No Sinner (Colleen Rennison)
Abbiamo intervistato per voi la carismatica frontwoman dei No Sinner, Colleen Rennison, la quale, oltre ad essere una cantante straordinaria e un'attrice affermata, è anche molto, molto umile ed estremamente disponibile. Ecco a voi, raccontato in prima persona, un completo panorama di quello che è la band canadese.
Articolo a cura di Marta Scamozzi - Pubblicata in data: 10/10/16

Ciao Colleen, benvenuta su Spaziorock.it. Prima di tutto, ti chiederei di dare ai nostri lettori  che ancora non vi conoscono un assaggio di quella che è la storia dei No Sinner.

 

Ma certamente! Siamo una band rock and roll di Vancouver che ha iniziato jammando a Gastown e si è ritrovata improvvisamente trasformata in 5 bestie agguerrite. Io adoro la musica soul, il blues e il jazz; sono perennemente intrappolata negli anni settanta… e questo fatto dà un brio tutto particolare al nostro classico sound.

 

Congratulazioni per il vostro nuovo album. Penso che "Old Habits Die Hard" sia un album molto più vario del precedente "Boo Hoo Hoo", pur mantenendo la caratteristica soul/blues della band. Sei d’accordo con me?

 

Certamente! Sai, abbiamo aspettato ben quattro anni prima che quest’album venisse rilasciato, quindi ho avuto molto tempo per pensare al sound e posso dire che.. sì, hai ragione! (ride ndr) D’altra parte penso che questo sia un segno di maturazione da parte della band.

 

Parlami del processo di registrazione di quest’album. Considerate le molteplici sfaccettature musicali che esso contiene e le numerose sperimentazioni rispetto all’album precedente, "Old Habits Die Hard" è stato facile da registrare?

 

Hai colto nel segno: è stato molto difficile da registrare. Ci sono volute molte sessioni e, soprattutto, moltissime persone hanno dovuto lavorarci su in diversi studi. Sai, come ho detto prima, realizzarlo è stato un processo molto lungo! Eravamo pronti per rilasciarne una prima versione mesi fa, poi abbiamo optato per rilasciare un’altra versione di "Boo Hoo Hoo". Questo ha creato tensioni all’interno della band, perché per una band così giovane dover rilasciare il primo album una seconda volta invece di rilasciarne uno nuovo… be’, è degradante… anche perché promuovere "Boo Hoo Hoo" significava promuovere del materiale scritto principalmente da me quando ero molto più giovane, quindi il resto della band non poteva sentirsene coinvolta. Certo, ciò che contiene "Boo Hoo Hoo" doveva necessariamente vedere la luce: racconta la mia storia e quello che i No Sinner erano agli albori… ma lavorarci ancora a distanza di anni dalla prima uscita è stato degradante.

 

Il pubblico e i media in genere etichettano la vostra musica come blues rock. Ti piace questa definizione, o vorresti aggiungerci qualcosa?

 

Non sono assolutamente d’accordo. Okay, ci sono elementi blues rock; questo lo sentiamo tutti… ma c’è decisamente molta più carne sul fuoco. Questa definizione di Blues Rocker, onestamente, l’abbiamo sempre trovata molto scomoda ed è sempre stato piuttosto complicato liberarsene, sebbene ci abbiamo provato più di una volta. Onestamente, sto ancora cercando la definizione più adatta per la nostra band… varia tutte le volte che qualcuno lo chiede!

 

La vostra label, Provogue, conta diversi artisti dalle orientazioni molto blues; cito  Joe Bonamassa, Beth Hart,  o Warren Haynes. Ciò considerato, è  stato uno step naturale per voi firmare con la Provogue?

 

L’abbiamo vista come una grandiosa opportunità per raggiungere l’Europa e, allo stesso tempo, mantenere un certo interesse da parte degli Stati Uniti. Se devo essere sincera, prima di firmare per la Provogue non avevo mai sentito nominare gli artisti che hai citato. Trovo che il loro sia un mondo totalmente differente.  Più che considerarlo uno step naturale, dunque, lo considererei uno step dalle implicazioni sorprendenti.  

 

Tu vieni dal Canada: la tua terra conta molti artisti e band di spicco: Rush, Neil Young…. Ti senti in qualche modo parte di questo speciale heritage?

 

Certamente sì: sono molto fiera di venire da un paese che può vantare così tanti artisti che rappresentano dei veri e propri pilastri per la storia del rock. Ci sono delle vibrazioni speciali in terra canadese, che si ripercuotono sulla musica, sul cinema… su tutta l’arte, direi.

 

Il prossimo tredici ottobre sarete a Milano, al Legend Club. Considerando che il pubblico italiano è in genere molto entusiasta, siete emozionati riguardo a questa esperienza?

 

Be’, l’importante è che il nostro pubblico lo sia più di quanto lo saremo noi;  di solito è così che funziona!

 

Pensi che vi concentrerete sul nuovo album, oppure la scaletta sarà un mix ben equilibrato di "Old Habits Die Hard" e "Boo Hoo Hoo"?

 

Come ho lasciato intendere in precedenza, il nuovo album è un prodotto che rappresenta più fedelmente la band quindi sì, ci concentreremo su quello. Nonostante ciò, considerato anche la giovane storia della band, ovviamente ci saranno anche dei pezzi estratti da "Boo Hoo Hoo".

 

Grazie mille per la tua disponibilità, Coreen. Hai qualche messaggio per i nostri lettori di Spaziorock?

 

Un saluto a tutti.  Vi aspetto a Milano; sarà uno show indimenticabile!




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