Red Ronnie (Red Ronnie)
Un fiume in piena. Parole piene di passione scaturite da chi ha fatto della passione stessa non un lavoro, ma una visione di vita, in direzione ostinata e contraria rispetto al trend generale odierno dei talent e di chi, più in generale, dovrebbe occuparsi di musica. Per Red Ronnie l'avventura con il Roxy Bar non si è in realtà mai interrotta, e lancia un messaggio: "Seguite sempre quella che sapete essere la vostra passione!".
Articolo a cura di Andrea Mariano - Pubblicata in data: 04/02/14

Red Ronnie, benvenuto su SpazioRock! È un piacere poter parlare con te, soprattutto poter parlare del ritorno del Roxy Bar, una trasmissione che ha fatto letteralmente epoca!

red_ronnie_intervista_2014_03Ti ringrazio per i complimenti! Ho sempre creduto in questo progetto, ma per me non è un ritorno: Roxy Bar per me è sempre esistito. Ho sempre pensato che un giorno sarei riuscito a tornare CON il Roxy Bar. In realtà non mi sarei mai immaginato di tornare con un’intera rete, perché oggi c’è roxybar.tv, che è un canale 24 ore su 24 visibile in tutto il mondo, dove c’è la più ampia libertà di espressione artistica, e questo mi porta ai primissimi tempi delle radio libere, quando erano “libere veramente”, come cantava Finardi, dove c’era il pionierismo, la creatività, la spontaneità, la sincerità. Tutto questo, portato in qualcosa di straordinario quale è il mondo, e con lo spazio di ventiquattro ore al giorno, diventa una cosa positivamente devastante. Ecco, questo è veramente il termine esatto perché c’è la possibilità di riscrivere tutto, dai ritmi alle emozioni che non appartengono più alla televisione. La televisione oramai è un qualcosa di talmente falso… Per tenere desta l’attenzione della gente è necessario far litigare, è necessario occuparsi del pettegolezzo, è necessario usare le parole “sensazionale”, “esclusiva”, “anteprima”; a me invece piace usare un altro genere di parole: piano sequenza, sincerità, naturalezza, ritmi naturali, sono tutti termini che appartengono a questo mondo di grandissimo cambiamento.

Parlavi della creazione di una vera e propria rete completamente nuova, e mi ha sorpreso la tua scelta di appoggiarti ad una piattaforma come Streamit.twwwt…

È stata una benedizione, perché l’esistenza di questa piattaforma dove ormai ci sono 310 canali, non solo il Roxy Bar. È un qualcosa di ben più grande di Mediaset o simili, e soprattutto permette di realizzare quello che è il mio sogno: ho avuto lunghe conversazioni, soprattutto con Jovanotti, e proprio lui mi diceva “Dovresti avere un tuo canale dove condividere e mostrare l’incredibile archivio che hai!”. Stanotte ci siamo scritti e gli ho detto “Guarda, ho trovato cose che addirittura non ricordavo di avere, per esempio tu che recitavi la parte del lupo nell’opera ‘Pierino E Il Lupo’.”. Il mio sogno di poter condividere, oggi è realtà: c’è un pulsante su Roxybar.tv, “cerca tra i programmi”, poi digiti per esempio “Jovanotti”, e compaiono tutti i programmi di Jovanotti che abbiamo caricato. Hai a disposizione un archivio di mille programmi che puoi cercare e guardare immediatamente: puoi vederteli quando vuoi, fermare, mandare avanti, mettere in pausa, spegnere, riprenderlo in un secondo momento… Questa per me è la vera rivoluzione, oltre alla possibilità di andare in diretta quando voglio. Per rimanere in tema, lo stesso Jovanotti doveva arrivare alle 17:45 di giovedì, invece è arrivato alle 15:20. Gli ho detto “Andiamo subito in diretta, tanto le telecamere sono già pronte”, e così abbiamo fatto; Mario Pagnoncelli è venuto mercoledì alle 11.30 e quando era tutto pronto siamo andati in diretta; Fiorella Mannoia doveva rimanere la sera, alla fine non poteva più e allora siamo andati in onda nel pomeriggio, e via di questo passo. Per comunicare basta un tweet o scrivere su Facebook, e chi mi segue sa che in quel momento è iniziata la diretta ed accede. È un po’ come quando ero un ragazzino: abitavo ad un paio di chilometri dal bar del paese, e c’era tutta una campagna che mi separava da li. Dato che avevo un impianto potente, lo accendevo alzando il volume al massimo, ed i miei amici che erano al bar, sentendo la musica, dicevano ‘Ehi, ci sta chiamando! Andiamo a casa sua!’, poi prendevano i motorini, arrivavano a casa ed ascoltavamo la musica. Ecco, oggi è un po’ la stessa cosa.”

 

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Tutto questo ti ha permesso di avere una libertà d’azione che con una programmazione normale, canonica come quella della televisione come la conosciamo ora non avresti potuto avere.

È impensabile in quel contesto! È chiaro che in tutto questo si muove l’aspetto finanziario, che attualmente non è ancora soddisfacente. Se Roxy Bar va in onda è grazie a Golia (sponsor ufficiale del programma, ndr.), che ci ha creduto ed ha investito su Roxy Bar, però manca ancora qualcosa. L’Italia in questo campo, come nella banda larga che è necessaria per la visualizzazione di tutto questo, è molto in ritardo. Non so se è vero, ma mi hanno detto che c’è un politico che ha degli interessi nelle televisioni, e quindi vuole che tutto rimanga ancorato al passato, che non ci siano sviluppi di tecnologia. Ci siamo inventati il digitale terrestre per vendere dei decoder, ed è destinato a morire. Questo è un Paese ancora troppo colluso e corrotto per riuscire ad entrare nel nuovo mondo, ma il nuovo mondo è inevitabile: prima o poi ci entreremo!

Sei rinomato per puntare moltissimo sulla realtà musicale emergente italiana. Roxy Bar o meno, hai sempre fatto leva sui giovani. Visto che sei molto attento a questo mondo, cosa ne pensi invece dei Talent Show che negli ultimi tre, quattro anni stanno facendo man bassa di quelli che possiamo definire veri e propri fenomeni musicali che però vanno ad esaurirsi nel giro di breve tempo?

red_ronnie_intervista_2014_02Io non sono “il critico”, non sono quello che si siede e critica, non è il mio mestiere. Io sono abituato a fare, quindi già nel fatto che io crei sempre uno spazio per artisti emergenti che si esibiscono con brani propri trovi la risposta a riguardo ciò che penso dei talent. Gli artisti debbono poter avere la libertà di potersi esprimere con la propria creatività, non diventando solo attori di emozioni che sono state scritte da altri artisti nel passato, e questo è ciò che purtroppo succede oggi. I Talent obbligano artisti che potenzialmente sarebbero anche in grado di scrivere dei brani ad esibirsi interpretando le canzoni del passato. Le televisioni trasmettono soltanto questo genere, le radio non danno spazio agli artisti emergenti, i locali cominciano a chiedere soltanto cover band per far cassa, ingaggiando gruppi che fanno U2 piuttosto che Vasco, e quindi i ragazzi oggi non hanno nessuna opportunità per condividere la propria creatività. Io invece in questo momento li sostengo, e devo dire che un fatto curioso mi sta dando ragione: sono tre o quattro anni che sostengo che se oggi alcuni artisti si presentassero ai casting per un qualsiasi talent, i Gino Paoli, Fabrizio De Andrè, Vasco Rossi, Lucio dalla, Jovanotti del futuro sarebbero scartati. Stiamo facendo cambiar mestiere a questi veri artisti. In questi giorni mi sto occupando di alcuni video, dove con un bellissimo montaggio ci sono Lucio Battisti e Vasco Rossi che si presentano alle blind audition di The Voice e nessuno si gira, ad acclarare il fatto che oggi sarebbero stati scartati, capito? Sono degli show televisivi, ed hanno delle caratteristiche peculiari. Anche Sanremo ormai è uno show televisivo. In questi giorni molte persone mi chiedono “Chi vincerà Sanremo?” ed io ho pronta la contro domanda “Chi ha vinto l’anno scorso Sanremo?”; nessuno si ricorda il giovane che ha vinto l’anno scorso, e pochi si ricordano chi ha vinto tra i big, e quindi gli rispondo “Ma scusa, ma che te frega di chi vince quest’anno se non ti ricordi chi ha vinto l’anno scorso?”. Ormai Sanremo è il solito show televisivo, dove si fanno le solite domande, i soliti luoghi comuni, si cerca lo scandalo perché altrimenti senza scandalo non si va avanti, è giusto per far parlare... È tutta roba che non c’entra con la musica. Hai mai sentito parlare di canzoni in termini di analizzare la canzone vera e propria? No! Parlano di come è vestito questo, che cosa ha detto quello, Crozza ha toppato, c’è stata la critica a Berlusconi che poi si è arrabbiato, e tutte queste robe qui. Nello spot c’è una gag tra Fazio e la Litizzetto, non c’è una descrizione degli artisti, un racconto di quali saranno le canzoni degli artisti! Potevano fare uno spot così, ed invece no. La musica non c’entra più, oramai è uno show televisivo.

Mi trovi pienamente d’accordo. Qualche tempo fa scrissi un editoriale a riguardo, e la mia visione era esattamente quella che dici tu: gli elementi di contorno hanno scalzato quello che dovrebbe essere il vero protagonista, ossia il talento musicale, al contrario di quel che tu invece stai portando ancora avanti.

In Roxy Bar io do spazio ad artisti emergenti che arrivano rigorosamente con brani propri, e “rischiano” di fare anche tre passaggi televisivi. Secondo me non è che oggi manchi la creatività nei gruppi, piuttosto non c’è lo spazio, non viene data loro l’opportunità di esprimersi. La musica può essere in crisi di vendita, in crisi di pubblico, ma non morirà mai, perché è il vettore più importante di emozioni, non può morire. La puoi imbrigliare, ti può stare sulle palle, ti può stare sulle palle che gli artisti musicali protestino, facciano canzoni contro l’apartheid o per cancellare il debito dell’Africa, canzoni riguardanti alcuni aspetti sociali, puoi renderla ridicola, metterla a disposizione gratis, scaricarla gratuitamente, ma la musica rimarrà sempre.

 

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Guardando lungo tutta la tua lunga carriera, c’è un ricordo cui sei particolarmente legato e che ti inorgoglisce ancora oggi?

Ce ne sono tanti! Ho fatto tante, troppe cose! Direi che l’intervista più particolare non è quella fatta a Fidel Castro, o a George Harrison o a Paul McCartney o Mick Jagger, ma a William Congdon, pittore fantastico, strepitoso, che morì la settimana dopo la mia intervista. Ma al di là di questo ho fatto tante cose che hanno lasciato in me delle tracce, tanti momenti. Ho avuto la fortuna di vivere situazioni bellissime, ho incontrato persone che mi hanno accresciuto interiormente e che mi hanno aperto la mente. In ogni intervista imparo qualcosa, ogni intervista è come una confessione, un fare l’amore: sei con una persona che si sta aprendo verso di te, e ti permette di entrare dentro i pensieri, le emozioni di questa persona e poi puoi decidere tu fin dove spingerti.

Bene, questa era l’ultima domanda. Grazie mille per l’intervista! Se vuoi lasciare un messaggio ai lettori di SpazioRock e ai tuoi spettatori e fan, a te le ultime battute!

Seguite sempre quella che sapete essere la vostra passione!




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