The Vintage Caravan (Alexander Írn N˙mason)
Abbiamo fatto due chiacchiere con il bassista della band islandese, intenta a rilasciare Gateways. Un album diverso, che rappresenta esattamente la direzione su cui i The Vintage Caravan vogliono essere.
Articolo a cura di SpazioRock - Pubblicata in data: 31/08/18

Intervista a cura di Camilla Mazzitelli e Federico Barusolo

 

Ciao Alex! Benvenuto su SpazioRock! Come stai?


Ciao. Sto molto bene, grazie.


La nostra ultima chiacchierata risale al 2015 se non erro, quando rilasciaste "Arrival", e oggi stiamo ascoltando il nuovissimo "Gateways". A proposito di questo nome, significa forse che non avete ancora raggiunto una destinazione? O forse sì?


(Ride, ndr.) Beh, non lo so questo. Il titolo parzialmente deriva dal nostro desiderio di fare qualcosa di diverso questa volta. C'è anche una diversa line-up, con un nuovo batterista ed è passato un po' di tempo dal nostro ultimo album. Molte cose sono cambiate, anche musicalmente. Poi volevamo creare un titolo che ti trascinasse in una sorta di sensazione mistica... e questo rispecchia anche la copertina direi.


Sicuramente parleremo anche della copertina, personalmente la adoro, per ora restiamo sul titolo. Se dovessi attraversare un portale magico, dove ti piacerebbe trovarti una volta dall'altra parte?


Wow, tipo un'altra dimensione? È una domanda strana... e penso di avere solo risposte strane. Credo che vorrei essere in una dimensione in cui io sono tutto e tutto è me, in un intero.


In questo album si possono sentire un sacco di influenze provenienti dagli anni d'oro della musica rock. Chi sono i vostri eroi personali in musica?


Beh, penso siano un pochino troppi per essere contati. Tra l'altro, è molto buffo come ciascun membro della nostra band venga da un diverso background musicale. Certo, tutti condividiamo la nostra base prog, quindi l'amore per band come i King Crimson, gli Yes, i Rush... siamo particolarmente nerd riguardo ai Rush. Però, per esempio, Óskar (chitarra, ndr.) ha queste influenze molto settantiane, è molto preso per band come i Cream, Hendrix, gli Zeppelin, i Deep Purple... i miei genitori erano un po' più giovani dei suoi, quindi io sono cresciuto in un'atmosfera più anni 90, la Grunge Era e cose così. Mi piacevano molto gli Alice In Chains. Poi anche Stefán, il nostro batterista, ha influenze anni 70, ma più da pop hits, gli piacciono molto gli elementi soul e funk.


Wow, veramente un bel mix! Parliamo un attimo della parola "vintage". Il nord Europa sta davvero reintroducendo un sacco di elementi vintage nella musica. Mi vengono in mente band come voi, i Blues Pills, i Kadavar, i Night Flight Orchestra, i Graveyard... Come ti spieghi il fatto che questo fenomeno sia così diffuso da quelle parti?


Bella domanda. Non so da dove venga nello specifico, ma penso che queste cose abbiano sempre origine da uno specifico evento. Forse tutto è iniziato in Svezia ai tempi di una band come gli Hellacopters. E penso che molte band svedesi abbiano tentato di, non dico "copiare", ma quantomeno trarre forte ispirazione da loro e dal loro genere. Ad essere onesti, non mi vedo così appartenente a questo tipo di scena, abbiamo sempre cercato di crescerne separatamente, a parte l'ovvio riferimento nel nome.


Certo. E come ti senti riguardo alla parola "vintage"? Perché, sai, per esempio ora c'è questa riscoperta del vinile come supporto musicale e in generale un ritorno a certe componenti nostalgiche. Come te lo spieghi?


Dal mio punto di vista, che potrebbe anche essere diverso da quello del resto della band e della scena, io sono assolutamente favorevole alla storia del ritorno del vinile. È una figata e basta, non ci sono tante storie. Musicalmente, di nuovo, penso che in molti la fuori stiano troppo cercando di emulare ciò che è stato fatto nei tempi d'oro. Questo non è mai stato il nostro obiettivo, noi cerchiamo solo di trasformare una grande quantità di influenze diverse nella nostra musica, che ha molto degli anni 70 sicuramente, ma che ha un nostro sound, un pop che vuole comunque andare oltre la scena musicale. Abbiamo sempre cercato di trascendere la scena, non per forza vedendola in modo negativo, ovviamente vogliamo anche farne parte, perché è divertente e ci dà al contempo un sacco di possibilità. Però, ecco, io vedo la nostra band molto più adatta ai festival rock o anche pop, piuttosto che ancorata ad una specifica scena.

 

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Come riuscite a conciliare la vostra passione per la musica prog con le regole, se vogliamo, meno rigorose dell'hard rock? Avete mai la sensazione di stare sacrificando qualcosa allo scopo di essere più diretti?


È vero lavoriamo molto più sull'immediatezza ultimamente, ma ad essere onesto non penso che stiamo sacrificando nulla. Penso che stiamo facendo esattamente quello che dovremmo fare ora. Sai, abbiamo iniziato abbastanza giovani e ora stiamo invecchiando un po', quindi certamente stiamo migliorando come musicisti, ma al contempo stiamo anche pian piano maturando come scrittori. Penso che siamo un po' tutti un po' dediti al buon songwriting, quindi quello è stato il focus principale dell'album, scrivere qualcosa che rappresentasse quel sentimento di perfetto fluire creativo che ci aspettiamo di provare quando riascoltiamo le canzoni. Sono molto contento di quello che stiamo facendo al momento.


Sembra che voi abbiate un'amicizia particolare con i vostri colleghi dei Blues Pills, con cui condividete parte del sound e delle ispirazioni. Chi pensi abbia imparato più dall'altro?


Wow (ride, ndr.). Non sono esattamente sicuro di conoscere la risposta. Abbiamo in realtà un bel po' di amici di altre band della scena ed è fantastico. Molti pensano che siamo persone molto diverse e che siamo in competizione, ma la verità è che ci piace molto passare del tempo assieme. Non so se e quanto apprendimento ci sia tra le band, ma di sicuro ci si diverte un sacco!

 

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Ti dicevo prima che l'artwork è stupendo, molto islandese, in effetti. Quanto influisce la natura e il clima del vostro Paese nell'ispirazione di un artista o di una band?


Penso che sia qualcosa che ci arrivi naturalmente. Quando si parla di creatività e, in particolar modo, di musica penso che sia un contesto decisamente unico, anche se di contro c'è una mentalità da isola piccolissima che è sempre un pochino un freno per la realizzazione di cose importanti, eccetera. Sai, fino a 40 o 50 anni fa non eravamo per nulla un paese sviluppato, al tempo in cui ero giovane non avevi la sensazione di poter arrivare da nessuna parte, specialmente in musica. Non è che pensavi di poter diventare un musicista di professione. Però qualcosa è cambiato direi. Quindi sì, penso che nella scrittura si rifletta un po' un sentimento anarchico di liberazione da questa sensazione di impotenza, penso che non ci siano regole, un po' come in natura.


Hai potuto avvertire il cabiamento, quando è avvenuto?


Beh, magari non quanto i miei genitori. Comunque quando ero giovane si era già iniziato a progredire verso un Paese tecnologicamente avanzato. Alcuni cambiamenti però li sto vedendo ancora oggi. Come nel calcio, per esempio, o nel turismo e, ovviamente, nella musica.


Mi sembra non ci siano attualmente delle date in programma in Italia per voi. Perché? Pensi che avremo presto la possibilità di vedervi da queste parti?


In realtà penso che sia nei piani una tappa da quelle parti. Certo, non riusciamo mai ad esserci quanto vorremmo, purtroppo è sempre un po' tosta venire in Italia perché è un po' fuori dal normale circuito che seguono i tour europei, ma cercheremo il più possibile di fare delle deviazioni, perché vogliamo venire. Io tra l'altro ho vissuto un paio d'anni in Austria, proprio vicino al confine...


Vi aspettiamo assolutamente. Ok, vuoi lasciare un ultimo messaggio ai tuoi fan italiani che ci leggono?


Beh, prima di tutto, date un ascolto all'album. Abbiamo alcuni piani in Italia ed è assolutamente uno dei posti che vogliamo visitare di più. Quindi non preoccupatevi che ci si vede presto!


Grazie molte per il tuo tempo Alex. È stato molto bello parlare con te, a risentirci e buona fortuna!


Grazie, ciao!

 


 




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