Volbeat (Rob Caggiano)
I Volbeat sono recentemente tornati sulla scena metal con il nuovo "Rewind, Replay, Rebound". Ne abbiamo parlato con Rob Caggiano, che ci ha anche parlato dei live e delle dinamiche interne alla band danese.
Articolo a cura di Marta Scamozzi - Pubblicata in data: 16/09/19

Si ringrazia Mattia Schiavone per la collaborazione

 

Ciao Rob, benvenuto su SpazioRock! Prima di tutto vorrei parlare di "Rewind, Replay, Rebound", il vostro ultimo album. Penso che il titolo descriva i contenuti, musicalmente e dal punto di vista dei testi. Sei d'accordo con me?

 

Sì, l'album è un ritorno al passato. Non è un vero e proprio concept, ma il filo conduttore è l'infanzia, i ricordi. È un album piuttosto nostalgico; penso che il nostro sound si sia evoluto negli anni, ma credo che ci siano elementi molto melodici, gli stessi che caratterizzavano gli albori della band. Ad ogni modo, il sound dei Volbeat è piuttosto caratteristico; Non penso che ci siano elementi rivoluzionari negli anni, quindi non saprei dire con precisione che cambiamento ci sia in "Rewind, Replay, Rebound".

 

Parlando del tuo stile come chitarrista, tu sei entrato nei Volbeat nel 2013, dopo essere stato una colonna portante negli Antrax. Come pensi che si sia evoluto il tuo stile chitarristico da allora?

 

Non ci ho mai realmente pensato. D'altronde, Antrax e Volbeat sono band talmente diverse che è difficile fare qualsiasi tipo di riflessione al riguardo. Di sicuro mi diverto e mi sono divertito molto in entrambe, e i Volbeat mi danno la continua possibilità di crescere e migliorare anche da una punto di vista personale, confrontandomi con culture leggermente diverse dalla mia.

 

volbeatband.

 

A questo proposito, sei un chitarrista americano che suona in una band danese estremamente famosa, quasi mainstream se consideriamo il panorama metal internazionale. La Danimarca può vantare moltissime band valide; nonostante questo, i Volbeat sono tra i pochi ad aver raggiunto un significativo successo internazionale. Come mai, secondo te?

 

Penso che sia una questione di genere musicale. Io stesso, dopo sei anni nei Volbeat, sono ancora affascinato dalla varietà dello stile - particolare, ma molto orecchiabile. Si tratta di un tipo di metal estremamente valido, che può facilmente essere passato anche in radio. Penso sia un mix vincente.

 

Secondo te ha aiutato l'aspetto mediatico? I Volbeat si sono formati in un momento storico in cui la musica stava passando dall'essere su CD, all'essere scaricabile in MP3. Pensi che i social media abbiano influenzato il modo in cui la band è diventata famosa?

 

Probabilmente sì, ma io ho sempre pensato che i Volbeat fossero una band "da concerto", o meglio "da festival". È lì che la nostra anima coinvolgente si manifesta: la gente balla, si scatena... penso che moltissimi fan che oggi ci seguono da anni, siano rimasti ammaliati da noi prima di tutto dopo averci visti suonare live.

 

Ricordi un live particolarmente divertente, per voi o per il pubblico?

 

Wacken 2017 lo ricordo con molto piacere: è incredibile suonare davanti a una folla variegata ed eterogenea come quella di Wacken. Inoltre, sono sempre presenti moltissime band interessanti... Mi diverto a seguirle quasi quanto mi diverto sul palco. È incredibile quanto in un festival situato in un villaggio sperduto della Germania si radunino metallari da tutto il mondo.

 

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Come si è sviluppata la chimica all'interno della band dopo che sei entrato?

 

Sicuramente abbiamo un rapporto migliore rispetto al 2013. Ci conosciamo meglio, e in tour ci divertiamo moltissimo. Musicalmente parlando, la mia partecipazione in fase di scrittura è maggiore: ho sempre detto la mia, ma ora è più semplice e immediato capire come girano le cose, come approcciarmi alla fase di composizione con i ragazzi. In generale, ad ogni modo, non è cambiato granché, mi sono sempre trovato bene con i ragazzi, anche prima di suonarci insieme.

 

Avete inziato il vostro tour europeo proprio questo settembre (arriverete a Milano il 14 ottobre), dopo aver suonato prima negli US. Da americano militante in una band europea, che differenze trovi nel pubblico? Pensi che gli show abbiano un diverso sapore a seconda del continente o paese in cui ti trovi?

 

Personalmente sono sempre piuttosto sorpreso dalla compostezza nordica. Quando suoniamo in Danimarca mi aspetto sempre un gran baccano; insomma, è la patria dei Volbeat. Invece, la gente è troppo concentrata sulla musica per muoversi dalla sua postazione. È una cosa strana, ma ad ogni modo la apprezzo. I fan sud europei, invece, sono completamente matti con i circle pit.

 

Qual è la tua speranza per il futuro della band?

 

Spero che il nuovo album abbia un grande successo, e spero che i nostri fan rimangano soddisfatti dal nuovo lavoro. Ci abbiamo creduto tanto ed è stato un vero lavoro di squadra.

 

Hai qualche messaggio da lasciare ai tuoi fan italiani?

 

Siete un Paese stupendo, il cibo è ottimo. Ci vediamo ad ottobre!




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