The Beauty And The Beat (Tarja Turunen & Mike Terrana)
Prendi Firenze in una qualunque domenica di primavera: qui è nata l'opera, qui sono custoditi alcuni dei più grandi tesori artistici che l'umanità ricordi. Quale cornice migliore per accogliere la bella e la bestia del rock? Tarja Turunen e Mike Terrana sembrano davvero completarsi e non solo on stage. "The Beauty And The Beat" è lo specchio di due personalità complementari, istrionico e selvaggio lui, regale ed elegante lei. Soprattutto il batterista americano ha una personalità straripante, un simpatico guascone a tratti incontenibile, come si capisce dalle prime battute della nostra intervista, un estratto dei tanti siparietti che il muscoloso drummer ha regalato per tutta la giornata. Una giornata che si è conclusa con la prima del DVD "The Beauty And The Beat" presso il Teatro Puccini, anticipata da una cena per la stampa presente (quasi tutta internazionale, eccetto noi di Spazio Rock!) in compagnia dello staff e dei due artisti. Insomma, una gradita occasione per fare conoscenza con i due musicisti, tanto professionali quanto semplici e informali per tutto il tempo speso insieme. Anche di questo, oltre che per i momenti di grande musica, li ringraziamo.  
Articolo a cura di Luca Ciuti - Pubblicata in data: 12/06/14
That’s my cresta, bella cresta eh?

Tarja hai mai pensato di tagliarti i capelli così?

T: Mhhh…direi di no! 

M: Ehi, avete visto la mia pagina Facebook? Qualcuno ha messo una foto di Tarja con il mio busto, e di fianco la mia faccia col suo vestito…e ha ricevuto oltre seicento like…O mio Dio!!! E’ orribile! Sono così bello, sono così bellooooo! La bella e la bestia!!! The Beauty And The Beer!

Mike, siamo nella terra del vino!

M: Tuscany Wine? Yeah…Brunello di Montalcino, bellissima! Ce ne berremo un po’ quando Tarja verrà a trovarmi a Forte dei Marmi…vedrà la mia casa…

Posso unirmi? io vengo da Livorno…

M: Livorno? Io vado a nuotare a Marina di Pisa, e alla gente di Pisa non piace quella di Livorno, giusto?… “Vaffanculo!” così dicono…ma a me non interessa, siete miei vicini di casa, quindi vi aspetto, però portate un po’ di pasta!

Sarà fatto, Mike! Torniamo un attimo nei ranghi… da quanto tempo lavorate assieme?

T: Dal 2007. Come saprai Mike è nella mia band e ha partecipato a tutti i miei shows; adesso abbiamo questo  meraviglioso progetto nato nel 2011, che va al di fuori del rock e recupera qualcosa dal mio background. Mike nasce nel rock e si è avvicinato alla musica classica, mentre io sono cresciuta con la musica classica e mi sono avvicinata al rock. La nostra collaborazione va avanti da parecchi anni ormai e oggi ha preso questa forma inusuale.

Ci eravamo incrociati al Summer Breeze nel 2011 e già all’epoca accennavi a questo progetto... come mai avete impiegato tanto tempo?
 

T: L’idea di partenza non era quella di farne un tour… Mike aveva appena preso parte al progetto” Sinfonica” e mi era sembrato un progetto interessante, c’era una vera orchestra e visti i miei trascorsi fu lui stesso a chiedermi se fossi interessata a un progetto simile, un concerto di rock e classica proprio come appunto è diventato “The Beauty And The Beat”. Era previsto un solo evento in Bulgaria nel 2011, ma siamo rimasti entusiasti al punto da voler subito ricreare qualcosa di simile per un’audience più vasta, insomma, abbiamo pensato che potevamo ripeterlo in qualunque parte del mondo o quasi. Detto questo, è stato un periodo fitto di impegni, c’è voluto del tempo perché io stavo lavorando a “Colours In The Dark” ed entrambi siamo autentici “workaholic”. Ho studiato musica classica e preso parte ad altri progetti come questo, ma stavolta serviva più tempo, tutto era più sfidante, c’è un numero maggiore di persone coinvolte, arrangiatori, orchestrali, il coro, i promoters, e solo quando abbiamo terminato i quindici concerti del tour abbiamo deciso di filmarlo. Abbiamo fatto tre concerti sold out in questa splendida venue in Repubblica Ceca che puoi vedere nel DVD. Dopo quegli shows ci siamo messi a lavorare sul prodotto, tutto questo mentre ero in tour e in studio con la mia band. Mi sono occupata di persona del mixaggio e dell’editing, l’artwork, tutto, c’è stato un lavoro enorme dietro. Raramente mi prendo una pausa, io sono una vera “workaholic”, me lo dicono in molti, ma per fortuna riesco a godermi anche il mio tempo libero. Ho una splendida bambina che adoro vedere crescere di giorno in giorno, e che adesso sta dormendo di là nella sua stanza…ma  non posso vivere senza la musica, ci sono tanti meravigliosi progetti da intraprendere e “Beauty And The Beat” è uno di questi.
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Come ti sei orientata per la scelta della tracklist e degli autori da riproporre? Non deve essere stata una scelta semplice…

T: No, non lo è stata, Mike ha preso le sue canzoni dal progetto “Sinfonica” e io ho scelto le mie. Volevamo evitare che la gente si addormentasse durante lo spettacolo! Molti giovani pensano che la musica classica sia noiosa ma non è esattamente così…  inoltre volevo aggiungere pezzi di compositori che lui aveva già scelto, come Bach per esempio, così da avere due canzoni per autore e sfruttare il concept della coppia… per cui quando ho scelto i pezzi gli arrangiamenti dell’orchestra erano di fatto già pronti. Abbiamo fatto anche un medley dei Led Zeppelin per mostrare quanto decisiva sia stata l’influenza della musica classica su quella band. Quando senti quei pezzi sul DVD, con la batteria e l’orchestra alle spalle, ti accorgi quanto funzionino. Volevo mostrare alle nuove generazioni un pezzo di storia della musica. 

Sono sempre stato dubbioso sulle tue cover rock, penso a quelle di Whitesnake e Bon Jovi, ma ascoltando il medley dei Led Zeppelin devo ammettere di aver cambiato idea. Funziona davvero.

T: Ho lavorato sodo sugli arrangiamenti... quando suoni con un orchestra abituata a suonare solo musica classica il discorso si fa complesso… anche se non parlerei di vere difficoltà, piuttosto abbiamo riscontrato parecchie differenze, anche motivazionali se vuoi, e questo per tutto il tour. E’ stato stimolante confrontarsi con gli orchestrali, abbiamo imparato molto.

Mike, tu invece come hai scelto i pezzi da interpretare?

M: Ci sono canzoni che hanno un concentrato di energia e potenza senza eguali, per prime ho scelto quelle. Alcune sono uscite facili, per altre c’è voluto un po’ di tempo. Gli orchestrali più giovani hanno trovato qualche difficoltà a reinterpretare pezzi rock, mentre per la batteria ho inserito dei pattern tutto sommato abbastanza semplici. 

Hai un background hard rock e heavy metal. E’ stato traumatico il passaggio alla musica classica?

M: Io vengo dal rock  e quando ero giovane studiare musica era al pari di una perdita di tempo, mentre mio padre mi diceva, “studia, almeno tirerai su un po’ di soldi con la musica”!  Ho fatto pratica con generi musicali differenti, strani e piuttosto complessi… e ho imparato da solo a leggere la musica.  Quando ho fatto “Sinfonica” ho capito cosa vuol dire lavorare con un’orchestra… di solito quando suoni qualcosa sul momento ti sembra ok, poi ti riascolti e ti accorgi di avere sbagliato. Questo progetto è un po’ come andare indietro con la macchina del tempo, il mio strumento non esisteva all’epoca di quei compositori, quindi è stata una vera e propria sfida. E poi diciamolo ragazzi, Mozart rocks, Puccini rocks! Adoro il Barbiere di Siviglia, è roba incredibile, volevo mostrare ai giovani batteristi quando può essere divertente suonare musica classica mischiandola con il rock in modo divertente. Ho chiesto a quelli dell’orchestra se componevano musica e la loro risposta è stata no, noi siamo un’orchestra e per noi è tutto già scritto. Loro si concentrano sullo spartito che hanno davanti, il loro compito è interpretare quello che sta scritto sul pentagramma. I Led Zeppelin hanno subito un’influenza enorme dalla musica classica e da lì hanno creato un nuovo genere.  Sono due mondi con regole diverse, ed è difficile metterle insieme.

Secondo voi perché dopo tutti questi anni, rock e musica classica continuano a interagire e ad affascinare? E’ ancora una sfida amalgamarle?
 

T: Ho vissuto questa integrazione sin dall’inizio della mia carriera. Sono due mondi che mi hanno completato da un punto di vista professionale, la loro combinazione è sempre esistita e per me sono due facce della stessa medaglia. Non so invece quali siano le aspettative del pubblico per il futuro, e qui mi riferisco alla musica in generale. Viviamo tempo duri nel music business e non solo, la gente vuole intrattenimento, abbiamo internet ma nessuna sa ancora che uso farne, eppure c’è qualunque cosa lì dentro, ci sono tante bands coinvolte progetti del genere, anche se questo è diverso perché siamo solo io, un batterista e un orchestra. E’ un concerto a sé.

M: Il problema è l’eccesso di informazione che c’è in giro, le nuove generazioni hanno tutto a disposizione, una quantità infinita di musica, troppe distrazioni, troppa interazione, entra qui e lì, compra questo e prendi quello, non c’è tempo di focalizzare quello che hai davanti. Non stiamo cercando di salvare il mondo, ma voglio dire, questo è il vostro patrimonio, affacciati alla finestra, ci troviamo in una delle città più belle del mondo e tante cose là fuori sono state create da alcune fra le menti più geniali e brillanti che l’umanità ricordi. L’arte e la musica classica sono il vostro patrimonio, al pari del cibo e del vino! Io vengo dagli States, lì le cose si muovono più velocemente, prova a suonare un pezzo di musica classica ai ragazzini intrippati con l’hip hop e la techno e vedrai che non avrà alcun impatto. La tecnologia è aggressiva al giorno d’oggi e tutto gira sempre più veloce, guarda i video e i films, ci sono tagli sempre più veloci, è tutta roba fatta col computer ma ho cinquantaquattro anni e per me è decisamente troppo. Andateci piano, fatemi godere qualche scena, lasciatemi ascoltare la musica! Talvolta mi diverto a filmare video amatoriali e a caricarli sulla mia pagina, ma ho notato che se durano più di tre minuti, la gente smette di guardarli. Abbiamo provato a dare un’istantanea di quello che è la musica classica, sperando che al pubblico possa piacere. Anni fa venni a Firenze con la mia ex ragazza per la rappresentazione di un’Opera, la location era una vecchia chiesa e non c'erano amplificatori, soltanto pianoforte e violino, questo è il vero affare. Potevi sentire la voce della cantante uscire dal suo corpo, non c’era microfono, tutto acustico, questo è reale. Guarda me, vengo da un ambiente musicale selvaggio e anche un po’ pazzo. Adesso sono più vecchio e posso apprezzare tante cose rispetto al passato, è come se stessi cercando di educarmi. Oggi la gente non è più in grado di disciplinarsi, non sa usare internet, ma tutta la musica classica è lì dentro, ci sono centinaia di pezzi per ogni compositore, erano scrittori prolifici quelli, ma ci vuole tempo. Questo è il problema, e non te lo insegnano neppure a scuola, perché “non ci sono soldi per queste cose”, ma abbiamo soldi per tutta quella monnezza tipo IPhone e cose simili! Quando Michael Jackson pubblicò “Thriller” al Tower Records di Los Angeles c’erano persone in coda dalla sera prima per accaparrarsi le prime copie…capisci quello che intendo dire? Vogliamo introdurre le persone a quel mondo, aiutarle a capirlo, Godersi la musica nella sua forma primordiale… è come Pro Tools, tu non senti la musica, la vedi. Quando MTV venne fuori, mi capitava di vedere videoclips che non mi piacevano, mentre ascoltando lo stesso pezzo in radio avevo un’impressione opposta! La tecnologia è pericolosa.
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Tarja, su “Beauty And The Beat” il tuo passato è presente in una sola canzone, “Swanheart”. Perché soltanto una, e perché proprio quella?

T: Volevo solo una canzone, non una di più. E’una canzone che avevo già eseguito con un’orchestra sinfonica in passato, quando l’ho registrata in studio non ero, diciamo così, del tutto capace di cantarla… mentre stavolta posso dire di essermi davvero divertita a ripropola. E’ un pezzo che appartiene agli esordi dei Nightwish, all’epoca lottavo con la tecnica, avevo appena iniziato, fu difficile per una cantante lirica come me rendere al massimo in una heavy metal band. E’ una canzone stupenda che esce molto valorizzata dal lavoro dell’orchestra. Ci sono affezionata, questo è il motivo principale.
Hai preso direzioni diverse nella tua carriera. Pensi che i tuoi fans ti seguiranno sempre e comunque?

T: Ho preso parti a tanti progetti diversi, elettronica, chill out, ho lavorato con grandi chitarristi, ho fatto musica classica, concerti di Natale… non ho paura perché so che i miei fans sono tutti di mente aperta… quando parlo della mia carriera,  ricordo una band metal con una cantante con la voce come la mia, una cosa  piuttosto bizzarra ai tempi, ma ero rispettata. Non ho mai detto “questa è la mia band, questa è la mia musica” ho sempre svolto il mio compito, senza rinnegare i miei trascorsi lirici e classici. Le mie radici e la mia voce vengono da lì, e ho messo tutto a disposizione della band. Se avessi abbandonato i miei studi, a quest’ora non sarei qui a parlare con te e non canterei come faccio oggi. Ho dovuto necessariamente farmi coraggio e accettare la sfida, questo te lo posso dire. Mi sono presa molti rischi, ma ho sempre avuto le idee chiare, rock e classica mi completano e mi rendono quello che sono oggi. L’inizio non è stato facile, per niente, ma quel che conta è che i miei fans sono lì per me. Ai miei concerti puoi trovare un pubblico eterogeneo ed è una cosa fantastica, non trovi? Di recente ho visto gente di una certa età venire al suo primo concerto rock…

M: Non è vero…ci sono un sacco di metal fans, di quelli che fanno “uuaaarrrgghh” appena tiro i primi colpi di batteria. Durante un concerto un tizio ha iniziato a gridare “Mark colpisci quella batteria!”, quelli dell’orchestra sono letteralmente sbiancati…non possono capire!

T: Io non sono catalogabile in una casella. Non ho mai dovuto spiegare il motivo delle mie scelte artistiche. Mi sono limitata a farle. E non ho mai avuto motivo di metterlo in parole. Molti dei miei fans hanno background diversi, e la mia musica li unisce.

Vi manca l’heavy metal propriamente inteso?

T: Io faccio heavy metal, nei miei concerti è presente. E’ una parte di me.

Mi spiego. Nell’heavy metal ci sono gruppi e situazioni che si ripetono da anni in modo ciclico. Puoi vedere molte bands suonare negli stessi posti allo stesso modo, oggi come vent’anni fa.

M: Credo che le metal bands si stiano uccidendo da sole. E’ un po’ come se ogni volta si limitassero a girare la ruota, il loro vocabolario musicale è spesso limitato. Il mondo cambia, ma sembra che l’heavy metal sia antitetico al concetto di evoluzione… “dobbiamo fare così, così e così, perché questo è true metal”. Per me i Black Sabbath sono heavy metal, mentre oggi è diventato qualcosa di davvero estremo e satanico. Questa mattina stavo guardando un video degli Slayer, con le croci rovesciate. Non sono sicuro che questi ragazzi credano davvero in quello che cantano, lo fanno perche è cool e dicono “hey, abbiamo le croci rovesciate, guardate un po’ ?”. Non credo che desiderino che accada qualcosa di brutto alle loro famiglie. A me piace il rock n’roll, mi piace l’intrattenimento e il miscuglio di generi…

Le vibrazioni positive...

T: Esatto, Questo è ciò che è stato l’heavy metal almeno per me: la bellezza. Quando ho iniziato a cantare con i Nightwish cercavamo la bellezza, non eravamo una band come i Manowar o gli Slayer…avevamo la voce femminile, qualcuno ci chiamava soft metal, ma abbiamo sempre avuto il gusto per le cose belle: la melodia, l’energia, le vibrazioni positive.



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