Supercharger (Thomas Buchwald)
Il nuovo album "Real Machine" è sinonimo di ciò che realmente spinge e alimenta questa "vecchia" macchina inossidabile che sono i Supercharger. Un cuore che batte per il rock'n'roll, la vita on the road e la musica. Durante gli ultimi 4 anni dal precedente "Broken Hearts and Fallaparts" ci sono stati molti alti e bassi per la band, ma la verità è che, come ci ha raccontato il chitarrista Thomas Buchwald, "non abbiamo mai avuto una scelta. Non possiamo fare a meno di fare musica. È nei nostri cuori, credo".
Articolo a cura di Marilena Ferranti - Pubblicata in data: 10/07/18
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Ciao Thomas e benvenuto su SpazioRock.it. Questo nuovo album rappresenta un'uscita molto attesa per tutti i vostri fan. Gli ultimi 4 anni sono stati caratterizzati da diversi cambiamenti: per cominciare avete un nuovo cantante (Linc Van Johnson) e un'immagine molto accattivante che sembrate promuovere decisamente meglio di quanto abbiate fatto in passato. Perché non ci dici come sono cambiate le cose da "Broken Hearts and Fallaparts" (2014)?

 
Cosa NON è cambiato nei Supercharger dal 2014! Non è un segreto che perdere Mikkel (Neperus, ex voce della band, ndr.) nel 2015, sia stato un duro colpo per noi. Era uno dei membri fondatori dei Supercharger e si occupava di una parte enorme della gestione quotidiana della band, per non parlare del suo ampio contributo al processo di songwriting. Prima di tutto, abbiamo trovato davvero difficile reclutare un sostituto. Siamo riusciti a scovare Linc Van Johnson in extremis che ha coperto come sostituto il tour europeo con le Thundermother e The Scams, che era già stato confermato da tempo, e poi non abbiamo avuto molto tempo per decisioni e audizioni. Dovevamo solo trovare un ragazzo che potesse farcela. A quel tempo, si poteva dire che si trattava soltanto di un "supporto" o "paliativo". Molte circostanze esterne ci hanno reso la decisione difficile; non eravamo sicuri che fosse il ragazzo giusto per un lavoro a più lungo termine. Dopo aver finito il tour e alcuni concerti sporadici qua e là, abbiamo iniziato la ricerca di una figura "permanente" e, allo stesso tempo, abbiamo iniziato a scrivere canzoni per il nuovo album. Posso dirti che comporre nuovi brani per la band, non sapendo chi le avrebbe cantate, non è stato un compito facile. Alla fine abbiamo scelto Linc. Dal punto di vista del suono, era semplicemente quello che si avvicinava di più al vecchio materiale. Un sacco di questioni personali sono andate a posto, permettendogli di collaborare con noi nonostante la lunga distanza (Linc vive in Germania e la band è di base a Copenaghen, ndr.). Anche la scrittura del nuovo album è stata una sfida. I Supercharger sono sempre stati un gruppo che scrive musica insieme. Non necessariamente nella stessa stanza e nello stesso momento, ma ad un certo punto, durante il processo di scrittura, tutti hanno sempre fatto la loro parte nell'influenzare la versione finale delle canzoni. Crediamo che sia esattamente ciò che rende il nostro suono tanto unico. Ma è anche una questione molto delicata. Tira fuori un pezzo del puzzle e tutto cade a pezzi. Abbiamo dovuto ricostruire tutto in studio. Ognuno di noi ha dovuto capire cosa fare e quali nuovi ruoli ricoprire. Fondamentalmente abbiamo dovuto ripensare a come scrivere e comporre musica, dalla prima idea di riff alla canzone finita. Inoltre, da tempo pensavamo di evolvere un po' il nostro sound. Avevamo sperimentato un po' con campioniamenti ed effetti digitali e più che mai ora, anche complici alcuni altri grandi cambiamenti nella band, sembrava un buon momento per provare nuove cose. Niente di sconvolgente, ma rimarrete sorpresi da quanto un beat o pochi effetti tra le pieghe della musica possano avere un impatto notevole sul suono generale. Alla fine penso che l'abbiamo fatto nella giusta misura. Non al punto da non suonare più come i Supercharger, ma sicuramente in modo evidente.

 
Nell'album precedente i testi e lo stato d'animo generale delle canzoni davano l'idea di uno stile di vita spericolato e  rock'n'roll trascorso a distruggere club, a occuparsi di donne pericolose e di postumi da sbornia. Questo album sembra molto più maturo e ispirato. Qual è il messaggio principale che sperate di trasmettere oggi?

 
Diciamo che le circostanze di questo album sono state così diverse su tutti i fronti e che è difficile dire esattamente cosa abbia fatto la differenza. Nel momento in cui abbiamo iniziato a elaborare idee e scrivere canzoni, eravamo già indietro rispetto al programma. Siamo stati così impegnati in tour negli ultimi due anni, che non avevamo quasi avuto il tempo di pensare. Anche le audizioni per il nuovo cantante hanno richiesto molto tempo. Non è stata solo l'uscita di Mikkel dalla band. Nel solo 2014 abbiamo cambiato tre chitarre ritmiche e due tastieristi. Anche se questo album è stato quello su cui abbiamo lavorato per il più lungo periodo di tempo, è quello che abbiamo scritto nel minor tempo se contate solo le ore produttive. Di solito, quando Linc veniva a trovarci per un paio di giorni, coglievamo l'occasione per registrare idee. Quindi, in pratica, il processo prevedeva trasformare un'ipotesi di riff in una canzone completa con i testi tutto in un giorno. E la cosa si ripeteva il giorno successivo e quello dopo ancora. Comporta un sacco di pressione registrare in questo modo. A volte devi solo avere un'idea, anche se pensi di poter fare meglio, e poi vedere dove puoi portarla. Per questo molte delle registrazioni su questo album sono praticamente le idee originali senza troppe evoluzioni o modifiche. Non penso di poter dire che siamo stati più ispirati quando abbiamo iniziato a registrare questo album, rispetto a quanto lo fossimo con quelli precedenti. Ma abbiamo trovato l'ispirazione lungo il percorso durante il processo, così come per il tipo di suono e lo stile dell'album. O forse in realtà, l'ispirazione ha trovato noi. Se ascolti i testi, questo album ha un lato molto più profondo e oscuro. Può essere che siamo cresciuti, semplicemente emerge il modo in cui ci siamo sempre aggrappati con le unghie a ciò che vogliamo fare... per continuare a farlo.
 
 
E' uscito un bellissimo videoclip per la canzone "The Ride", che è anche un duetto con l'ex cantante delle Thundermother Claire Cunningam. Come vi è venuta l'idea dell'officina meccanica e della citazione sui Bon Jovi all'inizio del video?
 
 
L'idea del "meccanico sognatore" è venuta dal regista del video. Ha ascoltato la canzone in studio e l'ha adorata. Ci ha detto che era stato folgorato, e ha immaginato un mix di "Born To Be My Baby" dei Bon Jovi e "Grease Lightning" di Grease. Ci sono due facce della storia nel video di The Ride: una è la rock band che si diverte in Studio. Abbiamo usato il video dei Bon Jovi come ispirazione, perché non volevamo che la band apparisse troppo seria; voleva essere un omaggio a quel mood anni '80, come in molti video dei Bon Jovi e in molti altri video glam. L'altra faccia è il giovane meccanico annoiato al lavoro, che sogna la fama e la fortuna, mentre guarda un Rockband in TV. Sta andando alla deriva in un sogno in cui si immagina nelle vesti di frontman nella band. Molto simile alla gang di amici nel video di "Grease Lightning". L'idea ci è piaciuta subito, pensando che sarebbe stato divertente realizzare un video meno serioso. Sai, fare un video musicale di solito significa posare e sembrare fighi. È stato bello provare qualcos'altro, e ci siamo divertiti così tanto a farlo.
 
 
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Il primo singolo, "Rottenburg" mi ha ricordato un film di Tarantino, con questa atmosfera oscura e una sorta di "storia non raccontata". Di cosa parla davvero questa canzone?

Per me la canzone non riguarda nessun episodio specifico o "storia", se vuoi. È più simile a un'immagine disegnata di un sentimento o stato mentale. Per me afferra una certa atmosfera, quella tipica di una band che va in centro per un po' di intrattenimento offerto dalla città. È il momento che precede uno slancio e non hai idea di cosa succederà. "And we ain't looking back as we´re heading down the curve". Non si tratta di avere il controllo di una situazione. È piuttosto il contrario. Si tratta di perdere te stesso e andare dove ti porta la strada. Rottenburg non è una città specifica. Potrebbe essere ovunque. Penso che tutte le grandi città abbiano qualche "Rottenburg" in esse a volte. È solo questione di trovarla... se ne hai il coraggio! La cosa divertente è che l'idea per la canzone è nata da un cartello stradale che K.D. (Karsten Dines Johansen, bassista, ndr.) ha notato fuori dal finestrino dell'autobus durante un tour. In realtà esiste quindi una città chiamata Rottenburg da qualche parte in Germania. E quel nome ha ispirato la canzone. Prova a dirlo ad alta voce: "Rottenburg". Fornisce tutte le associazioni giuste per una canzone rock.

"Real Machine" è stato registrato e prodotto interamente da Sound Matters Cph. con il bassista Karsten Dines Johansen come produttore principale. Cos'è, una sorta di dichiarazione di indipendenza?

 
Sia sì che no. Era stata una scelta indotta principalmente dalla nostra situazione. Non sapendo quando e cosa registrare... Normalmente le band come noi non vanno in studio fino a quando non hanno praticamente scritto tutte le canzoni e sanno cosa fare. Questo ovviamente non è stato il nostro caso. Dovevamo proprio iniziare da zero. Abbiamo anche avuto alcune scadenze tassative per i 3 singoli che dovevamo pubblicare prima dell'album, e se volevamo rispettare le scadenze dovevamo lavorare rapidamente. L'altro motivo è che il nostro terzo album "Broken Heats and Fallaparts" è stato registrato in 4 diversi studi più alcune cose nella nostra sala prove. E' stato un processo molto confusionario e stancante. Ogni volta che un nuovo produttore era dietro la scrivania, voleva guidare l'album verso una nuova direzione. Sicuramente non volevamo ripetere l'esperienza. Abbiamo pensato, se lo facciamo noi stessi, sapremo quello che vogliamo, e lo faremo bene al primo tentativo. Quindi alla fine è stata una scelta facile. Abbiamo registrato e prodotto tutto da soli, e siamo davvero contenti del risultato. Il mix e il mastering tuttavia, li abbiamo lasciati alle mani capaci di Tobias Lindell e Dragan Tanaskovic. Stessa squadra che ha lavorato all'album precedente.

Che cosa rappresenta per te il titolo "Real Machine"?

 
"Real Machine" è sinonimo di ciò che realmente spinge e alimenta questa vecchia macchina che sono i Supercharger. Posso dirti con certezza che non sono né soldi né fama. Sì, a volte abbiamo fatto qualche festa sfrenata, ma posso assicurarti che prima di arrivare alla festa c'è 10 volte tanto duro lavoro. No, è il cuore che batte nel petto di ognuno di noi. Un cuore che batte per il rock'n'roll, la vita on the road e la musica. Questo è ciò che ci spinge, ed è questo che ci fa continuare a fare ciò che facciamo, ciò che abbiamo fatto per così tanti anni. Anche quando il nostro ex cantante e buon amico ha deciso di lasciare la band. Durante questi ultimi 3 anni ci sono stati molti alti e bassi e un'intensa ricerca spirituale, chiedendoci se questo fosse ciò che volevamo e se avesse senso continuare. Ma la verità è che non abbiamo mai avuto una scelta. Non possiamo fare a meno di fare musica. È nei nostri cuori, credo.

L'artwork del nuovo album è davvero sorprendente, con questo cuore meccanico che offre uno sguardo più da vicino sul fulcro pulsante dei Supercharger. Di chi è stata questa idea e quale artista l'ha progettata?

 

Da un po' di tempo cercavamo di migliorare la nostra immagine rendendola più accattivante, così ci siamo seduti e abbiamo parlato di come fare, senza andare su toni troppo Heavy Metal. Penso che sia stato Benjamin (Funk, batterista, ndr.) a partorire l'idea di mescolare qualcosa di vivo con qualcosa di meccanico e robotico. Tuttavia, non si sposava bene con l'immagine di una band rock'n'roll. Dopo un po' di tempo abbiamo ristretto il concetto concentrandoci sul cuore. Una volta visualizzato il concetto, tutto ha acquisito un senso: il cuore e l'anima della band... e tutto il resto. Ero in contatto con un artista di nome Björn Großes. Lavora spesso ai progetti grafici dei gruppi musicali, anche se principalmente metal. Quando gli ho presentato l'idea del cuore con fili e ingranaggi sporgenti ha suggerito di renderlo di legno invece che umano e vivo. Secondo me era perfetto. Ha dato all'immagine un tocco di rock e questa atmosfera country del sud che si riflette anche nella nostra musica.

 

Avete iniziato il tour promozionale quindi avete già presentato alcune delle nuove canzoni in versione live nelle ultime settimane. Come hanno reagito i fan?

 
La risposta è stata davvero buona. Non abbiamo ancora suonato l'intero lotto dal vivo, ma quello di inedito che abbiamo proposto è stato esplosivo. La grande sfida questa volta è stata quella di convertire le piste registrate nell'album in musica che possiamo eseguire live. Questo disco è stato scritto, prodotto e registrato al 100% in studio. E lo non abbiamo mai suonato insieme come band. In studio non ci sono limiti. Puoi incidere infinite tracce di chitarra, campioni, voci, ecc. per far sì che il tutto suoni esattamente come vuoi tu. Live è una cosa completamente diversa. Anche se utilizziamo le basi in alcune canzoni, vogliamo mantenerle ai minimi termini. Ma le reazioni sono state grandiose. È sempre divertente scoprire cosa funziona meglio dal vivo. Ad esempio "Another One To Die". Voglio dire, è un mostro da 6 minuti e passa da un mood blues ad un coro esplosivo, sino ad un assolo di chitarra urlante. E finisce con un inno acustico quasi a cappella. Anche se questo brano potrebbe essere una bomba per il pubblico o potrebbe portare tutti in un posto completamente diverso. Fortunatamente funziona così bene dal vivo e sembra risucchiare il pubblico in questa atmosfera molto cupa, con una varietà ritmica diversa dai pezzi che normalmente esplodono di energia e che rappresentano i Supercharger.

Negli ultimi anni avete girato l'Europa e condiviso i palchi di grandissimi festival con artisti come Hardcore SuperstarH.E.A.TMustasch, Nashville Pussy, D: A: D, Crucified Barbara. Qual è il tuo ricordo preferito legato alla vita on the road?

 
Sì, abbiamo fatto diversi tour con alcune grandi band e ci sono troppi bei momenti da raccontare o persino da ricordare. Tantissime feste e spettacoli in tutta Europa. Guardando indietro spesso le immagini si confondono, ma alcuni concerti si distinguono sullo sfondo e sono quelli straordinari. Come quando abbiamo aperto a "Der W" da qualche parte vicino a Francoforte nel 2012. Siamo stati la prima band di apertura su 5. Eravamo in un'arena di hockey, e il pubblico ci ha ricoperto di applausi e tutti in sala urlavano a gran voce chiedendo un bis. In quel momento realizzi di aver fatto un buon lavoro. Sono ricordi come questi che rimangono con te per sempre.

 
Qualche possibilità di vedervi presto in Italia?

 
Lo spero. L'Italia è sempre stata molto carina con i Supercharger e abbiamo dei bellissimi ricordi lì. Vediamo cosa porterà l'autunno.
 

 

 ------------ENGLISH VERSION-----------
 
 
Hi guys and welcome to SpazioRock.it. This new album represents a long awaited release for all your long time fans. A lot of things have changed in the last 4 years: for a start you have a new lead singer (Linc Van Johnson) and a very captivating image which you seem to promote much better than you did in the past. Why don't you tell us how things have changed from "Broken Hearts and Fallaparts" (2014)?
 
 
What hasn't changed in Supercharger since 2014? It is no secret that losing Mikkel (Neperus, former singer) back in 2015, was a major blow for the band. He was one of the founding members and used to do a huge part of the day-to-day administration of the band not to mention a big part of the songwriting process. First of all, we found it really hard to find a replacement. We managed to find Linc Van Johnson as a stand-in for the European tour with Thundermother and The Scams, which was already booked. We didn't have a lot of time for decisions and auditions. We just had to find a guy who could pull it off. At that time, it was just as a stand-in or "damage control" you might say. A lot of outside circumstances made it a difficult decision; we weren't sure he was the right guy for the job on longer terms. After completing the tour and a few one-off shows here and there, we started the search for a more permanent singer, and at the same time, started writing songs for the new album. I can tell you that, writing new songs for the band, not knowing who will sing them, is not an easy task. In the end we chose Linc. Sound-wise he was simply the one who came closest to the old material. And a lot of personal things just fell into place, making it possible for him to pull it of in spite of the long distance. (He lives in Germany and the band is based in Copenhagen) Writing the new album also proved a challenge. Supercharger has always been a band who writes music together. Not necessarily in the same room at the same time. But at some point, during the writing process, everyone will influence the song. We believe that's exactly what makes the unique sound of Supercharger. But it is also a very delicate matter. Take out one piece of the puzzle, and it all falls apart. We had to build it all up again in the studio. Each of us had to figure out what to do, and what new grounds to cover. Basically we had to rethink how we and write and compose music together. From the first new idea or riff to a finished song. Also, we had for some time been thinking of evolving the sound of Supercharger a bit. We had experimented a little with samples and digital effects in the music. And now, undergoing some other big changes in the band, seemed like a good time to try out new things. It's not that we decided to go all in industrial or anything. But you'll be surprised how a beat or effects in between the layers of music can have a major impact overall sound. In the end I think we did it in the right extend. Not so much that it no longer sounds like Supercharger. But still very noticeable.

 

In the previous album the lyrics and the general mood of the songs gave the idea of a reckless lifestyle and a rock'n'roll life spent tearing down clubs, dealing with dangerous women and being in hangover. This album feels much more mature and inspired. Which is the main message you hope to deliver nowadays?
 
 
Well, the circumstances for this album were so very different on all fronts, that it is hard to say exactly what made the difference. The moment we started coming up with ideas and writing songs, we were way behind schedule. We had been so busy touring the last couple of years, that we'd hardly had time to write new songs. Also rehearsing with stand-in members had taken a lot of time. Not only because Mikkel left. In 2014 alone, we had three rhythm guitar players and two keyboards players. Even though this album has been the one we have worked on over the longest period of time, it is the one we have written in the shortest time if you only count productive hours. Usually, when we flew Linc in for a couple of days, we tried to record some sort of idea for a song. Then we basically had to turn this riff or idea into a finished song with lyrics and all in one day. Next day, next song. It is a lot of pressure recording this way. Sometimes you just have to go with an idea, even if you think you could do better, and then see where you can take it. Because of that many of the recordings on this album is 1st takes and 1st ideas. I don't think you can say that we were more inspired when we started recording this album, that we have been with the earlier ones. But we found the inspiration along the way during the process, as well as the kind of sound and style of the album. Or maybe actually, it found us. If you listen to the lyrics, this album has a much deeper and dark side to it. It can be we have just grown older, or maybe it is the voice of a band, hold on by the nails, to what we want to do... and keep doing.
 
 
You released a very nice videoclip for the song "The Ride" featuring the former lead singer of Thunder Mother Claire Cunningam. How did you come up with the idea of the mechanic and what about the Bon Jovi quote at the beginning of the video? 
 
 
The idea for the whole "daydreaming mechanic" came from the director of the video. He heard the song in the studio and just loved it. He told us he got the idea right away, and imagined it as a mix of Bon Jovi's "Born to be my Baby" and "Grease Lightning" from Grease. There is two sides to the story in the video for The Ride. One is the rock band having fun in the Studio. We used the Bon Jovi video as inspiration, because we didn't want the band to appear too serious and cool. We wanted to be ‘goofing off' in that very 80's way, as seen in Bon Jovi's and many other 80 glam videos. The other side is the young mechanic bored at work, dreaming away to fame and fortune, while watching a Rockband on TV. He is drifting into a dream featuring himself as frontman in the band. Very much like the gang of friends in the Grease Lightning video. We went along with the idea right away, thinking it would be fun to make less serious video. Making a music video is usually all about posing and looking cool. It was nice to try something else, and we had so much fun doing it.

 

The first single, "Rottenburg" reminded me of a Tarantino movie, with this dark atmosphere and some sort of "untold story". What is this song about?
 
 
To me the song is not about any specific episode or "story" if you will. It's more like a drawn picture of a feeling or state of mind. To me it grasps a certain vibe of a gang or band going downtown to get a piece of whatever fun and entertainment the town offers. It's the time leading up to a momentum, and you have no idea what is going to happen. "And we ain't looking back as we´re heading down the curve". This is not about being in control of a situation. It's quite the opposite. It's about losing yourself and go where chances are taking you for a while. Rottenburg is not a specific city. It could be anywhere. I think all big cities got some "Rottenburg" in them sometimes. It's just a matter of finding it... if you dare. The funny thing is that the idea for the song came from a road sign K.D. (Karsten Dines Johansen - bass player) spotted out of the window of the bus during a tour. There is actually a town called Rottenburg somewhere in Germany. And that name just called for a song. Just say it out loud: "Rottenburg". It gives all the right associations for a rock song.

 

"Real Machine" was created entirely at Sound Matters Cph. with bass player Karsten Dines Johansen as main producer. Was it some sort of declaration of independence to you?
 
 
Well, both yes and no. It was mainly because of our situation. Not knowing when and what to record. Normally bands of our size don't go in the studio until they have pretty much written all the songs and know what to do. That obviously was not the case for us. We just had to get started. We also had some deadlines for the 3 singles we had to release before the album. If we wanted to make the deadlines and release the single within the planned timeframe, we had to work quickly. The other angle to it is that our 3rd album "Broken Heats and Fallaparts" was recorded in 4 different studios plus some stuff in our rehearsal room. It was a very confusing and tiring process. Every time a different producer was behind the desk, he wanted to drive the album to a new direction. We definitely did not want to go there again. We thought, if we do this ourselves, we will know what we want, and get it right the first time. So in the end it was an easy choice. We recorded and produced everything ourselves, and we are really happy with the result. The mix and mastering however, we left to Tobias Lindell and Dragan Tanaskovic. Same team that mixed/mastered Broken Hearts.

 

What does the title "Real Machine" represents to you?
 
 
The Real Machine is synonymous with what really drives this old machine that is Supercharger. I can tell you for sure, that it is neither money or fame. Yes, we have some wild parties sometimes, but I can assure you that before we get to the party there is 10 times as much hard work. No, It is the heart beating in the chest of each of us. A heart beating for rock'n'roll, life one the road and creating music. That is what drives us, and that is what keeps us doing what we do, what we have been done for so many years. Even when our former singer and good friend decided to leave the band. During these last 3 years, there have been a lot of ups and downs and soul searching, wondering if this was what we wanted and if it made sense at all to keep going. But the truth is, we've never really had a choice. We just can't help making music. It's in our hearts I guess.

 

The artwork of the new album is pretty amazing, with this mechanical heart offering a closer look into the Supercharger "core machinery". Whose idea was this and which artist designed it?
 
 
For some time we've wanted a harder look on the graphical side of our appearance. So we sat down and talked about how to do this, without going all Heavy Metal, blood and gore. I think it was Benjamin - our drummer - who came up with the idea of mixing something living with something mechanical and robotic. Still, it didn't really match a rock'n'roll band. After some time we narrowed it down together focusing on the heart. Once the idea was there it just made sense. The heart and soul of the band... and all that. I had been in contact with a artwork designer named Björn Großes. He does a lot of artwork for bands. Mainly metal stuff though. When I presented him the idea of the heart with wires and gears sticking out he just got the idea right away, but suggested to make it a wooden heart instead of a live human heart. In my opinion it was perfect. He gave the image a twist of rock and this southern country vibe that also is reflected in the music.

 

You already presented some of the new songs playing live in the past weeks. How have been the fans reacting?
 
 
The response has been really good. We haven't played all of the new songs live yet, but the ones we have, have been a blast. The big challenge this time has been to convert the recorded songs on the album into music we could play live. This album has been written, played and recorded 100% in the studio. And we have never played the songs together as a band. In the studio there are no limits. You just record as many tracks of guitar, samples, vocals etc. in order to make the song sound like you want it to. Live is a whole different ballgame. Even though we use backtracks in some songs, we want to keep it to a minimum. Only for electronic beats, sound fx. And stuff like that. But the reactions have been great. It's always funny to find out which songs works better live. For example a song like "Another One To Die". I mean, it's a 6 min. monster. It's going from a low down bluesy feel to a blasting chorus, back to the blues and to a screaming guitar solo. And it ends with an acoustic hymn almost a cappela. We though this song could either be a crowd killer or it could take everyone to a whole different place. Luckily it works so well live and it seems to suck to audience into this very gloomy atmosphere of the song. Also, it has that nice variety from the very high tempo and energy blasting songs that represent Supercharger.

 

You have spent many weeks in the past years touring and sharing the stages of music festival with Hardcore Superstar, H.E.A.T, Mustasch, Nashville Pussy, D:A:D, Crucified Barbara. Which is your favorite memory from the road?
 
 
Yes, we have toured with some great bands and there are too many good memories to count or even remember. Numerous parties and shows all over Europe. Well, looking back on the parties it's almost just a blur, but some shows really stand out. These are the extraordinary ones. Like when we supported "Der W" somewhere near Frankfurt back in 2012. We were the opening band out of 5. This was a big show in a hockey arena, and we got standing applause and everyone in the hall screaming for an encore. Then you know you've done a good job. It is memories like that that stay with you.

 

Any chance we will see you in Italy soon?
 
 
I hope so. Italy has always been really good to Supercharger, and we have some great memories. Let's see what the autumn will bring.



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