Opeth (Martin Mendez)
Tra i camerini dell'Alcatraz, prima del concerto dello scorso 9 Novembre, abbiamo incontrato Martin Mendez, bassista storico degli Opeth, per fare due chiacchiere sul nuovo disco e non solo...
Articolo a cura di Federico Barusolo - Pubblicata in data: 21/11/19

Grazie a Ludovica Iorio per la collaborazione.

 

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Ciao Martin, benvenuto in Italia e su SpazioRock.it. Come stai? Il tour sta andando bene?


Bene! Molto bene, in realtà. Questa è la seconda settimana in tour e sta andando tutto alla grande.


Pronto per stasera?


Certo!


Avete suonato molte volte all'Alcatraz e più in generale a Milano. Che ricordi hai di questa città e questo locale?


Il locale personalmente mi piace molto. Come hai detto, abbiamo suonato qui molte volte e in generale il pubblico italiano è sempre grandioso... non sto nella pelle per stasera.


Parliamo un po' del nuovo album. La prima cosa che ho potuto apprezzare di "In Cauda Venenum" è la copertina. Mi fa pensare in qualche modo a un romanzo giallo molto sinistro. Cosa mi puoi dire riguardo all'idea che c'è dietro?


Sì è molto inquietante in un certo senso. Be', a dire la verità, non conosco l'idea precisa che c'è dietro. È roba di Mikael... e di Travis Smith, che ha messo in pratica le sue idee realizzando questo artwork. Certamente si lega al concept principale del disco. Mikael voleva mostrare ciascuno di noi in ogni finestra di questa casa, ciascuno in una stanza diversa. La casa poi è sulla lingua del demonio e questo significa che in qualche modo siamo in pericolo, che forse questa è la fine...


... non la fine per gli Opeth, spero...


Be', non lo puoi sapere... noi abbiamo sempre questo tipo di approccio del tipo: "questo potrebbe essere l'ultimo". E la ragione principale è che vogliamo sempre tirare fuori il nostro massimo, in modo tale che questa ipotesi ci faccia concentrare di più sull'album. Sai, in caso fosse l'ultimo. Non si sa mai...


Penso che questo album sia veramente uno dei più vari nella discografia degli Opeth, in termini di stili musicali e generi. Sento hard rock classico, heavy metal, prog rock, doom, jazz, folk... tutto molto ben amalgamato in modo molto coeso e solido. Mi puoi dire qualcosa riguardo al processo compositivo dietro a questo lavoro?


Il processo di scrittura è stato molto simile a quello che abbiamo sempre adottato. Mikael scrive da solo delle demo e poi le manda a ciascuno di noi. Nel mio caso, quello che faccio è reinventarne il basso e poi mi incontro con Axe, il batterista. Tutto ciò di solito avviene un mesetto prima dell'inizio dell'incisione del disco. Con Axe mettiamo assieme la sezione ritmica di ogni brano e poi gli altri si uniscono a noi per finire la preparazione prima di buttarci nella registrazione. Non è che le canzoni siano già scritte al 100% quando andiamo in studio, le completiamo anche con quel qualcosa di spontaneo che esce solo quando siamo tutti assieme a lavorare. Questo è, più o meno, il processo che abbiamo portato avanti per tutti questi anni.

 

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L'alternanza tra elettrico e acustico è un'altra caratteristica della quale gli Opeth hanno sempre fatto un vero e proprio marchio di fabbrica. In questo disco sembra che si sia raggiunto un ulteriore livello. Come riuscite sempre a combinare questi due elementi assieme?


Non è che ci sia un vero e proprio segreto dietro. È semplicemente il modo in cui abbiamo sempre fatto musica. Penso che dopo così tanti anni sia diventata una parte fondamentale del DNA di questa band e - in un certo senso - sono molto felice che questa specie di binomio distingua così tanto il nostro sound. Penso stia funzionando molto bene.


Be', sono d'accordo. Un pezzo che personalmente mi è piaciuto moltissimo dal primo ascolto è "Charlatan". Sembra che non ci siano chitarre, ma solo linee di basso. Come sono state incise queste linee?


Si, corretto. Non ci sono chitarre in assoluto, ma abbiamo invece utilizzato tre bassi, che sono stati suonati da Mikael, Fredrik e ovviamente da me. Il brano è stato scritto da Mikael e sinceramente non so dirti se avesse l'idea di registrarlo con tre bassi sin dall'inizio. Sai, con le chitarre sarebbe stato molto diverso, i bassi ti danno questo suono più pesante e cupo e penso che questa fosse più o meno la sua idea originale. Generalmente lui suona bassi con minore distorsione e quindi suonano più come chitarre. Ma sì... mi piace questa traccia perché è in qualche modo diversa. Spero che avremo occasione di suonarla perché sarà sicuramente fantastico. Cioè capisci? Tre bassi... riesci ad immaginartelo?


Come hai detto, questo pezzo è diverso. Infatti, dopo una prima parte più "chitarristica" dominata da sonorità da rock più classico, questa ha un appeal da prog metal moderno. Avete delle ispirazioni tra le band di questo genere che ci sono là fuori?


Se c'è qualche tipo di ispirazione in questo pezzo, sicuramente direi che proviene dai Meshuggah... forse anche i Magma, sai... la band francese. Loro non tanto nei riff, ma più in generale nel sound della canzone.


Le tastiere contribuiscono molto a questa atmosfera da classic rock settantiano a cui mi riferivo. A tratti le trovo molto a la Jon Lord, ma con un taglio molto gotico che mi ricorda qualche band prog italiana dello stesso periodo, per esempio i Goblin. Potrebbero essere anche queste delle ispirazioni nel vostro sound per questo disco?


Oh, sicuramente. Senza dubbio Mikael è molto influenzato dalla musica prog italiana di quegli anni. E non solo lui. Riguardo i Goblin, anche io mi ritrovo ad averne parecchie nel mio modo di suonare il basso.


Sono presenti anche molte "telephone vocals", come si usa definirle, la maggior parte delle quali sono voci di bambini. Che intento avevate con questo? Che ruolo hanno i bambini in questo disco?


Sì, l'intenzione era quella di fare qualcosa di molto simile a quanto hanno fanno anni fa i Pink Floyd, ad esempio. Sai, queste specie di registrazioni in cui la gente parla e in qualche modo aggiunge qualcosa alle canzoni. In modo particolare, sia in "Charlatan" che in alcuni altri pezzi, abbiamo inserito le voci di alcuni bambini ai quali è stato chiesto, sul momento, cosa ne pensassero di tematiche come la morte, o Dio... inutile dire che le loro risposte erano risposte da bambini, con tutta la purezza e tenerezza del caso che rendono queste parti vocali se possibile ancora più belle e speciali.


State cantando i nuovi pezzi in svedese, giusto? Per caso avvertite qualche differenza in termini di energia che ricevete dal pubblico, visto che la gente potrebbe faticare di più a cantare i testi con voi?


Sì, Mikael le sta cantando in svedese. Be'... non lo so. È una cosa a cui onestamente non ho ancora pensato. Voglio dire, abbiamo appena iniziato a suonarle. Quello che ti posso dire per certo è che stanno andando molto bene perché io riesco a vedere la gente cantarle comunque (ride, ndr.). Quindi non so se le stiano cantando in inglese o se in qualche modo le abbiano imparate in svedese. Comunque, non ho sentito nessuna lamentela a riguardo, non ancora per lo meno. Quindi penso che non sia così differente, sia per noi che per il pubblico.


Avete scelto una locuzione latina come titolo dell'album. Mi ha fatto immediatamente pensare al nuovo album dei Tool, "Fear Inoculum". C'è un qualche messaggio che intendevate dare, forse consapevoli che l'ascoltatore sarebbe rimasto impressionato da questo lavoro?


No, non direi. Penso sia stato più un modo di riconnetterci al significato principale del disco. Al fatto che siamo in pericolo, sai... "Il veleno è nella coda", riguarda lo scorpione, che in ogni momento potrebbe pungere, esattamente come il demone sulla copertina potrebbe mangiarti in un boccone. Non sai cosa succederà nel futuro, penso sia più collegato a questo.


Tutte le volte che siete venuti nel nostro Paese di recente, avete suonato a Milano o comunque nel nord Italia. Pensate che possa essere di vostro interesse prossimamente espandere un po' le vostre visite nel resto del Paese?


Mi piacerebbe molto. Sai, non è facile organizzare il tragitto nei tour, ma io sono sempre a favore di visitare nuovi luoghi, o tornare in altri che non visitiamo da molto tempo. Abbiamo suonato a Roma diversi anni fa e mi piacerebbe tantissimo tornarci. Ovviamente, non è sempre possibile perché è molto costoso doversi muovere e cerchiamo di ottimizzare il più possibile, nella speranza che il nostro pubblico possa viaggiare per vederci.


Questa è difficile. Se ti chiedessi di scegliere il tuo album preferito degli Opeth, escludendo "In Cauda Venenum", cosa mi diresti?


Oh, tosta questa...


... sì, te l'ho detto...


Onestamente mi piace ogni album che abbiamo fatto, perché ciascuno è speciale a modo suo. Ma se dovessi proprio rispondere direi che "Heritage" ha un significato ancora più speciale per me e per la band. Da musicista è uno dei lavori più importanti, perché rappresenta il grosso cambiamento che abbiamo fatto in quegli anni e la sfida che abbiamo raccolto "passando" dal death metal al suonare questo tipo di musica.


Suonate con i The Vintage Caravan in questo tour. Cosa ne pensi di questa band? Li conoscevi?


Sinceramente non li conoscevo, ma ho avuto la possibilità di vederli suonare in queste due settimane e devo dire che mi piacciono molto. Mi piace molto il loro sound e la loro energia e mi piacciono ancor più dal punto di vista umano.


È tutto! Grazie mille per il tuo tempo, Martin. Ci vediamo dopo sul palco!


Grazie, spero che vi divertiate tutti stasera!

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--- ENGLISH VERSION ---

 

 


Hello Martin, welcome to Italy and to SpazioRock.it. How are you doing? How is the tour going?


Good! Actually, very good. This is the second week on tour and it's going perfectly.


Ready for tonight?


Sure!


You played several times at Alcatraz and generally speaking in Milan. What kind of memories do you have of this city and specifically of this venue?


About the venue, I personally really like it. As you said, we played here many times and the audience in Italy is always so good... I'm very excited for tonight.


Let's talk about the new album. The first thing that impressed me most about "In Cauda Venenum" was the album cover. It reminds me of some kind of creepy crime novel. Could you tell me something about the idea behind it?


Yes, it is creepy in some sense. Well, to tell the truth, I don't really know the exact idea behind it. That's Mikael's field. And Travis Smith, who practically realized the artwork. But it certainly relates to the main concepts of the album. He wanted to depict each one of us behind every window of this house, each in a different room. Then the house is placed on the tongue of the devil and this means that we are in danger, that maybe this is the end...


... not the end of Opeth, I hope...


Well, you never know... we always have a kind of approach like: "this might be the last one". And that's mainly because we always want to do the best we can, so this mindset pushes us to focus more on the album, just in case it's the last one. You never know...


I think this album is one of the most varied in your discography in terms of musical styles and genres. I hear classic hard rock, heavy metal, progressive rock, doom, jazz, folk... and all these elements are very nicely placed together in a very cohesive way. Can you tell me something about the writing process with this one?


The process has been similar to the usual writing process we always followed. Mikael makes demos by himself and sends them to us. In my case, I kind of reinvent the bass and then meet with Axe, the drummer. And this usually happens a month or so before recording the album. With Axe we kind of put together bass and drums for every song and then the other guys join us to finish the preparation and we go to the recording studio. It's not actually that all the songs are 100% ready when we begin the recording session, we kind of complete them with something more spontaneous that only comes to us when we are all together in studio. That's pretty much the creative process we have been carrying on for a lot of years.


Alternation between acoustic and electric sounds has always been an Opeth trademark, yet in this record it seems that it reached a new level. How do you always manage to combine these elements so efficiently?


Well, it's not like there is such a secret behind it. It's simply the way we have always played our music. I think that after all those years it is a solid part of the DNA of this band and - in a way - I'm very happy that this binomial distinguishes our sound so much. I think it's working pretty well.


... so do I. One song I personally liked very much since the very first listening is "Charlatan". It sounds like there are no guitars on this track, just basses. Could you tell us how you recorded these parts and what instruments you used?


Yes, correct. There are no guitars at all and three basses instead, which are played by Mikael, Fredrik and me, of course. This song was written by Mikael and I'm not sure if he had the idea of recording it with three basses since the beginning. You know, with the guitars it would have been very different, bass guitars give it this more heavy and deep sound and I think this was more or less the original idea. Generally, the basses he plays have lower distortion and so they kind of sound more like guitars. But, yeah, I like this song because it's somehow different. I hope we will play it live because it's going to be great. You know, three basses, can you even imagine it?


As you said, this song is different. In fact, it seems to stand out from the first part of the album where guitar-driven classic rock dominates and show a more modern prog metal appeal. What are your main inspirations among the active prog metal bands of our days?


If there is some kind of external inspiration for that song, I would definitely say Meshuggah... maybe Magma as well, not in the riff but more generally in the sound.


Keyboards contribute a lot to the 70s classic rock feeling I was referring to. I find them very Jon Lord-ish, but with a more gothic appeal that reminds me also of some Italian prog bands of the 70s, Goblin in particular. Are those bands possibly an influence for you guys?


Oh yes, definitely. Mikael is really influenced by Italian prog music of the seventies. And it's not only him. I personally have some Goblin influences in my bass playing as well.


There are many "telephone vocals" on the record, most of them are from children. What was your intent? What is the role of children in the album's economy?


Yes. The intention was to do something similar to what has been done for instance by Pink Floyd in the past. You know, these kinds of samples where people talk and add something to the songs. Particularly, in "Charlatan" and few other songs there are these kids that are asked in the moment what they think about death, or God... and they of course answer as a child would answer, in a very pure and tender way that makes some part feel even more nice and special.


The new songs are being performed in Swedish, correct? I'm wondering, does it make any difference for you in terms of energy you receive from the audience as people might struggle singing the lyrics along?


Yes, they are being performed in Swedish. Well... I don't know, I haven't thought about it, yet... I mean we just started playing those songs. What I can tell you for sure is that the new tracks are going great because I can see people singing them anyway (laughs, ndr.). So I don't know whether they are singing them in English or somehow they learnt them in Swedish. I haven't heard any complaint yet, so I think it's not so different for us and for the audience as well.


You chose a Latin locution as a title for the album. It is quite immediate to see a connection with the new Tool album, "Fear Inoculum". Are there any messages you wanted to convey with this title, being conscious that this work would impress the listener?


Well, no... I think it's more of a way to reconnect to the album concept. To the fact that we are in danger, you know. "The poison is in the tail", it's about the scorpion, which in a moment could sting you, exactly like the demon of the cover can eat you up. You never know what is going to happen in the future, I think it's more related to that.


All the times you came to Italy in recent times you played either in Milan or northern Italy in general. Do you believe it could be of interest for you expanding a bit more your visits to our country in the near future?


I would really like it. You know, it's not easy to arrange the routes and I'm always up to go to new places or places where we haven't been for a long time. I think we played Rome many years ago and I would really love to go there again. Of course, this is not always possible as it's very costly to move around and we try to optimize the routes as we can. So we always hope that people can travel to see us.


This one's a though one. If I asked you to point out your favorite Opeth album, excluding "In Cauda Venenum", which one would you go with?


Oh, that's difficult...


... I told you...


I honestly like every album we made, because each one is special in some way. But I would say "Heritage" has an even more special meaning to me and to the band. As a musician it was one of the most important works, as it represents the big changes we made and the challenge we faced, going from death metal to play this kind of music.


You're playing with The Vintage Caravan on this tour. What do you think of this band? Did you know them before?


I honestly didn't know them but I had the chance of seeing them performing live in these two weeks. I have to say that I really like them, I really like their sound and energy and I like them even more as people, they're really nice.


That's all! Thank you very much for your time, Martin! See you later on stage.


Thank you, hope you enjoy the show!




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