originariamente vestivi anche il ruolo di cantante. Mi fa sempre uno strano effetto quando viene interpretata da qualcuno di diverso da Uli John Roth. Perché, negli Scorpions, eri tu a cantarla? 
 
Non chiamarmi cantante! Io non sono mai stato un cantante, non pensarci neanche. Però ho una voce perfetta per raccontare delle storie. "Polar Nights" è in realtà una bellissima storia, e la voce di Klaus… non era molto adatta a quello stile!
 
Quindi diciamo che hai raccontato storie come “Polar Nights” sia servendoti della tua voce, che della tua chitarra. Che diverse sensazioni ti suscitano questi due strumenti, quando li usi?
 
È difficile a dirsi: sono strumenti completamente diversi. Con la chitarra io mi sento libero di fare più o meno tutto, completamente libero. La voce, invece, è uno strumento che richiede una certa riflessione a monte. Per esempio, ci sono giorni in cui sei triste e ti ritrovi a dover suonare un pezzo allegro. La chitarra, dentro la tua testa, riesci a farla piangere. Con la voce è più complicato mascherare le sensazioni. 
 
Il Sol Levante è una terra che ha un significato unico per te, immagino. Quarant'anni fa usciva "Tokio Tapes", probabilmente il live album migliore mai rilasciato dagli Scorpions. Ora, quarant'anni dopo,  esce  "Tokio Tapes, Revisited – Live In Japan".  Hai una relazione particolare con il Giappone?
 
Assolutamente: ho una relazione particolare con il Giappone. A essere sincero, ho una relazione particolare con tutti i paesi in cui mi ritrovo a suonare e tutti, tutti sono diversi. E il Giappone è uno dei più diversi in assoluto. È qualcosa che non può essere paragonato a nient'altro; nient'altro che esista in Europa. Ma, vedi, ho anche una relazione particolare con la Germania, con l’Italia…
 
A proposito di questa particolare relazione con l'Italia che, per esempio, nel 2009 hai partecipato al "Legends Of Rock" per raccoglierei fondi per i terremotati…
 
Per l’Aquila! Ho portato un po’ di amici dagli Avantasia e dai Gamma Ray a suonare con me. Il terremoto è una cosa terribile. Fortunatamente, non ero fisicamente presente quando è successo; però mi ero esibito all’Aquila molte volte prima di quell'occasione. È una città magnifica.  Il "Legends Of Rock"  si è svolto tre mesi dopo il terremoto (detto in italiano, ndr.) che l’ha distrutta. Le rovine di quei magnifici edifici è stato orribile. Tutti questi terremoti in Italia, è davvero terribile.
 
 
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Passando ad argomenti più leggeri: in che modo l’atteggiamento della folla è cambiato in questi anni?
 
La folla oggi ha un atteggiamento molto più positivo ed entusiasta: quando suonavo negli Scorpions il pubblico era molto più distaccato. Negli ultimi anni ho notato che voi fan tendete a reagire in modo più intenso.
 
Come mai?
 
Penso che gran parte del pubblico che assiste ai miei show sia cresciuta con quella musica, con la mia musica. Hanno vissuto "Tokio Tapes" durante i suoi i primissimi anni di vita e quindi la componente nostalgica è molto forte. Inoltre, vedere dal vivo della musica vera, sincera, ai giorni nostri sta diventando sempre più raro. Per questa ragione, chi fa le cose in vecchio stile è avvantaggiato: siamo rimasti in pochi. Percepisco ogni sera, in ogni paese che visito, che quello che suono tocca davvero la gente; la tocca fisicamente. Per me è un'ottima cosa, davvero. Amo suonare con quest’atmosfera. 

Durante la tua carriera solista hai collaborato con molti artisti. Chi sono i musicisti che ti hanno colpito di più o che ti hanno influenzato come chitarrista?  
 
Nessuno mi ha influenzato nel modo di suonare perché la mia chitarra ha la sua propria voce. Ma di sicuro mi sono piaciuti in particolare certi momenti. Quelli con gli Smashing Pumpkins sono i primi che mi saltano in mente: ci siamo divertiti parecchio insieme. Anche se penso che la  Sunflower Superjam, Jam Session con Brian May, Bruce Dickinson e altri grandi nomi, sia stata la migliore jam della mia vita. In  quell’occasione ognuno andava per conto suo: non sapevi mai cosa aspettarti dagli altri. E io sono così: amo non sapere cosa aspettarmi. 

Il tuo stile è sempre stato paragonato a quello di Jimi Hendrix. Cosa rappresenta per te Jimi?
 
Per me lui è stato uno degli artisti più grandi di tutti i tempi. Era un genio artistico e aveva un messaggio molto personale e profondo da trasmettere al mondo. E questo, per me, significa molto. Penso che il suo nome verrà ricordato attraverso i secoli. 

Abbiamo parlato di artisti magnifici, concerti grandiosi e musicisti leggendari. Alla luce di ciò avrei voglia di farti una domanda forse banale che però in genere prevede risposte variopinte. Come vedi il futuro del Rock 'n' Roll? Stiamo andando nella giusta direzione?
 
Se guardo nell’industria musicale, nel market, nel mainstream, secondo me il futuro della musica è piuttosto terribile. Vedo musica senza strumenti, una melodia che non mi dice niente, nemmeno lontanamente. Penso che al momento la musica stia attraversando una fase molto debole di transizione. È tutta una questione di intrattenimento, certo non ci vedo niente di artistico. Di sicuro ci sono dei talenti, da qualche parte; ma nessuno li sente. Non hanno la "voce".  È lo stesso con la musica classica: è diventata quasi insignificante, sfortunatamente. Dico sfortunatamente, perché penso sia stata una delle scoperte più geniali mai fatte dal genere umano. Non ascolto nessuna radio o nessuna televisione, ormai non passano più Jimi Hendrix: non sembra ci sia niente che valga la pena ascoltare. Io la  chiamo "Mc Donald's Music", o  "Burger King's Music". Tutti posti in cui non metterei mai piede. 

Pensi che il miglioramento delle tecnologie e l’avvento dei social media possa influenzare negativamente il modo di diffondere la musica, quindi?
 
No. Pensandoci siamo semplicemente diventati molto superficiali. Siamo in un periodo transitorio, questo è un ambiente transitorio e quindi la gente è confusa. L'era di internet è molto veloce; i social media sono molto veloci. E decisamente, decisamente troppo superficiali. Troppa simulazione senza nessun significato profondo. Quando leggo le news su Internet, su Facebook, vedo solo gente che tenta di vendere cose che non esistono. E ne ho piene le tasche, davvero. Penso ci stia facendo molto, molto male. Lo spirito dell’umanità sta vacillando al momento. Si sta perdendo dietro a nuovi tipi di droghe, dietro alla superficialità, a rapporti vuoti. E in tutto questo, non so che ruolo possano avere i nuovi musicisti; non lo so proprio. Ci sono molte band di talento, ma quando sento una nuova band non sento nuova musica. 
 
Credi ci sia qualche via d’uscita?
 
La superficialità è il tratto distintivo della nostra era. Penso che sia una caratteristica intrinseca dell’ambiente. Quando un ragazzo ascolta musica ora non ascolta più un artista, non cerca più la connessione con lui. E anche i nuovi talentuosi musicisti, oramai, non emergono più. Non hanno più niente, niente di nuovo da dire. Eppure la musica è sempre lì: è nell’aria, è negli alberi, è nell'oceano, è nello spazio, è dentro di noi. È dappertutto. Prima o poi ricorderemo come coglierla. 



---ENG---
 
 
We had a chat with one of the greatest living guitarist and we got bewitched. Uli Jon Roth, besides speaking extensively about his next release "Tokio Tapes, Revisited - Live In Japan" exposed part of his essence behind these lines.  
 
Hi Uli, welcome to SpazioRock.it. It’s a real honor to speak with you. Your next live release, "Tokyo Tapes, Revisited" will come out on the 16th of December. I guess it brings back a lot of memories to you… 
 
Yes, definitely it does. A  friend of mine had the idea, almost as a joke. He told me: "Hey, why don’t you go on a tour playing only Scorpions material?”. I thought it was a great idea: it's the kind of stuff that people want to listen to and nobody plays it anymore. In the end, it ended up being an extremely successful experiment and I had so much fun! 

I had the occasion to listen to the audio of “Tokio Tapes, Revisited – Live In Japan”. I have noticed  that the tracklist is really similar to the 1978 “Tokyo Tapes” one. However, I heard much more experimental elements in the songs: you used electric keyboards and orchestral elements. In general, how has your way of playing changed throughout the years?
 
Well, I discovered a much wider range of colors. But I wouldn’t call it "experimentation". Some songs have changed of course. I just hate doing my things in the same way every day: I love every sort of variation in my music. I just think that some songs can be interpreted in several ways.  

So, songs evolve throughout the years. I guess the sensation carried by the songs varies too, then. Is there any song you wrote with Scorpions, I mean about forty years ago, in which today you particularly identify yourself?
 
I cannot answer this question, really. I don't think about memories when I play: every song has its particular meaning today, which is different from the one it had originally and it probably varies day by day. Generally, I would say it's lighter, if you know what I mean. But it's hard to say for me: when I embrace my guitar I only think about what I would play "here and now"; not about the "why", you know. I don’t really have one favorite song but I would say that… the ones selected for "Tokyo Tapes" are all my favorite.
 
Talking about this, I would like you to tell me about "Polar Nights"; a song in which you were originally the singer. Why you were the one singing that and not Klaus? 
 
First of all, don’t call me a singer! I am not a singer, really; but I would say my voice is perfect for telling stories. And "Polar Nights" is nothing but a magnificent story. Klaus' voice… well you know, it did not suit that style!
 
So you were basically interpreting "Polar Nights" using two instruments at the same time: your voice and your guitar. Can you try to explain me what different sensation do you feel, as an artist, expressing emotions with those two distinct means?
 
It's really hard to say that: those are completely different instruments. I feel completely free with my guitar. I feel free to do more or less.. everything, I would say. Voice, instead, it's a thing that requires much more reflection. It may happen that one day you are sad, and you have to play a cheerful song: you can always make your guitar cry just in your head, in any case. On the other hand, it’s extremely complicated to masquerade a sensation carried by your voice.

Considering Scorpions recorded what is probably their best live album in Tokyo, I cannot avoid asking you if you have a particular relationship with Japan.
 
Yes, I have a particular relationship with Japan. But to be sincere, I have a particular relationship with every country I play in. They are all different. And Japan is one of the most different. Nothing that you can compare to anything existing in Europe. But I have a particular relationship with Germany, too! And with Italy, definitely!

Speaking about your relationship with Italy, I know you played in the show "The Legends Of Rock", organized for helping the victims of the earthquake we had in 2009…
 
L’Aquila! I brought there some friends from Avantasia and Gamma Ray. An earthquake is a terrible phenomenon. I was not there physically when it happened: I was lucky. But I was often in L’Aquila before then, I also played there several times before the “terremoto” (earthquake in Italian, ed.). Seeing that monumental city completely ruined was just terrible. All those earthquakes in Italy, they are just terrible.
 
 
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Going back to happy topics…. How did the crowd attitude changed in the last years, compared to the past?
 
Well, it's definitely more positive and enthusiastic. When I was playing with Scorpions the crowd at the concerts was a way colder. 

Why? Do you have any ideas?
 
I think most of the people that come to my shows grew up with my music. They were living "Tokio Tapes" during its early days, so nostalgia is really strong. Ad also, there is this thing that listening to real and sincere music today is much more rare than it was forty years ago. For this reason those who do things with the traditional old style are benefited because we are not many anymore. When I play I can see music really touches people; it touches them physically. I can see it every night, in every country I visit. I think it's an amazing thing, really. I love playing in that atmosphere. 

You collaborated with several artists throughout your solo career. Are there any of them that particularly stroke you or that influenced you as a guitarist? 
 
Nobody influenced me in my way of playing because my guitar has its own voice. For sure, there were some amazing moments. I particularly remember having a great time with Smashing Pumpinks. However, the Sunflower Superjam, in which I played together with Brian May, Bruce Dickinson and others, was probably one of the funniest jam sessions of my life. Everybody was going completely on his own way, you really didn't know what to expect from the others! And I am like that, I enjoy not knowing what to expect. 
 
Your style has often been compared to the one of Jimi Hendrix. What does he represent for you?
 
For me, he is one of the best artists of all times. He was an artistic genius, and he had an incredibly strong and deep message to share with the world. And that means a lot to me. I think his name will be remembered throughout the centuries. 

We spoke about the fans' reactions worldwide, we spoke about amazing artists and huge concerts, and we spoke about one of the best musician of all times. All these things lead me to ask you a banal question which generally results in interesting answers. How do you see the future of Rock 'n? Roll?  Are we going in the right direction?
 
By taking a look to the music industry, to the market, to the mainstream, it seems that the future of rock 'n' roll is pretty much terrible. Music without instruments… it's a melody that does not say anything to me; not even remotely. I think that right now music is crossing an extremely delicate transition phase. It's all a matter of entertainment; I don't see anything artistic in that. I am sure there are some talents around, but nobody can hear them. They don't have the "voice". It’s the same with classical music: in the last years it became pretty much insignificant, unfortunately. I say unfortunately because I think classical music was one of the best things invented by humanity. Right now I don't listen to any radio or any television. You cannot expect Jimi Hendrix playing at the radio anymore, so I don't care. Right now, they mostly transmit the one I call "Mc Donald's music", or "Burger King's" music. All places in which I would never ever step in. 
 
So you think that the improvement of technologies and the increasing of social media can influence negatively the way in which the music is spread? 
 
No. The problem, actually, is that we have simply become extremely superficial. We are in a transitory period, this is a transitory environment and, consequently, people are confused. The Internet era is very fast, social media are very fast. Fast, and decisively superficial. I see too much simulation without any deep meaning. When I read news on the internet, I only see people that try to sell you things that do not exist. And I’m fed up with that, really. I think it’s really doing us harm. You know, the spirit of humanity is swaying now. It's lost; inside new kind of drugs, inside false relationships, inside superficiality.  And I really don't know where the new musicians are. There are talented bands but when I listen to a new band I don’t listen to new music. 

Do you think there's a way out? 
 
Superficiality is the hallmark of our era. I think it’s an inner characteristic of the environment. When a boy listens to music now he tends to listen to the song only, not the artist. He does not look for a connection with him. This is also why new talented artists remain hidden: they do not have anything new to say and, even if they had, people would hardly listen to that. But there must be a solution, because music has always been here, everywhere. It's in the air, it's in the trees, it's in the ocean, it's in the space; it's inside us. Sooner or later we will remember how to catch it. 

 



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