Overkill (Bobby "Blitz" Ellsworth)
Il 18 maggio verrà pubblicato "Live In Overhausen", ovvero la riproposizione dal vivo di due album fondamentali nella carriera degli Overkill come "Feel The Fire" (1985)  e "Horrorscope" (1991): un gruppo dalla carica adrenalinica devastante e che non sembra conoscere l'usura del tempo. Bobby "Blitz" Ellsworth, voce e anima della thrash band statunitense, ci ha raccontato numerosi dettagli sul presente e il passato della propria creatura musicale, non tralasciando curiosi aneddoti personali e particolari interessanti riguardo la lavorazione del prossimo disco in studio...
Articolo a cura di Giovanni Ausoni - Pubblicata in data: 12/05/18
Ciao Bobby e bentornato su SpazioRock. Il 18 maggio verrà pubblicato "Live in Overhausen", una celebrazione dal vivo di due album chiave della vostra carriera, "Feel The Fire" e "Horrorscope". Perché avete scelto la Germania per registrarlo?

 

Beh, la Germania è sempre stata una seconda casa; lo è stata per molte band, ma in particolare per noi, abbiamo molti amici e durante i nostri tour europei non siamo mai mancati lì. Proprio dalla Germania abbiamo iniziato gli show dal vivo che poi sono proseguiti nel resto del mondo. Pensa, registrammo il nostro primo live in VHS nel 1986, a circa 15 chilometri da Oberhausen e oltretutto nello stesso mese dell'incisione di "Live In Overhausen", ovvero aprile. Questi sono i motivi della scelta.

 

"Feel The Fire" e "Horrorscope" sono album diversi, realizzati in due diversi momenti del vostro viaggio musicale. Quale inseriresti domattina nel tuo stereo, se dovessi sceglierne uno, e perché?

 

Beh, sceglierei "Horrorscope". Credo che quando terminammo "Horrorscope", giungemmo a una comprensione più completa di cosa fossero in effetti gli Overkill. In quel momento incorporammo molti elementi diversi nel nostro sound: il disco sprigiona un grande groove, mentre l'integrità del thrash viene ancora mantenuta. Stavamo scrivendo canzoni migliori, trasferendoci in nuove aree e percorsi. Quindi alla fine "Horrorscope" è, tra i due album, il più rappresentativo.

 

Quanto è difficile oggi per gli Overkill selezionare una setlist in uno show?

 

Oh merda (ride, ndr.), penso che potresti rispondere tu a questa domanda. Sai, di solito prendiamo cinque freccette, mettiamo i dischi sul muro, e dove i dardi atterrano...beh, suoniamo quello. Ma ci piace proporre anche il nuovo materiale. Nell'ultimo tour abbiamo tratto quattro o cinque da tracce da "The Grinding Wheel": minimo ne facciamo sempre tre. Poi prendiamo alcuni dei brani classici del repertorio, come "Elimination", "In Union We Stand", o "Rotten To The Core". Ma ci piace anche raccogliere pezzi meno noti, da "The Years Of Decay", dall'era di "Horrorscope", o da "The Underground And Below". Quindi è difficile in effetti comporre una setlist.

 

Ascoltando l'ultimo album, sono rimasto impressionato dalla tua performance vocale. Quali sono i segreti di una così ottima forma? È solo talento naturale? O hai ancora bisogno di allenarti quotidianamente come un atleta professionista?

 

Sai, adoro suonare dal vivo, è molto semplice per me. L'adrenalina è una droga eccezionale, e penso tu possa sentire, non solo nella mia voce, ma in gran parte dal modo di suonare della band, che emaniamo una grande carica. Per quanto riguarda la voce, più che un allenamento è uno stile di vita: sebbene con minor intensità, comunque lavoro ancora, mangio frutta fresca, vivo in campagna. Tre stagioni su quattro sono fuori casa, ogni giorno, ma mi sento bene alla fine della giornata. Ho smesso di fumare da sei, sette anni. Sono tutte cose che contribuiscono al mantenimento del buono stato di salute delle mie corde vocali, ma la cosa principale è l'adrenalina: mi sento ancora un ragazzo quando saliamo sul palco. Non mi sento vecchio: potrei sentirmi così quando sono a casa, ma sul palco non succede mai.

 

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Avete terminato da poco il tour in Australia. Cosa ti ha trasmesso il pubblico australiano? E dopo tanti anni on the road, quali sono state le tue esperienze migliori e peggiori?

 

Oh, cavolo, è stato bellissimo andarci! Al di là della geografia e della natura, l'Australia è molto vicina agli USA per quanto riguarda le somiglianze: dalle automobili alla lingua, dai gusti alle antipatie. È un paese molto semplice da capire per un americano in tour perché ti senti quasi a casa. Molte volte provo la sensazione di trovarmi in California, non in Australia, a causa dei paesaggi, delle persone, di un atteggiamento davvero amichevole. L'aspetto difficile del tour resta il volo di 21 ore. Non è facile arrivarci. Sai, specialmente per una band più anziana, è davvero una gran rottura: i primi due giorni vado a sbattere contro i muri cercando di liberarmi del jet lag. Ma per il resto è stata un'esperienza fantastica e abbiamo ricevuto una grande accoglienza. Per quanto riguarda il meglio e il peggio, mi piace sempre pensare a ciò che gli Overkill mi hanno dato personalmente, ovvero la libertà. Ho incontrato mia moglie in tour: cioè, ho incontrato qualcuno con la quale condivido la mia vita grazie alla band. Ci penso sempre. E poi mi ha dato la possibilità di vivere come volevo. Invece la peggiore esperienza... oh cavolo, allora, penso che se mi conosci almeno un po' dalle interviste che rilascio, tendo a non parlare a caso di tutte le cose brutte e cattive che accadono là fuori. Cerco di vivere la mia vita facendomi i fatti miei. Terrò il racconto dell'esperienza peggiore per me.

 

Gli Overkill si sono esibiti in tutto il mondo, ma c'è qualche paese che vorresti esplorare ulteriormente?

 

Oh certo, ce ne sono alcuni nell'elenco. Andremo in India quest'estate: sarà la mia prima volta lì. Non ho mai girato il Pacifico. In Asia ho girato il Giappone, la Cina e la Corea, ma mi piacerebbe vedere cosa offrono Malaysia, Filippine, Thailandia anche in termini di musica, sarebbe fantastico! Ed è anche bello andare in un posto nuovo per aprire gli occhi e incontrare una cultura diversa. E le culture asiatiche sono davvero differenti da quelle di Stati Uniti Australia, Europa, o Italia.

 

Gli Overkill hanno una carriera molto lunga che non mostra alcun segno di rallentamento. Cosa avresti fatto diversamente all'inizio, se avessi previsto questa longevità?

 

Beh, qualsiasi cosa abbiamo fatto a inizio carriera è stata la cosa giusta: per esempio se ascolti il disco dal vivo, e quello che hai appena menzionato sulla mia voce, sembra che funzioni abbastanza bene. Le nostre scelte sono state corrette dunque. Quando sbagliavamo, e sbagliamo ancora, subito cerchiamo di rettificare e non ripetere gli stessi errori. Se tutto è perfetto, o già pianificato, non sai mai come migliorare. Penso che fare la cosa sbagliata, commettere un errore, sia un buon metodo, perché sono queste le cose che non dimentichi mai. Dici a te stesso: "Non lo ripeterò mai più, mi assicurerò che la prossima volta che mi troverò in questa situazione non cadrò nel medesimo sbaglio". Questa è la ragione della nostra longevità.

 

Bobby, una band chiamata Overkill faceva parte della scena punk di Los Angeles nello stesso periodo in cui la tua stava iniziando a muovere i primi passi sulla East Coast. Quanto eri consapevole di loro e della scena punk in generale?

 

Sai, il punk della costa occidentale era un tipo diverso di punk per noi. Siamo stati molto coinvolti in ciò che la costa orientale aveva da offrire. Ovviamente eravamo a conoscenza dei Dead Kennedys e di ciò che stava accadendo sulla West Coast. E ricordo che gli Overkill emersero da Los Angeles esattamente nello stesso nostro momento. Penso che abbiamo persino pubblicato i nostri dischi quasi contemporaneamente: il loro si chiamava "Triumph Of The Will". E sebbene per un po' ci sia stata confusione tra le due formazioni noi eravamo più di una band simile ai Ramones o ai Dead Boys. Sai, mi piace Iggy Pop, mi piacciono gli Stooges, mi piace la roba che c'era a est del fiume Mississippi. E ho avuto la fortuna di frequentare la scuola a New York quando gran parte di questa scena stava proliferando. Ho visto i  New York Dolls e gli Heartbreakers di Johnny Thunder. Quindi New York era la mia scena punk: in realtà era soltanto un rock'n'roll suonato in modo più sporco e spietato di quanto lo fosse l'hardcore.

 

I Metallica e gli Overkill sono nati entrambi all'inizio degli anni '80. Pensi che forse voi ragazzi vi siate influenzati a vicenda?

 

Bobby Gustafson era un buon amico di James Hetfield, Kirk Hammett era stato nel nostro studio e nella nostra sala prove, bevendo qualche birra e suonando con noi. James è salito sul palco con noi un paio di volte, penso una volta a San Francisco e una volta in Europa. Quindi c'era un notevole cameratismo ed era così con tutte le thrash band del periodo. Siamo diventati molto uniti con gli Exodus nel corso degli anni, ma li abbiamo conosciuti sin dalle origini, come del resto i ragazzi dei Nuclear Assault e degli Slayer. Ho incontrato Dave Mustaine durante l'era di "Killing Is My Business". C'era grande amicizia, ma anche un clima di competizione. Voglio dire, volevi essere migliore dell'altra band. Volevi essere il migliore. E in un certo senso penso che i Metallica abbiano vinto da questo punto di vista.

 

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Puoi darci qualche anticipazione circa il nuovo album? Gli Overkill sembrano non fermarsi mai...

 

Beh, sai, gli Overkill sono gli Overkill! Se conosci la storia della band, lavoriamo di continuo, scriviamo sempre canzoni. Al momento stiamo realizzando delle demo. Sono state scritte dieci canzoni e ci sono testi e linee melodiche in cinque di queste dieci. Credo che tra qualche settimana andremo in studio, trascorreremo una settimana insieme, mangeremo pizza e berremo qualche birra ascoltando ciò che abbiamo fatto, riprovando e registrando nuovamente le parti. Incideremo le tracce di batteria già a giugno per questo nuovo lavoro che sarà piuttosto eccitante. Sembra ancora una nuova opportunità. Non è solo "Oh, è un altro disco". È come: "Oh cazzo, dobbiamo superare "The Grinding Wheel" con questo album". È un momento elettrizzante, una sorta di competizione con noi stessi.

 

A dicembre dello scorso anno vi siete esibiti a Milano. Per il prossimo tour, ci sarà ancora spazio per l'Italia?

 

Mi sono sempre divertito molto in Italia. Voglio dire, penso che gli italiani in generale vivano la loro vita con passione, è qualcosa che ho notato sin dalla prima volta che ci misi piede: l'amore, il cibo, l'arte, la musica. Cos'altro potrebbe desiderare un musicista che offre qualcosa alla vostra cultura e viene accettato da essa? Ho sempre un sorriso sul mio viso quando mi trovo in Italia. Poiché uscirà un nuovo disco saremo da voi due volte a marzo del 2019: a Roma e probabilmente fuori Milano.

 

Grazie mille per l'intervista, Bobby. Vorresti lasciare un messaggio per i nostri lettori e ai tuoi fan?

 

Oh! Come ho appena detto piacevole è essere in Italia, non vediamo l'ora di tornare e di parlare con tutti voi. Ci vediamo presto. Arrivederci (in italiano, ndr.).





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