Threshold (Karl Groom)
Le recenti vicissitudini all'interno della line up non hanno scalfito l'ispirazione e il vigore dei Threshold. La prog band inglese si ripresenta sulle scene con un eccellente lavoro di forte stampo prog intitolato "Legend Of The Shire". Siamo stati raggiunti dal chitarrista Karl Groom per fare il punto sul presente della band e sulla situazione odierna del Regno Unito che sembra abbia influenzato non poco il concept dell'opera...  
Articolo a cura di Luca Ciuti - Pubblicata in data: 09/09/17
E' passato un po' di tempo dalla nostra ultima intervista, ma prima di parlare del nuovo "Legend Of The Shires", che abbiamo molto apprezzato, vorrei chiederti le motivazioni dietro l'abbandono di Demian Wilson...
 
Guarda, anche dopo averne parlato con lui in più occasioni mi è ancora oggi difficile capirne le motivazioni. Tutto è cominciato a ottobre 2016 quando abbiamo iniziato a registrare, in quell'occasione ci disse che avrebbe lasciato i Threshold e sulle prime non ci fornì neppure una spiegazione, posso ipotizzare che fosse molto impegnato con i suoi tanti progetti solisti, che stava cambiando management e che stesse passando un periodo di grandi cambiamenti... appena tre settimane dopo contattò Richard (West, il tastierista, ndr) e disse che sarebbe rientrato nella band... a gennaio abbiamo suonato in Svizzera e dopo lo show disse che non sarebbe stato disponibile per la successiva tournée. A quel punto ci siamo accorti che avevamo un problema, e non intendo accusarlo per le cose che ha fatto, ma abbiamo deciso di comune accordo che era il caso di dividerci. Ti dirò di più, è stato lo stesso Demian a suggerirci un paio di nomi per sostituirlo. Alla fine abbiamo optato per Glynn Morgan che era già stato membro della band in passato.
 
In pochi ne hanno parlato, ma avete dovuto registrare anche l'abbandono di Pete Morten alla seconda chitarra...
  
Pete non è mai stato coinvolto nelle fasi di registrazione del disco, negli anni ci ha dato una mano soprattutto in sede live. Voleva dedicare più tempo alla sua band e ai suoi progetti solisti, ma i Threshold come puoi immaginare richiedono un impegno costante per cui non potevamo proseguire... non ci sarà molta differenza rispetto allo studio, dal vivo ci presenteremo con una sola chitarra e Glynn suonerà saltuariamente la seconda.
 
Ok, adesso possiamo parlare di "Legend Of The Shires", con cui sembra che siate tornati a uno stile più marcatamente prog.
 
Se guardi al nostro repertorio, puoi trovare un'alternanza di cose più propriamente prog e altre alla "Dead Reckoning", ma non sono cose che pianifichiamo...di solito è Richard ad iniziare il processo compositivo, e mentre lo portavamo avanti ci siamo accorti che c'erano tante buone idee: il disco stava prendendo una forte impronta prog, con pezzi molto lunghi che si prestavano a un album doppio. Quando hai un disco prog e ci abbini un particolare concept, speri di non passare troppo tempo a cambiare l'ordine dei brani perché diventa un processo complicato... abbiamo fatto attenzione a mantenere intatta la struttura del disco, per cui non c'è molto di pianificato, tutto si è assemblato piuttosto bene e questo è il risultato.
 
threshold_title2017 

Vuoi spiegarci nel dettaglio i contenuti del concept?
 
Il concept racconta di un paese, o di una nazione se preferisci, alla ricerca del suo ruolo nel mondo ed è probabilmente influenzato dai recenti eventi capitati al Regno Unito, mi riferisco ovviamente al referendum dello scorso anno... ma c'è anche una prospettiva individuale nel disco, quella di una persona che cerca il suo posto allo stesso modo, che cerca di capire chi vuole essere e lo fa attraverso delusioni, tentativi, insomma tutte quella cose che in un modo o nell'altro lasciano il segno nella vita. Questi sono i temi comuni del disco. Un particolare curioso: quando abbiamo finito di scrivere i testi, ci siamo accorti che il titolo di ogni canzone iniziava con una lettera fra L-O-T-S, che è l'acronimo del titolo "Legend Of The Shire". Magari è solo un dettaglio poco importante, o forse il segno che eravamo nella direzione giusta.
 
Immagino tu non abbia un'opinione positiva della Brexit e dei recenti sviluppi politici...

Personalmente no e quando viaggio per l'Europa non voglio in alcun modo essere associato a quelle ideologie negative, è qualcosa che rifiuto e che ritengo del tutto inopportuno in questo momento storico, io preferisco guardare avanti e ti dirò di più, quelle persone che hanno portato alla Brexit, che fanno discriminazioni e questioni di genere,  sono quelli che hanno creato questa situazione... non voglio neppure essere associato al mio paese e a chi in questo momento lo rappresenta.
 
Credi che la Brexit possa avere un impatto sul music business e sulle bands inglesi?
 
Potrebbe essere più difficile viaggiare per noi musicisti, penso al trasporto dell'equipment e tutto il resto, tutta la burocrazia relativa agli spostamenti... considera che la sterlina in questo momento è molto debole per cui viaggiare in Europa è già diventato più costoso... penso anche a quegli inglesi, per lo più anziani, che si sono trasferiti in Europa e che nel 2019 potrebbero tornare... noi viaggiamo molto e vogliamo sentirci connessi e integrati con il resto del continente, mi piace la natura inclusiva dell'Europa, certo non tutto quello che viene fatto dalle istituzioni è giusto, certe decisioni del Parlamento Europeo hanno portato tante persone in Inghilterra a ritenere che il voto dello scorso anno fosse una cosa giusta, che l'Europa è solo burocrazia e tasse. In generale penso che l'impatto dell'Europa unita sia positivo.
 
Come ha impattato l'arrivo di Glynn Morgan sul processo compositivo?
 
Come per ogni cantante che è passato nei Threshold l'impatto è stato limitato, dato che le canzoni vengono scritte per lo più da me e Richard senza che abbiamo in mente una voce particolare. Una volta terminate, cerchiamo di farle funzionare con il cantante del momento. In questo caso è andata piuttosto bene perché Glynn ha una voce più ruvida e questo ci ha consentito di dare alle composizioni una maggiore dinamica, di fare da contrasto agli elementi più soft del progressive rock. Credo che abbia funzionato molto bene, se consideri che gli ci sono volute tre o quattro settimane per imparare i pezzi e registrare le demo, oltre ai testi, eccetera... ha comunque lasciato un'impronta sul disco anche su alcuni pezzi su cui Demian aveva già iniziato a lavorare. Le sue caratteristiche verranno fuori ancora di più in sede live.
 
Per la seconda volta avete fatto rientrare un ex membro. Non hai paura che qualcuno possa considerarlo come un "correre ai ripari"?
 
In un certo senso sì, il suo nome ci venne suggerito lo stesso Demian... tutti e tre i cantanti che abbiamo avuto nei Threshold sono stati degli ottimi cantanti, ciascuno in modo diverso, e avrei difficoltà a sceglierne uno solo perché sono stati davvero tre cantanti fantastici. Abbiamo continuato a lavorare con Glynn anche dopo "Psychedelicatessen", ci ha aiutato per il box set e in qualche altra occasione, per cui è sempre stato in qualche modo vicino alla band. Ci aveva già contattato una prima volta quando Demian è rientrato l'ultima volta, e poi se un cantante di quel livello desidera rientrare non c'è motivo per non riaccoglierlo. Non sapevamo cosa aspettarci, ma non è stata neanche del tutto una scommessa, almeno per me, sapevo che ha un grande amore per la musica e questa è una componente importante.
 
Il precedente "For The Journey" non ha riscosso molti consensi. Forse era passato poco tempo dal suo predecessore? E' mancato qualcosa, secondo te?
 
C'è sempre qualcosa che vorresti cambiare a posteriori, la mia impressione oggi è che le canzoni del disco quasi non sembrano appartenere allo stesso album, forse perché avevamo quattro compositori e la struttura finale del disco ne ha risentito... se guardo al passato, il nostro lavoro migliore secondo me, e per migliore intendo quello che potremmo suonare dall'inizio alla fine, con le canzoni giuste al posto giusto, è "Subsurface", quel disco è semplicemente perfetto ancora oggi... tornando a "For The Journey" quando lo abbiamo portato on stage si capiva che non aveva una struttura, forse avremmo dovuto passare più tempo in fase compositiva, non so, ma non suona come un lavoro omogeneo.
 
Avete già testato dal vivo le nuove composizioni?
 
No, non ancora. Di recente abbiamo girato alcuni video, ci siamo presi del tempo per reintegrare Glynn nella band e dedicarci alla parte promozionale. Terremo il primo show in Grecia, mi pare a novembre, da lì partirà il tour europeo vedremo quale sarà la reazione. Sono così soddisfatto di "The Legend Of The Shires"  che non vedo l'ora di presentare il disco dal vivo nella sua veste migliore.

La vostra attività live è nettamente divisa fra festival e club: avete mai ricevuto offerte per suonare  a festival come Wacken e simili...?
 
Suoniamo spesso ai festival e siamo stati invitati a Wacken tanti anni fa, rispetto ad allora credo che parte del loro management sia cambiato però... ogni estate suoniamo a qualche nuovo festival, ne spuntano sempre di nuovi, e  in media partecipiamo a cinque-sei festival ogni estate. L'anno scorso abbiamo fatto il Bang Your Head!!! e il Masters Of Rock in Repubblica Ceca che erano contesti molto grandi, di decine di migliaia di persone... ci sono così tanti festival in Germania in particolare che ne abbiamo sicuramente mancato qualcuno!
 
Siete soliti proporvi come headliner, ma c'è una band per la quale sareste disposti a fare da special guest?
 
E' capitato in passato ma si è trattato di episodi sporadici. Penso che i fans si sentirebbero traditi se la loro prog band preferita si cimentasse in un set di quaranta minuti, non è un tempo sufficiente per presentare la tua musica, prendi "Lost In Translation" del nuovo album, dura quasi venti minuti, è praticamente metà del set... questo è il motivo per cui preferiamo tour da headliner. Nel 1994-95 abbiamo fatto un tour con i Circle II Circle e i Dream Theater ma in generale non ci prestiamo al ruolo di special guest per i motivi che ti ho detto. 
 
Come procede invece la tua carriera di produttore?
 
Bene, sono ancora molto impegnato in ambito, power, symphonic e un po' di progressive, oltre a band tradizionali come gli Yes, John Wetton... dimenticavo gli Edenbridge che ho prodotto di recente. Ho anche prodotto tutti i dischi dei Dragonforce fino a "The Power Within", mi piace lavorare sulla musica degli altri, è più facile perché ci si sente emotivamente meno coinvolti.



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