Soilwork (David Andersson)
Ad appena un anno dall'ultimo "Verkligheten", i Soilwork tornano con il nuovo album "A Whisp of The Atlantic": un tuffo nella mente del suo creatore David Andersson, tra divinità babilonesi e misticismo religioso per riscoprire chi siamo come esseri umani. Vi proponiamo il racconto di quest'opera che suona come la più ambiziosa che i Soilwork abbiano mai realizzato, una narrazione epica e spietata dei sentimenti più primordiali che credevamo di aver accantonato.
Articolo a cura di Simone Zangarelli - Pubblicata in data: 04/12/20

Ciao David, come sta andando il tuo pomeriggio?

 

Bene, ho fatto qualche intervista e sono tornato a casa appena in tempo. Lavoro come dottore all'ospedale. Sono giorni molto pieni.

 

Non fatico a immaginarlo! Intanto, bentornati su SpazioRock! "A Whisp of The Atlantic" è il nuovo album dei Soilwork in uscita il 4 dicembre ed è anche il seguito di "Verkligheten", pubblicato lo scorso anno. Cosa vi ha spinto a tornare in studio dopo così poco tempo?

 

È stata una mia idea. Eravamo molto orgogliosi di "Verkligheten", ci siamo anche divertiti a registrarlo con questa formazione, e, dato che c'era un'ottima atmosfera creativa nella band, mi è sembrato un peccato aspettare due anni prima di pubblicare qualcosa di nuovo. Così, ho scritto "Feverish" come singolo a parte, agli altri membri è piaciuto, e dopo ho scritto "Desperado" e "Death Diviner". Abbiamo poi realizzato i videoclip. Un paio di questi hanno un tema comune e una trama al loro interno, così li abbiamo chiamati "The Feverish Trinity". Dopodiché c'è stata la pandemia e ho pensato che fosse bello continuare il progetto, dunque ho scritto anche "The Nothingness And The Devil" e "A Whisp of The Atlantic". Tutte e cinque le canzoni sono intrecciate con il tema comune, per cui unirle insieme le fa risultare quasi un unico brano. Ho sempre amato la musica progressive che suonasse epica e adoro avere argomenti su cui scrivere. Voglio dire, è iniziata come un singolo ed è diventato qualcosa di più (ridacchia, ndr).

 

Il disco, come hai già anticipato, è stato preceduto da "The Feverish Trinity", appunto una serie di pubblicazioni di tre singoli che fanno parte di "A Whisp of The Atlantic". Qual è il concept alla base di quest'opera?

 

È un tema abbastanza astratto. Si tratta di un viaggio che viene intrapreso quando ci si evolve (o ci si devolve) come persona e come essere umano. Si inizia con tutta una serie di desideri che sono in un certo senso ferventi, come quando si vuole qualcosa talmente tanto da sembrare posseduti da un'entità estranea. "Desperado" porta a un livello superiore, raccontando di quando vengono fatte una serie di azioni per placare la propria sete, e "Death Diviner" parla di quando si deve affrontare ciò che si è fatto e trovare un modo di crescere come individuo e accettare di dover avere più il controllo delle proprie azioni. "The Nothingness And The Devil" aggiunge un ulteriore tassello: distaccarsi da tutto ciò che si è ritenuto essere la verità per trovarne una propria, evirando gli dei. "A Whisp Of The Atlantic" è ancora un altro livello nel quale bisogna accettare di essere un estraneo in un mondo bizzarro e non essere in grado di averci a che fare senza la consapevolezza.

 

soilwork2020

 

Una sorta di piramide dei bisogni di Maslow. Come mai realizzare una trilogia? Ci vedo un rimando religiosità, è così?

 

Non proprio. Non sono credente, eppure allo stesso tempo trovo intrigante usare questo immaginario. Pur essendo ateo penso comunque che un concept sulla religione sia interessante. Sono molto affascinato dalle vere motivazioni che spingono le persone a credere in qualcosa e sono anche un grande fan della fantascienza e del sovrannaturale. Mi piacciono le immagini metaforiche per questo credo che alla fine abbia preso in prestito un po' dalla religione.

 

Parlando degli aspetti tecnici, come è cambiata la composizione e la registrazione dei pezzi? C'è stato qualcosa di diverso stavolta?

 

Per questo EP ho scritto tutte le musiche e i testi delle cinque canzoni. Non è stato qualcosa di programmato ma nessun'altro ha buttato giù qualcosa, così ho continuato e tutti sono sembrati contenti. Di solito io e Bjorn, il cantante, contribuiamo al cinquanta percento nella stesura degli album. È stata una mia idea dall'inizio ma quando si è trattato di registrare, eravamo tutti coinvolti, così per la produzione tutti hanno contribuito molto eccetto Sylvain (Coudret, chitarrista ndr.), che purtroppo non ha potuto essere dei nostri. Per il resto siamo stati tutti molto presi in studio.

 

Vorrei parlare della title track, una monumentale suite progressive metal che occupa metà dell'album e suona come il pezzo più ambizioso che i Soilwork abbiano mai realizzato. Qual è il messaggio che manda agli ascoltatori?

 

È sempre difficile essere obiettivo quando sei coinvolto come lo sono io in questo caso. Personalmente credo che molte persone abbiano sottovalutato i Soilwork come band. Veniamo da background molto diversi e da tempo pensavo di scrivere qualcosa di progressive ed epico per i Soilwork: ho ritenuto che fosse un buon momento per farlo. Per quanto riguarda il messaggio, penso che alle persone sarebbe piaciuto e sarebbe risultato sorprendete che avessimo creato un micro universo in cui immergersi.

 

Ho letto che c'è un riferimento a una divinità babilonese alla base del concept del disco. Pensi che anche in questo caso, nella title track, emerga chiaramente come nella trilogia?

 

Abbiamo preso ispirazione dalla mitologia babilonese per Atlantide. Per cui la title track parla di qualcuno che arriva nel nostro mondo da Atlantide e cerca di affrontare il fatto che si tratta di un mondo strano, siamo tutti estranei che a loro volta cercano di accettare il fatto di essere geneticamente ancora cacciatori e raccoglitori e che questo mondo non è fatto per noi, ma dobbiamo fare il meglio nella situazione in cui ci troviamo. Per qui alla base c'è il tema di adattarci a qualunque sfida ci viene proposta.

 

In un tempo in cui le persone hanno una fruizione sempre più compulsiva della musica e in un mercato dominato dalle playlist, pensate che fare una traccia da sedici minuti sia una scelta coraggiosa?

 

Penso di sì. Personalmente non lo faccio per motivi commerciali, ma perché scrivere e fare musica è la cosa che peferisco di più al mondo. Inoltre, di questi tempi, con la pandemia penso che le persone fruiscano dei media e dei contenuti in modo diverso. Mi piace pensare che questa lunga canzone possa essere una via di fuga, un modo per non pensare alla triste realtà in cui viviamo. Abbiamo molti fan devoti che ascoltano davvero molto quello che facciamo e in questo caso è come portare la nostra musica ad uno stadio superiore. Di certo non sarà in molte playlist (ridacchia, ndr.), ma penso che alle persone che ci apprezzano piacerà davvero molto, o almeno è quello che spero.

 

soilworkcover

 

A mio parere, le persone che ascoltano metal usufruiscono della musica in modo diverso, sono più interessate al contenuto delle canzoni piuttosto che alle situazioni in cui vengono riprodotte.

 

Lo penso anch'io. Molti fan del metal mi sembrano ancora amanti genuini della musica. Vendiamo ancora delle copie fisiche dei nostri album perché i nostri ascoltatori sono molto fedeli e ci sostengono e spesso molto aperti di mente. Sono davvero grato di poter avere questo pubblico. Molti fan del metal non ascoltano musica come rumore di sottofondo, ascoltano davvero quello che fai, è fantastico! Anche se una canzone di 16 minuti non passerà in radio, questa è anche la ragione per cui a molti piacerà e l'ascolteranno leggendo il testo e forse susciterà in loro pensieri ed emozioni che non avrebbero altrove.

 

Guardando alle nomination nella categoria "Best Metal Performance" ai prossimi Grammy Awards, sembra che nuove band nel panorama metal, escluse i Bodycount, stiano attraendo l'attenzione del pubblico. Che ne pensi? C'è una nuova scena metal che merita attenzione oggigiorno?

 

Non so in realtà. Penso che finché la mia generazione sarà in vita ci saranno sempre fan del metal. Ho due figlie di dieci e dodici anni e hanno un rapporto coi media molto diverso di quello che avevo io quando ero ragazzo. Non ascoltano la musica e basta, vogliono il pacchetto completo: canzoni, video, contenuti extra e penso che questo sia il futuro. Provare a costruire un piccolo mondo con tutti i tipi di contenuti che si possono creare in modo diverso, ed è quello che sto provando a fare. È anche ciò che mi è mancato quando ero ragazzo. Compravo un vinile e guardavo la copertina mentre ascoltavo il disco, ma sarebbe stato fantastico avere anche i video, contenuti scritti e roba del genere, in modo da potersi immergere a fondo nell'opera. Credo che il futuro si basi sul creare concetti piuttosto che solo musica.

 

Come mi hai detto, sei anche un dottore per cui mi stavo chiedendo come stai affrontato la pandemia sia come musicista che come impiegato in prima linea.

 

Sono contento di avere un lavoro che amo e che trovo interessante, quello da medico. Mentre molti dei miei amici musicisti non hanno nulla su cui ripiegare, mi sento molto fortunato ad aver avuto la possibilità di continuare a lavorare durante la pandemia, ma allo stesso tempo è molto triste. È una malattia orribile e penso che porterà cambiamenti permanenti in molti modi al nostro mondo, alcuni per il meglio e alcuni meno. Ancora non abbiamo la risposta a questa pandemia. Ogni paese ha avuto il proprio approccio, ancora non sappiamo qual è la cosa giusta da fare per cui rimango umile. Credo comunque che intaccherà il modo in cui viviamo almeno per i prossimi vent'anni

 

Avete qualche concerto live streaming in programma per presentare il nuovo disco? Quali sono i vostri piani per il prossimo futuro?

 

No in realtà, abbiamo fatto un live con i Night Flight Orchestra un paio di mesi fa. È stato divertente ma non credo che con i Soilwork funzionerà. Non so se va bene per il metal. Se fai qualcosa di davvero straordinario, come hanno fatto i Behemoth dentro una chiesa, è grandioso, ma stare sul palco da soli a suonare metal manca di quell'energia e quell'atmosfera di cui abbiamo bisogno. Non abbiamo nulla del genere in programma, se avessimo qualcosa di interessante potremmo farlo ma penso che per ora ci terremo attivi online e continueremo a creare. Torneremo in studio a gennaio per registrare il nuovo album dei Soilwork. In ogni caso saremo attivi.

 

Ok David, prima di salutarci vorresti dire qualcosa ai vostri fan e ai nostri lettori?

 

Ci siamo sempre divertiti molto a suonare in Italia ed è un peccato che non potremo tornare per un po' di tempo, ma spero che apprezziate il nostro nuovo album, "Whisp Of The Atlantic". Quando avremo la possibilità di tornare ci rivedremo tutti insieme.

 

Grazie del tuo tempo, a presto.

 

Grazie a te, stammi bene!




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