Rival Sons (Jay Buchanan)
Dopo l'uscita del settimo album, "Feral Roots", la voce dei Rival Sons, Jay Buchanan, ci ha raccontato come nasce un disco della band, come sarebbe il gruppo se avesse esordito negli anni Settanta e molto altro.
Articolo a cura di Simone Zangarelli - Pubblicata in data: 11/03/19

Ciao Jay, è un piacere parlare con te, come stai?

 

Piacere mio. Sto molto bene, sono in Lussemburgo e mi sono preso un giorno libero per suonare la chitarra. Mi sto rilassando un po', abbiamo avuto una settimana piena, così oggi mi prendo una pausa. (suona la chitarra, ndr.)

 

Parliamo del vostro nuovo disco, "Feral Roots", il settimo disco in dieci anni di attività. Non siete decisamente ragazzi che se la prendono con calma.


Sai, quando è tempo di rilassarsi lo faccio da maestro, ma quando c'è da lavorare mi piace darmi molto da fare. Se fosse per noi, forse faremmo due dischi all'anno, ma per questioni pratiche non è possibile: per via dell'etichetta e di tutte le persone che ci lavorano, per promuovere il lavoro adeguatamente, eccetera. Ci vogliono molte persone per realizzarlo. Hanno bisogno di tempo per aggiustarlo, per distribuirlo. Se dipendesse solo da noi, e probabilmente un giorno accadrà, faremmo due dischi all'anno semplicemente.

 

I vostri fan l'adorerebbero.


Credo che comporre nuova musica sia la cosa più importante, insieme agli spettacoli dal vivo. Penso sia utile per gli autori e i gruppi tenere costantemente in esercizio le loro abilità creative.

 

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Ancora una volta siete volati a Nashville per registrare l'album. Qual è il collegamento tra una band della California e un posto abbastanza diverso come il Tennessee?


In realtà vivo in Tennessee. Mi ci sono trasferito circa tre anni fa e adesso abito a sud di Nashville. Amo quel posto perché il calibro dei cantautori e dei musicisti è davvero ottimo per me, mi sento molto a mio agio. Ho viaggiato verso Nashville e trascorso molto tempo lì per lavorare a progetti di altre persone e dare una mano ad altri artisti, e mi sono innamorato del Tennessee. C'è la mia famiglia e adesso vivo di nuovo in campagna, nel bosco, esattamente come sono cresciuto. Un ritorno alle origini.

 

Personalmente sono stato colpito dalla canzone "Shooting Stars". Come ti è venuta l'idea di scrivere un pezzo gospel?


Quella canzone è nata molto velocemente, era probabilmente la nostra prima sessione di registrazione. Dave Cobb, il nostro produttore e mio grande amico, stava strimpellando degli accordi alla chitarra e mi piacque talmente tanto la progressione armonica che sapevo sarebbe nato qualcosa. Una sera stavamo cenando insieme alle nostre famiglie ma dovevo farmi un giro perché sentivo che qualcosa nella mia testa stava per nascere, così ho detto: "Ehi senza offesa Dave ma devo farmi un giro in macchina per circa un'ora". Lui che mi conosce ha detto semplicemente "Ma certo, fai quello che devi". Ed è così che tutti i testi sono venuti fuori, tutti insieme.

 

Quindi è nato tutto da un viaggio in macchina?


Si esattamente. Perché guidare fa sì che il cervello si concentri sulle mani, rilassando altre aree della mente. Quando tornai a casa scesi nello studio di Dave e gli dissi: "ho questo materiale" e lui cadde all'indietro e commentò: "Accidenti, è grandioso".

 

Hai menzionato Dave Cobb, credo che potrebbe essere considerato il quinto membro dei Rival Sons. Ha apportato qualche cambiamento in fase di registrazione oppure avete un metodo che vi soddisfa appieno ora come ora?


Abbiamo fatto le cose in modo diverso in questo disco. Cobb è uno che fa cambiamenti abbastanza spesso e ogni disco ha qualcosa di leggermente diverso dagli altri in termini di processo. Una caratteristica persistente è il fatto che registramo velocemente. Incidiamo prima che la band e tutti noi prendano troppa confidenza con la canzone. Ci piace farlo quando l'idea della canzone è ancora intensamente lì, e la ragione per cui lo facciamo è che il risultato trasmette un'immagine fedele dell'essenza della canzone. Una volta che conosci il brano, il risultato può diventare una coreografia o una recita: qualcosa che già sai, meno genuino. Quando l'ascoltatore compra il disco e lo sente per la prima volta, la sensazione è che la band stia suonando quel pezzo per la prima o seconda volta in assoluto. Così diventa un'esperienza di condivisione con il pubblico e questa credo sia la cosa che non è mai cambiata.

 

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Guardando la copertina del disco e il titolo, non è la prima volta che parlate di natura nei vostri lavori. Ha qualcosa a che fare con la tua infanzia o è collegato in qualche modo ai tuoi ricordi?


Vengo dai boschi, sono stato cresciuto in una piccola città di montagna a circa due miglia di strada su per i monti, è molto lontana, ma sono cresciuto così. E quando vieni educato in questo modo rimane con te, non cambia mai. Non è qualcosa che può essere evitato o ignorato. Viviamo in una società in cui ci circondiamo di oggetti d'invenzione, di artefatti, come la stanza d'albergo in cui mi trovo adesso. Quasi tutto ciò che c'è qui dentro viene dalla progettazione umana ma posso guardare fuori dalla finestra e vedere la foresta. Bene, ci circondiamo di cose che abbiamo creato, ma quando osservi la foresta osservi la natura selvaggia, e la natura è ciò che ha creato noi. E credo che tenere queste cose a mente e stare con un piede nella natura sia molto salutare.

 

Siamo soliti associare i Rival Sons ad amplificatori urlanti, distorsione e un suono enorme. Considerereste in futuro l'idea di fare un disco o un tour speciale interamente in acustico?


Credo che una cosa di cui sono molto fiero riguardo la band è che possiamo passare al lato acustico e farlo molto bene. Il nostro suono e il livello dei musicisti rendono il gruppo molto agile e penso che la band sappia approcciarsi alle canzoni con destrezza. Vedo decisamente bene i Rival Sons fare un set acustico o un disco o un tour unplugged perché riusciremmo ad adattarci e ad essere a nostro agio. Però non è in programma al momento.

 

Siete stati in concerto a Parma il giorno di San Valentino. Che rapporto avete con i vostri fan europei e soprattutto con quelli italiani?


Posso dirti questo: ogni paese è diverso e ha una cultura completamente differente dalle altre. La passione che il pubblico italiano ha è totalmente unica. Amiamo i nostri fan italiani, sono così coinvolti e apertamente amorevoli. Queste sono cose che sai già della tua cultura, ma per noi come artisti e musicisti che viaggiano non è scontato. L'Italia è uno dei miei paesi preferiti in cui andare perché avete una tripletta micidiale: una bellissima lingua, il miglior cibo del mondo - lo sanno tutti - e avete anche il miglior vino: Chianti, San Giovese eccetera. Oltre a questo, ci sono anche alcune delle donne più belle che abbia mai visto, dunque chi non vorrebbe divertirsi in Italia? (ride, ndr.)

 

Lo scorso anno hai scritto una canzone, "Nothing But Love", insieme all'artista italiano The Bloody Beetroots. Come è nata questa collaborazione abbastanza insolita?


Be', Sir Bob è una delle mie persone preferite, è geniale ed è un buono amico. Collaborare è stato molto naturale, eravamo amici persino prima di conoscerci, abbiamo parlato di arte e della vita dell'artista, delle nostre responsabilità per il mondo della cultura. Siamo andati molto d'accordo e dal momento che ci siamo conosciuti e abbiamo trascorso del tempo insieme è stato molto facile creare e registrare. È stato come divertirsi insieme, una sorta di amicizia. La quantità di fiducia che abbiamo messo nella composizione ha reso il tutto molto semplice. Lui è una bella persona e mi manca! Ho voglia di trascorrere del tempo con lui (ride, ndr.). Penso che sia in tour adesso ed è molto impegnato. Mi sento onorato di aver preso parte al disco, credo sia un ottimo album e che anche la canzone sia bella.

 

Un ragazzo con cui siete andati in tour, Roger Glover, ha detto che se foste venuti fuori negli anni Settanta, i Rival Sons sarebbero stati grandi e in cima alle classifiche di tutti i tempi. Che ne pensi?


Sono d'accordo con Roger (ride, ndr.). Lui è un'altra persona che amo molto. Grazie per queste parole Roger! Sono decisamente d'accordo. Il panorama della cultura pop continua a cambiare e così le industrie e la radio. Il Rock N Roll non ha più quel significato culturale che aveva una volta e lo capisco, ma non posso davvero lamentarmene, è così e basta. Questo è il tempo in cui viviamo e offre molte possibilità. Sta avvenendo un rinascimento culturale e tecnologico e noi abbiamo la fortuna di trovarci a vivere in questo periodo, è molto stimolante essere vivi adesso. E non scambierei niente di tutto questo solo per avere più successo, sono già un uomo felice, ho una band di cui vado molto fiero e facciamo musica di cui sono orgoglioso. Ma so che se avessimo esordito trenta o quarant'anni fa avremmo fatto molto bene, esattamente come facciamo adesso. Eppure, se usassimo una macchina del tempo, probabilmente non saremmo le stesse persone. Penso che gli ostacoli che i Rival Sons hanno dovuto superare sono parte di ciò che ha definito la nostra anima e ci ha dato l'energia che abbiamo.

 

Siete figli del vostro tempo.


Sì, esatto, siamo qui adesso perché le cose sono andate in un determinato modo per la nostra band anche per via delle avversità. E penso che se le cose fossero state più facili o se avessimo raggiunto il successo più in fretta, non so se avremmo scritto gli stessi dischi, anzi, non so proprio se saremmo la stessa band. E tutto ciò non lo scambierei mai.

 

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È un pensiero molto saggio. Grazie per il tuo tempo, abbiamo quasi finito. Ti piacerebbe lasciare un messaggio ai nostri lettori e ai vostri fan?


Certo. Voglio dirvi grazie per sostenere il rock n roll. So che ci sono moltissime strade differenti da seguire per un appassionato di musica e che ci sono molte informazioni e molti stimoli là fuori per l'ascoltatore. Posso dirvi che il modo in cui i Rival Sons si approcciano alla musica è onesto: quello che sentite nei nostri dischi non è eccessivamente prodotto e quello che vedete dai nostri spettacoli non è finto. Non suoniamo in palyback. È reale e lottiamo per preservare quell'espressività nella musica, farlo davvero. Siamo solo persone che tentano di fare belle cose con i loro corpi e i loro strumenti, e continueremo a mantenere quel modo di fare musica e quella tradizione e voglio ringraziare le persone per il loro supporto nei nostri confronti.


Questa è una delle ragioni per la quale i vostri fan vi amano e credo si percepisca dai vostri dischi e dai vostri concerti. Grazie ancora Jay, è stato un piacere e vi aspettiamo ancora sulle nostre pagine.




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