Rhapsody Of Fire (Alex Straropoli)
Coerenza, determinazione e voglia di stupire tutti. Questo è il credo di Alex Straropoli, fondatore e principale compositore degli italianissimi Rhapsody Of Fire. Raggiunto dai microfoni di SpazioRock si è lasciato andare a una chiacchierata sincera e ricca di spunti.
Articolo a cura di Federico Falcone - Pubblicata in data: 21/02/19
"The Eight Mountain" esce a distanza di poco più di due anni da "Into The Legend". Questo lasso di tempo è stato utilizzato per il processo di songwriting?


Un saluto agli amici di Spazioorock, come va? Ho iniziato a lavorarci circa un anno e mezzo fa. Tra i due album c'è stata una produzione molto intensa e impegnativa che ha riguardato "Legendary Years". Lavoro ingente, anche considerando il numero dei brani selezionati e altri numerosi dettagli che andavano rivisti da capo. Nel mentre abbiamo presentato anche la nuova line up con cui abbiamo dato una veste più moderna ad alcuni brani del passato. Tornando a "The Eight Mountain" posso dirti che avevamo le idee ben chiare. Personalmente ho lavoro sodo ogni giorno, senza sosta, negli ultimi 18 mesi.


Fin dal primo ascolto si percepisce la volontà di restare fedeli al sound che vi ha resi famosi. Quanto è importante essere coerenti al vostro trademark e quanto, invece, allargare l'orizzonte musicale a nuove sonorità?


Ci sono tantissime scelte che si possono fare. La parola coerenza mi piace perché ha senso sia verso la musica dei Rhapsody Of Fire che verso i fan. Per cui, pur desiderando di creare nuovi brani e nuove emozioni, confrontandosi con la nuova line up, la coerenza è per me decisamente prioritaria. Chi ci segue può assolutamente contare su questo. L'amore per la musica che ho e che ho sempre avuto mi porta a essere fedele con me stesso. Per quanto riguarda eventuali sperimentazioni c'è sempre lo spazio, anche se non in tutti gli album si ha voglia di farlo. L'ingresso di due nuovi musicisti ha comunque portato una grande ventata di aria fresca, anche in termini di modernizzazione. L'esempio si evince nella batteria, più dinamica e in linea coi tempi.


C'era quindi volontà di guardare al passato per riaffermarsi nel presente?


Ci sono vari modi per descrivere la cosa. Lo stile compositivo e la musica che ci piace realizzare è questa: heavy metal che incontra le atmosfere da film, con un'orchestra, parti barocche, drammatiche ma anche positive. Sotto questo punto di vista "The Eight Mountain", anche con riguardo a dischi del passato, è un album molto più aperto e positivo. Più allegro, diciamo. Personalmente avevo a cuore questo aspetto. Il passato è passato, tendiamo a comporre musica per creare emozione e questo, secondo me, non ha tempo.


Hai dichiarato che Voli ha dato una boccata d'aria fresca al gruppo. Senza di lui i R.O.F. avrebbero preso un'altra strada?


Da un punto di vista compositivo svolgo un lavoro abbastanza peculiare. Giacomo ha una sua influenza nel suono, è un grandissimo cantante. Credo, però, che nell'averlo scelto è stato po' come tornare agli inizi, tanti anni fa quando si pensava a quale cantante arruolare. Ai tempi di "Legendary Tales" immaginavamo una voce alta e pulita, poi destino ha voluto che abbiamo trovato un'altra persona. In questo caso, trovando una voce alta e pulita come quella che ha Giacomo, mi sono trovato tra le mani una situazione familiare. Lui è spettacolare, può usare la voce e diversi stili e approcci vocali, per cui è divertente lavorare con un cantante che permette a me, come compositore, di spaziare Quando siamo assieme e registriamo c'è sempre un brivido che corre lungo la schiena. Se capita a noi che siamo in studio, allora è un buon segno.


Come siete entrati in contatto con la Bulgarian National Symphony Orchestra? Cosa ti ha colpito del loro lavoro? Li avete scegli perché potessero darvi quell'aspetto teatrale che cercavate?


La connessione è avvenuta in un modo molto semplice. Collaboro con un artista, compositore e direttore d'orchestra che si chiama Vito Lo Re, ed è stato lui a consigliarmi di lavorare con questa orchestra con la quale anch'egli sta collaborando da diverso tempo. E' stata un'esperienza incredibile, hanno lavorato per circa 600 colonne sonore. Il bello di scrivere musica assieme a loro è che il team lavorativo è italiano, per cui ci siamo ritrovati in Bulgaria a registrare con un team di Roma. Il livello si è alzato moltissimo. Non penso di aver mai lavorato con persone così professionali sia in studio che per collaborazioni d'orchestra. Credo che durerà anche nei prossimi lavori.


Pensate che l'orchestra vi accompagnerà anche dal vivo?


Lavorare con un'orchestra dal vivo è impegnativo e sicuramente è un'idea che non mi ha mai abbandonato, anzi. Sarebbe bello creare spettacoli del genere. Non è semplice, però. Ho contatti con persone che sarebbero interessate a farlo ma sono eventi che prendono tempo per essere organizzati al meglio. L'idea c'è e ci piacerebbe molto, ovviamente.


Cosa pensi della scena power italiana?


Sinceramente non ho proprio idea di quale sia la scena italiana. Vivo all'estero e nell'ultimo anno e mezzo non ho fatto altro che ascoltare i brani di "The Eight mountin" o colonne sonore, proprio per cercare di restare il più possibile incontaminato. Non sono la persona più adatta a rispondere. Non credo che il power non abbia più nulla da dire, però. Ci sono band che sul mercato hanno ancora seguito. Questo è un genere che ha un'energia che tanti altri, invece, non hanno. Come musicista e compositore cerco di creare sempre nuovi orizzonti con brani ricchi ed emozionanti. Non posso pormi dei limiti o barriere, in questo senso.


L'elemento fantasy, specialmente nei testi, è parte fondamentale del vostro stile. E' qualcosa che ancora ti appassiona o, semplicemente, si tratta di coerenza con quanto fatto in passato?


Noi cerchiamo di creare musica che dia suoni e immagini a chi l'ascolta. Ecco perché si crea una certa connessione con il cinema. Per me è importante scrivere brani e momenti musicali che potrebbero essere presenti nel film. E' esattamente questa l'emozione che ricerco.


In chiusura: hai visto "Bohemian Rhapsody"? Cosa ne pensi?


Si, e mi è piaciuto. Allora, ti dirò, conosco le musiche dei Queen ma non conoscevo dettagli della loro storia. Ho visto il film con occhi curiosi e, quindi, non so dirti quanto ci sia di aderente alla storia vera. Il fatto che sia stato supportato da Brian May e Roger Taylor ha dato un certo peso al film. Poi, ovviamente, anche il dare tute le informazioni e le cose successe nel corso degli anni, all'interno di un film, non è facile. C'è stato un adattamento per renderlo appetibile commercialmente, questo è fuori discussione, ma è importante che le nuove generazioni lo vedano per rendersi conto del gran lavoro e della grande fatica che serve per raggiungere simili livelli.




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