The Night Flight Orchestra (David Andersson)
Il chitarrista della band ci racconta le intenzioni dietro il nuovissimo "Aeromantic"
Articolo a cura di Federico Barusolo - Pubblicata in data: 29/02/20
Ciao David, benvenuto su SpazioRock.it! Come stai?


Molto bene.


Parliamo un po' del nuovo album "Aeromantic", rilasciato questo 28 febbraio. Siete soddisfatti di come è venuto? Ti va di presentarcelo?


Siamo tutti molto contenti del risultato. È abbastanza il prosieguo logico dei nostri precedenti quattro lavori. È come se ad ogni album stessimo portando un passo più avanti il nostro sound e - allo stesso tempo - diversificandolo un pochino di più. Penso che abbiamo aggiunto qualche elemento nuovo in ogni disco che abbiamo fatto, ma questo è decisamente il migliore fino ad ora.


L'ultima volta che abbiamo parlato con Björn si parlava di questo lato romantico che avete sempre incluso nei vostri lavori. Questa volta lo avete messo persino nel titolo dell'album. Cosa significa questo titolo e quali aspetti del romanticismo state esplorando questa volta?


Beh, il titolo si riferisce alla concezione romantica del volare, che è sempre un modo di sfuggire alla realtà ed è il concetto principale che i nostri pezzi vogliono esprimere. La magia del volare è qualcosa di davvero simile alla magia del sognare, che è la precisa idea dietro i The Night Flight Orchestra: creare una realtà alternativa dove si può semplicemente scappare da tutto e dimenticarsi la noia della vita che quotidianamente molti di noi conducono. È come in "Narnia", se avete letto il libro. Abbiamo il nostro armadio grazie al quale ci basta muovere un passo avanti per entrare in una dimensione parallela, il nostro universo, dove possiamo essere tutto quello che vogliamo e allontanarci da tutto ciò che ci fa più male.

 

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In un certo senso, sembra che siate tornati sulla Terra questa volta, ma che vogliate comunque mantenere una distanza di 10,000 piedi dalla superficie del pianeta. Quali sono le tue sensazioni riguardo quello che sta succedendo nel mondo in questo momento storico? È un bel po' di roba...

 
(Ride, ndr) Sì. Non siamo una band molto "politica", ma hai ragione. C'è un sacco di roba che ci gravita attorno nel mondo di oggi e penso che proprio per questo la gente abbia ancor più bisogno di una via di fuga e di ricordarsi che, nonostante tutto sembri portare avanti questo pesante senso di pessimismo, abbiamo ancora i nostri momenti magici legati alla musica. Questo è il ruolo che abbiamo pensato per la musica e vogliamo sia così per tutto quello che componiamo: un promemoria del fatto che fino a che l'umanità è capace di creare arte e magia, possiamo salvarci. Sì, siamo effettivamente molto romantici...


L'impressione che ho dalla copertina del disco è che abbiate portato avanti le tematiche femministe che avevate adottato in "Amber Galactic", del 2017. Secondo te, quanto siamo ancora lontani da una situazione di uguaglianza da questo punto di vista? Vedi progressi rispetto a 3 anni fa?


Sai, come uomo non sono molto indicato per darti una risposta. Ma mi definisco assolutamente un femminista e penso che alcuni avvenimenti, come ad esempio il movimento "#metoo", siano stati delle grandi cose. Sicuramente però abbiamo ancora moltissimo da fare. Sembra che in qualche modo stiamo progredendo nella direzione giusta, ma poi sbucano sempre fuori delle cose davvero spaventose, come le leggi sull'aborto negli Stati Uniti (e non solo), che ci riportano indietro fino all'età della pietra. Poi ovviamente ci sono le religioni, che contribuiscono moltissimo in questo processo di regressione.


Cosa rappresenta questa figura femminile in copertina? È un riferimento specifico oppure simbolico?


Abbiamo girato una breve clip chiamata "Cabinet Pressure Drops", dove c'è questa donna che riflette ad alta voce sulla sua vita, riguardo ai suoi sogni e a come sia finita in un punto totalmente diverso da quello che si era prefigurata in origine. Abbiamo rilasciato questo video ad ottobre, credo. Penso che la copertina dell'album si rifaccia esattamente a questa figura, che rappresenta chiunque si senta di essere in un posto o una situazione di vita diversa da quella immaginata o sperata in passato. Penso che sia il caso di molti di noi. Abbiamo tutti sogni, grandi intenzioni e forti ambizioni nella vita, ma finiamo sempre per trovarci in situazioni completamente diverse. Penso che questo valga in maniera speciale per molte donne. Il messaggio è che puoi sempre fare qualcosa di diverso nella tua vita, non devi mai dimenticare quei sogni che per molto tempo hai coltivato.


Dal punto di vista musicale, sento una varietà addirittura maggiore rispetto agli album passati. Qual è la direzione in cui vi state muovendo con "Aeromantic"?


Penso che ci stiamo muovendo un po' in tutte le direzioni onestamente. In ogni album che abbiamo fatto in passato abbiamo scoperto che possiamo fare più o meno tutto quello che vogliamo. Il nostro obiettivo è quello di essere capaci di unire ogni influenza e intenzione personale, essendo il più variegati possibile. Vogliamo rendere ogni nostra canzone un piccolo universo a sé stante. Oggi la produzione musicale è così efficiente, le band entrano in studio e finiscono con 12-14 pezzi che suonano tutti uguali, con le stesse chitarre, la stessa batteria, eccetera. Quello che vogliamo fare noi invece è dare ad ogni pezzo la sua propria dimensione. Non dovresti essere in grado di definire un sound dei Night Flight Orchestra. Sentirete sempre che siamo noi a suonare, ovviamente, ma ciò che ci piace di più è sorprendere le persone.


A proposito di influenze, ce ne sono di nuove, magari contemporanee, che avete inserito in questo album?


Mmh... non lo so. Ti dirò una cosa strana: personalmente ascolto un sacco di musica contemporanea, ma è molto molto lontana da quello che facciamo con la band. Voglio dire, il mio album preferito del 2019 è "Titanic Rising", dei Weyes Blood. Ascolto anche un sacco di black metal, ma anche musica americana country e western moderna. Poi un sacco di jazz... E' un bel mix, ma questo è quello che ascolto maggiormente.


Avremo la possibilità di vedervi esibire in Italia il 15 marzo al Legend Club di Milano. Avete suonato in questa precisa venue nel 2018. Che cosa ricordate di quella serata?


Onestamente, quando sei in tour, tutto attorno a te diventa sfocato. Continui a spostarti per 3-4 settimane senza mai avere tempo di realizzare completamente dove tu sia. Siamo anche piuttosto vecchi ora, quindi non ci prendiamo nemmeno più il tempo di fare festa in giro per le città che visitiamo come facevamo un tempo. Quello che ricordo di quella serata è che fu davvero un bello show. La gente era veramente entusiasta e ricordo di aver fatto alcune interviste prima dello show che mi hanno fatto realizzare l'interesse che gli italiani hanno per la nostra musica. Spero che questa volta sia ancora più intenso. Voglio dire, abbiamo in comune con voi italiani il nostro amore per il dramma. La nostra musica ha un sacco di elementi drammatici e penso che questo contribuisca a legarci ancora di più. Ho sentito molta musica italiana negli scorsi anni e penso che mi abbia molto ispirato.


So che visitare altri luoghi in Italia non è esattamente ottimo per via di costi e tempo di percorrenza, ma pensate che nel futuro sarà possibile vedervi anche altrove?


Assolutamente. Il fatto è che noi come band non decidiamo mai nulla su dove suoneremo. È tutto basato sul tipo di interesse che i nostri show possono portare in un certo posto. Il nostro management riceve offerte e prova a costruire un itinerario che sia fattibile per noi. Ovviamente, più coinvolgimento saremo in grado di generare nel vostro Paese, più gli italiani compreranno o ascolteranno la nostra musica in streaming. E questo sarà fondamentale per permetterci di suonare di più da quelle parti. Alla fine è tutto incentrato sul denaro e sul tipo di interesse e seguito che hai in un certo Paese.

 

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Un decennio si è appena concluso. È il decennio in cui avete fatto il vostro debutto ed ottenuto il vostro successo con questo nome. Cosa pensate di questi anni trascorsi e quali pensate saranno i vostri prossimi passi?

 
Quando abbiamo fondato questa band con Björn ci è voluto qualche anno per trovare i giusti musicisti per iniziare realmente il progetto, per iniziare a portarlo in giro in tour. La prima volta che ci siamo incontrati tutti assieme nella stessa sala prove è stato subito magico. Abbiamo scoperto che il nostro sound era già lì, e così è poi stato per gli anni successivi. Abbiamo sempre definito questa band una band "da vacanza", perché non è mai sembrato lavoro. È tutto un fare jam ed uscire assieme. All'inizio pensavamo che era tutto magnifico, che la gente avrebbe adorato ascoltarci e buttarsi nella nostra musica, ma la verità è che nessuno voleva toccarci (ride, ndr.). L'unica etichetta che ci ha voluto produrre fu un'etichetta italiana chiamata Coroner Records, saremo sempre grati a loro per questa chance enorme che ci hanno dato. Non abbiamo subito pensato al fatto di buttarci sull'aspetto commerciale, pensavamo a divertirci e suonare assieme; ma dal secondo album abbiamo avuto un'offerta da Nuclear Blast e trovato un agente, abbiamo avuto offerte per girare in Europa da headliners... E' capitato tutto così velocemente, ma ancora oggi stiamo facendo quello che più ci piace nel modo in cui ci piace di più. Ci divertiamo ancora molto e siamo immersi genuinamente in quello che facciamo. Non abbiamo iniziato per fare soldi o successo, abbiamo sentito questo bisogno di esprimere la nostra musica e questo è quello che poi dura negli anni.


Come pensi verrà ricordato questo decennio per la musica in generale?


Quello che penso di aver capito dallo scorso decennio è che non abbiamo più generi musicali. Una volta ti identificavi come un metallaro o un fan del pop, eccetera... oggi sembra tutto semplice intrattenimento. Quando ero giovane compravo un sacco di musica rock e metal e mi identificavo molto in quello che ascoltavo, mentre oggi i ragazzi sembrano vedere la musica esattamente come vedono i videogiochi o i film, come mero intrattenimento. Alla gente non interessa più avere dei generi musicali e noi Night Flight Orchestra ne siamo la prova perché ai nostri concerti viene qualsiasi tipo di ascoltatore, dai metallari ai collezionisti di vecchi vinili, passando per giovani che non hanno nessuna connessione con i primi. Penso che l'era delle rockstar sia finita. Non avremo più nuove grandi rockstar come avevamo in passato, ma allo stesso tempo abbiamo un sacco di diversità. Tutti avranno le stesse possibilità di fare musica e trovo che questo sia fantastico. Non diventeremo ricchi ma almeno saremo felici.


È tutto David, a te la parola per salutare i nostri lettori.


Prima di tutto spero di vedere più gente possibile al nostro show in Italia. Sicuramente ci impegneremo a suonare di più nel vostro Paese. Adesso vado a cenare con la mia famiglia e probabilmente metterò Gianna Nannini in sottofondo, così da avere una bella atmosfera.


È stato un piacere parlare con te. Grazie e buona fortuna per l'album!


Piacere mio. Ci vediamo a Milano!




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