Riverside (Mariusz Duda)
Prendendo spunto dagli abissi di delusioni e malinconie dei suoi testi, Mariusz Duda ci racconta dei Riverside, della storia del prog, dei rischi legati al successo, delle schiavitù delle nuove generazioni. Ricordandoci che non c'è democrazia nella musica... e che c'è sempre un po' di speranza per tutti noi.
Articolo a cura di Riccardo Coppola - Pubblicata in data: 08/10/13

Ciao Mariusz, sono Riccardo di SpazioRock! E' un piacere incontrarti, come stai?

 

Piacere mio! Va tutto bene, grazie.


Insieme ai tuoi Riverside hai raggiunto molti importanti obiettivi quest'anno, in seguito alla pubblicazione del vostro quinto album "Shrine Of New Generation Slaves". Anche se è stato rilasciato otto mesi fa, siete ancora in tour e siete ancora ai vertici delle classifiche del vostro paese. Siete soddisfati di ciò che avete raggiunto, o mirate ancora più in alto?

 

Dopo il successo del nostro quinto album, ho capito che abbiamo la possibilità di coinvolgere un pubblico sempre più grande. Se possibile, vorrei che il nostro prossimo album fosse pronto in meno di quattro anni. Sono soddisfatto, ma credo che lo stesso "Shrine Of New Generation Slaves" potesse essere migliore, più intenso. La nostra intenzione è continuare lungo questa direzione. Spero che entro i prossimi due anni potremo avere qualcosa di migliore di quello che abbiamo adesso.


mariuszintervista04Come tu stesso hai detto, vi state muovendo in una precisa direzione. Il vostro sound è cambiato parecchio negli ultimi anni. Siete passati dalle sonorità metal di "Anno Domini High Definition" alle atmosfere eteree di "Memories In My Head", fino al suono più diretto dell'ultimo album. Cosa vi ha spinti in questa direzione? Credete che il vostro stile si evolverà ancora?

 

Sì, credo che ci sia sempre la possibilità di fare qualcosa di più. Per adesso, ci siamo limitati a tagliare fuori tutte le parti metal: non volevo che ci fossero sezioni metal nel nostro nuovo album. Volevo rimpiazzare le sonorità di chitarra con qualcosa che fosse più vicino al vecchio suono delle tastiere, che è sempre stato presente nella nostra musica. Credo che c'è ancora parecchio spazio da riempire con qualcosa di nuovo, quindi voglio senz'altro continuare a sviluppare questo stile, in qualche modo. Ma sostanzialmente quello che mi ha spinto in questa direzione è il fatto che non voglio ripetermi. Non volevo registrare un altro "ADHD". Stiamo semplicemente crescendo. Gli elementi metal erano soltanto elementi. Dopo "ADHD" sembrava che ci fossero soltanto due possibili strade: potevamo fare le stesse cose, o potevamo fare qualcosa di più pesante. Noi abbiamo fatto esattamente l'opposto. Non è stato, come ho sentito da qualche parte, per seguire le mosse degli Opeth. Semplicemente, mi sono stancato dei riff metal: sono cose che oggi non mi sembrano per niente fresche. Per questo, in un certo senso, sono tornato a sonorità dei primi Riverside, alle nostre radici.


Ci sono diverse parti di "SONGS" che mettono in mostra un suono molto analogico e "vintage". Posso chiederti se c'è qualche band degli anni 60 o 70 che ti ha influenzato in particolare?

 

Sai, non sarei originale se ti rispondessi "tutte quelle band degli anni Settanta". L'impatto di queste band è stato principalmente su Michal (Michal Lapaj, tastierista, ndr) e su di me: noi ascoltavamo questo tipo di musica. Il nostro batterista e il nostro chitarrista non erano grandi fan di questo tipo di musica, quindi sotto questo punto di vista, semplicemente, ci seguono. Potrei dire che, personalmente, mi piacciono i Pink Floyd, i Genesis, i King Crimson, questo genere di artisti. Ci tengo però a precisare una cosa: non è mai stato nelle mie intenzioni creare musica progressive come quella degli anni '70. Noi non siamo quel tipo di band: la nostra musica si fonda sulle melodie, su una forma canzone semplice. Anche nei nostri album abbiamo parti piene di riff o arrangiamenti complicati, questo fa parte dello strato di produzione. Il nostro cuore, le nostre basi, possono essere riassunte nel fatto che io amo scrivere canzoni semplici, e belle melodie.


Hai anticipato un argomento di cui volevo parlarti: voi siete sempre stati etichettati come una band "prog". Avete mai visto quest'associazione come un limite, proprio per questo collegamento del termine "prog" con estrema tecnica e complessità?

 

No, non penso. Anzi, credo che "prog" o "prog rock" sia un'ottima etichetta per la nostra musica, nel senso che in ogni mio album provo sempre a evolvermi, a progredire. Credo anche che la parola "prog" abbia cambiato la sua essenza. Diciamo che, quando parliamo di prog classico, ci riferiamo a tutte quelle band di cui abbiamo già parlato, quelle degli anni '70. Tutti questi gruppi come i Pink Floyd, i King Crimson... se andiamo ancora più indietro nel tempo, i Beatles con Sgt. Pepper, questo tipo di musica. Negli anni '80... cosa abbiamo avuto negli anni '80? I Marillion, una nuova versione dei Genesis. Dopo, sfortunatamente, negli anni '90 la parola "prog" ha cambiato la sua definizione a causa di una serie di band di cui personalmente non sono un grande fan... parlo di gruppi come i Pendragon, gli Arena, i Transatlantic, i Flower Kings... i Dream Theater magari erano più originali alle origini. Per cui "prog" per molta gente è diventato sinonimo di roba tecnica. Ma in fondo questa è un'altra prova del fatto che la parola "prog" ha un significato veramente ampio. In realtà credo che oggi la gente possa interpretarla nel suo significato naturale. Voglio dire, so che molte persone vanno ai cosiddetti prog festivals soltanto per band come Transatlantic e Flower Kings, mi sta bene. Ma per il pubblico generale, credo che "prog" possa stare anche per i Radiohead, per i Muse, per gruppi che guardano avanti, cercano qualcosa in più. Per questo motivo mi identifico perfettamente con la definizione "prog rock", ma non mi identifico con "progressive metal", perché non siamo una band metal. Di recente ho trovato una recensione di "SONGS" in cui un tizio diceva: "E' un album carino, mi potrebbe anche piacere, ma sfortunatamente questo non è progressive metal, per cui devo dargli una stellina, perché loro sono indicati come una band progressive metal, e in quest'album non c'è niente di metal. Per cui, mi dispiace, ma quest'album non può piacermi." Ecco tutto!

 

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Vorrei parlare adesso delle tematiche del vostro nuovo album: le vostre lyrics sono sempre state molto criptiche, introspettive. In "SONGS" avete dipinto in maniera molto realistica e drammatica il mondo in cui ci troviamo a vivere. Quali sono i temi principali dell'album, i messaggi che volete far passare con i vostri pezzi?

 

Innanzitutto, sia coi Riverside che con Lunatic Soul (pseudonimo sotto il quale Duda rilascia i suoi lavori da solista, ndr) ho avuto sempre un certo metodo di scrivere i miei testi: diciamo che l'eroe era sempre solo, sempre nascosto da qualche parte, sempre molto lontano dal mondo normale. A partire da "ADHD" ho cominciato, diciamo, a fare più sociologia che psicologia, parlando nei testi del mondo di oggi, del periodo storico in cui sono stati scritti gli album, come se facessi delle fotografie. Mentre "ADHD" è più collegato col mondo esterno, questa volta mi sono focalizzato sulle emozioni della gente. Potremmo dire che, mentre "ADHD" era legato al corpo, "SONGS" è legato all'anima. Quel che volevo davvero, con l'ultimo album, era trovare e descrivere diverse sensazioni di schiavitù che possono provarsi ai giorni d'oggi.

 

Nel vostro primo singolo "Celebrity Touch" parlate dell'essere schiavi del successo, dei servizi fotografici, delle tv, dei "glossy magazines" (citazione del testo, ndr). Ma voi, come band, dovete fare parte del music business. Qual è la tua opinione su di esso, e sui compromessi che un musicista deve accettare nel momento in cui fa della sua passione un mestiere?

 

Lo sai, questo tipo di cose sono necessarie per la promozione delle band, quindi devono essere parte della nostra esistenza. Ma credo si possa fare lo stesso discorso che riguarda l'uso degli oggetti moderni: tutto è basato sul controllo. Devi trovare il limite, devi trovare il controllo di tutte queste cose. Perciò, se stai sfruttando la possibilità di essere da qualche parte -anche sui "glossy magazines"- perché questa cosa aiuta la tua band a crescere, ma lo fai nel modo giusto, sempre con classe, sempre con qualcosa che è legata alla musica e non alla tua vita privata, va benissimo. Ma spesso ci sono artisti e band di cui si sa più delle loro vite, che della loro musica: persone che smettono di pubblicare album, che magari invece pubblicano libri, scritti da qualche scrittore fantasma, non da loro, o piuttosto vanno a sedersi come giudici in qualche talent, tipo, che so... "Voice Of Italy". Ed è uno schifo, secondo me è l'inizio della fine per questi artisti. Quando cominci a guadagnare un sacco di soldi, quando diventi una celebrità, credo che la musica, quello che prima occupava tutto il tuo tempo, slitta al secondo, terzo, forse quinto posto. Per me questa è la conseguenza di non riuscire a controllare tutte queste cose, ed è la morte dell'artista.

 

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Mi ha colpito il modo in cui, cambiando soltanto poche parole di "Feel Like Falling", avete dato vita a "Coda", che ha un tono e un significato completamente differente. Mi piacerebbe sapere qual è il messaggio che volete far passare con una chiusura così "positiva", soprattutto se paragonata ai toni apocalittici di "Hybrid Times", ultima traccia di "ADHD".

 

Tutte le canzoni su "SONGS" hanno un significato abbastanza deprimente, tutto parla di schiavitù. Semplicemente, non volevo che l'album finisse con "Escalator Shrine", in cui la gente non fa che trascinarsi fino a una vetta dopo la quale non c'è altro che buio, vuoto. Non volevo che finisse così, per questo motivo ho creato "Coda", che serve per ricordarci che c'è sempre un po' di speranza per tutti noi.

 

Credi che l'esperienza con Lunatic Soul ti abbia fatto migliorare come musicista, o che ti abbia reso più consapevole dei tuoi mezzi come songwriter? Ci sono elementi dei due album che hanno fornito imput per la composizione di "SONGS"?

 

Senz'altro, perchè con Lunatic Soul ho cominciato a credere molto di più in me stesso. Dal primo, o forse dal secondo album dei Riverside, ho sempre sperato di poter creare un disco di cui potessi essere completamente soddisfatto. Non lo ero mai. Quello che desideravo era migliorare, crescere. Forse proprio grazie a Lunatic Soul ho potuto capire certe cose, come lavorare in studio, come lavorare più velocemente. E penso di avere capito anche che non c'è democrazia nella musica: anche se sei nella band più democratica che ci sia, se hai una visione, non devi mai abbandonarla. Certo, ci sono elementi e momenti nel nuovo album dei Riverside che puoi collegare a Lunatic Soul, principalmente perché io credo che in esso ci sia molto della mia musica e perché ho -almeno provo ad avere- il mio stile personale, come un artista, come un musicista individuale.

 

mariuszintervista03A proposito di Lunatic Soul, posso chiederti se per te è stata una parentesi, o se hai intenzione di rilasciare nuovo materiale da solista nel futuro?

 

Sì, credo che appena finiremo con questo lungo tour, andrò per un lungo periodo in studio per un nuovo album di Lunatic Soul, prima di imbarcarmi in un altro tour coi Riverside. Semplicemente, ho bisogno di trovare qualche buco: li riempirò senz'altro con nuova musica per Lunatic Soul. Se tutto va bene, il nuovo album vedrà la luce ad Ottobre 2014.


Parlando di ispirazioni, mi piacerebbe sapere se la tua composizione ha influenze di tipo "visivo", come arte, film, anche videogiochi: "Forgotten Land" ha dimostrato di essere una perfetta colonna sonora per The Witcher (un RPG uscito nel 2011, ndr).

 

Rappresento questo tipo di nuova generazione, guardo tv e film, gioco ai videogames. Abbiamo già parlato di questo: ciò che importa è limitare e controllare tutto. Per esempio, utilizzo l'iPod, ma ascolto anche musica dai vinili. Guardo la tv e diverse cose sul mio computer, ma per alcuni film vado al cinema. Mi piacciono videogiochi tratti da film, mi è piaciuto "Heavy Rain", adesso aspetto "Beyond: Two Souls". Mi piace tutto quello che è contorto, ombroso: amo "Silent Hill", la serie di film e di videogiochi horror. Lo stesso vale per i film e per il cinema, adoro i film più artistici, però guardo anche roba che sia semplicemente commerciale, gli effetti speciali mi divertono. Ci sono un sacco di cose che mi ispirano, quindi mi limiterò a dirti qual è stata la mia ultima ispirazione... ecco, "Breaking Bad"! (ride, ndr)


Questa era l'ultima domanda Mariusz, grazie per la chiacchierata. Hai un messaggio da lasciare ai fan italiani?

 

Grazie a te. Spero che la nostra musica e il nostro show di oggi vi piacciano... e spero che tu abbia registrato l'intervista!




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