Praying Mantis (Praying Mantis)
"Gravity" giunge a tre anni da "Legacy";i Praying Mantis tornano con un nuovo lavoro che molti di noi hanno avuto l'occasione di degustare all'ultimo Frontiers Rock Festival. Partite con noi per un viaggio emozionale e pieno di momenti toccanti.
Articolo a cura di Marilena Ferranti - Pubblicata in data: 11/06/18
Traduzione a cura di Ivan Quadrelli
 
 
---FOR ENGLISH SCROLL DOWN---
 
 
Alla fine degli anni '70, fino ai primi anni '80, in Inghilterra andavano per la maggiore delle band classificate alla voce "New Wave of British Heavy Metal", una tra queste erano i Praying Mantis. Quali sono i vostri ricordi più belli legati a periodo e cosa ne pensate della musica di oggi?

 

Chris Troy: Credo che sia stato un periodo fantastico che ha permesso di dare visibilità a band come la nostra. A quei tempi dividevamo il palco con gli Iron Maiden e anche se in quella fase li stavamo solo supportando, andavamo alla grande. Il pubblico era in delirio, roba da matti come saltavano pieni di energia ed entusiasmo! Ricordo una tale emozione che oggi sembra non esserci più...Fu un vero e proprio trampolino di lancio per i Mantis, non c'è dubbio, anche se ci sono opinioni contrastanti riguardo al fatto che il nostro melodic rock non fosse propriamente ascrivibile alla NWOBHM.
 

Tino Troy: Era fantastico. In quei giorni accadde tutto velocemente. Nel 1978 inviammo una demo a Neal Kay alla Soundhouse a Kinsbury e tutto esplose da lì. Ogni giorno si raggiungeva qualche nuovo traguardo ed è incredibile quanto siamo riusciti a fare in un lasso di tempo così ristretto. Come attraversare un buco nero, qualcosa di inspiegabile! Ogni attimo era esilarante. Puoi immaginare come ci sentimmo quando raggiungemmo il culmine.

 

Il vostro nuovo album "Gravity" ha un titolo molto interessante. Da cosa è nata l'idea e cos'è che vi tiene coi piedi per terra oggigiorno?

 

Tino Troy: Bella domanda. La canzone Gravity ha un significato profondo per me perché è stata scritta in memoria di un mio grande amico che si è tolto la vita nel 2016. Tutta la sua vita è cambiata improvvisamente nel 2015. Mi ha parlato una volta della sua infelicità, ma non avrei mai pensato che sarebbe finita in questo modo. Tutti abbiamo quei momenti ogni tanto, ma la maggior parte delle volte riusciamo comunque a uscire da quelle maledette sabbie mobili. La sua è stata una caduta dal punto più alto, e purtroppo non è mai più riuscito a rialzarsi, questa è la gravità di cui parlo e che lo ha tracsinato giù con sè. È davvero triste. Il suo pensiero mi tiene coi piedi per terra. Riposa in pace Giuseppe di Libero.

 

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Una delle nuove canzoni si chiama "Final Destination". A quale destinazione state puntando come musicisti?

 

Chris Troy: Nella musica c'è questa forza nascosta che ti spinge ad andare avanti anche se la pressione esterna può essere molto debilitante a volte. Siamo una band che va avanti da più di quarant'anni, il che è un risultato piuttosto significativo...il nostro obiettivo sarà sempre quello di migliorare ciò che abbiamo raggiunto in precedenza. Una migliore esibizione, album migliori ecc.. Se si inizia a pensare che il risultato è stato raggiunto allora comincia a mancare l'incentivo per andare avanti. La realtà è che ogni cosa può essere migliorata... è questa la nostra spinta.

 

Tino Troy: Allo stesso modo, ci sarà sempre chi cercherà il Santo Graal e chi dirà che "Final Destination" è necessariamente il capolinea.

 

"Ghost Of The Past" è un altro titolo interessnate della tracklist del nuovo album. Qual è il ricordo legato alla musica che continua perseguitarvi, con un'accezione positiva, quella ossessione di cui non riuscite liberarvi?

 

Chris Troy: In questo business abbiamo avuto molti amici musicisti, e purtroppo alcuni non sono più tra noi. Come Paul Samson (Samson), Clive Burr (originariamente Iron Maiden) e Steve Carroll (Praying Mantis)... Che possano riposare in pace. Abbiamo dei ricordi fantastici di quando lavoravamo con loro. Forse sentiamo che parte di loro vive ancora tra noi e contribuisce alla musica che produciamo oggi.

 

Tino Troy: Senza ombra di dubbio è stato un onore e un privilegio. Coloro che sono venuti e se ne sono andati hanno avuto un'influenza sulle persone che siamo oggi e, a detta di molti, sembra essere una buona cosa.

 

Eravate nel bill dell'ultimo Frontiers Rock Festival e lasciatemi dire che siete stati nominati più di una volta tra i migliori artisti live della giornata. Com'è stata la vostra esperienza?

 

Chris Troy: È fantastico sentirtelo dire.... Forse saprai che il nostro show è stato registrato per un live DVD, e quando hai di questi programmi va sempre a finire che capita l'inconveniente tecnico... Ed è proprio quello che è accaduto in quell'occasione. Tuttavia, la formazione attuale della band è davvero fantastica e certamente la più forte mai avuta dai Mantis. Anche quando si verificano problemi tecnici riusciamo comunque a cavarcela e a portare a casa il nostro show. Dai messaggi carini che abbiamo ricevuto sembra proprio che ancora siamo in grado di cavarcela alla grande. Alla fine, sono i fan le persone più importanti per noi, e dobbiamo cercare di dar loro la miglior esibizione possibile, indipendentemente da quello che succede con gli inconvenienti tecnici, la mancanza di monitor ecc... Quindi tutto sommato è stato bello.

 

Tino Troy: Wow, davvero!? Non avrei mai pensato una cosa del genere, ma siamo piuttosto modesti. Per come la vedevamo si stavano accumulando un sacco di problemi tecnici che non ci permettevano di rilassarci, ma evidentemente la nostra professionalità è evenuta fuori sopra ogni cosa, e questo è molto incoraggiante da sentire. Sono in procinto di fare un primo mixaggio che Alessandro del Vecchio, il quale sarà responsabile della produzione definitiva, possa usare come base. Come dice Chris emergeranno sicuramente i problemi tecnici che abbiamo avuto, e alcuni possiamo sistemarli, ma alla fine sarà comunque un live ed è sempre una scommessa rischiosa, soprattutto se hai una sola chance. A volte questo tipo di prodotto viene ripreso durante 2 o 3 show o, come spesso accade, anche durante il soundcheck, ma mi piace pensare che i fan non si sentano "ingannati" e preferiscano riconoscere una sorta di imperfezione nei loro idoli.

 

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Al festival avete condiviso il palco con parecchie band che piacciono molto a noi tutti, qual è stata la vostra preferita?

 

Tino Troy: Mi sono piaciuti molto i Bigfoot. È stato un piacere osservare il loro entusiasmo e mi ha fatto venire in mente come eravamo noi in quei primi anni dell'era NWOBHM. Anche la band di Michaal Thompson mi ha impressionato molto. Sfortunatamente ci siamo persi i nostri amici FM che si esibivano la domenica, ma ci siamo sempre divertiti molto assieme ed è stato bello raggiungerli all'acoustic night (ndr. venerdì sera solo per i VIP ticket). Anche Kip Winger è stato un grande quella sera.

 

Riguardo la copertina dell'ultimo album cosa potete dirci? Mi ricorda l'artwork del 2003 di "The Journey Must Go On". Sembra che una grossa mantide stia giocando con il nostro pianeta da qualche parte nello spazio, ma ci sono anche altri elementi interessanti, come i razzi volanti a forma di elmo che sembrano bombe che le gravitano attorno...

 

Tino Troy: Un altro capolavoro senza tempo di Rodney Matthews che raffigura una mantide colossale come una nave madre che accoglie sia i resti di una terra ormai devastata che i suoi abitanti sulla nave satellite (Green Hemets) in una galassia lontana per avere un nuovo inizio.

 

Nella storia delle vostre line up troviamo ex componenti degli Iron Maiden (Dennis Stratton, Clive Burr e come ospite speciale Paul Di'Anno). Qual è il ricordo che conservate più con maggiore affetto di queste collaborazioni?

 

Chris Troy: Personalmente trovo sensazionale il tour in Giappone del 1990 quando abbiamo fatto squadra con Paul Di'Anno e Dennis Stratton per partorire una combinazione tra le canzoni degli Iron Maiden e quelle dei Praying Mantis. A volte c'era un'energia sul palco davvero impossibile da descrivere, e credo che non potrà mai più essere eguagliata. È stato un momento speciale e un'esperienza davvero unica.

 

Tino Troy: Ricordi bellissimi che conserveremo per sempre.

 

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Anche Bernie Shaw dei Uriah Heep ha fatto parte dei Mantis per un breve periodo di tempo. Com'è stato?

 

Tino Troy: Bernie si uni ai Mantis dal Grand Prix nel 1982 fino a che non ci siamo sciolti per fare squadra con Clive Burr degli Escape che più tardi divennero gli Stratus per un solo album. Abbiamo suonato al Reading Festival per una seconda volta nel 1980 davanti una folla enorme. Bernie Shaw era il nostro frontman e quel giorno cantò come se non ci fosse un domani aiutando la band a diventare famosa.

 

Se si potesse scrivere un libro di questa fantastica avventura, dal giorno di debutto dell'album "Time Tells No Lies" fino ai giorni d'oggi, come lo intitolereste e perché?

 

Chris Troy: Ironicamente intitolerei l'album "Time Tells No Lies". Il motivo è che si tratta di una dichiarazione forte e venne pensata in una fase così precoce della nostra esistenza (testo scritto intorno al 1975) quando ancora non apprezzavamo veramente il suo vero significato. La nostra storia come band è compiuta, ha un inizio e una fine. Come Mantis siamo esistiti per molti più anni di quel che pensavo fosse possibile grazie soprattutto alla lealtà dei nostri fan... Abbiamo lasciato il nostro segno nel tempo e di questo siamo molto orgogliosi.

 

Tino Troy: Preferirei usare l'espressione "Forever in Time" o "The Journey Goes On" visto che non è ancora finita e non penso che ciò accadrà in un prossimo futuro. Anche se non ci è mai stata riconosciuta la stessa fama della nostra controparte, gli Iron Maiden, siamo comunque orgogliosi di ciò che abbiamo raggiunto.
 

 

---ENGLISH VERSION---
 
 
In the UK in the late 70s early 80s, there were a number of bands labelled as the New Wave of British Heavy Metal and one of those bands was Praying Mantis. What are the best memories of that time and how do you feel about music today instead?
 
Chris Troy: I just believe it was an amazing era which gave an opportunity for bands such as ourselves to get exposure. We were doing some amazing shows with Iron Maiden and at that stage although we were supporting them, we were going down so well. The audiences were so mad, jumping up and down with so much energy and enthusiasm! It just generated so much excitement that just doesn't seem to be there any more... There is no doubt It really was a major platform for Mantis though there are conflicting views in that our melodic rock was not typical of what NWOBHM was about.
 

Tino Troy: It's amazing. In those days everything happened so quickly. First we gave a demo tape to Neal Kay at the Soundhouse in Kinsbury in 1978 and it spiralled from there. Everyday there was some new milestone passed and it was inexplicable how much we did in such a short space of time. Like going through some sort of black hole or something unexplained!Each moment was exhilarating. You can imagine how we felt when it all came to a head for us.

 

Your new album "Gravity" has a very interesting title. How did you come up with it and what keeps you grounded nowadays?

 

Tino Troy: Great question. The actual song "Gravity" is quite personal to me because it was written in memory of a great friend of mine who took his own life in 2016. His whole life dynamic suddenly changed in 2015. He spoke to me about his unhappiness but I never once thought it would end in the way it did. We all have theses feelings from time to time but more often than not we manage to pull ourselves out of the quicksand. He fell from where he once was and never got to those heights again, hence "Gravity" brought him down. Very sad. Those thoughts alone of him keep me grounded. RIP Giuseppe Di Libero.

 

One of the new songs is called "Final Destination". Which destination are you aiming to as a musician?

 

Chris Troy: In music there is like a hidden energy that just wants one to keep on going even though the external pressures can sometimes be significantly against the grain. As a band we have existed for over 40 years which we think is a pretty massive accomplishment in any case... The aim will always be to better what we have done before. Better performances, better albums, etc If one believes that has been achieved then in a way it takes away the incentive to go on .The reality is anything can be bettered.. and that is the driving force.
 

Tino Troy: Ditto, the Holy Grail will forever be sought after and who says the Final destination is necessarily the end of the line.

 

Another track on the new album is called "Ghosts Of The Past". What is the memory related to music that keeps haunting you, in a good way, that positive obsession that you can never get rid of?
 
 
Chris Troy: In this industry we have had many close friends as musicians, some of them unfortunately are no longer with us. That includes Paul Samson (Samson), Clive Burr (originally Iron Maiden) and Steve Carroll (Praying Mantis)... R.I.P We have some fantastic memories of working with these amazing guys. Perhaps we feel that part of them is still very much with us and contributing to the music we produce today.
 

Tino Troy: Indeed, it was an honour and privilege. Those who have come and gone have had an influence on what we are today and by many accounts it seems to be a good thing.

 

You were part of the bill of the latest Frontiers Rock Festival and let me tell you were named more than once among the best live act of the day. How was your experience?

 

Chris Troy: That is fantastic to hear... You may know that our show was being recorded for a live DVD, and whenever that occurs it is a recipe for something technical to go wrong... and that's exactly what happened. However the band line-up we have now is amazing and no doubt the most powerful that Mantis have ever been. Even when those technical issues occur, we rise above that and still put across a show. From the kind comments we have received, it appears that we managed to still do that. At the end of the day, it's the fans that are the most important people, and we have to put across the very best performance we can regardless of what's happening with equipment, lack of monitors etc. So overall it was great.

 

Tino Troy: Wow, really. I would never have thought that but we are pretty modest. The way we saw it was that there was so much tekky stuff happening that we couldn't relax into it but obviously our professionalism shone through which is very encouraging to hear. I'm in the process of doing a rough mix as a reference for the producer Alessandro Del Vecchio who will be responsible for the final master. As Chris says, there were technical troubles and some we can repair but at the end of the day it's always gonna be live and dangerous especially if you only get one shot at it. Sometimes you get to film these things over 2-3 shows or do some filming in soundcheck which is often the case but I'd like to think that the fans will feel like they haven't been cheated and want to see some sort of fallibility in their idols.

 

There were a lot of bands we all love at the festival, which one was your favourite among those you shared the stage with? 
 
 
Tino Troy: I like those fresh guys Bigfoot. They're amazing enthusiasm was a joy to behold and reminded me of what we were like in those heady days of the NWOBHM era. The Michael Thompson Band also impressed me. Unfortunately we missed our mates FM who were on the sunday but we always have a good time together and was great to catch up with them at the VIP acoustic night. Kip Winger was also great that night.
 

What can you tell us about the artwork of the latest album? It reminded me of the artwork of 2003's "The Journey Goes On". It's like a huge Mantis is playing with our planet somewhere in space, but there are also other interesting elements, like the helmet-shaped rockets flying like bombs all around...
 
 
Tino Troy: Another timeless masterpiece by Rodney Matthews and depicts the collosal Mantis as a mother ship taking the remains of a ravaged Earth and its remaining inhabitants in the satellite ships (Green Hemets) to a far off galaxy and equally collosal planet with a view to starting again.
 
 
You had former Iron Maiden members in the band line up (Dennis Stratton, Clive Burr and Paul Di'Anno as special guest). What do you treasure the most about these collaborations?
 

Chris Troy: Personally I loved the 1990 tour of Japan where we teamed up with Paul Di'Anno and Dennis Stratton to do a combination of Iron Maiden and Praying Mantis songs. The energy on and off the stage was unbelievable and I think can never be equalled. It was a special time and a very unique experience.

 

Tino Troy: Amazing memories and will treasure them forever. 
 
 
Bernie Shaw from Uriah Heep got involved with Mantis for a short period as well. How was that?
 

Tino Troy: Bernie was actually joined Mantis from Grand Prix in 1982 until we disbanded to team up with Clive Burr to form Escape which later became Stratus for one album. We played Reading festival for the second time in 1980 playing to a huge crowd. Bernie Shaw was our frontman and sang his nuts off that day helping the band to go down a storm.

 

If you could write a book out of this amazing trip from the day your debut album "Time Tells No Lies" till this present day, how would you title it and why?

 

Chris Troy: Ironically I would entitle the book "Time tells no lies". The reason that it is such poignant statement, and was thought up at such an early stage of our long existence (lyrics written around 1975) where we probably didn't really appreciate its true meaning. A situation like our history as a band is finite , has a beginning and an end. As Mantis we have existed for many more years than I ever thought possible, thanks to our very loyal fans/ followers during that time... We will have left our mark in history and are proud of that.
 

Tino Troy: I would probably go for "Forever In Time" or "The Journey Goes On" as it hasn't ended yet and doesn't look like doing so in the near future either. Though we have never recognised the same global status as our counterparts Iron Maiden, we are still proud of what we have achieved.

 

 



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