Tarja (Tarja Turunen)
Tarja torna in Italia per due date assolutamente uniche in cui girerà un live DVD. Il motivo per cui ha scelto il nostro bel paese? "L’idea di incontrare di nuovo i fan italiani mi emoziona tantissimo:  c'è qualcosa di davvero speciale tra noi. E questi concerti italiani saranno assolutamente speciali". Scoprite cosa ci ha raccontato...
Articolo a cura di Giulia Franceschini - Pubblicata in data: 29/11/16
Si ringrazia Marta Scamozzi per la collaborazione.

Ciao Tarja e benvenuta su SpazioRock.it. È davvero un onore poter parlare con te. Come stai?

Grazie, è un piacere per me sentire queste parole. Io sto molto bene!

Ti vedremo molto presto in Italia. Terrai due concerti nel nostro paese tra pochi giorni. Spero che tu sia contenta tanto quanto noi. Come mai hai deciso di registrare il tuo DVD proprio a Milano?

Sì, sono davvero davvero e ancora davvero contenta di avere questa opportunità. L’idea di incontrare di nuovo i fan italiani mi emoziona tantissimo:  c'è qualcosa di davvero speciale tra noi. E questi concerti italiani saranno assolutamente speciali. Ho scelto di registrare il DVD a Milano perchè sono già stata in quel teatro e ho dei bellissimi ricordi. In generale, a dir la verità, ho ricordi bellissimi di tutti i miei concerti in Italia, i miei fan italiani mostrano sempre una grande passione e un grande amore per la mia musica. La ragione principale è che conosco questo teatro, so come suona, conosco la produzione. Quando decidi di registrare un DVD o un CD vuoi che tutto sia perfetto. Davvero, non vedo l'ora di cantare in Italia, è una gioia per me celebrare la mia musica in Italia.

Suonerai al “Teatro Della Luna” a Milano e all'”Obihall” di Firenze, due teatri abbastanza piccoli. L'atmosfera sarà decisamente diversa rispetto a quella tipica dei grandi festival. Che sensazioni provi quando suoni in contesti così diversi, piccoli teatri e grandi festival?

È davvero interessante fare tutte queste esperienze. Ho suonato in piccoli club come davanti a migliaia di persone, ho suonato davanti a mezzo milione di persone in Polonia al Woodstock. È interessante percepire come l'ambiente in cui stai suonando riesca a cambiarti drasticamente dal punto di vista emotivo, è evidente soprattutto quando ti ritrovi davanti a una folla di migliaia di persone, piuttosto che a un pubblico molto intimo. Ai festival invece, tutte le band e gli artisti che partecipano sanno di avere questa grande opportunità di far sentire la propria musica ad un pubblico che non è necessariamente lì per loro, ma che sono venuti per l'evento in sé, o per altre band. Capita che ci siano persone che non ti hanno neanche mai sentito nominare, in questo senso è una vera e propria occasione. Le sensazioni sono diverse quando mi trovo davanti al mio pubblico, a persone che sono venute al mio concerto proprio per me e per i miei musicisti. I miei concerti hanno sempre un forte impatto su di me dal punto di vista emotivo.

Spero di sentire molto di “The Shadow Self” a Milano: personalmente ho davvero apprezzato questo disco. Confrontandolo con il precedente penso che, a parte l'orchestra, c'è molta più sperimentazione. Penso che la cover che hai scelto di interpretare, “Supremacy” dei Muse, rappresenti perfettamente questo concetto. Sei d'accordo?

Grazie, fa sempre piacere sentire belle parole sul proprio lavoro. La musica è un linguaggio universale, ma ognuno la percepisce in modo personale, in modo diverso, ed è questa la parte più bella. Quando scrivo una canzone, dentro di me ha un senso, ma quando la dono agli altri, ognuno la può fare propria, la può leggere in modo unico. Questo è bellissimo, secondo me. Dal punto di vista artistico, questo momento della mia vita è davvero ricco. Mi sento molto libera di esprimermi, quando mi siedo a scrivere mi esce tutto in modo molto semplice e naturale. “The Shadow Self” è nato in questo modo, e raccoglie tutto quello che ho vissuto negli ultimi due anni. 

Hai un approccio davvero interessante rispetto alle cover, ti piace interpretare canzoni che appartengono a generi molto diversi. Come le scegli e come ti senti ad interpretare una canzone anche molto famosa, ma con il tuo stile, facendola tua?

Per quanto riguarda le cover, ho sempre lavorato in modo che suonassero come canzoni mie. C'è sempre un motivo personale per cui scelgo una canzone da reinterpretare, che sia il testo, le emozioni. Magari scelgo una canzone perchè la prima volta che l'ho ascoltata mi ha toccata profondamente, o una canzone che ho sempre in mente. È sempre una grande sfida fare una cover di una canzone. Per quanto mi riguarda, ho sempre amato le sfide, soprattutto sfidare le mie abilità vocali. Infatti canzoni come “Supremacy” dei Muse sono canzoni davvero difficili da cantare. Quindi uno dei motivi per cui lo faccio è per questo. Tuttavia ci sono i casi in cui sento un brano e mi dico “Wow, ci starebbero benissimo delle chitarre molto più heavy qui, vediamo come suona!”, quindi mi sento che “devo” fare la cover di quel brano per vedere cosa ne esce. Più in generale sono brani che mi hanno segnata o che hanno belle melodie, melodie orecchiabili. In “Supremacy” c'è una storia di fondo molto cupa, ma l'ho scelta anche perchè volevo suonare con un'orchestra di violoncelli. Ci sono sempre motivi personali dietro alla scelta di un brano. Non ho problemi a fare cover di generi molto diversi tra loro o di artisti molto diversi e farle mie. 

Durante la tua carriera hai avuto l'opportunità di lavorare con tanti musicisti talentuosi. Come hanno avuto influenza sul tuo stile e sul tuo approccio alla performance dal vivo?

Ho avuto la grande fortuna di lavorare con artisti molto diversi già dagli inizi della mia carriera. E tutto sono stati e sono musicisti incredibili. Spero che questa sorta di flusso di collaborazioni duri per sempre. Si impara sempre qualcosa lavorando con persone diverse, perchè puntiamo allo stesso obiettivo, allo stesso prodotto professionale, ma ci arriveremmo tutti con modi diversi. Io ho trovato il mio modo, magari è diverso da quello di altri artisti, ma è il mio. È sempre stato così, già dai miei albori. Ho sempre cercato di diversificare il mio lavoro. Ho cantato in band heavy metal, ho lavorato con musicisti classici. È stato un percorso. Dovevo trovare il mio percorso, ed è un modo anche per dire a tutte le cantanti e alle musiciste che devono trovare da sole la propria strada, la propria direzione, nessuno deve dirvi cosa fare o da che parte andare. È un percorso che serve a trovare sé stessi. Penso che sia questo il modo giusto in cui fare le cose. Bisogna lavorare sodo, e trovare ciò che fa sentire a proprio agio.

Come dicevi prima, nasci come una musicista classica. Qual è il rapporto che hai ora con la musica classica e come influenza la tua vita professionale?

La musica classica è ancora il mio punto di riferimento. È ciò che mi mantiene in buone condizioni dal punto di vista del canto. Devo continuare ad allenarmi a cantare lirico. Dopo Natale tornerò a Buenos Aires dalla mia insegnante di canto, è passato un po' di tempo dall'ultima volta che ci sono stata. Ha sempre qualche consiglio, qualche correzione, mi mantiene sui binari. È molto importante per me continuare ad allenarmi su quel versante. La musica classica è ancora di grande ispirazione per me. Ascolto molte colonne sonore classiche, musica classica contemporanea e moderna. Se mi guardo indietro, ho partecipato a progetti di musica classica davvero incredibili. Mantenere l'armonia con questa parte della mia carriera è fondamentale per me. 

Tornando a “The Shadow Self”, penso che il tema di fondo sia quello di combattere le avversità usando la propria forza interiore. Da dove arriva la tua, di forza interiore?

Tutto deriva da viaggi personali che ho fatto nella mia vita, cercando di capire me stessa, le mie origini. Sono cose importanti, fasi fondamentali che si attraversano nella propria vita, sai stare lì a cercare di capire cosa si ha dentro. È importante. Ho trovato il mio modo per liberarmi, cioè attraverso la musica. Non tutti hanno questa possibilità, questo metodo di fuga, ma io ce l'ho. La musica è tutto per me, e nutro una profonda gratitudine nei confronti della musica. Mi sento molto privilegiata ad avere questa via di uscita. 

Purtroppo il nostro tempo è terminato, anche se avrei avuto altre dozzine di domande da farti. Grazie per il tuo tempo!

Grazie a te! Vi aspetto tutti a Firenze e Milano!




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