Portugal. The Man (Eric Howk , Maclay Heriot)
Direttamente dalle selvagge terre dell'Alaska arrivano a Milano i Portugal. The Man. Il chitarrista Eric e Maday Heriot, fotografo ufficiale del gruppo, ci raccontano come, tramite la propria musica, la band voglia portare un po' di spirito rock'n roll all'interno del pop.
Articolo a cura di Ilaria Pia - Pubblicata in data: 18/07/18
Ciao, benvenuti su SpazioRock! Come state? Come procede il vostro tour?
 

È il secondo tour più lungo che la band abbia mai fatto, siamo stati impegnati per un anno e non sono più tornato a casa da gennaio. Ogni giorno c'è uno show, la scorsa notte è stato il compleanno di uno dei membri della nostra crew, quindi è stata una notte lunga...Inoltre questa è la nostra prima volta in Italia. È così bello qui, ogni singola cosa che ho mangiato è molto meglio di quello che si trova negli USA. Abbiamo preso un Aperol Spritz ieri, in un tipico posto italiano, era ottimo!

 

Il nucleo storico della band proviene dall'Alaska ed anche tu Eric hai le stesse origini. Osservare da un punto periferico ciò che si svolge a livello globale offre una scala diversa nella valutazione e nella visione degli eventi? E quanto questa "alterità" viene trasposta nella vostra musica?

 

Non sapevo che fosse così fuori dal comune crescere in Alaska, finché non ho visitato le grandi città. L'Alaska è incredibile, c'è così tanto spazio e tanta terra, tutto è così grande. Quando ero piccolo andavamo spesso in vacanza in famiglia, e dovevamo guidare per chilometri. La famiglia di mia madre viveva nella parte meridionale, mentre quella di mio padre si trova nella parte centrale, quindi, a Natale, dovevamo guidare per qualche miglio e avevamo sempre bisogno di portarci dietro l'occorrente per quattro pasti, benzina, diverse coperte, roba per accendere un fuoco, perché se qualcosa si fosse rotto, saremmo potuti morire senza quell'equipaggiamento. Quella dell'Alaska è una mentalità totalmente diversa, penso che ora si stia modernizzando un po', sta lentamente entrando nel mercato. Ma mentre crescevamo da bambini non c'era niente, niente TV, niente videogiochi. Di solito andavamo direttamente da scuola a suonare: abbiamo passato molto tempo facendo prove, quindi questo ha decisamente influenzato la nostra musica. Ora che sono cresciuto apprezzo di più il mio Stato, penso che sia un bel paese. È l'opposto della cultura europea.

 

Quindi, cosa c'entra il Portogallo con voi?

 

Niente, non c'è nessun portoghese tra noi, né nessuno parla portoghese. Quando la band stabilì questo nome originariamente l'idea era di creare un alter-ego, come David Bowie aveva Ziggy Stardust o i Beatles avevano il Sgt. Pepper's Lonely Hearts Club Band. È solo un modo per condividere le responsabilità. Abbiamo pensato che essere in una band fosse un modo per raccogliere più membri sotto una sola voce. E una nazione è una voce per un gruppo di persone, quindi volevamo il nome di un paese e abbiamo scelto il Portogallo. L'uomo non è un uomo portoghese, è solo un uomo che abbiamo incontrato nelle nostre menti. E ora usiamo questo nome da così tanto tempo, quindi non possiamo cambiarlo.

 

Nel 2016 avete preso parte all'album di remix di Yoko Ono "Yes, I'm a Witch Too" con il brano "Soul Got Out of the Box". Sebbene John Lennon non si sia esibito personalmente al festival di Woodstock il legame tra la sua figura e il modo hippie degli anni '70 è noto a tutti. La collaborazione con Yoko Ono ha in qualche modo ispirato il vostro ultimo disco?

 

Penso di no. Apprezziamo molto la musica degli anni '60 e '70. Quando la famiglia di John si trasferì in Alaska portò la sua musica: lì non esisteva un negozio di dischi, quindi sono cresciuto con questa musica. C'è molto amore per quell'epoca ma non penso ci sia necessariamente una connessione. Ma è interessante che tu l'abbia notato, quindi vado con un sì, c'era un legame ... mi hai beccato!

 

·      LLo scorso marzo vi siete esibiti alla “March for Our Lives” di Portland. Secondo te, che ruolo dovrebbe avere la musica e, in generale, l'arte nei confronti dei problemi sociali?

 

      Spesso c'è questa idea di dover essere solo un musicista, limitandosi a suonare le proprie canzoni, senza farsi coinvolgere in politica. Viaggiamo costantemente, siamo stati in molti paesi diversi sperimentando culture diverse ogni giorno. “March For Our Lives” è un movimento così potente e spontaneo. Abbiamo deciso di prendervi parte, poiché sosteniamo la loro causa e se possiamo amplificarla come musicisti e difendere le persone che subiscono abusi ci sembra giusto farlo. Questo ha avuto anche un grande impatto sui nostri fan. Si tratta solo di essere brave persone.

 

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Il vostro singolo "Live In The Moment", tratto dall'ultimo album, sta riscuotendo successo un po'ovunque. Ricordate la prima volta in cui lo avete sentito alla radio? Come vi siete sentiti?

 

Non mi ricordo la prima volta che l'ho sentito, negli Stati Uniti è stato davvero suonato molto, è stato usato in diversi spot pubblicitari. Penso che la prima radio internazionale in cui è stato trasmesso sia stata in Germania. La prima volta che siamo venuti in Europa eravamo abituati a suonare in spettacoli davvero piccoli. Mentre l'anno successivo siamo tornati ed è stato davvero diverso.

 

Dopo la vittoria ai Grammy avete concluso il discorso di ringraziamento con un inatteso "Hail Satan". Potete raccontarci il retroscena di questa divertente e blasfema boutade?

 

È solo un riferimento alle radici del rock'n roll. Persone come Luther Johnson, un chitarrista blues di colore, sono state accusate di vendere la loro anima al diavolo perché non si poteva sopportare che un uomo di colore fosse così bravo a suonare. Sono solo le radici del rock'n roll e con il nostro gesto volevamo portarle  nella categoria pop.

 

Avete spesso coverizzato "Don't Look Back In Anger" dal vivo, tra l'altro anche al Bataclan lo scorso anno. Quale diluvio di emozioni vi ha travolto trovandovi in quel particolare contesto? E quanto proprio quel titolo può essere utilizzato come frase iconica per guardare avanti con speranza invece che dietro con rabbia? E la musica ha un ruolo centrale in tale operazione, che siano gli Oasis o i Portugal The Man?

 

Eravamo effettivamente a Londra quando è successo l'attacco a Manchester. Suonare al Bataclan è stata un'esperienza molto pesante. Abbiamo parlato con persone che erano lì nel momento dell'attacco, a proposito del ruolo della musica nella società pensiamo sia nostro dovere condividere le nostre prospettive e raccontare le storie che abbiamo ascoltato nel nostro viaggio. Al Bataclan si sentiva l'odore della vernice sul muro, era immacolato, sappiamo tutti il perché... Entrammo nella stessa porta che abbiamo visto sui video relativi all'attentato, il clima era molto pesante. Inoltre abbiamo suonato a Londra il giorno dopo l'attacco di Manchester, ci hanno chiesto più volte se volessimo cancellarlo, ma quella sarebbe stata la scelta peggiore.

 

Passiamo ad un argomento più allegro. Bruce Springsteen ha aperto il vostro concerto in New Jersey all' Asbury Park. Come vi siete sentiti quando siete venuti a conoscenza del fatto che una leggenda come Springsteen vi avrebbe fatto da apertura? Cosa avete provato mentre aspettavate il vostro momento per salire sul palco? É stato difficile mantenere alta l'attenzione e l'entusiasmo del pubblico?

 

Ricordo solo la sensazione della sua stretta di mano. La stretta di mano di Bruce Springsteen era così forte, mi ha quasi rotto la mano. Al di là delle opinioni personali, Bruce proviene da una famiglia di origini umili, appartenente alla classe operaia, e questo ha portato nei suoi brani tutta quell'energia ed esplosività che li ha resi così elettrizzanti. È un tipo molto simpatico, ha suonato allo show, poi siamo usciti un po' e dopo essere saltato sulla sua Land Rover ci ha salutato ed ha guidato fino a casa, poco lontano lungo la strada.

 

Lars Ulrich ha postato un video ad un loro concerto in cui consiglia a tutti di andarli a vedere, vi conoscete, in che occasione vi siete conosciuti? Avete in mente di realizzare un qualche tipo di collaborazione in futuro?

 

Lars è il re, siamo cresciuti ascoltando i Metallica, erano paragonabili a un dio per noi. Fondamentalmente siamo cresciuti cercando di suonare bene le sue canzoni. Lars, ha fatto molto per noi, quando è uscito il nostro singolo ha detto che ama la canzone, ma non abbiamo mai avuto la possibilità di ringraziarlo. Non abbiamo ancora pianificato nessuna collaborazione, ma Lars, se stai leggendo: noi siamo pronti.

 

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Durante il vostro tour, state aprendo ogni spettacolo con uno speciale video di Beavis & Butt-Head, modificato dallo stesso autore del cartone animato. Pochi giorni fa Beavis & Butt-Head ha inoltre pubblicato una clip che mostra i due personaggi mentre stanno guardando il video di "Feel It still" criticandolo e scherzandoci su. "This whole video's a crime scene" nota Butt-Head ad un certo punto. Parlateci di questa collaborazione particolare, come è nata? Come sta procedendo?

 

Esatto, iniziamo tutti i nostri concerti con un video speciale che Mike Judge ha creato per noi. Mike non ha realizzato nulla di nuovo per qualcosa come 20 anni. Ma è assolutamente il più figo, la prima volta che ho visto il video mi è quasi scesa una lacrima.

 

Se volete potete lasciare un messaggio ai vostri fan qui in Italia.

 

Avete il paese più bello al mondo, i paesaggi, la gente e il cibo migliore, prendetevene cura. Torneremo presto qui in Italia!




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