Tyler Bryant & The Shakedown (Tyler Bryant)
È uscito da poco "Truth And Lies", terzo album di Tyler Bryant & The Shakedown. Abbiamo parlato proprio con il frontman del significato dietro ai nuovi brani, della loro carriera e del tour attuale.
Articolo a cura di Mattia Schiavone - Pubblicata in data: 22/07/19

Ciao Tyler, benvenuto su SpazioRock! Come stai?

 

Alla grande! Oggi siamo a Nashville, in Tennessee e non vedo l'ora di salire sul palco!

 

Poche settimane fa avete pubblicato "Truth And Lies", il vostro terzo album in studio. Com'è stata la reazione dei fan finora?

 

La loro reazione è stata fantastica. Stiamo suonando negli Stati Uniti in questi giorni e sono le prime date in cui suoniamo praticamente tutto l'album. È fantastico vedere quanto le persone siano coinvolte la queste canzoni.

 

In effetti credo che il primo tour sia il momento migliore per capire come e quanto un nuovo album piaccia ai fan.

 

Sì, assolutamente. I fan ci supportano moltissimo e sanno che la nostra musica viene dal cuore. Da parte nostra è bello vedere come venga recepita da loro allo stesso modo. Tra noi e i fan c'è un rispetto reciproco e cantare insieme a loro durante i concerti per noi è ancora più divertente. Non siamo solo noi che suoniamo e cantiamo, ma tutti i presenti partecipano.

 

Secondo me uno degli aspetti migliori di questo album è l'equilibrio che si trova tra i diversi elementi. Ci sono canzoni hard rock, altre più improntate sul blues, alcune ballate. Come avete lavorato per raggiungere questo equilibrio?

 

In realtà su questo aspetto non abbiamo lavorato consapevolmente. Inizialmente abbiamo scritto più di 50 canzoni per l'album e ne abbiamo selezionate 27, che poi sono diventate 13. Quindi all'inizio magari c'erano 20 canzoni blues, 15-20 pezzi più heavy e abbiamo scelto quelle che secondo noi erano migliori. Il punto è che siamo influenzati da moltissimi generi diversi, come blues, hard rock, punk, grunge e altro ancora. Quindi cerchiamo di fare il tipo di musica che ci piace e dal mio punto di vista è come se avessimo preso tutte queste influenze e le avessimo messe insieme. Ci sono brani come "Eye To Eye" e "Out There" che sono completamente diversi. E poi c'è anche tanto blues, ormai è nel mio DNA e non posso abbandonarlo.

 

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Quali sono i sentimenti che vuoi esprimere con queste canzoni?

 

Sono molto diversi per ogni canzone. Ad esempio per pezzi come "Shape I'm In" o "Panic Button" il tema principale è la speranza. Combatto spesso contro l'ansia o attacchi di panico, ma quello che ho imparato è che la musica è come una medicina. Altri tipo "Cry Wolf" sono riconducibili a momenti difficili. E poi ci sono brani come "Drive You Mad" o "Ride", scritti semplicemente mentre mi sentivo alla grande. Questo è il motivo per cui l'album si chiama "Truth And Lies", c'è sempre una sorta di guerra tra gli elementi più luminosi e quelli più oscuri nel disco e la musica è ciò che lega tutto insieme.

 

Parlando delle canzoni, quella che mi ha sorpreso di più è "Judgement Day", per il suo essere più dark e diversa dalle altre. Potresti raccontare qualcosa di più su questo brano?

 

Il giorno in cui è nata quella canzone ero a Nashville bloccato in mezzo al traffico, quindi mi sono fermato a casa di Graham e ho trovato lì anche il nostro amico Jason [Stoltzfus, ndr]. Ci siamo messi a suonare la chitarra acustica e la canzone è nata in questo modo in 15 minuti. Avevo in mente il verso "Heaven ain't called, hell must be heating" e il titolo viene da lì. È un brano molto malinconico ed è influenzato da Johnny Cash. È stata scritta sulla chitarra acustica, come se fosse una canzone country e poi il resto della band l'ha reso ancora più dark.

 

Cosa puoi dirci della copertina? In che modo si lega alle canzoni?

 

La copertina rappresenta quello che dicevo prima riguardo le diverse canzoni, ovvero l'unione di elementi più felici e luminosi con parti più oscure e malinconiche. Ci sono due persone diverse, un uomo vestito di nero e una donna vestita di bianco e al centro c'è la musica che li unisce. Prima che uscisse ho ascoltato tutto l'album guardando la cover e mi ha fatto pensare a tante cose diverse.

 

Prima hai detto che il pubblico durante i concerti sta apprezzando molto questi nuovi brani. A questo proposito, quanto è importante per voi l'impatto live dei pezzi durante il processo di scrittura e registrazione?

 

Abbiamo costruito la nostra carriera come band live, quindi quando scriviamo musica pensiamo sempre a come replicarla poi live senza usare backing track o cose simili. È un aspetto molto importante per noi e infatti abbiamo registrato l'album praticamente dal vivo, mettendoci un paio di settimane. Abbiamo ritoccato poco e nulla, ci sono piccoli errori, ma è grezzo ed esattamente come avevamo in mente di farlo.

 

Prima della pubblicazione dell'album avete fatto alcune date con i Black Stone Cherry. Com'è andata?

 

Alla grande, siamo stati in tour con loro per un paio di settimane e sono delle persone fantastiche, siamo diventati subito amici. Spero che in futuro ricapiti qualche data con loro.

 

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Attualmente state girando gli Stati Uniti, ma in futuro ci saranno anche date in Europa e in Italia?

 

Sì, per forza. L'ultima volta che abbiamo suonato in Italia eravamo con i Deep Purple e ci sono siamo divertiti un sacco. Non vedo l'ora di tornare lì, anche per il cibo [ride, ndr].

 

Sei sempre stato un chitarrista, ma sei anche un ottimo cantante. Quale delle due cose preferisci fare?

 

Quello che preferisco è fare entrambe le cose. Anzi, a dire il vero, la cosa che mi piace di più è scrivere la musica, stare in studio e creare nuove canzoni. E in generale preferisco suonare e cantare canzoni scritte da me, non fare cover o cose simili.

 

Hai un chitarrista preferito?

 

Sì, per me è semplicissimo rispondere a questa domanda. È senza dubbio Jeff Beck. Siamo anche stati in tour con lui e per me è stato fantastico.

 

Sei giovane, ma suoni da molto tempo e hai già pubblicato tre album con la tua band. Guardandoti indietro, quali sono stati i momenti più difficili in questi anni?

 

Non è stato semplice rimanere sempre positivi e concentrati sull'obiettivo quando ci sono state sbattute diverse porte in faccia. È successo con molte etichette e tante volte ci è stato detto che non avremmo mai potuto sfondare. Tutta questa negatività deve essere solo un motore che ti faccia proseguire senza mai mollare la presa. Un sacco di gente ci ha detto che sarebbe stato impossibile mantenersi suonando rock, perché è un genere che non viene più passato alle radio e non ha più successo. Ma non ci siamo mai arresi, abbiamo continuato a suonare quello che ci piace e alla fine siamo riusciti ad andare in tour con gli AC/DC. Spero che tanti altri ragazzi possano imparare da questa storia, non bisogna mai arrendersi.

 

E invece qual è stato il momento migliore?

 

Ce ne sono molti, ma se ne devo scegliere uno direi che è stato il concerto al Madison Square Garden con gli AC/DC.

 

Questa era l'ultima domanda, grazie mille per questa intervista. Ti va di lasciare un messaggio ai fan italiani?

 

Certo, non vediamo l'ora di tornare lì! L'ultima volta è stato fantastico, quindi torneremo presto!




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